Quando è arrivata (verso le 10.30), in piazza c'era già una fiumana. E il cielo grigio (a confermare l'efficacia dei proverbi) minacciava ovviamente una gran pioggia (se non addirittura di cadere). La 'povna non si è persa d'animo, e ha attraversato a grandi passi la calca, dirigendosi verso il cappuccetto rosso della Rappresentante, venuta a prenderla e a tenderle – per aiutarla a superare il muro umano – il filo che porta il suo nome.
Il camioncino era al centro; i microfoni, due. La 'povna ha afferrato, per salire, una delle tante mani che si sono tese a prenderla, ha fatto un bel respiro, e ha guardato giù. Tanti, tantissimi, i volti sorridenti; un bel numero quelli conosciuti. La 'povna ha individuato, in prima fila, il Piccolo Elfo, con i suoi capelli rossi, con l'amica Pesciolina. "Ci siamo, prof.!".
"Grazie di essere venuta" – le dicevano intanto gli organizzatori – "se per lei va bene, parla appena finiamo 'sta canzone".
La 'povna ha annuito tranquilla, di nuovo si è guardata intorno, e ha pensato che andava tutto bene. Poco più in là, anche lui pigiato sul rimorchio, ha riconosciuto l'assessore che aveva accompagnato lei, la Testarda e tutti gli altri al viaggio ai campi, che le ha riservato lo sguardo di intesa del cospiratore. Due giri di scarpe rotte, e poi si parte: la bufera, di certo, ormai infuria, "eppur bisogna andar".
Quando ha preso in mano il microfono, ha riconosciuto, calda, la familiare corrente di entusiasmo e eccitazione. Perché parlare in pubblico è come andare in bicicletta, ed è una cosa che non si dimentica (specie se, in due anni di coordinamento folle, a fare i comizi lo hai dovuto imparare).
La 'povna aveva tre cose da dire (due serie e sostanziose e la terza quel tanto di mestiere e di retorica che ci vuole quando si arringano le folle): ha esordito con un "grazie!" (e giù subito applausi) e poi via, fino alla fine, quando (come promesso, e per favorire, nel caso, la denuncia) ha scandito – ancora tra gli applausi – le sue generalità e il codice fiscale.
Quando ha salutato, in ultimo (intorno, avvolgenti, tutti i cori), ha guardato per la terza volta in basso, e ha pensato che, sì, poteva andare. Ha visto la faccia della Testarda e della Timida, e poi la Piccola Donna, e tutti gli altri e si è preparata ad abbandonare il rimorchio semovente: farewell, rivoluzione. E' stato allora che una mano le ha battuto sulla spalla. Si è voltata, e c'era lui.
"Ho sentito la sua voce, lo sapevo che era lei" – ha esclamato Sorriso Tondo guardandola negli occhi, la bocca occupata in quella attività che gli ha dato il soprannome.
"Lo sapevo che ci dovevi essere!" – ha ribattuto con uno scintillio la 'povna, felice di avere rivisto un altro degli alunni del suo cuore.
E a quel punto, per davvero, ha salutato tutti, ed è scesa con un balzo, ringraziando, mentalmente e a lungo, lo sceneggiatore.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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Rispetto a ieri sera non mi è passato il rodimento di non aver visto notizia di questo sui quotidiani regionali!
Rispetto a ieri sera non mi è passato il rodimento di non aver visto notizia di questo sui quotidiani regionali!
'Libertà è partecipazione…' e, aggiungo, anche impegno personale…
Hai dato un considerevole esempio di senso civico (e hai senz'altro guadagnato altri millanta punti nella stima dei tuoi studenti)!
'Libertà è partecipazione…' e, aggiungo, anche impegno personale…
Hai dato un considerevole esempio di senso civico (e hai senz'altro guadagnato altri millanta punti nella stima dei tuoi studenti)!
Mi fa così terribilmente comizio d'altri tempi, di quelli in bianco e nero quando Peppone saliva sulla camionetta, e davanti alle facce incantate e alle donne che sventolavano i fazzoletti bianchi, iniziava a parlare. Mi fa così terribilmente romantico, sentire di qualcuno che non ha paura a gridare il proprio nome quando tutti sembrano impazzire per la moda della privacy, ché si deve stare attenti (a quello che si dice, a quello che si pensa…). E poi quell'alunno, quel ragazzo cresciuto e ora a fianco anziché di fronte… Se mi dici che quel Farewell è una citazione nonpococasuale sono pronto, direi, per levarmi il cappello.
Bongio
Mi fa così terribilmente comizio d'altri tempi, di quelli in bianco e nero quando Peppone saliva sulla camionetta, e davanti alle facce incantate e alle donne che sventolavano i fazzoletti bianchi, iniziava a parlare. Mi fa così terribilmente romantico, sentire di qualcuno che non ha paura a gridare il proprio nome quando tutti sembrano impazzire per la moda della privacy, ché si deve stare attenti (a quello che si dice, a quello che si pensa…). E poi quell'alunno, quel ragazzo cresciuto e ora a fianco anziché di fronte… Se mi dici che quel Farewell è una citazione nonpococasuale sono pronto, direi, per levarmi il cappello.
Bongio
Viv: che di devo dire? è uscita solo sul giornale localissimo, ma poco… per il resto, credo che se non iniziamo a metterci la faccia, e a non ragionare per steccati (invece che, come tu dicevi, da cittadini che pagano le tasse) non ne usciremo mai…
Cautelosa: te lo confesserò: mi sono divertita molto. e sono stata orgogliosa, tanto orgogliosa di loro!
Bongio: grazie per aver scritto una cosa che ho tentato di mettere volontariamente nella scrittura, e son contenta se c'era: il romantico, pensato all'inglese, come full of romance, dell'avventura, dell'impegno, della commistione 'giusta' tra pubblico e privato.
sul Farewell, ti confesso che, per me, non è mai una citazione poco casuale, ma la commistione di due cose che mi risuonano in testa in contemporanea: questa e questa. con in più il fatto che le generazioni che si guardano, anche su quel camion, anche con Sorriso Tondo, sono, da subito due…
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"…
era la citazione giusta?!
Viv: che di devo dire? è uscita solo sul giornale localissimo, ma poco… per il resto, credo che se non iniziamo a metterci la faccia, e a non ragionare per steccati (invece che, come tu dicevi, da cittadini che pagano le tasse) non ne usciremo mai…
Cautelosa: te lo confesserò: mi sono divertita molto. e sono stata orgogliosa, tanto orgogliosa di loro!
Bongio: grazie per aver scritto una cosa che ho tentato di mettere volontariamente nella scrittura, e son contenta se c'era: il romantico, pensato all'inglese, come full of romance, dell'avventura, dell'impegno, della commistione 'giusta' tra pubblico e privato.
sul Farewell, ti confesso che, per me, non è mai una citazione poco casuale, ma la commistione di due cose che mi risuonano in testa in contemporanea: questa e questa. con in più il fatto che le generazioni che si guardano, anche su quel camion, anche con Sorriso Tondo, sono, da subito due…
"The triangle tingles and the trumpet plays slow"…
era la citazione giusta?!
è stato bello sentirselo raccontare a voce, ma è stato anche bello leggerlo.
quando leggo le cose che riesci a fare, mi rendo conto della distanza, temo incolmabile, che corre fra una che è un'insegnante nell'anima e una che lo fa per caso…
brava, ma che te lo dico a fare? forse invece faccio proprio bene a dirtelo.
è stato bello sentirselo raccontare a voce, ma è stato anche bello leggerlo.
quando leggo le cose che riesci a fare, mi rendo conto della distanza, temo incolmabile, che corre fra una che è un'insegnante nell'anima e una che lo fa per caso…
brava, ma che te lo dico a fare? forse invece faccio proprio bene a dirtelo.
Collega: ora arrossisco… però ti confesserò che, per amare parlare al microfono in quel modo, ci vuole anche una bella dose di narcisismo e seduzione…
Collega: ora arrossisco… però ti confesserò che, per amare parlare al microfono in quel modo, ci vuole anche una bella dose di narcisismo e seduzione…
Giusta? Perfetta direi
Intendevo proprio il buon Guccio.
Che paroliere eccezionale, che è, quello lì…
Bongio
Giusta? Perfetta direi
Intendevo proprio il buon Guccio.
Che paroliere eccezionale, che è, quello lì…
Bongio
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