La colpa – per prima cosa e soprattutto – è di due telefonate simmetriche (rispettivamente: al narratario dalla ‘povna e a lei medesima da Ohibò), durante i giorni di natale. Parlando, parlando, mentre ricucivano mondi e aggiornamenti, la conversazione è caduta, prevedibilmente, anche sull’anno trascorso. E tutti e tre – con toni e modalità diverse – si sono trovati a convenire sulle parole “anche troppo” come giudizio unanime e risolutivo. Non necessariamente “brutto”, dunque; nemmeno necessariamente “bello”, peraltro. Sicuramente – e su questo non ci piove – tanto: così tanto da avere lasciato sui loro corpi e menti (nel caso della ‘povna, per esempio, nell’intensificarsi dell’abituale insonnia) una impronta pervasiva. E così la ‘povna – riemersa dal tunnel lungo (ma per lei per fortuna non troppo) dei pranzi e delle feste – approfitta per concedersi uno dei suoi amarcord pericolosi e impertinenti, con il quale celebrare degnamente il Boxing Day.
Cominciamo dai ricordi brutti. Potendo scegliere (e pur dispiacendosi della data di suo così significativa e tosta), la ‘povna lascerebbe volentieri da parte il 25 aprile 2011; e anche, allo stesso modo, il 16 dicembre – due date, diversamente stronze, che le hanno ricordato quanto terribile può essere una notizia che ti colpisce a scuola. Lascerebbe da parte i giorni della tonsillite purulenta e quello del mal di denti. E poi ancora (almeno: e qui c’entra la Neverland di settembre): il 18 e il 19 marzo; il 1 e il 28 aprile. Riscriverebbe anche, tutto quanto – e si parla ancora di scuola, se pure di amministrazione ordinaria e costante – il venerdì 2 dicembre, e tutto sommato anche il giorno o i giorni prima.
Porterebbe con sé anche molte cose, questo è certo: i giorni del riscatto dell’Onda (diciamo, nel mucchio: da aprile a giugno), con particolare riguardo a certi discorsi con Calvin, e alla correzione telematica (in vista della partecipazione al concorso) del racconto suo e di Corto Maltese. Porterebbe con sé la lettera che le scrisse la Testarda a capodanno, e il giorno che la ‘povna portò tutti e tre loro nell’altro mondo; e ancora: il primo incontro con i Merry Men, il pranzo delle bimbe, la passione della Piccola Donna, la gentilezza di Rotondo e dell’amico di Rotondo, gli occhi del Piccolo Elfo, la rinascita di Moody. Mette da parte la lezione di teatro fatta ai Maculati da Thelma e, nello stesso giorno (perché lo sceneggiatore qualche volta è davvero intelligente), la vittoria di un tale Giuliano Pisapia a sindaco di Milano. Porterebbe con sé i referendum (e certe discussioni toste in generale di politica, un po’ sparse), anche se sicuramente non il giorno delle dimissioni del presidente del consiglio (che la ‘povna trascorse in casa, a scrivere e leggere – e fece solo proprio bene). Si tira dietro, ben convinta, le passeggiate al parco con Viola e l’Altra e le cene con gli amici vicini. Porterebbe con sé i giorni del paese-che-è-casa, tutti quanti, ma in particolare quell’ultima notte, a giocare sotto le stelle: una di quelle storie limpide che avvengono solo in certe, intoccabili, congiunzioni astrali. Del resto, quella fu una settimana con un sacco di giorni giusti: la ‘povna, di quella prima manciata di settembre, porterebbe via subito anche la notte prima di partire per Neverland, la complicità di loro generazione giovane (courtesy of Peter Pan, Trilly, Monsieur, Palombo, Ohibò, Borghesone e tanti altri), l’incontro al volo con l’amico mostro al suo ritorno e la domenica della Ohibò-sorpresa ‘povnica, nella piccola città.
Se deve dire, però, quello che davvero la colpisce, di quest’anno, non è stato solo lo straordinario succedersi, troppe volte, di troppo bene e troppo male. Ma la presenza, qua e là puntellata nel tempo, di giorni interi (se non periodi) che sono stati di per se stessi ambigui, belli e brutti: tanto, in maniera consustanziale. Dovendo scegliere lei – che di fronte a una buona trama (lo ha scritto per definizione) si inchinerà ancora e ancora sempre – non potrebbe che portarli con sé, senza ripensamenti. Eppure… Eppure. Eppure lei ricorderà il 30 aprile (primo – e unico – giorno in cui è stata tutto il tempo a letto per la tonsillite purulenta) come il giorno di riposo assoluto e lettura senza sensi di colpa, così come – nonostante tutti i motivi per renderlo (anche) di merda – non potrebbe rinunciare a un certo scambio epistolare col narratario, nella notte del 1 aprile. Ricorda il giorno in cui planò infine nella calma di una serata con Mafalda dopo i deliri di Neverland, così come certi impegni nella commissione tosta: e ancora una volta non sarebbe capace di discernere, da questo strano e ininghiottibile groviglio, il molto bene e il molto male. Poi ci sono i giorni del viaggio ai campi, ché (la ‘povna lo sa bene) – nonostante il molto indefinibile – li rivivrebbe ancora così come sono stati, sempre, e quella sensazione ambigua se la porterà nel cuore.
E resta, infine e soprattutto (come ricordavano ancora lei e Ohibò al termine di una conversazione fiume multicentrica), il significato (che per la ‘povna era, e resta, diversamente comprensibile) di una manciata di ore, sulla fine di Neverland, in cui tutto è esploso e imploso contemporaneamente: luoghi, personaggi, trame. E la ‘povna può avere molti dubbi sul resto. Ma sa – con una certezza limpida – che se avesse fatto altre scelte, quella notte, il suo autunno sarebbe stato diverso (e un po’ meno faticoso e tosto). E (ne ha letto abbastanza, ultimamente) ogni tanto la prende la tentazione di giocare all’ucronia e alla alternate history. Eppure, con altrettanta limpidezza – tornasse indietro, ancora e ancora, cento volte – sceglierebbe di chiuderla lì, pure col nodo in gola di tristezza e meraviglia, davanti a quello stesso mare.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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I giorni di fine anno sono i più adatti ad una ‘rivisitazione’ dei mesi trascorsi, con qualche bilancio.
Da parte mia, questo 2011 mi ha finora regalato giorni pieni e soddisfacenti e mi auguro che anche il 2012 (e, in generale, il ‘tempo che a me daran le stelle’…) trascorra come questo che sta per finire.
Salute e serenità innanzitutto.
Io aspetto ancora un paio di giorni per fare i miei bilanci: lavorativi, affettivi, esistenziali…
Invidio la tua lucidità e la tua capacità di autoanalisi, a volte io mi lascio prendere dalla voglia di assolvere ( e assolvermi) del tutto, o condannare (o condannarmi) del tutto, senza discernere.
Buone feste ancora:-)
Un bell’anno pieno e intenso, vissuto consapevolmente. Un anno di vita, di relazioni, di incontri, di riflessioni…. bisognerebbe che provassi anch’io a fare un riepilogo. Magari ci provo
confesso che, a causa dei limiti della mia mente e del poco tempo da cui ti leggo assidua, ho dovuto usare questo post a mo’ di Stele di Rosetta per avere un’idea orientativa del tuo anno “troppo”
ciò detto, nonostante sia facile indulgere sul contemplare quali biforcazioni il destino ci ha presentato e sul dubbio se l’altra strada era effettivamente migliore, ho fiducia in te: hai preso la strada più giusta.
Giorni di inevitabili bilanci.
Certo che, tra il bello e il brutto, hai vissuto un anno bello pienotto, e hai tutto registrato nella memoria! Che brava… io tendo a sfoltire… sfoltire… sfoltire…. sarà l’età.
Buona serata del tuo Boxing Day (ma cos’è l’ucronia?)
Che analitica lucidità nello sgomitolare trame, fili e storie! Deduco dalla chiusa del post che la Povna rifarebbe tutto, pur con i nodi della tristezza e le esclamazioni di meraviglia. Che poi, se si tornasse indietro, non sarebbe più la stessa cosa, pur con tutta la volontà di rifare e rifare.
Quest’anno niente bilanci per me, non ce la faccio
Io sono per la filosofia “che bello ho un bicchiere, può sempre servire” E tutto sommato, va bene così
Elisa
io vorrei per me un calice di ucronia e un falso in bilancio, grazie!
mi fai già venire voglia di di auguri di un nuovo anno. posso?
Cautelosa: io ho questa tendenza alla memoria collezionistica, che devo arginare. Ma dopo le due telefonate mi sono sentita autorizzata! Salute, serenità, e anche felicità, sicuro!
Bionda: in qualche modo, in questo periodo, sono necessari, vero?! Non credere, anche io sono spesso, come te, con me stessa e col mondo, molto tranchante. Diciamo che su queste cose ho avuto modo di meditare (ie di smussare) molto…
Delphine: provaci: è salutare, giuro!
Soleil: confessione per confessione: ammetto che era anche un po’ lo scopo del post, visto che il trasferimento wp ha portato anche un sacco di nuovi blogamici. Nella prima versione il mio racconto aveva un link per ogni episodio che citavo. Poi li ho tolti (quasi) tutti, perché mi sembrava troppo autocelebrativo, e invece il racconto era sufficientemente autocentrato anche così!
(ho lasciato solo i due episodi più ambigui linkati)…
Azalea: diciamo che il blog aiuta la memoria, anche se quello dell’eccesso di registrazione è sempre stato uno dei miei difetti. L’ucronia è, letteralmente, il parallelo dell’utopia sull’asse temporale. Dunque se l’utopia è il nonluogo l’ucronia è il non-tempo. Si definiscono così tutte quelle storie (soprattutto di fantascienza, ma non necessariamente solo quelle) in cui si gioca appunto sui viaggi nel tempo, o in generale si parla di una evoluzione del tempo storico alternativa a quella reale. Tipicamente: 1984 di Orwell è una ucronia.
Mel: sì, rifarei tutto. Per il solito, banale, ma veritiero discorso dei rimorsi che sono meglio dei rimpianti! (verissimo, la cosa del tornare indietro, è uno dei paradossi temporali più importanti delle ucronie!)
Viv: non sono necessari!
Elisa: tendenzialmente anche io…
SAL: ovviamente puoi. sul calice di ucronia, boh. ma il falso in bilancio, no, nonostante tutto, meglio di no.
Un bel bilancio di un anno intenso e soddisfacente. Ti auguro che il prossimo anno sia gonfio di soddisfazioni e quieta felicità.
Non faccio più bilanci, più invecchio e più cerco di vivere giorno per giorno
io ho solo una data che vorrei dimenticare ma che per adesso pare impossibile, per il resto rispetto allo scorso anno in cui ho trascorso l’inverno a dare bentelan e fare areosol a Fr@ devo dire che mi è andata di lusso
io di quest’anno butterei tutto, a parte alcune camminate sui monti.
Pens: grazie, cara. E i miei auguri, simmetrici, per te!
Rose: io vorrei, ma poi ogni tanto è più forte di me…
Agrimonia: come capisco bentelan e aerosol, cara… che il 2012 sia ancora migliore…
Collega: vale anche per te il mio augurio per Agrimonia, allora: che il 2012 sia migliore e scintillante, di cuore!
Vero, le passeggiate al parco non sono mai troppe; e aggiungerei i pomeriggi passati a chiacchierare con i vecchi amici che tornano a trovarti dopo tanto tempo. Invece per i 2012 ridurrei drasticamente le notti passate in bianco – e su questo sono sicura che la ‘povna sarà d’accordo con me…
Sulle passeggiate al parco lo sceneggiatore quest’anno è stato compiacente, il tempo continua a essere favorevole… I vecchi amici sono sempre belli, e bello è passeggiare con loro fino dalla *nonna*, con quel pizzico di amarcord. Sottoscrivo sull’insonnia, che sia bandita, sempre. E mi piace moltissimo il motto che ci ha proposto Ohibò!
E’ stato un anno eccessivo, o tutto troppo bello o tutto troppo brutto, è stato un anno senza mezze misure
Sicuramente e decisamente sì!