Se anche non ci fossero altri motivi al mondo (e ce ne sono; e parecchi) per leggere il «Corriere della sera» perlomeno ogni tanto, l’avere strappato alle pagine della «Stampa» un commentatore come Michele Ainis (uno dei migliori costituzionalisti italiani su piazza) varrebbe da solo il prezzo dell’acquisto (o, se non si vuole spendere quei benedetti euro, un giro qui).
Tutto questo è rivenuto in mente alla ‘povna ieri mattina, quando si è imbattuta nel suo articolo di fondo, che commentava, con chiarezza e intelligenza, le ragioni (più che prevedibili) della bocciatura, da parte della Consulta, del referendum sulla legge elettorale. Poiché la prosa di Ainis è intelligente e limpida, la ‘povna consiglia a tutti di andare a leggere lui direttamente. Ma intanto, visto che la questione referendaria (come ha raccontato a suo tempo) l’ha toccata in passato in modo assai profondo, prova ad aggiungere un paio di riflessioni a caldo qui.
Ainis parte a spiegare le due ragioni per le quali non era possibile aspettarsi un risultato diverso per entrambi i quesiti sottoposti a referendum: “Reviviscenza, è questo il nome in codice del marchingegno giuridico sottoposto alla Consulta. Ma la giurisprudenza costituzionale ha sempre escluso le resurrezioni (sentenze n. 40 del 1997, 31 del 2000, 24 del 2011); anche perché altrimenti, se un referendum sancisse l’abrogazione dell’ergastolo, otterrebbe il paradossale effetto di ripristinare la pena capitale. E in secondo luogo la Consulta, fin dalla sentenza n. 29 del 1987, ha sempre acceso il rosso del semaforo contro i referendum totalmente abrogativi d’una legge elettorale: in caso contrario ogni legislatura durerebbe un secolo, se il Parlamento non colmasse la lacuna”. In altre parole, l’istituto del referendum nasce in Italia come abrogativo (o al limite confermativo, in certi casi particolari); la raccolta di firme cercava di trasformarlo invece (abbastanza consapevolmente) in una pratica propositiva sotto traccia, proprio perché mirava a sostituirsi al Parlamento, andando a cambiare – in caso di risultato positivo e di quorum raggiunto – forzando le forme italiane di democrazia diretta, la legge elettorale.
Non solo. Bisogna ricordare anche – spiega Ainis – che l’eticità del diritto non è data da ragioni assiologiche o da filosofia morale, ma da un concetto chiamato “certezza” (al quale è legata indissolubilmente, aggiunge la ‘povna a mo’ di glossa, la necessità di non lasciare ‘vuoti’ costituzionali): un valore che per la Consulta non può e non deve essere negoziabile. Questo non significa che la legge non vada cambiata, anzi. E la Corte stessa avrebbe potuto mostrare “qualche grammo di coraggio, rifiutando il referendum, ma al contempo impugnando l’incostituzionalità della legge timbrata dall’ex ministro Calderoli“. E costringendo dunque il Parlamento tutto a mettere l’elaborazione di una nuova legge tra le sue priorità effettive. Così non è stato (anche se in questa direzione vanno i moniti del Presidente della Repubblica; e anche, si dice, le attese motivazioni della sentenza, in maniera più sottile). Resta comunque il fatto che la sostanza era annunciata, e non si cambia. Tutto il resto è comunque sovrastruttura rispetto alla questione autentica, tanto più che (come ricorda Ainis citando Don Abbondio) per certe finezze giuridiche il coraggio uno non se lo può dare.
Sono cose – aggiunge però (più pasionaria) la ‘povna – che l’ex magistrato Di Pietro dovrebbe sapere con certezza; e proprio per questo lei trova particolarmente inopportuni (anche se, per la storia del personaggio, certo non sorprendenti) i toni con i quali il leader dell’Italia dei valori ha commentato la sentenza: parole che – da questo punto di vista – non si distaccano tanto da quelle usate, in contesti metodologicamente analoghi, dal suo grande avversario Berlusconi. Ma qui si apre un discorso che la ‘povna ha accennato anche altre volte, e che è legato alla consapevolezza di cittadinanza, e al ruolo che dovrebbe avere la politica in Italia. Troppo spesso, infatti (fino alla conferma nel caso dell’ultimo governo – che gode di successo nei sondaggi in nome del suo non essere politico nella percezione, sbagliata, del paese) il modo di condurre la cosa pubblica – all’opposizione come in maggioranza – ha indotto i cittadini a pensare alla politica come qualcosa di brutto e di marcio, e ai suoi rappresentanti come mostri – senza tenere conto di un fatto comunque ineludibile: che in ogni forma di governo democratica (anche con una legge elettorale, come l’attuale, pessima), i politici, volere o volare, siamo comunque noi. Proprio per questo programmi (anti)politici apparentemente progressisti come quello dell’onorevole Di Pietro, del movimento Cinque Stelle (o di Matteo Renzi) restano diseducativi dentro, perché alimentano (in buona o in cattiva fede? non è dato saperlo) l’idea perversa di un partito come sindacato dei cittadini, associazione lobbistica che dovrebbe riuscire (affermazione priva di significato autentico) “dal basso” a portare gli interessi “veri” in Parlamento, ridotto così a una camera di commercio, o, nel migliore dei casi, a un tavolo di trattativa.
Questo – la ‘povna lo ripete – non vuol dire che questa legge vada bene. E nemmeno – per quanto sia paradossale dirlo – che raccogliere le firme non sia servito a niente. E’ servito a mobilitare sulla questione, a fare (questa volta sì, in modo legittimo!) attività lobbistica, testimoniando (le parole sono ancora di Ainis) “l’odio popolare verso una legge che sancisce il divorzio dei rappresentanti dai rappresentati”. Un divorzio che però non può, né deve, essere giusto: ma l’alternativa, ricordiamocelo tutti, non è inneggiare all’uomo comune (o al melone, o a chi non ha esperienza) in Parlamento. L’alternativa è riappropriarci degli strumenti della democrazia indiretta: ed essere consapevoli che – la ‘povna chiude gli occhi e finge di essere tornata per un po’ agli anni Settanta – con buona pace di Beppe Grillo, il vivere è politico: tutto, sempre. In ogni caso.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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d’accordo al 101%.
Se non ricordo male è dal sequestro – e successivo omicidio – Baldoni che le questioni “di pancia” sono diventate di moda, anche se mi resta il sospetto di una generalizzazione dell’espressione.
E’ vero che c’è stato un disamore alla politica, un considerarla sporca (senza nemmeno sbagliare molto visti i rappresentanti).
Il referendum è stato un segnale (e prenderei a calci nei gioielli di famiglia chi ha proposto un quesito destinato a bocciatura costituzionale!).
Io però mi sono rotta di “sperare” che qualcosa cambi…
Il Governo tecnico ha restituito una parvenza di faccia a questa Italia ma i “tronisti” del parlamento sono ancora lì e rischiano di restarci.
La vedo dura che cambieranno una legge elettorale che li manda a casa!
Grazie Povna. Anche io non ho apprezzato i commenti dell’On. Di Pietro. I pareri della Consulta vanno accettati anche quando sono contrari alle nostre idee (e lui Di Pietro) lo dovrebbe sapere benissimo… anche questa è democrazia.
Quello che mi irrita non è il fatto che vengano prese decisioni diverse da ciò che gradirei, ma che cerchino di farmi passare per fesso facendo affermazioni contrarie ad ogni logica e dicendomi che se non ci credo sono un cretino.
Comunque sia, ragazzi/e, la vedo dura.
Ricordo anche che la legge “porcata” è stata comunque un netto miglioramento rispetto a come era nata, e, se fosse rimasta come era stata concepita, l’Ungheria di oggi sarebbe stata una gemma di democrazia in confronto al noi di allora.
Alla fine della fiera, non vorrei che per l’ennesima volta dovessimo rimpiangere i bei tempi andati.
Secondo me, con il Silvio ancora a galla (e un terzo di italiani che continuano a crederlo salvatore della patria o, almeno, del loro portafogli), scordiamoci di cambiare qualcosa di sostanziale in questo paese.
Anonimo SQ
Noise: chissà perché, non ne dubitavo…
Viv: sicuramente per me il caso Baldoni fu un momento di non ritorno, e di pancia. Ma la mia posizione rispetto alla questione era molto personale (per capirci: come se avessero rapito tuo padre). Se dovessi fissare un punto di non ritorno dell’eccesso di società civile e di piazza, io sarei incerta tra il momento della campagna ai fax della Voce di Montanelli e (quasi dieci anni dopo) il discorso di Moretti a piazza Navona. Qualcosa in ogni caso lì si è rotto nella consapevolezza di troppi cittadini (in maniera lunga però, non è stata cosa di un giorno). Sul resto, non so che dire. Quello che mi intristisce però è vedere una serie di cittadini in buona fede presi in giro. E vedere che molte persone non hanno più gli strumenti civici per rendersene conto…
Bambina col palloncino: hai colto esattamente il punto di quanto volevo dire…!
Grigio: come affermazione generale sono più che d’accordo, ma in questo caso non ho capito se ti riferisci a Di Pietro, ad Ainis, al parere della consulta, al Presidente della Repubblica o a altro che non ho capito…
AnonimoSQ: non so, non credo. Ricordo molto bene quando si discuteva della legge, ero a Roma, ed ero a colloquio con alcuni dei rappresentanti di allora. E, per come la vedo io, no, non era peggio. Quello che ne è venuto fuori è una aberrazione che qualsiasi costituzionalista, anche senza essere Ainis, anche al primo anno di università, giudicherebbe tale. Esattamente come era una aberrazione la raccolta di firme su quei quesiti. Sull’ex presidente del consiglio, con tutto il male che se ne può dire (e che io stessa dico), mi pare che rispetto alle reazioni scomposte di Di Pietro di fronte a una cosa che lui stesso ha mal scritto e mal proposto (ripeto, non so se in buona o cattiva fede), non abbia francamente nessuna responsabilità.
Come sempre la sintesi è a discapito della chiarezza. Avevo appena finito di leggere una dichiarazione di Di Pietro quando ho steso il commento ed era al populismo di certi figuri, sicuramente non istituzionali, a cui mi riferivo. Alcune posizioni del capo dello stato o di organismi costituzionali possono non trovarmi d’accordo, ma questo non diminuisce il mio rispetto nei confronti di ciò che rappresentano. Al più esprimo il mio dissenso in tutti i modi civili possibili. Poi si potrebbe aprire un dibattito, molto interessante in questo periodo, su come poter cambiare le cose che non vanno …
Grigio: di primo acchito (anche per quel poco che ti conosco) avevo immaginato ti riferissi a lui (anche perché essendo tu stesso stato istituzione, penso che condividiamo lo stesso tipo di rispetto – direi di cittadinanza – per le medesime).
Il dibattito sarebbe interessante sì, e mi piacerebbe molto continuare a discuterne (anche partendo proprio da quello che dicevi: consapevolezza istituzionale, senso di cittadinanza attiva etc).
Io avevo firmato, con piena consapevolezza, per questo referendum ed ora temo che, dopo la bocciatura dela Consulta, la legge rimarrà tale e quale e con la stessa dovremo fare i conti alle prossime elezioni.
Non concordo con la reazione di Di PIetro, come non ‘reggo’ né un Beppe Grillo né il partito (diffuso ampiamente) di quelli che ‘in politica tutti sono uguali, quindi uno vale l’altro’, che spesso si coniuga con quel ‘per protesta non andrò più a votare’.
Invece, come hai giustamente scritto, dobbiamo davvero ‘riappropriarci’ della politica, interessandoci, chiedendo, protestando, partecipando. Solo così potremo vedere dei cambiamenti concreti.
Cautelosa (ci siamo incrociate!): anche io firmai, perché anche se pensavo che i quesiti non fossero approvabili (ricordo bene che cosa avesse detto a proposito dell’eventuale referendum Ceccanti, ancora nel 2006), non sono una giurisprudente, men che meno un costituzionalista, e dunque non volevo lasciare niente di intentato. Però ricordo che discussi con la signorina che prendeva le firme (a proposito: non 1.200.000 ma 600.000 x 2, che è altra cosa, vero on. Di Pietro?) perché espressi i miei dubbi sulle legittimità costituzionale (una campagna referendaria vissuta, dall’inizio alla fine, sulla propria pelle, dai quesiti alla raccolta firme, alla campagna vera e propria, da coordinatore provinciale laico ed esterno non si dimentica facilmente) e lei mi prese a male parole dicendo che ero disfattista e che (oh, quanto facile…) Berlusconi era il male del paese. Mi dispiace, mi dispiace davvero tanto che non avesse ragione…
Sul resto stra-concordo con te, grazie!
Andrò controcorrente: non vedo possibilità per un ritorno di Berlusconi (non è stato sconfitto, è stato allontanato, e definitivamente) e sono convinta che nel prossimo anno la legge elettorale sarà cambiata – difficilmente in peggio, ma non è certo detto che ci capiti in sorte la migliore delle leggi elettorali possibili.
Sottoscrivo il post punto per punto ma l’ultimo paragrafo ancor di più: il problema, ormai da molti anni, non è più solo Berlusconi ma anche l’esercito di detrattori di Berlusconi, convinti che fosse una bella idea usare gli stessi strumenti dell’Unto del Signore e che sono altrettanto noiosi e inconcludenti – sul primo difetto si può sorvolare mettendoci molta buona volontà, ma il secondo è un limite assai serio.
@ povna
Io ho ricordi diversi, forse non ero a Roma, se non sbaglio c’era un meccanismo di scorporo ed attribuzione dei seggi in funzione di una soglia e di un premio di maggioranza che praticamente avrebbe assicurato la maggioranza assoluta al Polo della L., fatto da tre partiti, e condannato all’ extraparlamentarismo buona parte della opposta coalizione, in virtù della sua maggior frammentazione. Ma non ne ricordo i dettagli, comunque così spudorati nello scopo da renderlo inapprovabile persino al PdL. Poi arrivò Calderoli e le sue modifiche …
@ murasaki: secondo me tu ti illudi. Qui al Nord-est, i miei com-parrocchiani sbavano ancora per Silvio, chi per il portafoglio dopo i decreti Monti, chi per speranze di leggi antiabortiste e simili su alimentazione forzata malati terminali etc. Si votasse domani, penso prenderebbe più voti di prima, e Monti tanti calci in … (gli stessi che darebbero a Prodi). Poi ci sono anche gli altri : leghisti.
Anonimo SQ
Murasaki: per quanto riguarda il secondo punto (ma secondo me lo immagini) concordo con te che concordi con me. Per quanto riguarda il primo, se sei contro-corrente, siamo in due (ma diciamolo piano!
)
AnonimoSQ: non mi pare che di partiti ce ne siano poi entrati così tanti, in Parlamento… Scherzi a parte, provo a spiegarmi meglio: io non ho parlato di percentuali, ho parlato di aberrazione costituzionale da primo anno di legge che è cosa diversa e, almeno per me, assai più grave (una legge elettorale è un metodo, per definizione imperfetto, e la questione non è se dà o meno i voti alla maggioranza in Parlamento mentre è approvata, e se questa maggioranza è la mia; la questione è se questo metodo imperfetto si adatti alla storia e all’attualità politica, sociale, culturale ed economica di quel paese). Sempre sulla questione Berlusconi, mi pare che Murasaki dicesse una cosa un po’ differente (e cioè che l’anti-Berlusconismo declinato con i toni del Berlusconismo sia cosa altrettanto se non più perigliosa). Ma ovviamente lascio la parola a lei.
Sono d’accordo che l’antiberlusconismo becero sia altrettanto pernicioso che il berlusconismo. Vorrei tanto che si parlasse delle colpe politiche ed economiche di Silvio B. e dei suoi, che pagheremo per decenni, ma prima dovremo finire di pagare quelle di Craxi ed Andreotti (e con gli interessi, ovvero due o tre volte).
Credo anche che, vista la tendenza genetica degli italiani a dividersi in due partiti conbtrapposti (Guelfi e Ghibellini, bianchi e neri, comunisti e fascisti, laici e cattolici etc), amplificata da SB e dal suo populismo, trovare una maniera di dare rappresentanza ma anche efficienza con un meccanismo elettorale non sarà facile. In definitiva il problema è quello della selezione della classe dirigente, che mi pare in tutti i paesi premi i venditori di fumo piuttosto che i seri e capaci.
L’anomalia italiana delle televisioni, la scarsa cultura diffusa, e la presenza della Chiesa poi peggiora ulteriormente il problema. Siamo messi male (tanto per cambiare).
Anonimo SQ
la decisione della Corte Costituzionale era facilmente prevedibile, questo è parere comune fra i costituzionalisti.
Peccato però che non abbia ammesso almeno i quesiti parziali.
La Corte poi non poteva sancire di per sé l’illegittimità del “porcellum”, quindi lo farà implicitamente in motivazione, semmai.
I commenti di Di Pietro confermano quanto in molti già pensavano: è un populista come il suo grande antagonista Berlusconi. Peccato, la stagione sembrava matura per un cambiamento anche nei toni.
La legge elettorale andrà cambiata, e quanto prima.
Intanto raccogliere le firme è stato importante: per molti cittadini è stata la prima occasione per tornare ad riavvicinarsi alla politica, alla partecipazione (cosa che in molti auspichiamo): persino nel mio paese, riluttante in modo totale, in una sola mattinata quasi 200 persone firmarono.
Forse c’è speranza.
AnonimoSQ: che dire? vedremo.
Redpoz: parto dalla fine. E’ il motivo per cui io stessa (che non sono costituzionalista, ma sono stata referendaria) come dicevo a Cautelosa ho firmato. Credo davvero che l’attività di raccolta firme referendaria possa essere un momento di alta educazione alla politica di per sé (un momento che, inoltre, essendo legata a una attività concreta di pratica politica ed educazione agli istituti di questo paese possa mediare tra società civile e politica in modo intelligente).
Le motivazioni proprio per questo saranno fondamentali: se l’invito al cambio, per quanto implicito, ci sarà, direi che l’attuale governo – oserei dire per definizione e vocazione – dovrebbe essere di per sé una sufficiente garanzia.
Su Di Pietro (e in generale l’ottusa tendenza al capro espiatorio di quasi tutta l’opposizione [ma, dico, un bel seminario di ri-lettura di Girard?]]) mi viene da dire che aveva già detto tutto Berlusconi nel 1994, quando lo invitò a far parte del suo primo esecutivo.
E comunque (sempre al condizionale, in Italia d’obbligo) c’è speranza anche secondo me.
la citazione di Girard cade “a fagiolo” (grazie anche per avermi fatto scoprire il sito).
In effetti, la chiamata di Di Pietro da parte di Berlusconi la scordano in molti…. segno premonitore?
Purtroppo dobbiamo anche riconoscere che il referendum aveva perso molta parte della propria importanza per l’abuso che ne era stato fatto. Meglio pochi ma buoni e sentiti dalla popolazione, piuttosto che 20-30 inutili e non rispondenti a vere esigenze sociali.
Ora non resta che confidare nella saggezza di qualche parlamentare per portare avanti una riforma elettorale “dall’interno”.
Diciamo che – su Di Pietro e Berlusconi – chi si somiglia si piglia e si spiglia!
Esattamente: anche per quello ricordavo l’importanza della democrazia indiretta. Io non voglio essere chiamata alle urne per sapere se devo mettere i negozi aperti fino alle 22, c’è il Parlamento per quello (e meno male)!
Te l’ho detto, io piano, e con juicio, ma confido…
Concordo in buona parte con il tuo scritto, anche se non leggo mai il corriere, la stampa, e Ainis. Poi mi chiedo perchè l’altra raccolta di firme per cambiare la legge elettorale (quella di Passigli, più orientata al proporzionale), sia stata cassata sul nascere. Quella l’avrei firmata, perchè siamo tutti concordi nel ritenere il procellum una legge antidemocratica, ma cambiarla tanto per cambiarla (con il mattarellum, non molto diversa), sarebbe stato un grave errore.
…al di là dell’esito del referendum, il punto che mi piace di più di questo post è che esprime, e alla grande, quel che sotto sotto pensavo: in questi anni da vari lati del Parlamento (e anche da fuori con i movimenti che tu citi) la demagogia ha cavalcato allegramente il qualunquismo.
Soprattutto, condivido la strada indicata nelle ultime righe: riappropriarci degli strumenti della democrazia indiretta, basando le nostre scelte su programmi articolati e messa in discussione degli stessi e serie competenze, invece che su slogan, sorrisi piacioni o arringhe distruttive senza nulla di propositivo.
Povna il riferimento a Baldoni, del quale abbiamo parlato a quattrocchi, non era riferito a te ma a un modo di fare giornalismo (e indirettamente coscienza popolare) e forse anche politica che prese in prestito il suo “agire di pancia” per abusarne e stravolgerne il senso.
Per il resto che dire? Gli strumenti civici sono lì in bella mostra ma quel che manca è la fiducia a toccarli e fino a quando non ci sarà un cambio globale di facce la fiducia resterà in un angolo a guardare…
Ally: io la Stampa la compro regolarmente, trovo che sia il miglior quotidiano completo italiano. Il Corriere spesso me lo ritrovo in treno, gratis, per una iniziativa della regione e altrimenti lo guardo sulla Rassegna stampa. Ainis, che conosco bene, comunque lo consiglio sempre, perché è davvero bravissimo. Sulla questione della proposta Passigli, non essendo giurista, non so dire. Così a occhio direi che – a meno di quesiti abrogativi estremamente parziali – il rischio di reviviscenza ci sia un po’ sempre, nel caso di legge elettorale, e quindi i margini di approvazione da parte della Consulta siano bassissimi.
Tra porcellum e sistema precedente secondo me non c’è paragone a favore del mattarellum, sia in assoluto, sia, soprattutto, per quanto riguarda la sua costruzione dal punto di vista del diritto.
Soleil: esattamente! Non ho citato la parola qualunquismo direttamente nel mio post ma era lì dietro l’angolo ed era proprio a quello che alludevo ricordando che le forme di democrazia diretta (referenda) nel nostro paese sono una cosa serie che non si possono maciullare a proprio piacere facendo finta che siano altro. E soprattutto, appunto, che di tribuni del popolo così come di finti militanti davvero convinti che la democrazia indiretta sia eludibile ne abbiamo piena la pazienza fino a qui!
Viv: avevo capito che ti riferivi a Baldoni in generale, e non per me, ricordo quella conversazione! Volevo solo dire che da un lato sicuramente parlando di Baldoni per me ha segnato un altro modo di fare politica. Più in generale, però, come ti dicevo, io individuerei le due fasi che ricordavo come momento di non ritorno (non a caso: il momento in cui si afferma Travaglio, ai tempi della Voce, il momento in cui si affermano Elio Veltri e Flores d’Arcais…).
Io sono stata tra quel 600.000 più 600.00 che ha firmato perchè, se an che credo sia necessario una riportare a questo paese un sistema elettorale serio e non questo specie di pacchetto prendere o lascaire, non credo che da qui al 2013 i partiti la faranno (sempre che poi il Prof Monti non venga mandato a casa.
E poi questo sistema elettorale piace alle Segreterie dei Partiti, quelle Centrali che non ascoltano neanche i loro iscritti periferici.
Se si tornasse a votare con questo attuale sistema ci troveremo gli stessi pessimi soggetti di oggi?
Questo è il problema vero.
Elisa
Elisa: io ho firmato perché – anche se pensavo che non c’era possibilità di ammissione costituzionale – non sono un’esperta, e dunque perché no?
Sul resto, come tu giustamente dici, il problema è (anche) il sistema. Ma sono soprattutto i soggetti!
L’espressione di disappunto (per usare un eufemismo) così rudemente esternata da Di Pietro non mi ha sorpreso. Un’ulteriore conferma della mia diffidenza verso i politici “carismatici”, anche quelli più vicini al mio punto di vista (nonostante mi senta più “comunista” di Vendola, alla sua raffinata retorica preferisco lo stile “val di Nure” di Bersani o la flemma paciosa del buon Prodi).
Su politica, anti-politica, partiti e democrazia indiretta (con conseguente ruolo, politico, certamente, degli elettori), come sai, la penso molto come te, non ho altro da aggiungere.
Condivido la preoccupazione di SQ per quel gran numero di elettori (diffusi anche nel nord-ovest, garantito!) che, voterebbero di nuovo Berlusconi e voteranno per chi lo rappresenterà.
Inoltre -opinione di buzzurro- Calderoli andrebbe inseguito e preso a legnate da Roma alla sua natia Bergamo.
Wil: non commento su politica/antipolitica perché, appunto, condividiamo. Non condivido invece l’opinione su Vendola: “raffinata retorica” contrapposto a “qualunquismo da piazza” mi sembra che già spieghi tutto per definizione. (se mi parli di Ferrero o Rizzo ovviamente il discorso cambia, e parecchio). Prodi resta per me un intelligente moderato. Bersani non ha capacità organizzative e comunque dopo lo scandalo Penati, se non prima, avrebbe dovuto dimettersi. A maggior ragione se non c’entrava nulla (la mia opinione personale sullo stile poi è che lo abbia salvato Crozza, ma la butto lì).
Su Berlusconi, non mi resta che rimandare di nuovo all’analisi di Murasaki: Berlusconi non è stato sconfitto, è stato allontanato. Nessuno nega che c’è chi lo rivoterebbe (o che rivoterà PdL), ma (ovviamente secondo me) il punto è altrove.
Su Calderoli, mi spiace, ma no. Nemmeno per scherzo. Credo nello stato di diritto, sempre. E ne uccide più un intelligente comunicato di Monti che una dichiarazione, anche per scherzo, di legnate a chicchessia.