Nicholas Nickleby

Dickens è sempre Dickens. Anche quando, come in questo romanzo ancora quasi di esordio, è incerto sulla strada da prendere e per questo oscilla tra i generi come un pendolo letterario. Così, se si arriva alla lettura di Nicholas Nickleby dopo essere passati da altri (e maggiori, in tutti i sensi) cimenti, all’inizio si può restare un po’ spiazzati. Perché il maestro di trama e storytelling ha ideato un congegno che a volte scricchiola (sia pure non troppo), e nel quale i tanti cambi di scenario arrivano all’improvviso, quasi casualmente, con poca preparazione. In particolare, tutta la sezione della “vocazione teatrale di Nicholas Nickleby” (sulla quale l’influsso dell’Ur-Meister è ben più che evidente), per quanto assai divertente, mantiene la sua funzione di ‘a parte’, elemento che porta ritardo, più che vero e proprio sviluppo, della trama. Una volta posto mente al gioco dei generi, però, tutto si fa più netto: perché il lettore allora comprende che Nicholas Nickleby è soprattutto un romanzo picaresco, così come il suo protagonista omonimo assomiglia molto meno a David Copperfield che a Tom Jones. Finalmente in modalità Fielding, il lettore può dunque godersi in pieno le avventure di questo giovane povero; e riconoscere i tratti di quelli che diventeranno i capisaldi di una dickensiana Bildung: la denuncia della povertà di Londra, la filantropia sociale che vi fa da controcanto, l’interesse per un mondo della scuola e dell’educazione, negletto, i nomi parlanti (che denunciano la vuota supponenza dei rappresentanti del bel mondo), l’ansia di accumulare soldi e ricchezze che porta a un fallimento esistenziale fatto di solitudine e grettezza (e qui Ralph Nickleby, l’antagonista, anticipa un bel po’ di caratteri del futuro Scrooge). L’ultima parte prevede il tradizionale scioglimento, che non esita ad avvalersi di artifici (picareschi) da deus-ex-machina, anche se una serie di elementi già alludono a una più compiuta Bildung, e a un finale che sa di dolce-amaro.
(N.B: Una traduzione antiquata, ma completa, del romanzo, si può scaricare in completa legalità qui, sul sito, benemerito, di Liber Liber).

E – ancora una volta con il suo amato Dickens – la ‘povna partecipa al consueto appuntamento del venerdì del libro.

Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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11 risposte a Nicholas Nickleby

  1. ilmondodici ha detto:

    ri-ciao ‘povna.
    l’ho letto, in tempi antichissimi, quando abbiamo saccheggiato la biblioteca per il nostro circolino letterario informale di nostalgiche, ex compagne di liceo, delle letture dickensiane. questa volta ci scambiamo la rievocazione di ricordi lontani…

  2. melchisedec ha detto:

    Non l’ho letto. Mi servirò delle tue indicazioni, perché Dickens merita. Sempre.

  3. ToWriteDown ha detto:

    Mi manca, approfitto del link che hai lasciato per un’occhiata, ma non voglio farmi bloccare dalla traduzione: talvolta se è troppo antiquata non me la sento di proseguire. A meno che non sia qualcosa di già letto che riesco a leggere solo così, in vecchio stile linguistico.
    Grazia

    Ps. ecco, a me la password per il post precedente proprio non riesce…

  4. 'povna ha detto:

    Cì: è vero! Bello l’amarcord che parte dai libri, ha un sapore tutto suo…

    Mel: assolutamente. Quando è coi suoi capolavori, perché sì. E se no perché è sempre divertente seguire le prove generali di capolavoro negli altri suoi romanzi.

    Grazia: la traduzione, lo vedrai, è veramente antiquatissima. Però non autenticamente mal fatta. Se no c’è sempre il vecchio Gutenberg, in lingua originale, dove io leggo la maggior parte delle mie British things su kindle! Per la pw, ti ho scritto in pvt.

  5. ornella ha detto:

    Credo di essere l’unica in grado di ricordare lo sceneggiato televisivo in bianco e nero ( tardi anni sessanta? ) di questo romanzo! Più tardi ho letto il libro (ero forse in terza media), ma non ne ricordo molto. L’ho vanamente cercato in biblioteca e in libreria, vorrei provare a rileggerlo. Anche se lunedì ho prelevato in biblioteca David Copperfield in edizione integrale, nella traduzione di Pavese, e confesso che faccio molta fatica a seguire tutte le circonvoluzioni meditative di Dickens. Alcuni dialoghi mi ricordano le soap opera sudamericane, per la loro lentezza e ripetitività…. Sono passati molti anni lo stile è cambiato e noi siamo abituati ad altra scrittura, oppure è colpa del caldo ?

  6. agrimonia71 ha detto:

    Sto leggendo “la collega tatuata” di margherita oggero e non so perchè ma mi ricorda vagamente te, specie nei dialoghi acuti e ironici……è davvero divertente

  7. 'povna ha detto:

    Ornella: ho capito quale dici, credo:deve essere quello di D’Anza, che però non ho mai visto. Quando vivevo in UK ho visto quello della BBC, che non era per nulla male. Su David Copperfield, che dire? Io lo trovo sempre splendido. Però secondo me la traduzione di Pavese, pur interessante per molti versi, non aiuta. Proverei qualche altra traduzione, più fedele al testo, in questo caso…

    Agri: eh eh. Sai che il tuo commento mi riempie di gioia? Perché io mi sento molto spesso simile a Camilla Baudino?! :-D

  8. Pingback: Homemademamma » Venerdi’ del libro: “Acqua agli elefanti”

  9. Tamara ha detto:

    Mi manca…però per il momento passo…Non so bene cosa vado cercando, ma in questo periodo sono un’anima un po’ inquieta in fatto di scelta di libri da leggere…

  10. ildiariodimurasaki ha detto:

    Ho letto l’edizione della BUR grigia, un paio di decenni fa – ottime edizioni, col difetto di non reggere troppe riletture. Se si supera la tentazione di strozzare la sorella, e soprattutto i momenti in cui lui è con la sorella, ha diversi lati positivi. Diciamo un romanzo di transizione?

  11. 'povna ha detto:

    Tamara: sicuramente non è un libro che si adatta all’inquietudine, allora meglio passare per un po’. Se vuoi rimanere su Dickens, meglio Grandi speranze, oppure qualche racconto di fantasmi, direi.

    Murasaki: secondo me sì, di grandissima transizione. E hai assolutamente ragione: i momenti in cui lui è con la sorella fanno venire la voglia di dare a entrambi un sacco di mattarellate sulla testa, per farli rinsavire.

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