22/11/’63

“Partire. Così parti e senti questo bisogno di girarti a guardare, una volta ancora il tramonto che muore, una volta ancora quel severo profilo del New England, le guglie, la Cisterna, Paul con l’ascia in spalla. Ma forse non è una buona idea girarsi a guardare, è così in tutte le storie. Guarda che cos’è successo alla moglie di Lot. Meglio non guardare. Meglio credere che per tutti ci sia un lieto fine… e così sia. Chi può sostenere il contrario? Non tutte le barche che salpano nelle tenebre non ritrovano più il sole o la mano di un altro bambino; se la vita insegna qualcosa, ti mostrerà allora che le storie a lieto fine sono così numerose che è lecito dubitare della razionalità di chi non crede nell’esistenza di Dio.”
Così scriveva King nel lontano 1986, affidando al lettore le ultime pagine di It. Venticinque anni dopo, esatti esatti, il Re sceglie invece di tornare a Derry, e – con un romanzo dal titolo in apparenza (soprattutto) collettivo e storico – di riaprire il senso delle riflessioni profonde sul passato, i fili di un racconto lasciati in sospeso, il libero arbitrio, la responsabilità del ricordo che diventa desiderio, attraverso un romanzo che parla della storia di tutti e di J.F. Kennedy, ma in realtà parla anche e soprattutto di uno solo, che si chiama S. King. Da questo punto di vista il titolo del libro, con quella data, a Dallas, scritta e incisa un po’ ovunque, rappresenta una identità contraffatta né più, né meno di quella del suo protagonista George Amberson, perché sulla scia ucronistica della storia che non si cambia, dell’effetto farfalla, delle stringhe temporali che si intrecciano, King scrive di Dallas, ma in realtà la testa è a Derry, si interroga su Kennedy, ma in realtà parla di It. Nel fare questo sceglie di mettere mano, ma con leggerezza (perché altrimenti i paradossi da controllare cimentandosi nella science fiction sarebbero troppi – e non è questo, ancora una volta, che interessa), all’intero armamentario necessario per costruire una ‘what if’ story: le regole ferree da rispettare sempre e comunque, la storia che resiste al cambiamento, l’imponderabilità delle conseguenze di ogni singola azione. Jake Epping dunque scende nel passato (letteralmente, è il caso di dirlo) attraverso una Carrolliana (ma che fa anche tanto Matrix) “buca del coniglio”, per ritrovarsi (è una delle condizioni necessarie di questo specifico viaggio nel tempo) sempre alla stessa ora di una mattina di settembre del 1958: prima di molti buchi neri dell’America (la crisi di Cuba, l’assassinio di Kennedy, il Vietnam, giù giù fino all’11 settembre), ma dopo – come il lettore avrà ben presto modo di rendersi conto – che nella sperduta città del Maine di Derry un gruppo di bambini coraggiosi, solitari ed eccentrici ha sferrato il primo colpo semi-mortale a un mostro originario chiamato “It”. Il viaggio nel tempo si trasforma allora in quello del lettore stesso, che viene catturato nel vortice della curiosità di sapere “che cosa altro è successo”, del possibile cambiamento, di una riflessione sul ruolo e la responsabilità del singolo all’interno di (ogni singola) storia. Così il viaggiatore nel tempo incontra Beverly e Richie, a Derry, almeno in una delle due volte nelle quali ripeterà il suo viaggio, e riceverà da loro non solo informazioni preziose per continuare la sua missione (im)possibile, ma anche un’immagine guida che farà poi da filo conduttore, inconsapevole, per la sua storia personale. Che continua, dopo Derry, inesorabile verso il Texas: e verso l’incontro con la storia collettiva, quella vera, e il mondo maniacale, violento, ma paradossalmente stralunato di Lee Oswald, ma anche e soprattutto una sua propria trama di vita individuale. Sfilano così l’amore, e la realizzazione, ripetuta, nel suo lavoro di insegnante (che il nuovo-vecchio George Amberson riprende con convinzione, seguendo le tracce di Jake Epping, e dimostrando così che non si sfugge, in ogni caso, al proprio singolo e definito essere-nel-mondo). E certo, poi, progressiva, surrettizia, pure la politica: con i pedinamenti di Oswald, la consapevolezza di una missione da compiere, lo spasmo, ripetuto, del passato che non vuole essere cambiato e che combatte, fino alla sua realizzazione all’ultimo minuto utile, con molti accidenti nel mezzo e un deciso punto di domanda sulle future conseguenze nella storia mondiale. “Meglio non guardare” – aveva ricordato il narratore di It attraverso lo sguardo di Bill Denbrough. Il passato è passato: non vuole, né può (né deve) essere cambiato e (dunque) non si cambia. “Meglio che per tutti ci sia un lieto fine… e così sia”. Il grande romanzo di fanta-politica si rivela così come il più personale e idiosincratico di tutte le opere di King (che recupera in questo modo il senso originale della fantascienza utopica come strumento di indagine filosofica del mondo riproposto da Jameson nel suo splendido saggio sulle “archeologie del futuro”) . Tant’è che stupiscono le osservazioni e le polemiche legate più specificamente alla questione Kennedy, dal momento che – se pure lo stesso autore si concede una postfazione in cui rivela di essere (ma molto pianamente, e da semplice cittadino colto, informato e osservatore intelligente, senza alcuna pretesa di togliere il loro mestiere agli storici) assolutamente contro ogni teoria del complotto – risulta abbastanza evidente come King scelga di presentare l’assassino di Kennedy, nell’ultimo faccia a faccia, decisivo, con George Amberson, come una esplicita incarnazione simbolica dei mali del mondo, l’ennesimo travestimento (del resto, sul parallelo Dallas/Derry e Book Depository/Ferriere Kitchener il romanzo insiste a più riprese, con allusivo puntiglio) della malvagità di It.
E allora è inutile chiedersi come andrà a finire la partita con il passato che (non) si cambia, perché forse George Amberson no, ma Richie e Bev (che lui ha incontrato a Derry), e il lettore con loro, lo sanno già da tempo: indietro non si torna, e, se la cosa che dorme sotto Derry (ma forse, questa è la nuova informazione rivelata dal romanzo, sotto l’America tutta) non verrà distrutta per davvero, e consapevolmente, altri eventi potranno succedersi, catastrofe dopo catastrofe, per nutrire la fame del mostro che giace sotto la superficie del mondo, incarnazione simbolica che è insieme individuale e collettiva. La fine del viaggio, dunque, prevedibilmente, coincide con il suo inizio (anche se in mezzo ci sono un po’ di paradossi, e si sovrappongono le stringhe, e la buca del coniglio, che ovviamente sa di Alice in Wonderland, rimanda esplicitamente anche a Matrix anche per l’evocazione di quello che i Wachowski rappresentavano col deja-vu del protagonista, e che King chiama ‘armonie’). Del resto, lo dice anche la letteratura dei mondi possibili (anche quella evocata con puntiglio): dal paese delle meraviglie, così come da Neverland, bisogna tornare e (dunque) si torna: e Dorothy Gale lo ha insegnato all’America e poi a tutti: “There’s no place like home”.

“Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci a alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio”.

ps. con questo post la ‘povna partecipa al primo turno dell’anno dei Venerdì del libro di Homemademamma.

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Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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45 risposte a 22/11/’63

  1. vnnvvvn ha detto:

    Questo deve aspettare :-)

  2. erinni ha detto:

    bel post. fa venir voglia di leggerlo (e provvederò).
    e poi, mi piace l’incipit del post. credo che, oggi, mi si addica davvero.
    finisci sulla mia agenda, sappilo!
    (so dove trovarti sì, carina! e continuo a scriverti qui!)

  3. LaCasettaDelleIdee ha detto:

    “Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po’ di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c’è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci a alimentare.”…meravigliosa!

    Grazie della visita da me!

  4. cautelosa ha detto:

    22/11/’63, una data che ho scolpita nella memoria.
    L’uccisione di Kennedy e l’arrivo in casa nostra dell’attesissimo primo televisore.
    Poi quella notizia sconvolgente…
    Prendo nota del libro. Grazie!

  5. Roberto Gerilli ha detto:

    Recensione molto bella. Se volete al link che segue potete btrovare la mia opinione sullo stesso libro

  6. annikalorenzi ha detto:

    ho adorato It..ma poi ho chiuso con King dopo il Gioco di Gerald…

    vedremo…

  7. paluca66 ha detto:

    Nenache se ci provassi cento volte sarei in grado di scrivere un post bello e complesso come questo.
    Fatti i doverosi complimenti, ribadisco che questo libro era già nella lista dei prossimi acquisti e il tuo commento non fa che ribadirlo: sono stato un vorace lettore di King, preferendo sempre i romanzi più (diciamo così) realisti (Shining e Misery sopra tutti) rispetto a quelli più orrorifici fantasiosi (Le notti di Salem come massima delusione, mentre dello stesso genere ho adoarto Pet Sematary e Il miglio verde), poi negli ultimi 15 anni (appunto dopo il miglio verde) non ho più letto nulla di suo: ora è decisamente arrivato il momento di riprendere!

  8. ziacris ha detto:

    Mi stiafacendoriscoprire King, io ero rimasta allo scrittore di libri stile “Shining”, e l’avevo abbandonato perquello, mi metteva ansia

  9. ziacris ha detto:

    Rifaccio: mi stai facendo riscoprire…forse adesso andiamo meglio

  10. She almost long ha detto:

    Pov, ma perché io non ho mai letto King? mannaggia.

  11. Mario ha detto:

    Un libro di Fabio Stassi mi ha convinto a leggere King, iniziando con i romanzi brevi di “Stagioni diverse”. Ne sono rimasto lontano per anni, più per ignoranza che per snobismo (spero). Prima dei contenuti, salta all’occhio la capacità dell’autore di raccontare: non di sfoggiare erudizione o stile, di narrare una storia. Poi, andando oltre la storia, c’è anche il resto (che emerge malgrado alcune tragiche traduzioni).

    Il tema del male come forza pressoché indistruttibile, che si cela dietro la presunta normalità quotidiana, un male di cui tutti sono a conoscenza ma nessuno parla è un tema che ho visto ricorrere in quasi tutto quello che ho letto di King. Ho terminato di recente “Le notti di Salem”, ho bene in mente lo splendido “IT”, che sembrano due versioni con parole diverse della stessa canzone popolare, per impiegare un’analogia vicina alla passione per la musica dello scrittore (mi viene in mente Gordon Bok, marinaio, cantante folk e storyteller del Maine, come Steve).
    Vedrò di leggere anche questo 22 novembre 1963, stavolta allettato dalle tue parole.

    Il mio rock’n’roll l’ho trovato, qualche amico che mi accompagni nel viaggio ce l’ho, non ho (troppa) paura del buio.

  12. Palmy ha detto:

    Recensione da professionista… non ho letto questo libro ma a questo punto lo segno. Mi piacerebbe conoscere qualcosa in più delle “pratiche di libertà” nella didattica di cui mi accennavi nel commento… attendo uno di di quei tuoi post così densi e spunto di dibattito potenzialmente infinito ;-)

  13. Monica ha detto:

    Ciao Pvona e buon anno! Vengo spesso a trovarti ma non lascio mai commenti, perché i tuoi post mi lasciano sempre sgomenta sia per come sono ben scritti e non ho mai nulla da aggiungere, sia perché non mi sento mai all’altezza. Questa volta ho deciso di lasciare una timida traccia per ringraziarti di avermi avvicinato ad un autore che conosco da tempo di nome, ma non di fatto, perché non ho mai letto nulla di suo e ora mi fai venire voglia di leggerlo. A presto!

  14. ellegio ha detto:

    No, io questo post non lo leggo. Ho iniziato il libro ieri sera ;-)

  15. 'povna ha detto:

    Viv: assolutamente: visto che stai per leggere It, vietato, vietatissimo leggerlo prima! ;-)

    Erinni: quel brano di It è formidabile, punto (e sì, capisco, molto adatto). Ecco, stai bene attenta, che non ti lascio andare (e poi ci vediamo al matrimonio di quei due là!).

    Casetta: eh, lo so. It di solito non perdona. Grazie a te!

    Cautelosa: che coincidenza significativa, quella che racconti. Questo libro merita davvero. E visto che ti so frequentatrice anche di un gruppo, secondo me si presta particolarmente a una ricca discussione.

    Roberto: grazie! (io sono già passata!).

    Annika: se hai amato It, questo lo adori!

    Paluca: innanzi tutto grazie (ma è soprattutto il mio lavoro, che aiuta)! Anche io preferisco il King più ‘realistico’, e questo è sicuramente in quel filone, dunque lo dovresti amare!

    ziacris: è sempre King, quindi ogni tanto un po’ di ansia la mette. Ma, come dicevo a Paluca, è di sicuro il suo filone più realistico, dunque… buona lettura!

    SAL: rimedia, con il Kindle! (ma parti da Stagioni diverse, allora: potreste fare il gruppo di lettura con Viv!)

    Mario: anche qui il tema torna a essere anche il male. E, ripeto, se hai amato It qui troverai pane per i tuoi denti. E anche parecchia musica. E rock’n roll!

    Palmy: grazie! Che vuoi, è pur sempre uno dei miei lavori… Sul resto ho risposto da te!

    Monica: innanzi tutto grazie e poi… Ma tu scherzi, vero? Perché anche io ti ‘lurko’ spessissimo, e poi non oso intervenire su temi di cui so così incommensurabilmente poco, per non dire niente… Su King, leggilo, davvero. E’ una delle scoperte letterarie migliori che potrai fare!

    LGO: no, dico. Tu mi chiedi questa estate di fare un post su King. Io lo faccio e tu mi dici che non lo leggi?! (e non ci hai nemmeno mai detto come trovasti Eugenides…)?! ;-)
    scherzi a parte, in realtà è una recensione fatta per non creare effetto spoiler, non un saggio interpretativo (a meno di non considerare tale qualsiasi accenno di analisi che si appoggi anche vagamente alla trama)…

    • ellegio ha detto:

      Ma noooo! Volevo dire che lo leggerò dopo :-)
      Eugenides? Mi piacque. Ma ad un certo punto è subentrata una leggerissima sensazione di fastidio, come l’impressione che avesse una lista di cose da infilare nel libro e dovesse tener fede a tutti i costi con l’impegno preso. O forse ero troppo stanca io, e un po’ insofferente.

  16. stefania ha detto:

    Io non ho ancora letto nulla di King… Ogni volta mi riprometto di rimediare alla mia mancanza – come genere non mi dispiace a farlo – ma poi all’ultimo momento trovo sempre altro da leggere… Prima o poi ci arriverò anche io!

  17. alesan ha detto:

    Post eccellente, molto più ragionato della mia rapidissima recensione. In realtà a Derry King ci era tornato con un certo umore già in altre opere, qua lo fa in modo più spinto e decisivo legando alla perfezione i ragazzini di allora con i fatti di oggi, quando “allora” e “oggi” non sono altro che parentesi temporali su cui l’uomo dovrebbe riflettere per capire quanto la linearità degli eventi, dei destini, abbia maggior peso rispetto alle nostre scelte. Di nuovo complimenti, comunque, per la recensione.

  18. maris ha detto:

    King è un autore che non ho mai letto. Ammetto di essere un pò “spaventata”, mi sembra un mostro sacro difficile da approcciare, non so neppure io bene il perchè…
    Però tu hai scritto una recensione magistrale, ‘Povna, e hai stimolato un pò la mia curiosità: forse dovrò rompere gli indugi prima o poi e leggere almeno qualcosa di King. A parte questo romanzo qui, tu cosa consiglieresti per un primo approccio? Però non deve essere troppo “angosciante” io mi immedesimo trppo nelle storie che leggo e la notte già ci pensano i miei monelli a farmi stare sveglia, non desidero aggiungere anche fonti di incubi ;) :)

    Buon weekend, ciao!

  19. Monica ha detto:

    No che non scherzo! Sei veramente bravissima, anzi, e non scherzo nemmeno stavolta, prenderei questa recensione, la invierei all’ufficio personale della casa editrice e mi proporrei come “critica” visto il successo che la tua recensione ha avuto tra coloro che non avevano mai letto kink, me compresa! Tentar non nuoce… Tornerò a leggerti… p.s. volevo chiederti una cosa a proposito di paperblog che mi ha contattato l’anno scorso… mi sa che ti scrivo…

  20. Monica ha detto:

    scusa King! ho dormito poco stanotte:(

  21. La recensione che hai fatto invoglia decisamente… mi viene da pensare che con la prosa del Re tu senta molte affinità, forse è una buona ragione per cimentarmi sui suoi libri, una buona volta.

  22. 'povna ha detto:

    LGO: ma io scherzavo, eh?! capisco quel che dici su Eugenides (un po’ lo avevo accennato anche nella mia recensione): una specie di “bello, ma…”

    Stefania: vedrai, non ti deluderà!

    Alesan: innanzi tutto grazie! Sì, hai ragione, ovviamente, Derry è una di quelle costanti nella narrativa di King. Quel che volevo dire è che qui è come se davvero volesse chiudere la partita con Derry nel momento in cui finge di riaprirla… Ma insomma, ci siamo capiti!

    Maris: io comincerei dalla raccolta “Stagioni diverse”, e, al suo interno, dal racconto “L’autunno dell’innocenza. Il corpo, Stand By Me”. Per poi proseguire con gli altri tre in ordine a piacere. Non sono del brivido, sono molto intensi, ma non di paura.

    Monica: io ringrazio di nuovo, che dire… Ecco, diciamo che visto che l’altro mio lavoro (quello che chiamo nell’altro mondo, cioè all’università) ha a che fare con libri e letteratura tutti i giorni, probabilmente c’è oramai un po’ di mano, come quando si fa la maionese a occhio! Scrivimi pure quando vuoi: lapovna@gmail.com

    Soleil: effettivamente hai colto nel segno. Non con tutti i romanzi o racconti, ma ci sono alcune cose di King che colpiscono una corda forte per me. E questo romanzo è sicuramente uno di quelli. Come dicevo a Maris, io comincerei dalla raccolta Stagioni diverse. Vedrai che non delude!

    • Athy ha detto:

      se si parla di racconti ho amato maggiormente a volte ritornano…alcuni pezzi sono geniali!

  23. Athy ha detto:

    ‘povna, ti conosco da 25 anni e non ti conosco davvero. Gran bella rece. Grazie…

  24. acasaconlamamma ha detto:

    Mi unisco a Palmy e Monica, è una recensione da professionista, convincente ed incisiva, ho letto qualcosa di King, molti anni fa, ma con una recensione come la tua verrebbe voglia di acquistarlo pure a coloro per i quali il suo genere non costituisce la prima scelta in libreria :-D
    Michela

  25. 'povna ha detto:

    Athy (1): è vero, però secondo me per iniziare ‘soft’ non c’è niente di meglio che Stagioni diverse, non credi?!

    Athy (2): :-D (firmato – qui sopra – la ‘povna); che dire cara: da un lato che quando ci conoscemmo eravamo piccole e giovani. E dall’altro che bisogna proprio rinverdire!

    acasaconlamamma: io mi ripeto e ringrazio di nuovo. E poi non posso che consigliarlo, perché davvero vale la pena! :-)

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  28. ha detto:

    Mi unisco anche a Palmy e Monica, mi hanno regalato It molto tempo fa ma mi ha sempre intimorito… dovrei rompere gli indugi? Mi piace molto come scrivi di ibri, anche se ho tempo per leggere in pace le recensioni più articolate come le tue solo a tarda notte quando i neuroni vorrebbero dormire, per cui quasi in genere anche io ti leggo in silenzio, con ammirazione. Ciao!

  29. 'povna ha detto:

    Cì: che dire?! Io ringrazio commossa, di nuovo. E assolutamente sì, è tempo di darsi a It!

    • ha detto:

      Ribadisco i complimenti, certi tuoi post sono così belli (parola povera, ricca di significati).
      Sono tornata per scusarmi del modo sconnesso in cui ho scritto… dovrei smetterla di commentare a tarda notte. Ciao!
      ps: mi darò a IT, mi hai convinta! Ho appena ristrutturato casa e ritrovato libri dimenticati da anni spostando la libreria (quelli che finiscono in terza fila per capirci); spero di trovare presto il tempo di leggerli!

    • 'povna ha detto:

      Io ti ringrazio ancora, davvero tanto. E poi aspetto il tuo parere (mi farebbe piacere) su It: vedrai, non ti deluderà! A presto!

  30. Annalisa ha detto:

    Ma, se posso essere grezza nel mio intervento: alla fine, ti è piaciuto tutto tutto?

    • 'povna ha detto:

      se posso essere grezza nella mia risposta: sì.

      se no ricopio quanto ho detto anche da te:

      Come tu dici, io credo che King sia andato a scavare in quel genere ucronia/utopia che data (come ben dice Jameson in Archaelogies of the Future) alle stesse origini del genere (Swift e compagnia – ma su questo concorda anche Darko Suvin). Che è poi il motivo per cui non gli interessa la spiegazione scientifica dei paradossi temporali, perché il suo discorso vira e viaggi consapevolmente su altri piani.
      Sulla scrittura, ti posso dire che – io l’ho letto in inglese e controllando la traduzione in italiano – la traduzione è ottima, però ovviamente l’inglese (la straordinaria ricchezza lessicale che King mobilita sempre) è altra cosa. Ma è assolutamente conforme alla scrittura solita sua, che è molto piana, sempre stata. La sua perfezione stilistica (di certe cose) è data da ritmo e lessico, molto più che da sintassi. E se prima è sembrato diverso è solo perché Wu MIng 1 da gran traduttore quale è riesce a essere sufficientemente mimetico.
      E il finale non è melenso, proprio no.
      ps. leggi It, se no certe cose, davvero, non si possono capire!

  31. Pingback: Il prato di camomilla | Slumberland

  32. Paolo1984 ha detto:

    Salve!
    il finale è una delle cose più struggenti e romantiche che io abbia mai letto, avevo le lacrime agli occhi.
    (POTREBBE AVERE SPOILER) Bella recensione, povna..sono d’accordo con il parallelo su It e anche sul fatto che alla fine Oswald diventa l’It personale di Jake/George, come hai scritto su Giap: “non era più un uomo era quello in cui ci trasformiamo quando diamo ascolto ai nostri angeli cattivi”…poi sarà che sono un animo romantico ma ritengo questo romanzo sopratutto una bellissima love story (mai melensa) più che un thriller fantapolitico.
    Comunque se un messaggio politico può essere presente nell’opera kinghiana e anche in questo romanzo, credo che sia sopratutto un atto d’accusa contro il fanatismo e l’estremismo, a questo proposito c’è un interessante articolo di Lara Manni: http://www.carmillaonline.com/archives/2012/02/004178.html#004178

    • Paolo1984 ha detto:

      confesso comunque di non aver ancora letto per intero It (rimedierò al più presto) ma comunque conoscevo la trama quindi sapevo chi erano Bev e Richie quindi i riferimenti non mi sono sfuggiti

  33. 'povna ha detto:

    Paolo: grazie a te per essere passato, e anche per la segnalazione dell’articolo, cui ora mi dedico. Sul resto, anche a me pare che spingere troppo il pedale del politico su un libro che è anche altro, sia un po’ eccessivo. Poi è chiaro che mi si può ribattere (giustamente!) che un libro che si intitola a quel modo è, per definizione, anche politico. Però a me non sembra che Oswald ne esca così massacrato. Ne esce massacrata, sì, l’allegra fiducia in Cuba senza pensieri (ma – sapendo quello che sappiamo ora – possiamo dare a KIng del tutto torto?!), e soprattutto ne esce massacrato il complottismo come strumento di indagine storica (è per questo secondo me che la parte finale di fantapolitica è così volutamente ‘maccheronica': è come se ci dicesse: una volta che immaginiamo, possiamo non fermarci mai). E infatti la sua lunga postfazione in fondo spiega solo questo, che lui non ha alcuna pretesa di dare una soluzione ai punti interrogativi storici. Il suo è un romanzo ben ambientato e ben documentato, ma non è, né vuole essere, un lavoro storiografico. Infine, e mi sembra importante, King è un liberale del New England, niente di meno, niente di più. Mi pare che prendersela politicamente perché le sue idee non sono le nostri rischi di avviarci su una strada pericolosa in cui mettiamo al bando Heidegger e Céline.
    Grazie del passaggio, e aspetto notizie da It!

    • Paolo1984 ha detto:

      Del resto, l’allegra fiducia in Cuba erano le idee del vero Oswald come anche è vero che picchiava la moglie, King si è documentato non l’ha descritto basandosi solo sull’evidente antipatia che prova per lui..poi certo che Oswald ne esce male come può uscirne un frustrato coglione che si rifugia nell’estremismo politico per alimentare i suoi sogni di gloria,,ma King lo vede così e King come hai detto tu è un progressista liberal che specie negli ultimi tempi si sta esponendo parecchio contro i Tea Party ma non è un comunista (so però che ha espresso solidarietà ad OccupyBangor). e sopratutto non ama l’estremismo politico e il fanatismo di qualunque segno e qui lo si vede SPOILER non solo in Oswald ma anche in Clayton che è un pazzo fanatico anche se non politico, lo si vede anche nella tremenda “America alternativa” finita in mano ai peggiori (e realmente esistiti) fanatici reazionari e bellicisti e la sua descrizione mi è parsa non direi “maccheronica” ma un po’ parossistica come può esserlo un incubo, è sicuramente una descrizione sbrigativa, ma evidentemente non è nella parte prettamente thriller fantapolitica il cuore di questo libro, a dispetto del titolo

    • 'povna ha detto:

      Concordo su tutto. Anche sul parossistica, molto meglio del mio maccheronica! Secondo me un po’ ha influenzato anche la copertina, con quel doppio giornale. Che fa pensare a una ucronia molto più marcata. Invece la fantapolitica serve anche a ricordarci l’importanza delle azioni individuali, e il legame tra tessere e mosaico. Che poi è uno dei classici di King.
      Ho letto l’articolo che mi hai citato: bello e complesso, ora ci medito un po’ su!

    • Paolo1984 ha detto:

      sono contento che tu abbia apprezzato, grazie per le tue preziose osservazioni

    • Paolo1984 ha detto:

      “la sua descrizione mi è parsa non direi “maccheronica” ma un po’ parossistica come può esserlo un incubo,”
      insomma, un vero e proprio Incubo Americano! Comunque un’altra cosa che amo di questo libro è che SPOILER il protagonista è un eroe positivo pieno di buone intenzioni..e però provoca solo disastri! Del resto non è la prima volta che in King buone intenzioni hanno pessime conseguenze, già in Pet Sematary..

    • Paolo1984 ha detto:

      It lo sto leggendo! Sono a pag. 500 e lo trovo fenomenale! Personaggi e ambientazioni credibili e “veri” e coinvolgenti come sempre! King è veramente un abile narratore e conoscitore dell’animo umano!

    • 'povna ha detto:

      Sono contenta che ti piaccia! It è davvero imprescindibile per capire KIng. E un libro compuntamente commovente in assoluto!

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