Occhi per guardare (e orecchie per ascoltare)

La 'povna – lo ripete spesso – è ottimista per vocazione e volontà. Questo significa che è portata a guardare il mondo con la convinzione che è possibile cambiarlo – e questa attitudine, coltivata consapevolmente, ha trovato progressiva conferma nella pratica dei fatti. Quest'anno (per lei come per molti inteso in senso meno solare e più scolastico), complici una serie di avvenimenti (che non riguardano, anzi – e qui è seria, ed è bene sottolinearlo – in particolare tribunali e magistrati), le era sembrato di sentire in giro, annusando con prudenza, alcuni, se non vènti, almeno sospiri di aria fresca, che la portavano a chiedersi se, sotto la cappa ostile e densa che costituisce la media della qualità della vita italiana in questo tempo, qualcosa non stesse cambiando per davvero. Hanno cominciato i visi sorridenti dei ragazzi per le strade, in un autunno caldo che è stato – checché ne dicano piùcheretti e (a)critici osservatori stanchi – denso di proteste, di proposte e di idee parecchio, ma parecchio chiare. E' proseguito con un nuovo modo di raccontarla e raccontarci che ha scandito – nel mese di novembre, un lunedì dopo l'altro – una diversa interpretazione della parola impegno, nella narrazione mai scontata di Fabio Fazio e di Saviano. Le è sembrato di ritrovarne traccia in alcuni discorsi fuori da tutti i cori da una parte e da quell'altra, nel gennaio della grande crisi da bunga bunga istituzionale. Ne ha ricevuto la conferma nella notte dello scorso sabato, quando un professore lombardo di lettere classiche (interista, purtroppo, ma fa niente) ha vinto, se non proprio a sorpresa comunque contro alcuni dei pronostici (e con un cavallo di Troia di canzone: melodia accattivante, ma testo durissimo) il 61^ Festival della Canzone Italiana. 
Così, dopo la prima ondata – è proprio il caso di dirlo – di entusiasmo, la 'povna (che, come diceva l'anno scorso, non è snob, e Sanremo un po' sempre lo guarda) dedica al festval, ex post, ancora un paio di riflessioni un po' più serie. Che la portano a ricordare che le ragioni della sua contentezza risiedono (anche) nel fatto che per due anni di fila e da incubo lei (e crede alcuni altri) si era scoperta salvata dai reality di fronte alla concreta possibilità di incoronazione benpensante rispettivamente (e senza link per scelta) di Emanuele Filiberto e di Povia (nel 2008 avevano vinto, in maniera innocua, Giò di Tonno e Lola Ponce; mentre il 2007 delle fallite speranze aveva visto il trionfo basagliano della "Rosa" di Cristicchi – a proposito di quegli intellettuali di sinistra che credono che a guardare Sanremo si abbassi la qualità, il tono, la natura stessa della propria capacità di analizzare). Invece, se una liturgia esiste, e resiste, da sessantuno anni, significa che qualcosina è in grado di dirci, su quell'abbondante terzo di storia d'Italia. Quest'anno la 'povna non si è subito resa conto di quel che stava succedendo. Anche perché la canzone di Vecchioni è astuta come un partigiano di guerriglia, e affonda e colpisce senza attirare l'attenzione. Così la 'povna, che aveva iniziato martedì ad ascoltarla a tempo perso (pensando "beh, la qualità cantautoriale comunque si sente, bella e un po' tradizionale"), piano piano ha alzato la testa, mentre le note del suo scassone catodico le rimandavano, amplificate come pietre, le parole:

E per la barca che è volata in cielo
che i bimbi ancora stavano a giocare
che gli avrei regalato il mare intero
pur di vedermeli arrivare

per il poeta che non può cantare
per l’operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile

e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro, un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore
chiamami sempre amore
che questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e di parole.

Ammette senza riserve che ad attirare la sua attenzione è stato quell'aggettivo, "belli", detto con quella consapevolezza che lei si sente sedimentare nelle viscere quando parla dei suoi alunni e dei suoi allievi. Ma conviene di buon grado che ce ne è per tutti i gusti, e che Vecchioni, abile e attento, è riuscito a sbancare di rapina l'Ariston – coprendo di giudizi più o meno espliciti chi c'era seduto dentro nel momento esatto in cui ne riceveva, urlate convintamente, le ovazioni. Così la 'povna, colpita e affondata nel profondo (e ricordando quell'intervento per l'anniversario della morte di De André), ha cominciato a guardare e a tifare. E, mentre tifava, ha visto una puntata di giovedì piena di cose belle, a partire dall'ingresso di Benigni fino ad arrivare alla canzone risorgimentale (non a caso, del 1848) cantata dal 'compagno' Barbarossa, o al coro di ragazzi alla loro prima generazione di cittadinanza che, introdotti da Tricarico, intonano L'italiano. Le premesse, a quel punto, c'erano tutte. E alla 'povna, come al conte di Montecristo, non è restato che "attendere e sperare". Anche perché – quando lascia cadere certi segnali eticamente romanzeschi – dello sceneggiatore, è noto, ci si può fidare. E così, per una volta, la categoria più bistrattata da chiunque (ma soprattutto, attenzione, da se stessa) sale sul tetto dell'Ariston, davanti alla medaglia d'argento del reality (in una versione però più raffinata e di impegno) e all'immarcescibile urlatore Al Bano. "A tutti gli studenti, alle donne, ai lavoratori, ai nostri soldati che muoiono ingiustamente" – è la dedica di Vecchioni nelle interviste (per riprenderla con precisione e alla lettera, peraltro, è necessario andare su Ticinolive). La 'povna sorride, e poi se ne va a letto, pensando che certe conferme si ricavano pure da Sanremo. 
Il giorno dopo si scatena il coro della sinistra scettica: "sì, ma non vuol dire niente"; "Italia, popolo di pecoroni". La 'povna non è che sia stupita più di tanto, ma scuote ugualmente la testa. Aveva in mente di concludere in problematica speranza, con il Calvino delle Città invisibili, ma sceglie di ricordare – invece, e simmetricamente – le parole di Nicola:
"Perché le cose brutte ci sembrano naturali e invece le cose belle facciamo tanta fatica a crederci?" (M.T. Giordana, La meglio gioventù)

About 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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18 risposte a Occhi per guardare (e orecchie per ascoltare)

  1. giulionga scrive:

    Ti leggo oggi per la prima volta (chissà perchè non avevo mai cliccato la casetta vicino al tuo nome…eppure è da mesi che leggo i tuoi commenti qui e là!), e questo post mi fa sorridere. Non solo per le considerazioni sanremesi (su cui non mi esprimo per ignoranza), ma per quello che scrivi all'inizio, sui cambiamenti e la possibilità di esserne artefici. Che ci sia ancora qualcuno che si ricorda di quel che è successo questo autunno è bello e consolante. E, chissà, magari destinato anche ad avere un seguito…

    A rileggerti presto!

    G.

  2. LaVostraProf scrive:

    Ma che bello il link a barbarossa.
    E bello anche tutto il resto :-)
    che mi ridà un po' di fiducia

  3. wilcoyote scrive:

    Oggi è il ventitré febbraio, uno di quei giorni del mese in cui, per me, non è primavera (nonostante il sole). Leggere queste tue parole mi ha fatto bene, mi ha dato il primo (o quasi) sorriso della giornata.

    Da mesi non ho un televisore funzionante e la canzone di Vecchioni l'ho sentita su youtube. Il testo è duro, stemperato da un ritornello in cui la parola "amore", un must sanremese, camuffa la legnata.
    La speranza, anche attraverso questa canzone, è palpabile.
    I commenti snob lasciano il tempo che trovano (ma non devo spiegarlo a te).

    Molto bella la versione eseguita da Barbarossa del vecchio brano risorgimentale, ho apprezzato il duetto (un po' meno l'arrangiamento orchestrale). Di "Addio, mia bella, addio" ho una deliziosa interpretazione solo voce e chiarra del grande chitarrista (appunto) Roberto Dalla Vecchia.

    …e se non partissi anch'io…

  4. LGO scrive:

    Devo confessare che non ho visto Sanremo. In realtà non l'ho mai visto.
    Ho letto di Benigni e quindi ho provato a vederlo in differita, ma (spero di non offendere nessuno) a me Benigni non piace granchè. E neanche la versione Barbarossesca di Addio mia bella addio, mi sembra che tolga alla canzone gran parte della sua forza, che la addolcisca troppo. Ma di musica non capisco nulla :-)   Devo essere nella fase del pessimismo totaleglobale, oppure è solo stanchezza.
    Se la vittoria di Vecchioni è un bel segnale, sono contenta.

  5. LaTeacher scrive:

    Povna, c'è una piccola sopresina per te sul mio blog, niente di speciale.
    Un bacio.

  6. pensierinikata scrive:

    Perché non riusciamo a fidarci, chiedi? Perché ne abbiamo viste tante, perché ci siamo illusi mille volte, e mille volte siamo stati sconfitti dalla mentalità supina della maggioranza degli italioti. Perché la Sinistra si presenta divisa, come suo costume, e non riesce a mettersi d'accordo neppure su pochi punti programmatici. Perché Bersani e Vendola non riescono a convincere. Perché, forse, siamo un po' vecchi, almeno dentro. Vecchioni è un vecchio anche lui, ormai, e io non mi sentirei di giurare sulla sua buona fede. Largo ai giovani di belle speranze, appunto. Scusa, 'povna, il pessimismo è più forte di me. Anche se c'è il Sole.

  7. utente anonimo scrive:

    Non l'ho ancora sentita la canzone di Vecchioni, ma ora che ne ho letto un pezzo del testo non vedo l'ora.
    Speriamo che tu abbia ragione per questo cambiamento… ultimamente mi è passato l'entusiasmo…

  8. musicamauro scrive:

    sulla canzone di Vecchioni condivido la frase "non mi sentirei di giurare sulla sua buona fede".
    Quanto alla canzone di Barbarossa …., va bene che non aveva senso alcuno quell'operazione di recupero di canzoni fuori contesto e prive di un disegno unitario, però se proprio si voleva sanremizzare la canzone popolare (e sociale), meglio la Cinquetti.
    <iframe title="YouTube video player" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/embed/goQgFWGscVU?rel=0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe> 

  9. povna scrive:

    Giulionga: intanto benvenuta e grazie per la visita diretta, al di là degli incroci in giro per la rete! poi: anche io ho pensato che fosse bello e consolante che qualcuno portasse in diretta a venti milioni di persone le proteste dell'onda (di questo autunno, ma di un autunno lungo che data al 2008). Ancora più bello che fosse un insegnante a farlo. Ancora più bello che abbia vinto. Senza per questo pensare che il mondo domani si tinge di rosa e rosso né che tutti i problemi sono finiti. Ma così, un sorriso, senza eccessi ma anche senza dietrologia. Quanto ai cambiamenti e esserne l'artefici, è la cifra di una linea fortissima e sottile in Italia, quella che ha fatto gli ospedali, una certa visione del lavoro e un certo sindacato. Parte da Mazzini e dal "fai ciò che devi, accada ciò che può", prosegue carsica nelle lotte del lavoro del Novecento, passa da Gobetti e da Rosselli, diventa Giustizia e Libertà, si inabissa, si riscopre in Basaglia… Se fosse stata più accettata, senza finti pudori ed estremismi altrettanto finti, a destra come a sinistra, forse, saremmo altrove. Ma c'è chi ci crede ancora. E, credendo, fa. O almeno ci prova. Sempre. W Nicola.

    Prof: concordo, ridà un po' di fiducia. Certo, niente di più. Ma neanche niente di meno, ed è molto.

    Wil: anche secondo me la speranza è palpabile, e i commenti snob lasciano il tempo che trovano. Ma mi consolo pensando, appunto come Nicola, che sfastidiano soprattutto chi li pensa e chi li fa! :-)

    LGO: io lo guardo da sempre, almeno un po', anche perché al liceo un gruppo di noi impegnate al tempo di Sanremo smetteva per una settimana le discussioni serie, e pure quelle sportive del lunedì, e faceva gruppo di ascolto. L'abitudine è restata, e perché no?! :-) (sul resto, hai colto il punto di quel che volevo dire: non ho la sfera di cristallo, mi sembra di vedere dei segnali, se è così, sono contenta, e mi sembra in questo momento più produttivo e utile vederli che il contrario…!)

    LaTeacher: ma grazie mille, cara! un bacio a te!

    Pensierini: innanzi tutto, scusami se inavvertitamente è sembrato che ti chiamassi in causa: con la sinistra scettica mi riferivo soprattutto ai dibattiti di cosiddetta critica militante (N. I. et alii) o agli intellettuali dell'altro mondo con cui ho discusso in questi giorni sui temi e toni cui facevo riferimento… Per il resto, non entro nel merito di tutti i punti (su alcuni dei quali non sono sicura di concordare totalmente, per esempio su Vendola), perché il mio non era un discorso programmatico, ma, appunto, leggero come il soffio di un'aria per un momento diversa nello spazio di una canzone. Niente meno, niente più. Non credo nella maggioranza degli italiani scemi, non ci ho mai creduto. O forse meglio, giellisticamente, ho sempre creduto nella forza di formazione ed educazione, sempre. O forse meglio ancora: ho visto all'opera quella stessa forza, anche quello sempre. Sulla buona fede: prescindendo dai motivi personali e biografici che mi hanno portato a incrociare Vecchioni abbastanza spesso dal pensare di no, la questione è per me ancora una volta altra. Anche se fosse,  l'invenzione della tradizione (da Ferdinando Martini a Hobsbawn, per restare in tema di nuova Italia o di identità nazionali) è un concetto che serve anche e più delle buona fede per creare grandi e piccole inversioni di tendenze. E questo è il messaggio che secondo è passato, almeno in parte, almeno meglio di altri. Tutto qui.

    Profumodimamma: sentila, e poi dimmene, se ti va! Tieni presente che ovviamente non stiamo parlando della nuova bandiera rossa che ci indica il sol dell'avvenire, ma solo del festival della canzonetta italiana. Che ci dice che quest'anno niente Povia e niente re savoia. Non è molto, ovvio. Ma scusate se è poco! :-)

    Musicamauro: sulla questione Vecchioni, rimando alla risposta a Pensierini, con una postilla. Questa settimana a scuola una marea di alunni mi ha detto: "bello che un professore come Vecchioni parla della nostra lotta a Sanremo e si interessa di noi!". Ecco, è per questo che dico che anche se non ci fosse (e secondo me c'è) la buona fede, secondo me sono queste le cose importanti. Tutto il resto – direi letteralmente anche se suona citazione da Blade Runner – è accademia. E allora io della buona fede, e qui la citazione RhettButleriana è d'obbligo, "francamente, me ne infischio".
    Su Barbarossa: nessuna competenza musicale per cui mi affido dal punto di vista canzonistico al tuo giudizio totalmente, però, rapidamente, tre cose. 1) secondo me invece lo aveva e il disegno unitario era chiaro e forte (ldiciamo che secondo me, Delunianamente, funziona); 2) la Cinquetti non poteva essere perché cantavano i cantanti in gara: non mi risulta che lei abbia fatto domanda per Sanremo!; 3) (e più importante) il mio discorso era riferito soprattutto al Barbarossa riportato da tutti i giornali e TV che ha dichiarato che cantava Addio mia bella addio perché era stata estromessa Bella ciao. Se mai, si potrebbe dire (e sarebbe ovviamente vero) che inneggiare al '48 plebiscitario come a un forte momento di slancio rivoluzionario e democratico significa inneggiare a un oggetto che storiograficamente non esiste. Ma, per tutto ciò che ho cercato di esprimere, francamente non è la sede Sanremo in cui mi pare opportuno stare a fare tutti questi distinguo di autentica allegoria della nazione e corpi olistici. Siamo un paese in cui la gente legge in media 5 libri all'anno. Spingere a riflettere su una serie di cose (senza metterci troppi errori) secondo me è positivo. Per gli approfondimenti, ripassare lunedì… ;-)

  10. pensierinikata scrive:

    Solo una brevissima replica: hai tutta la mia ammirazione. E sei evidentemente molto più giovane di me, in tutti sensi. 

  11. povna scrive:

    Pensierini: mi suona un po' da insulto…?! ;-)

  12. pensierinikata scrive:

    Occacchio, voleva essere un complimento! :-(

  13. pensierinikata scrive:

    Mi spiego meglio, mannaggia alla Rete che non ci si può guardare in faccia. Non riesco più ad appassionarmi ai piccoli spiragli di cambiamento, come facevo un tempo, e do la colpa agli anni che si ammucchiano, tutto qua; magari sono io ad essere più pessimista di alcuni anni fa, ma non ce la faccio più ad essere positiva, anche se mi piacerebbe molto, se non altro perché vivrei meglio. Angolino di autoanalisi, perdonami ma non voglio assolutamente essere fraintesa da te, che stimo moltissimo.

  14. povna scrive:

    No, no, ma tranquilla! Hai visto la faccetta con l'occhiolino…! Avevo capito, e mi era sembrato di avere orecchiato un (immeritato) complimento, e allora era un modo per fare la sciolta e sdrammatizzare! E poi la stima è reciproca, e lo sai! :-)

  15. pensierinikata scrive:

    Grazie. (sospiro di sollievo)

  16. vnnvvvn scrive:

    In effetti i complimenti sono immeritati… ne avevo uno anche io e infatti non l'ho postato… e dire che era pure grosso… ahhahahha
    I complimenti rovinano il carattere e io non potrei mai marcire all'inferno per aver deturpato il catattere della Povna.
    Scherzi a parte "date a Cesare quel che è di Cesare", io sono un'entusiasta ma Povna è…. di Cesare :-P

  17. povna scrive:

    Pensierini: :-)

    Viv: poche storie, io sono mia, altro che Cesare e Cesare! :-P

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