12 marzo 2012

Mancano meno di tre mesi alla fine della scuola.
Ne mancano tre, più dieci giorni, all’inizio dell’esame di stato.
Il lungo marzo (mese cruciale per la didattica scolastica, nel quale si gioca – bene bene o male male – un anno intero) galoppa giù lungo il suo secondo terzo, con una velocità che è perturbante (e non usuale). Aprile, sarà un attimo. E già a maggio si ride.
Oggi da scuola (dove la ‘povna arriverà un’ora prima, con anticipo) mancherà tutta l’Onda, occupata a buttare, insieme ai suoi coetanei, il sale in mare.
La ‘povna avrà poco tempo di rendersene conto, perché tanto sarà presa dalle sue classi vere (i Pesci e i Merry Men) e da quell’altra ombra (i Maculati: che le dà tanti, ma tanti pensieri).
Eppure la ‘povna, in ogni singolo minuto, ne sarà cosciente. Perché quel sottile filo rosso che li lega l’una agli altri, ineludibile, non si può spiegare; ed è una cosa solo loro.
E potrà fare le prove generali per quando, l’anno prossimo, non mancheranno tre mesi e dieci giorni: non mancherà più niente.
O, anzi, meglio: mancheranno sempre e solo; e basta.
E forse è giunto il tempo, per la ‘povna, di qualche seria e ponderata decisione.

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Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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35 risposte a 12 marzo 2012

  1. xanthippe ha detto:

    Mobilità quest’anno no ma l’anno prossimo sarà
    Ondina va un’altra classe il tuo posto prenderà

    (sulle note de La compagnia)

    (ok, ok, vado a dormire!)

  2. mi manca qualche tassello… passata l’Onda ti trasferisci? O riprendi l’Altro Mondo a tempo pieno?

  3. rosenuovomondo ha detto:

    Forse la mobilità…. forse si…

  4. Linda ha detto:

    Diamine, che lucciconi…
    sarà che mio figlio è già fuori per festeggiare con la sua classe, sarà che temo la sua non ammissione, sarà che ce la sta mettendo tutta, anche se tardi, sarà che quel che scrivi è così bello.
    lasciare il mondo della scuola per fare altro, per quanto nobile e più retribuito, sarà dura: ma tu già lo sai, temo…

  5. pensierini ha detto:

    Mah, se ci fossi io al tuo posto, lasciare i Pesci sarebbe senz’altro duro, ma macinare un po’ meno chilometri in treno allevierebbe, credo in modo decisivo, il dispiacere del distacco. Ho capito giusto? O davvero ti vuoi dedicare al lavoro dell’altro mondo a tempo pieno?

  6. vnnvvvn ha detto:

    Faccio fatica a pensarti altrove

  7. agrimonia71 ha detto:

    non capisco tutto quel linguaggio burocratico, ma leggendo i commenti posso buttare lì che sarebbe una gran perdita per i tuoi pesci….sempre che io non abbia capito fischi per fiaschi

  8. cinas ha detto:

    capisco sempre poco di sto blog …

    • pensierini ha detto:

      “Nigra sum sed formosa” … e “vi parlerò con una lingua da iniziati”… scusa ‘povna, oggi mi sento veterotestamentaria! ;-)

  9. seya ha detto:

    Mobilita`?? O.O…

    Seya

  10. laGattaGennara ha detto:

    uh.
    i lunedì di marzo a volte mi fanno venire voglia di telefonare e dire “oggi non arrivo”, ma non per fannuloneria, tu sai. E’ un tipo strano di pre-mobilità. :)

  11. Mammozza ha detto:

    Chiedo mobilità pure io ma per motivi meno poetici, semplice gestione familiare, l’anno scorso il pellegrinaggio Bologna Mantova è stato pesantuccio per tutti, anche se dal punto di vista lavorativo ci ho rimesso tantissimo.
    Ponder pondera

  12. laila78 ha detto:

    Uh… trasferimento nell’aere??

  13. 'povna ha detto:

    Xan: se resto sul lido, se sciolgo le vele… ogni tanto Metastasio ci vuole!

    Soleil: in realtà non ti mancano tasselli, sono io che sono criptica e ancora con le idee poco chiare. Diciamo che sicuramente con l’Onda si chiude un ciclo. Che, in quei termini (in altre forme ovvio che sì, è sempre e già tornato…), non tornerà mai più (perché ogni rapporto è unico, ma a nessuna altra classe sarà dato di essere la prima classe che ho portato a compimento…). In più, è molto probabile che l’anno prossimo le ore sia della collega di Snape sia di Mafalda (con cui lavoro oramai senza soluzione di continuità da cinque anni, tante che insieme io e lei facciamo un po’ Bonnie e Clyde) diminuiscono. La collega di Snape vuole chiedere il trasferimento; Mafalda ci sta pensando. E, in quel caso, io dovrei reinventarmi alcune (parecchie) cose.
    Detto questo, è probabile che non ne faccia niente (o poco; o che cambi qualcosa interno alla scuola). Ma voglio tematizzare questa cosa in modo chiaro, per la prima volta dopo cinque anni. Magari per dire che no, non è tempo. Ma la devo e la voglio tematizzare.

    Rose: già… forse. Ma almeno va contemplata nell’orizzonte dei possibili!

    Linda: no, ma non lascerei il mondo della scuola (faccio già altro metà del mio tempo!). Semplicemente prendo in considerazione l’idea di trasferirmi, lavorativamente parlando, nella piccola città! Immaginati i lucciconi miei…!

    Pens: sarò sincera: lasciare i Pesci, almeno per ora, mi dispiace perché non mi piace lasciare storie a mezzo, ma non è duro. Più duro sarebbe lasciare i Merry Men. Ma può darsi che li lasci, ma anche no (questa è un’altra delle possibilità rimanendo in quella scuola). E in ogni caso i Merry Men si prestano a essere un bellissimo unicum, anche in termini temporali (un anno solo che vale doppio, inchino e saluti). La questione è capire anche se e quanto mi conviene rispetto all’altro mondo (che è più vicino alla città della scuola che alla piccola città); e se nella piccola città si liberano cattedre. Ma insomma, bisogna almeno aprire il capitolo, e ragionare.

    Viv: anche io. Però so che le mie coordinate passano da elementi che l’anno prossimo non ci saranno, o potrebbero non esserci. E quindi bisogna rimettersi in moto. E quanto meno ragionare.

    Agri: sì sì, sono usciti i trasferimenti per la scuola, e io medito se fare domanda… Ora vediamo!

    Cinas: mi spiace… :-( pensa che chi mi conosce sostiene che grazie al blog sono diventata meno criptica! (però tu hai scelto anche uno di quei post de core che non aiutano!)

    Pens: già! ;-)

    Seya: oh, yes.

    Mammozza: infatti. Per ora si medita. poi si vede!

    Laila: quanto meno una tematizzazione, come direbbe la collega di Snape!

  14. ellegio ha detto:

    Anche se il tuo commento chiarisce un po’ i termini, sfuggono ancora troppi elementi. A me è sempre pesato molto il tempo lungo degli spostamenti per raggiungere scuole lontane, per esempio, e ridurlo in maniera significativa mi ha permesso diverse cose. Come scrivere scemenze sul blog, per esempio (che non è chissà che, ma serve anche quello).

  15. melchisedec ha detto:

    Trasferimento pare l’oggetto dei tuoi pensieri; hai sicuramente le tue buone ragioni.
    Personalmente non intendo muovermi un centimetro dalla scuola in cui sto: mi terrorizza finire l’ultimo in graduatoria e allontanarmi da casa… e in aggiunta alunni splendidi in generale.
    Nulla però è certo.
    Buona ponderazione.

  16. 'povna ha detto:

    LGO: in realtà è abbastanza semplice: si chiude un ciclo, la collega con cui lavoro da quel ciclo forse se ne va, lavoro a 50 km da casa: vale la pena chiedere il trasferimento? I pro li ho detti. I contro: sono 50 km da casa, ma 130 (invece che 180) dall’altro mondo, dove lavoro settimanalmente, dunque da questo di vista nella piccola città mi allontano; e poi quello che scrive Mel: nella mia scuola sono terza in graduatoria, seconda l’anno prossimo, e con una mia nicchia scavata da sempre. Ha senso rischiare di perdere posto (o trovare un preside sciocco) altrove? Non è un caso che a scuola nostra il 75% siano pendolari di lunga distanza, perché chi arriva difficilmente se ne va.
    (sicuramente non ho bisogno di più tempo per scrivere sul blog, questo va più che bene; però il treno alle 6.30 è pesante; d’altra parte, lo sarebbe anche incontrare alunni per le vie delle piccola città).

    Mel: come dicevo, io non insegno vicino a casa, io faccio ogni giorno 100 km di viaggio! D’altra parte, visto che molte volte alla settimana capita che sappia da dove parto la mattina, ma non in che luogo torno, viene da chiedersi se la città della scuola, a metà di tutto, non sia il luogo più vicino alle mie molte case! Però… tra vent’anni? Se nella piccola città va in pensione un’insegnante della scuola fica (nel senso sempre non di liceo, ovvio, io non sono una da ‘voglio-solo-i-bravi), visto che poi sarà tutto sempre fermo per 20 anni, non avrebbe senso prendere questo treno?!

  17. sportelloutenti ha detto:

    Io penso di trasferirmi verso una città di mare e avvicinarmi ad alcuni miei carissimi amici tutti gli anni…. Io sono nata al mare, tra le altre cose
    Elisa

  18. ha detto:

    Stamattina ho letto e ci ho capito poco. Ora un po’ di più. Ardua decisione… so che per voi è complicatissimo. Forse sarebbe imbarazzante trovarsi alunni mentre prendi l’aperitivo. O forse no? Effettivamente fare i pendolari stanca. Io ricordo quando facevo l’università e prendevo il 6.40 al mattino e il 18 al ritorno e… accidenti se pesava! Come pesava quando facevo formazione in giro ed ero sempre in macchina (scooter per disperazione quando i clienti erano in città). Però ricordo anche che per lavorare in certe città prendevo il treno e c’era addirittura tempo per leggere. Non so, mi chiedo solo se ha senso passare tante ore in viaggio…

  19. 'povna ha detto:

    Elisa: per me sarebbe vivere e lavorare nella stessa città; una cosa che non mi accade dai tempi di Cambridge, e prima ancora di quando ero studentessa al nord.

    Cì: hai colto esattamente, pronunciando la parola “aperitivo”; ovviamente potrei sopportarlo, ma devo dire che mi sono abituata ad avere uno spazio mio, nella piccola città, diciamo da sempre (nel senso che appunto ho sempre avuto il lavoro abbastanza lontano). Il treno mi piace molto, e anche io leggo tantissimo, in quel caso. La vera questione è l’orario della 1° ora, che davvero mi peserà sempre perché io sono una insonne cronica, e ci sono cose cui non mi abituerò davvero mai… Probabilmente poi può essere una domanda retorica, perché – visto che comunque la mia scuola è molto comoda per varie ragioni (e io sono in buona posizione, in vari sensi) – io mi sposterei solo per andare in singole scuole, e non altre. Diciamo però che credo sia giunto il momento di interessarsi alla vicenda e sapere dove, come, quando si libera un eventuale posto nella mia materia. Per cinque anni non me ne sono occupata perché sapevo che io sarei restata lì insieme all’Onda (l’avevo promesso ai loro genitori). Ora l’Onda cresce e fugge, forse Mafalda e altri se ne vanno. E io medito sul futuro.

  20. ellegio ha detto:

    Ok, il blog in effetti era l’ultimo dei miei pensieri quando ho cominciato a chiedere il trasferimento :-) Essenzialmente mi pesavano il treno all’alba per ragioni di organizzazione familiare e il clima di disfatta che si respirava nella prima scuola. Ma, devo dire, soprattutto il tempo degli spostamenti. Paradossalmente, l’anno che ho lavorato a Potenza viaggiando una volta sola a settimana mi sembrava più semplice…

  21. cautelosa ha detto:

    Quando un ciclo si chiude e giunge il momento delle decisioni, si è sempre dibattuti tra il cambiare o il restare, mettendo sul piatto della bilancia i pro e i contro…
    Nel mio caso, l’ipotesi di un trasferimento dall’ultima scuola in cui ho insegnato, 24 anni, quasi una vita e a pochi minuti da casa, riaffiorava di tanto in tanto in qualche sogno notturno, veri incubi, che mi tormentavano per giorni.

  22. 'povna ha detto:

    LGO: No no, ma la mia era una auto-battuta con annessa autocritica: io ho sempre scritto nella forma della seconda persona singolare (i.e: ho sempre avuto narratari, ora ridotti a causa del blog). E così come so che è una cosa consustanziale al mio equilibrio (solo narrando la trama prende vita, ma si filtra, si dipana, si chiarisce, si comprende, si complica), so anche che questo equilibrio oscilla in un eterno pendolo tra repressione razionale (“‘povna, moderati, non scrivere troppo”) e ritorno del represso (scrivo, dunque comprendo) – per usare i termini di Francesco Orlando. Quindi non metterei mai nella mia vita più tempo per la seconda persona singolare. Tanto so che quello giusto me lo prendo, e di più è meglio di no.
    A me il treno all’alba pesa perché sono nottambula (e lo sarò sempre) e insonne, e sonnambula, e moderatamente narcolettica. E tutte queste cose sono più pesanti a 50 km dal luogo di lavoro. Il tempo degli spostamenti con un treno che mi deposita a minuti 3 da scuola (e 10 circa da casa) molto meno, anche perché leggo un casino.
    Ma a Potenza insegnavi a scuola?! Perché devo dire che anche per me l’altro mondo esclusivo a 180 km (o 400) non dava problemi. La questione degli incastri spazio-temporali diventa per me più complessa quando una delle variabile è la scuola!

    Cautelosa: è proprio così: per questo evocavo Metastasio…! Vediamo un po’ che cosa dirà la bilancia!

  23. ellegio ha detto:

    No, non insegnavo a scuola. Però dormivo lì dal lunedì al giovedì :-) (cioè, veramente dormivo poco, ma durante il fine settimana mi rifacevo)

  24. labiondaprof ha detto:

    Io dopo aver vagabondato per mille scuole della provincia, da 8 anni sono stabile. E per di più, nel paesino dove vivo. Ti assicuro che passati i primi momenti, ci si abitua a vedere gli alunni fuori dal bar dove prendi l’aperitivo, o le mamme al negozio di alimentari sotto casa. Se a questo aggiungi che comunque non è il paese dove sono nata e cresciuta, il livello di privacy e sano distacco è abbastanza soddisfacente.

  25. paluca66 ha detto:

    ‘povna quando i tuoi impegni ti lasciano un minuto libera fai un saltino da me a ritirare ciò che ti spetta!

    http://www.gliaffidabili.it/a/altro/il-premio-il-blog-affidabile

  26. maris ha detto:

    Carissima, volevo segnalarti che il prof. Ziccardi ha risposto personalmente sul blog Marsilio.
    Per ciò che riguarda il post…mi sa che devo leggere un pò la storia del tuo blog per cercare di comprendere qualcosa, perchè i nomi e soprannomi che adoperi mi risultano un tantino….”nebbiosi” ;)
    Baci!

  27. Enzorasi ha detto:

    Continuo a venire qui nonostante questo sia un blog specifico sul mondo della scuola e i commenti , bene o male, girino tutti attorno a quel mondo e ai suoi problemi. Sarà che son figlio di due insegnanti, sarà che ritengo l’insegnamento una pietra fondamentale della casa di una Nazione (infatti noi non lo siamo visto il modo con cui trattiamo la scuola e i suoi operatori) sarà per qualcosa di indefinibile che avverto chiaramente nella tua scrittura e che mi intriga molto.
    Ma infine volevo chiedertelo dalla prima volta in cui arrivai qui: che significa “Povna”?

  28. Enzorasi ha detto:

    Chiedo venia sono stato distratto: bastava andare alla voce POVNA là in alto.

  29. 'povna ha detto:

    LGO: Sì, ho presente credo. Quando lavoravo nella città rossa era tutto un dormire quando si poteva…!

    Bionda: dici che prima o poi ci si abitua, a incontrare i propri studenti in giro? Aggiungo questo dato, e continuo a meditare!

    Paluca: ma grazie mille, è bellissimo questo premio! :-D

    Maris: sì, l’ho visto, grazie: è stato molto gentile! I nomi sono quelli delle mie classi attuali (Pesci e Merry Men) e di quelle storiche (Onda e Maculati).

    Enzorasi: per la verità questo non è un blog specifico sul mondo della scuola (sulla quale condivido peraltro la lettura), ma sul mondo della ‘povna, tanto è vero che ogni settimana si parla sempre almeno di letteratura, cultura, spesso politica, varie. Grazie comunque per la stima!

  30. ildiariodimurasaki ha detto:

    Butto anch’io i miei due cent: in una città, per quanto piccola, il rapporto con gli alunni è diverso e trovarli per strada o all’aperitivo è piuttosto raro. Quanto al trovare un preside sciocco, lo darei come quasi certezza perché la gran maggioranza lo è.
    In tutti i casi, farai la scelta giusta perché non potrai mai sapere come sarebbe stato DAVVERO fare l’altra. Consiglio l’aiuto di un buon vino da meditazione, o comunque di un buon vino ^__^

    • 'povna ha detto:

      Murasaki: la piccola città è davvero piccola, in questo, purtroppo (o forse io frequento gli stessi luoghi che frequenterebbero loro): l’Amica Vicina quest’anno è perseguitata dagli incontri, e per me sarebbe uguale…
      La questione del preside è importante: Barbie è in gamba. E molto di buon senso. Dote rara.
      Sul vino provvedo già questa sera con un bell’aperitivo con Emy!

      ps. intanto pare che Mafalda non se ne vada, e questa è già una notizia! :-D

  31. Pingback: Should I Stay Or… | Slumberland

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