La ‘povna lo ha letto nei giorni scorsi, in contemporanea con alcuni web-amici. Siccome lo trova un romanzo molto, molto interessante, decide di parlarne qui un po’ più approfonditamente, rispondendo a una richiesta di Mel e della Teacher.
La trama del matrimonio, ovvero: ridiscutere Cavell nel XXI secolo. Già dal titolo, infatti, il romanzo di Eugenides evoca il famoso saggio del filosofo statunitense. Lì Cavell, sulla base dell’analisi di una serie di note commedie sentimentali hollywoodiane, postulava la categoria del “rimatrimonio” (i.e. la necessità di considerare l’unione finale di una coppia non come soddisfazione dei propri bisogni, ma come esame e trasformazione degli stessi) come filosoficamente essenziale a capire esigenze e statuti profondi della nuova società. Eugenides sicuramente, come un bravo scolaro, ha letto la bibliografia di riferimento, tutta (significativo a questo proposito che, tra la montagna di citazioni colte: strutturaliste, post strutturaliste e oltre, manchi proprio il libro di Cavell, pubblicato in USA esattamente l’anno precedente a quello in cui i protagonisti del romanzo si laureano, e dunque le vicende sono ambientate). E si diverte a mettere in scena un piccolo teorema sub specie romanzesca, nel quale i vertici del suo tradizionale triangolo (e qui è anche Girard a fare capolino, con il suo desiderio mimetico) – dopo essersi incontrati e scontrati durante gli anni di college (qualcosa che il lettore potrà vedere però solo a sprazzi, sotto forma di flashback) – affrontano, una volta fuori, la ‘vita vera’, sulla base (ma anche no) delle informazioni che hanno appreso all’università, e dimostrando, in soldoni, che la lettura, tutta quanta, può fornire (è ovvio) conoscenza, ma si rivela parecchio manchevole nel campo dell’Educazione sentimentale. La citazione di Flaubert non è casuale, perché i personaggi del romanzo, in fondo, sono tutti dei piccoli Frederic Moreau degli anni Ottanta, ai quali il primo assaggio di esistenza al di fuori di mura dorate e protette consegna una maturità diversa, e una sorta di cinica, rassegnata, o perplessa consapevolezza flaubertiana.
Attraverso una serie di punti di vista incrociati – come è quasi d’obbligo oggi nel romanzo americano (pensiamo a Franzen – ma il modello più remoto, e intrinsecamente British, fa pensare forse al Julian Barnes di Talking It Over e Love, etc.) – ma non necessariamente divisi precisamente in parti, i tre protagonisti (Madeleine, Leonard, Mitchell) dipanano la loro trama di vita alla ricerca di ciò che desiderano per realizzarsi (e qui il pensiero corre anche a Brooks e a Reading for the Plot), ancora sufficientemente incerti tra realizzazione nel lavoro, crisi religiose e mistiche, storie d’amore. Madeleine, l’unico personaggio femminile della generazione giovane ad avere profondità, è al centro del triangolo amoroso-sentimentale, ed è colei che – credendo ciecamente nell’amore vittoriano e romantico – imposta più o meno inconsapevolmente i rapporti in termini di sentimenti, legami e (appunto) amore. Ma anche gli altri due si muovono continuamente tra luoghi comuni ed entusiasmi, che la trama del romanzo (cui presiede un narratore forte e onnisciente) – che può essere, ma anche no, quella di una realizzazione (sentimentale, mistica, morale) linearmente teleologica – si prende cura di decostruire con pazienza, come tanti cliché, uno per uno. Alla fine, l’unica cosa che resta come forma di sostanza è la malattia mentale di Leonard, invalicabile, nonostante il protagonista stesso cerchi di trattarla come un’opportunità esistenziale. E la fine della trama, volutamente rapida, un po’ sconclusionata, un po’ incongrua, ci riconsegna dei personaggi di nuovo sulla soglia, che, dopo aver provato sperimentalmente la fallibilità delle certezze intellettuali post-laurea, sono pronti a ripartire in direzioni finalmente ignote e altre, uno per uno.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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Ammetto con profonda ignoranza che io questo libro non l’avevo mai sentito…
capita a fagiuolo, perché proprio di recente da queste parti si disquisiva (anche se in modo molto più “leggero” ) su questi temi… rimando alle vacanze di Natale, ora le mie letture sono molto monotematiche (relative alla prossima uscita, e guai se sgarro che sto già in ritardo!
)
Una recensione molto bella, piena di tracce e riferimenti. A me Eugenides piace, banalmente, per come scrive, per quella capacità – che non è di tutti gli scrittori – di toccare punti segreti (ma anche no). Riesco a trovare sempre qualcuno con cui identificarmi. Non saprei come altro dirlo, ma mi commuove
Come Demonio anch’io sono asciutto, ma ho apprezzato ugualmente la lettura del post, pur con qualche riferimento che mi manca. Quanto al tema(o ai temi)del romanzo, è curioso come il campo delle relazioni affettive(a due, a tre…)faccia restare sempre un passo al di qua delle “soluzioni” più o meno vissute che gli esseri umani realizzano, quasi in uno stato di cosmicaperplessità che aumenta con la presunta consapevolezza di “sapere” e/o di avere esperienza. In genere gli scrittori statunitensi sono maestri nello sviscerare le costruzioni mentali che ci facciamo, nello svelare gli autoinganni con cui tratteggiamo in nostro Io-Ideale, che talvolta trova incarnazione(presunta) in un essere umano in carne e ossa. Quello che chiamiamo l’amore della nostra vita.
Demonio: ma che ignoranza e ignoranza! piuttosto, mentre credo che la scrittura di Eugenides ti possa piacere, non sono sicura che proprio quest’ultimo possa essere la tua cup of tea…
Norma: è un libro interessante, che prende in giro l’amore romantico declinato nel XX. E poi, come dice LGO; la scrittura di Eugenides ha il suo bel perché.
LGO: capisco che cosa intendi con la commozione, credo (a me capita per Coe, per un certo King). Questo Eugenides in particolare mi tocca sicuramente una corda più o meno nascosta, con tutti i rischi del caso di una identificazione. (Che è poi il motivo per il quale mi sono rifugiata in una recensione molto asettica e un po’ ‘esorcizzante’…). Ora, se riesco a disimpantanarmi a) dalla marea di compiti che sale; b) dai pomeriggi scolastici; c) da un Lansdale troppo facile che proprio non mi prende, parto con il nuovo King!
Io di Eugenides avevo letto Middlesex e mi era piaciuto tantissimo.
Mi viene voglia di leggere anche La trama del matrimonio
Buona domenica
Elisa
invidia… io sto impantanato a preparar lezioni del corso di quest’anno… ma ho letto anch’io qualcosa : va bene Topolino ?
Anonimo SQ
Elisa: procedi, vedrai che non ti delude!
AnonimoSQ: ci sono delle volte che i maledetti 50 km di distanza tra città della scuola e piccola città pesano come macigni… ma sicuramente garantiscono, se non altro, una certa costanza di lettura…
)
quanto a Topolino, è uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi. L’ho letto da piccola, lo leggo ora e lo leggerò a novant’anni, se mi tengono i neuroni… (ma… confrontiamoci: Topolino o Paperino? Al Taliaferro o Carl Barks?
Lo so, tra i periodi + belli sono stati quando potevo prendere il bus al capolinea, sedermi e leggere tutto il percorso fino all’altro capol. Ho letto una biblioteca in quegli anni !!! Poi sono arrivati i figli da accompagnare agli asili etc, ed è tutto svanito (quasi)…
No, dai, un paio di bei libri li ho letti, anche in bus stando in piedi, nelle ultime settimane. Quel che mi manca è il tempo di farvi delle belle recensioni come la tua. Alla prossima vi do almeno i titoli e rapidi cenni ?
Anonimo SQ
Barks!
Sobborgo agonia, tanto per dire, è entrato nel lessico famigliare
anche nel nostro! (con la variante uberfamigliare che io la prima volta che l’ho letto ho pronunciato: “agònia”!).
“uno stupido, inutile trenino!”…
Ora sono presa tra resistenza e antico, poi si vedrà…
Oddio più che altro sono presa a spostare blog… mi si devono essere seccate anche le melanzane su FB
AnonimoSQ: anche senza recensione, i titoli a questo punto rivelali, siamo tutti curiosi!
Viv: lo so, sulla resistenza tra poco avete la verifica, credo…!
(le melanzane lasciale stare, non sono nemmeno di stagione…!)
Obbedisco: come posso in questo momento. Son libri che consiglio a tutti voi :
1.”Quantum”, di M. Kumar (Mondadori) – è una storia (mooolto ben scritta) della nascita e sviluppo della teoria quantistica, con note biografiche sugli scienziati oltremodo gustose (tutta l’università è paese, ovunque e sempre) e simpatiche. Ultima parte direi “filosofica”, ma interessante.
2.”Le montagne di S. Francesco”, di W. Alvarez (Fazi) – in pratica, la storia geologica degli Appennini (e dell’Italia), condita di aneddoti e storie di viaggi. Per chi è di quelle parti (o come me le ha visitate) di grandissimo gusto. Semplice, da leggere di un fiato: non vedrete +lo stesso paesaggio, ma lo leggerete.
3. “Guasto è il mondo”, di T. Judt (Laterza) – penso di regalarne un botto a Natale a tutti gli amici. E’ una rilettura della storia dell’ economia e della società contemporanea fino alla odierna crisi. Demolisce i luoghi comuni “liberali e liberisti” alla Oscar Giannino, e ci si rende conto di chi ha inventato questa spazzatura e ce l’ha fatta mangiare sinora ( a me Popper mi era sempre stato sulle b…, ora ho un motivo in +). Doveroso per tutti !!
4. “Quel che rimane”, di P. Cornwell (Oscar M.). Ebbene sì, per passare delle ore distensive, cosa meglio della versione in libro di una specie di dr. House femmina ? Sarà disimpegnato, ma mi prende…
Alla prossima,
Anonimo SQ
Grazie moltissime, AnonimoSQ. Credo che l’1 e il 3 me li procurerò presto! Penso, leggendo queste risposte, che mi piacerebbe aprire una specie di angolo del consiglio di lettura mensile… Ci penserò!
certo che anche te… ho letto il titolo del post sul mio blogroll e mi è preso un colpo…
Noise: carino il titolo, eh?! ti senti un po’ chiamata in causa?! (ps. è il motivo per cui da un lato invidio molto il blogroll di blogger, dall’altro trovo abbastanza pratico il fatto di poter decidere io in che ordine, e come, scrivere la mia lista blog!
@ Noise
Speriamo non lo noti il Benza, sennò altro che russatore, la mancanza di sonno è assicurata per un po’…
Anonimo SQ
lo faccio leggere a Garrula?
o alla depressa docente vittoriana, ottocentesca, vittima di un narratore forte onnisciente?
sto finendo Roth, arrancando. ma non voglio lasciarlo lì.
AnonimoSQ: mai sottovalutare lo sceneggiatore…
SAL (va bene come acronimo?): in questo momento, non lo consiglierei, per motivi diversissimi, a nessuna delle due. Ma alla docente vittoriana, se ho ben inteso il momento psicologico, alla faccia del narratore, consiglierei questo qui
‘povna sì la pagina dei libri!!!! così poi non divento scema a cercare i titoli
Viv, non ho capito se era ironico o meno! in ogni caso ci stavo meditando… le uniche controndicazioni sono che in rete ci sono già diciottomila iniziative simili e che poi se creo qualcosa di cadenzato non so quanto riesco a mantenerlo… però l’idea (almeno l’esperimento) non mi dispiace…
Niente ironia ero seria
lavoreremo per voi!