Dopo una giornata campale come quella che ha appena descritto, il mercoledì con Corto Maltese riconcilia con il significato profondo di parole come “relazione educativa”, “passione”, “intelligenza”, “curiosità”,”cultura”. La ‘povna era stata felice di trovare la telematica conferma della ripresa degli incontri, e l’aveva considerata una delle poche buone notizie dello svilente martedì.
Così oggi, dopo il panino al bar, il caffè e i necessari aggiornamenti, si sono seduti, come da prassi, in aula informatica, pronti a lavorare.
“Che cosa facciamo, allora, Corto?”
“Prof., io avrei pensato a qualche idea per l’orale dell’esame, finalmente. Mi piacerebbe parlare un po’ della tesina. Vorrei farla su questo, questo e questo“.
(E ti pareva: un argomento su cui la ‘povna ha lavorato – e pure un po’ – per l’altro mondo. E che segna il suo legame con una città che per lei è insieme idiosincratica e reale).
Si mettono lì, a cercare mappe, planimetrie, foto e citazioni. E la ‘povna tira fuori, per potergli passare i suoi articoli, anche la sua pennina.
“Ecco, guarda: potresti leggere questo e questo romanzo”.
Ma lo sguardo di Corto corre veloce sulla pagina:
“Prof., ma perché questo suo articolo è scritto mezzo italiano e mezzo inglese?”.
Corsi e ricorsi (e i giorni son gli stessi) e il 2006, e ricordi su ricordi. E una finale vissuta intensamente, e un aereo prenotato all’impronta, la Neverland di settembre, uno spazzolino [condiviso] da denti; l’amico mostro, Viola).
“Perché la parte in italiano è quella che è stata pubblicata in un volume miscellaneo, cui interessava quella; il resto sono appunti per un libro che dovevo pubblicare in Gran Bretagna, e non ho mai finito, perché sono tornata a scuola”.
Per cogliere lo spunto, basta poco, specie se lo sai cogliere.
“Ma lei ha mai pubblicato qualcosa?”.
“Sì, Corto, alcuni volumi di saggi: per esempio quello da cui forse puoi trovare qualche suggerimento, e che ti porterò domani”.
“Questo lo sapevo” – fa lui come a dire cosa ovvia, per poi proseguire, coraggioso e titubante – “io, lo sa, intendevo narrativa”.
La risposta è immediata (forse troppo).
“No Corto, io preferisco analizzare il letterario, come Calvin. Per quanto riguarda lo scrivere racconti sei tu quello che è bravo”.
Corto incassa, senza batter ciglio. Però tace, e non la guarda, scettico. Infine:
“Mai, mai, nemmeno niente?”.
“Sì, è vero, un raccontino, una volta, un premietto…”
Sguardo io-lo-sapevo-io-lo-avevo-detto. Ma, a tacitare l’aria interrogativa, tutto ciò non basta:
“E poi, chiaro, scribacchio, come tutti: ma non è mai stato, e questo è vero, più di un passatempo. Sai, come succede, quando ti infogni nelle belle lettere…”.
“Sì” – fa lui, veloce, cursorio, ancora una volta ovvio – “le solite cose“.
E la ‘povna sente ritornare al suo posto l’armonia del mondo. E mentre preparano insieme, veloci, la cartella, e nella corsa alla stazione, e nei saluti, e poi sola sul treno, si lascia prendere, infine, da una straordinaria calma. Perché – ogni volta che ha il privilegio di condividere l’ingegno di questo suo alunno originale, e massacrante – ritrova giorno dopo giorno (quello che sfugge a Max Gazzè, così come a molti altri) il senso vero del suo fare scuola.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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Elenco arido, perché sono pensieri sparsi e sconnessi:
1) Raccontino? Premietto?? Uff, la privacy…
2) Perché l’hai soprannominato Corto Maltese? Ha lo sguardo sottile e penetrante del marinaio che ha solcato mille mari?
3) Corto ha dimostrato delicatezza e tatto, chissà se in cuor suo moriva dalla voglia di chiederti di leggere ‘le solite cose’, magari anche questo blog!
4) Resisterai a non parlargliene? Sicura-sicura? Mah, ci credo poco…
5) E’ bellissimo quando si crea questo intendersi al volo, questa sincronia di pensieri con uno studente. Gratificante.
anche io curiosa…premietto? raccontino?
illuminaci, povna:-)
sarei curiosa (tanto) di far incontrare Corto e Enrichettodalciuffo…
A me Corto piace tantissimo… anche perché tu semini indizi e lui li raccoglie con negligenza, è curioso ma non lo da a vedere, lui corre per la maratona, non si fa mica bruciare da uno scatto troppo anticipato
Comunque, ora che hai seminato generosamente curiosità, a te di soddisfarle!
mi commuovo sempre un po’ a leggere di questa tua missione da insegnante
Per fortuna a scuola ogni tanto si incontrano giovani veramente in gamba che fanno dimenticare i lavoratori come Max Gazzè!
E per fortuna che di Max Gazzè non ce ne sono poi molti… anche se, a onor del vero, anche solo uno è già troppo!
Mi unisco al coro… premietto? Su su… dai su… niente timida modestia, per favore: vogliamo sapere!
Volete dire che voi non sapete del “premietto”?
Sempre modesta la Povna
Che premio è? Raccontaci, almeno tu…
Pens non potrei mai
Di certo non è “etto”
Caspita, la curiosità si acuisce!
Dico “le solite cose” ache io… e immagino con la stessa cuiorità pulsante nella testa di Corto!
Pens: in ordine, rapido: 1) non è importante, davvero!; 2) perché lo ha fatto lui (e comunque sì!); 3) Corto, come si dice al sud, “mi sa”!
; 4) sul blog, sicuramente (lui vi è troppo dentro), sul racconto, invece, nessun problema!; 5) yes!
Bionda: millenni fa, un’altra vita, un’altra ‘povna…
Noise: da come me ne parli, anche io! del resto, come già dissi, un’ottima annata!
Soleil: hai colto esattamente l’essenza di come Corto è.
(sul resto, faremo il possibile…)
Agrimonia: vuoi la verità? ogni tanto anche io!
Cautelosa: come hai ragione, cara, ci voleva proprio…!
Azalea: come hai ragione: uno è già troppo (e siamo sicuri che siano così pochi, sob..). Sul resto, ah, dannata privacy. Ma, davvero, “le solite cose”…
Viv: che te possino…
Pens: e non istigarmela, che già è Pierina di suo!
Viv: replico…
Pens: ma lasciala stare!
Laila: ma sai che secondo me Corto era curioso in maniera meno forte di quanto si potrebbe pensare? (cioè, di sapere se sì, ovvio; ma del fatto in sé, beh, me lo avrebbe chiesto. Per ora gli basta questo, da meditare)
Non farmi sentire così in colpa per uno scherzetto innocente…
Sono un po’ Pierina, anch’io, sappilo!
per questo ci intendiamo!
No, eh, non si lascia insoddisfatta la curiosità di tante personcine carine e ammodino come noi.
Qui si vuol sapere.
Premietto o scherzetto!
Cara ‘povna, da che ti leggo oltre al VdL, ho capito molte cose e mi piace molto il tuo alternare registri… Quel premio sarà stato meritatissimo (curiosa anche io, ma la privacy è qualcosa cui tengo molto, per questo rispetto quella altrui) e se volessi di materiale per un romanzo sul povero (ahi tutti!) mondo della scuola ne avresti e anche di molto buono. Sono orripilata dai Max Gazzè, presenti purtroppo in molti luoghi, alcuni nel mio passato scolastico sono passati sui cadaveri di alcuni amici, so bene di che danni sono capaci e che ci sono anche casi peggiori. Che razza di pre-potenti ci sono nelle scuole?
Xan: ma mi credi se ti dico che le cose importanti sono già state dette tutte?
Cì: grazie per la questione della privacy (che non è vezzo, ma consapevolezza che senza non potrei, per tanti motivi, mantenere questo blog cui tengo moltissimo). E grazie per le tue parole. Purtroppo nelle scuole c’è di tutto. Di molto buono. Ma anche di molto triste. E, come ripeto sempre, nella scuola pubblica è scandaloso che ce ne sia anche solo uno…
Per la privacy mi risulta chiarissimo.
Triste e Terribile. Cacciateli se riuscite, spero la strategia funzioni. Che c’è del molto buono è verissimo, ma è talmente shockante che guastatori impuniti rovinino ragazzi che purtroppo passa in secondo piano, ma è quasi stoico il vostro attaccamento alla missione, hai / avete tutta la mia stima, anche se ho testimoniato solo preoccupazione e sdegno per il resto.
Non è semplice, purtroppo, perché (per quelle famose tutele che sono giuste in teoria giuste, e spesso pure in pratica, ma che poi diventano pericolosa distorsione in Italia) per cacciare un insegnante da scuola (come istituzione; da una singola scuola è lievemente più facile, ma solo lievemente e poi non risolvi molto) sostanzialmente non puoi fare un beato cazzo.
A proposito dello stoicismo: l’anno scorso, di fronte ad altri e sgradevoli eventi tipo questo, ricordo che pensai appunto che si diventa fascisti per stanchezza e per dormire, non si può passare la vita tutta a combattere contro i mulini a vento.
Sai quale è la verità? E’ che io, come dicevo qualche post fa, non penso che sia una missione. Penso che molte delle cose che io, per esempio, o Mafalda (in maniere e con caratteri molto diversi) facciamo abitualmente non siano missione. Siano dovere. E che chiamarle “missione” consente a molti altri colleghi di auto-assolversi preventivamente (“Ehi, quelle due pazze di Mafalda e della ‘povna pensano che rimanere il pomeriggio a scuola non sia scandaloso, ma parte del loro dovere: va beh, ma loro sono eroiche, non è grave se io – con un tempo record che in confronto Carl Lewis è figlio della tartaruga – dopo 3 minuti che è suonata sono già in stazione/in macchina/a casa, insomma, fuori da questa cazzo di scuola”, etc). Anche io sono sdegnata e preoccupata. E l’altra cosa che mi confonde è che tra costoro c’è un sacco di gente che – se una insegnate facesse le cose che fanno loro mediamente agli alunni, o con gli alunni nelle classi dei suoi figli – sarebbe pronta a fare la rivoluzione…
Che frustrazione forte nelle tue parole, mi dispiace umanamente e immagino come debba essere lacerante vivere certe situazioni ogni giorno, però sai che è confortante per molti leggere il tuo sdegno? E so che capirai perché.
Sul resto: è perchè c’è un (preoccupante) distinguo di ruoli: da “lavoratore” puoi essere o fare il professionista – e Max Gazzè et similia NON lo sono, tantomeno lo fanno, pensano a finire il monte ore e uscire prima possibile dal “lavoro” -, da genitori sono calati nel ruolo di consumatori, per cui pretendono un servizio adeguato alle loro aspettative (tralasciando il fatto che a loro volta non lo offrano, ma loro sono “sottopagati” ecc. tutto vero, ma gli alunni non dovrebbero andarci di mezzo e i loro figli non valgono più di quelli degli altri). Non credo che un prof. che non vede nel suo ruolo il dovere di svolgerlo adeguatamente arrivi a pretendere altrettanto da un collega quando è dall’altra parte, tutto è visto in termini di prestazioni, punto. La cosa grave è che nemmeno ravvisano l’incoerenze. Ci sono due settori dove questi comportamenti sono imperdonabili e dovrebbe essere punito con licenziamento secco (e non credo nemmeno sia questione di diventare fascisti, qui è senso di giustizia che reclama ascolto) quando è provato: scuola e sanità. Se hai a che fare con esseri umani un minimo di etica dovrebbe essere richiesto, accidenti.
scusa non ho riletto, ‘ste cose mi fanno incazzare… (!)
Cì: è esattamente quello che penso io. Già un solo lavoratore scansafatiche nel pubblico è uno scandalo, perché lo fa coi soldi di tutti. Un lavoratore scansafatiche (o incapace, inadeguato, inadatto) nella scuola e nella sanità è inaccettabile e ci devono essere dei modi perché sia sollevato immediatamente (con ignominia, se scansafatiche, trovando magari un altro posto, se è volonteroso ma inadeguato) dal suo incarico.
Comunque ho appena raccontato i risultati dello scrutinio dei Pesci…