I più che retti

 Da quella classe se ne sono andati, uno dopo l'altro, in 11. Ognuno di loro di sua spontanea volontà, a partire dall'anno scorso, rigorosamente senza più rimettere piede a scuola. Per ognuno di loro – l'ultimo dieci giorni fa, il primo a venti giorni dall'inizio della prima – ho ripetuto a loro e ai colleghi che era uno scandalo, che era attraverso episodi del genere che l'Orda diventava Orda, che ogni singolo abbandono era, comunque, un nostro fallimento.

Volta dopo volta mi rispondevano, loro e i colleghi, con risate di mal riposto orgoglio o scrollate di testa, come a dire "non è colpa mia". 

Poi arriva lui, Steerforth, che procede ostentando l'arroganza che gli hanno insegnato insieme al latte; che la famiglia protegge con uno scudo di protervia perché, comunque, la colpa è sempre altrui. Che è ricco, bello, pieno di tutto e ama prendere bei voti. E che, chiamato alle sue responsabilità, risponde senza abbassare la voce: "E io me ne vado, non va bene, lei non sa chi sono io".

E succede che d'improvviso si mobilita l'esercito dei piùcheretti: perché coloro che avevano difficoltà non importa, ma lui, il bello, il ricco, colui che non deve chiedere mai, lui, non possiamo perderlo; a lui è dovuta ogni scusa.

Così, nel giorno in cui la traccia di ulivo elettronico si dimostra degna di fiducia, vengo pubblicamente esautorata. Chi chiede scusa, non merita attenzione, chi trasuda il potere dei ricchi, ovviamente sì. Mi sento ribattere, con tono saccente, discorsi che io stessa ho ripetuto per due anni; e "per un insegnante un ragazzo che va via è una sconfitta". Non gli altri, lui. Al quale, ancora una volta, abbiamo confermato l'attualissima legge del più forte.

Buona fortuna, educazione. Thank you, piùcheretti.

About 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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2 risposte a I più che retti

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