A scuola della ‘povna, per carnevale, è stato fatto per la prima volta il cosiddetto (e molto mal definito) ‘ponte’.
All’inizio dell’anno scolastico, preso atto che il numero minimo di giorni di attività didattica sarebbe stato rispettato con scioltezza, Barbie aveva infatti disposto che – qualora non ci fossero state occupazioni e autogestioni a cazzo (nel qual caso, sarebbero stati sospesi tutti i giorni in più di vacanza) – sarebbero stati concessi a studenti e insegnanti il lunedì e il martedì di carnevale. E poiché dunque nessuno si è sognato di okkupare proprio niente (c’è Nana a rappresentare gli studenti; e del resto la ‘povna lo scrisse anche su tutti i giornali del regno pure l’anno scorso, che da loro le proteste sono sempre state fatte solo quando c’è da protestare), la promessa è stata mantenuta, per la gioia di tutti (in specie degli insegnanti), e qualche perplessità degli alunni, che avrebbero preferito dormire dopo il veglione del martedì notte, quando, forti delle loro brave maschere, se ne vanno tutti a ballare.
“Se posso permettermi, preside Barbie” – aveva esordito Nana al consiglio di Istituto un lunedì pomeriggio – “sarebbe stato meglio avere il martedì e il mercoledì di ferie”.
Ma Barbie l’aveva liquidata con una rapida ammissione di impotenza: “Vedi Nana, se avessi messo martedì e mercoledì di vacanza avrebbero tutti, lunedì, fatto ponte…”
“… non dico gli studenti, ma proprio gli insegnanti” – aveva aggiunto con doverosa schiettezza di fronte alla faccia scettica di Nana.
“Sarà…” – aveva detto quella.
“Bah” – le avevano fatto eco in tanti.
“Quello che dice Barbie è giusto, e lo capisco” – aveva glossato Corto, meditabondo, in una conversazione telematica (prima di andare a una festa travestito da Blues Brother) – “però in realtà bastava limitare a un solo giorno il “ponte” [da notare le virgolette], con un mercoledì di vacanza schietto e duro”.
“Non è mal pensata” – aveva ribattuto la ‘povna, prima di chiudere il collegamento; e di tornare, tutti e due, ai propri doveri.
L’altra mattina la ‘povna si apprestava a entrare a scuola (come tutti i mercoledì) con calma. Grande è stata la sua sorpresa, dunque, quando, varcato il portone, è incappata in una vera e propria coda.
Davanti alla guardiola, un esausto professor Esagono (facente funzione di vicepreside) distribuiva permessi di entrata in ritardissimo a un compatto gruppetto di ragazzi, tutti evidentemente della stessa classe.
“Ma mi spiegate una cosa?” – domandava perplesso – “alla prima ora non avevate niente; alla seconda supplenza: ma perché [cavolo - lui non lo dice, ma tutti lo pensano] siete venuti a scuola?”.
“Buon giorno a tutti!” – si annuncia a voce allegra la ‘povna, salutando con un sorriso largo da un lato Esagono e dall’altro (e soprattutto) il circolo intero dei suoi bravi Merry Men.
“Prof. Esagono” – la voce di Cirillo Skizzo – “io non ho detto niente; ma ecco il motivo per cui siamo tutti a scuola”.
“Già” – rincara la ‘povna con gli occhi furbi – “pensa che c’è qualcuno che oggi ha messo loro compito di italiano”.
“E ovviamente sono venuti tutti” – la interrompe fintamente esasperato Esagono – “e ovviamente in ritardo e [questo in un a parte] sicuramente anche questo glielo hai detto tu”.
La ‘povna non sa fischiettare, ma fischietta. I Merry Men le strizzano l’occhio, complici (“Ciao, belli, ci vediamo dopo”).
“Detto tra noi, non si può dar loro torto” – continua sempre a bassa voce Esagono, prima di tornare dalla (altrettanto decimata) Onda – “è vero che con il lunedì di scuola libera avremmo suggerito il ponte, ma nulla ci vietava di fissare un solo giorno di pausa, oggi, per quando tornano da ballare”.
“Già, è quello che diceva anche ieri Corto Maltese, mentre discutevamo di organizzazione scolastica” – gli risponde tranquilla la ‘povna.
Ed Esagono prima fa per scuotere la testa, e poi si arrende (perché tanto lo sa come funziona, con la ‘povna).
“Ecco, appunto, sono anche io d’accordo” – boccheggia con aria ironica.
“Ottimo” – rincara lei (che si diverte) – “glielo farò sapere”.
E poi si avviano tutti e due verso le loro aule. Un altro giorno sta per cominciare.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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Effettivamente il post festeggiamento carnascialesco, può essere molto traumatico… Sarebbe stato ovvio dare il mercoledì!
a te i ponti proprio non piacciono eh!
da noi nessun festeggiamento di carnevale!
ma visti i giorni di chiusura per neve è stato giusto così
I tuoi deliziosi Merry Men non finiscono mai di stupire (chi non li conosce)
non pensavo che il martedì grasso fosse una serata così ambita…
qui per carnevale una settimana intera… si vede che festeggiamo alla grande! ^^ (salvo poi lamentare ritardi nei programmi, ma va beh!)
Mi chiedo proprio quale prof metterebbe il compito in classe d’Italiano, il giorno dopo Carnevale…
Ehm. Io ho fatto un compito martedì grasso, uno mercoledì e uno anche venerdì. Ma abbiamo avuto la scuola chiusa per neve nel periodo sbagliato (e pensa che nonostante gli otto giorni eccedenti, siamo andati un giorno sotto perché la scuola è rimasta chiusa per il concorso a preside tre giorni. Noi abbiamo lavorato in quei tre giorni, ovviamente).
Sapranno organizzarsi per il prossimo anno
Laila: ovvio?! hai presente quanto sarebbe stato difficile fare approvare “un solo giorno di vacanza?!” in collegio docenti? hai presente quanti professori il primo settembre hanno l’agenda alla mano e compulsano frenetici il calendario per trovare quanti ponti chiedere per fare i giorni minimi di scuola?! hai presente quanti professori cambiano giorno libero da un anno all’altro sulla base dei conteggi delle festività?!
Annika: a me piacciono i ponti veri e le pause sensate. Attaccare il lunedì e il martedì alla domenica: a) non è tecnicamente un ponte; b) lascia fuori la questione del mercoledì… Detto questo no, la pausa di carnevale mi pare tra le cose sensate. Cum grano salis, però!
Pens: hai detto tutto tu!
Noise: da noi è ambitissima, davvero quasi più del 31!
Norma: sai, non è detto che il poveretto che si lamenta dei ritardi nei programmi (una settimana è davvero troppo) sia lo stesso che l’ha votato in collegio docenti. Tanto per dire, io mi sarei lamentata. E sicuramente voterò contro a un’intera settimana data a cazzo. E sicuramente sarò, sempre, tragicamente in minoranza.
Linda: hai capito, la stronza?!
LGO: il martedì non avrei potuto, era festa. Il venerdì ero nell’altro mondo e ovviamente ho fatto regolarmente ciò che dovevo fare. Sai, la questione non è tanto mettere o meno il compito se non c’è vacanza. Ma dare due giorni di vacanza nei giorni sbagliati. Io ho messo il tema, che a loro piace e per il quale non c’è da studiare (e ti garantisce che nessun altro ti metta altro in quel giorno). Loro hanno sanamente mugugnato un po’. Io ho tenuto duro. Loro sono entrati un’ora dopo. Hanno fatto il tema. E hanno preso un sacco di bei voti!
Agrimonia: magari, cara. L’anno prossimo Esagono si alzerà e proporrà di dare solo il mercoledì di vacanza al collegio docenti. E sarà messo tragicamente in minoranza da tutti i prof. che vogliono fare due giorni. E tutto sarà come ora. (L’organizzazione dei ragazzi invece è stata perfetta, devo dire!)
['povna, scusa, ma la tua risposta m'ha fatto sbellicare dalle risate!!!
]
la trama era ordita a puntino per motivare il prof. Esagono a proporre l’alternativa
e su questo mi congratulo! 
)
resta il fatto che le vacanze (ehm, i giorni di pausa ) vengono assegnate tutelando le priorità del personale adulto che lavora a scuola, mentre i ritmi dei ragazzi non vengono tenuti granché in conto… that’s Italy, solo in casi rarissimi qui vengono presi in conto le esigenze del ciclo studio/riposo degli allievi (ad esempio il mercoledì francese
Soleil: il mercoledì francese, in Italia, incontrerebbe in primis l’opposizione di tutti i genitori…
mah… se penso a come viene ridotta la piazza dietro casa mia, dove vanno a passeggio nonni e nipotini, il martedì grasso, divento una delle principali sostenitrici del martedì di vacanza: passata di pomodoro, uova, farina, schiuma da barba, olio (!), vino, coca-cola, il tutto sparso ovunque, sui prati, sugli scivoli e le altalene, sulle panchine, ed ovviamente per terra, con il rischio che qualche vecchietta ci rimetta il femore.
)
insomma, il carnevale va bene, ma ci vorrebbe anche un po’ di civiltà. in assenza della quale, meglio un giorno di vacanza in più. e magari un’entrata alle 9 “ufficiale” il mercoledì, piuttosto che un troiaio generalizzato in città.
devo dire che nella cittadina dove si insegna noi non ho mai visto cose turpi di questo tipo.
si vede che in provincia sono più civili (e tu che continui a sostenere che è meglio vivere in città… avrai anche ragione ma…
Linda:
Soleil: infatti. E’ buffa questa cosa: ne parlavo con la mia amica Viola e l’amica collega (entrambe mamme, ci tengo a precisarlo!) proprio oggi a pranzo: è come se in Italia, rispetto agli altri paesi (o a molti) europei si desse la priorità ai ragazzini là dove dovrebbero avere gli adulti, e priorità agli adulti là dove dovrebbero averla i ragazzini.
LGO: io sono andata in una scuola che faceva il mercoledì francese – e così fanno anche le scuola francesi in Italia (però potrebbe essere un ibrido): per quanto ne so, oramai da parecchi anni – ma chiediamo a Solei per conferme – non è che non si va a scuola del tutto; semplicemente, si esce prima; così forse ci si potrebbe anche stare. (Ma in generale il punto è sempre la società che sta intorno, che andrebbe tutta rigirata come un calzino).
Collega: non so; io alla fine mi sono convinta che il martedì a casa per i ragazzi non abbia tanto senso (e penso che se devono fare casino lo fanno anche – e anzi – se stanno a casa da scuola); ne aveva ancora meno fare il martedì e il mercoledì, perché ci sarebbe stato il lunedì di vero ponte. Invece il mercoledì alla francese una tantum, di vacanza, alle ceneri, ci sta proprio bene, perlomeno in quelle realtà in cui il veglione esiste davvero! Ma, purtroppo temo abbia ragione Esagono (e Barbie): a proporlo in collegio, di fare un giorno in meno di vacanza, anche ad averlo pensato (e non lo abbiamo pensato, nostra culpa) ci avrebbero votato tutti contro.
Sul paese, in realtà capisco (e condivido) una parte di quello che dici. Però nonostante tutto penso proprio che in quella delicata età dei nostri alunni vivere in paese significhi rinunciare a molte cose di apertura inevitabile. Ieri (vedi il post successivo) parlavo di università con Calvin (che come sai è uno davvero saggio e saldo – e il suo paesino lo ama profondamente), e mi diceva: “Ma si rende conto che per pensare all’università ci devo mettere da parte i soldi del trasporto, e la fatica: è così difficile seguire i proprio sogni quando si vive a Castagnone…”.
LGO e ‘povna : in effetti in Francia il divario tra città e campagna storicamente s’è giocato anche nell’organizzazione del mercoledì libero… Ora, da quel che vedo nella realtà cittadina dei comuni della regione parigina e di Lille (i due esempi che conosco) tutto è organizzato per dare una scelta di attività di vario genere e laboratori per gli studenti senza dar troppi pensieri ai genitori (i quali spesso ambedue lavorano). Di solito il comune affida l’edificio scolastico a cooperative (che spesso sono le stesse che gestiscono l’accoglienza dei bimbi dalle sette del mattino gli altri giorni) che organizzano gioco libero animato, atelier di recitazione o scultura, fanno provare diversi tipi di sport, corsi di musica e così via. Credo che si esca prima per il fatto che il mercoledì è stato pensato anche per dare un modulo di tempo disponibile per chi segue il catechismo per i cattolici o l’equivalente per le altre religioni (in Francia non si fa religione nelle scuole della Repubblica). E i prezzi per tutto ciò a carico dei genitori, da quel che ho visto, possono essere davvero modici.)
Grazie Soleil, del tuo racconto con mano sinistra: mi confermi che, nonostante la mia anglofilia, tutte le volte che penso alla scuola francese ho un moto di vera stima!
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