‘Budo’ di riso alla maniera di mamma ‘povna

Raccontano gli annali della storia ‘povnica che – quando lei era ancora molto piccola, e viveva nella città della stazione nota (dalla quale si sarebbe però assai presto trasferita, in direzione nord) – un giorno fu ripresa da Mr. Mifflin, che voleva estirpare dal suo linguaggio quella che giudicava una propensione disdicevole e melensa per i vezzeggiativi.
“Non devi dire ‘mammina'” – tuonò, non concedendo sconti – “e nemmeno ‘braccino’, ‘ditino’ o simili. Le cose sono le cose, senza bisogno di eccessive frivolezze. Mi hai capito?”.
La ‘povna annuì, con fare compiacente. Ma covava nel suo cuore, permalosa, la vendetta. Che non tardò a trovare, per dispiegarsi, un’occasione buona.
Erano (stranamente) tutti insieme a tavola. “Adesso ti sistemo” – ricorda di aver pensato la ‘povna.
“Mr. Mifflin” – la ‘povna era stata educata a non pronunciare mai con lui la legittima etichetta “babbo” – mi passeresti un ‘grisso’? Vorrei mangiarlo col prosciutto”.
Per poi aggiungere, con uno scintillio malefico degli occhi:
“Ah, come mi piacerebbe un po’ di dolce: chissà se la mamma ha cucinato il suo meraviglioso ‘budo'”.
Un silenzio ammutolito accolse le sue parole, così come prevedibile. Da allora in poi la ‘povna mantenne il suo diritto – orgogliosamente conquistato sul campo – a vezzeggiare la lingua italiana a suo capriccio. Ma, soprattutto, nel loro lessico fami(g)liare (courtesy of the Pellons’ mother, cui, come promesso, regala la ricetta) si mangiò, da allora e per sempre, dell’ottimo “budo di riso”.
Così, visto che è una ricetta che mamma ‘povna rispolvera sempre a metà agosto, la ‘povna decide di pubblicarla (citando dagli archivi della cuoca, fedelmente) in questa estate sonnolenta. Anche se l’uso sistematico del forno ne descrive senza dubbio delle assai più autunnali coordinate.

Ingredienti: riso 150 g.; latte 750 cc. (ma tenere da parte un po’ di latte da aggiungere eventualmente); un pizzico di sale; 90 g. di zucchero, più quello necessario a caramellare lo stampo; 50 g. di uva passa; 1 bustina di vanillina; una buccia di limone (senza la parte bianca); 3 uova; rum 3-4 cucchiai; burro quanto un uovo scarso (dice l’Artusi, sulla cui base è stata contaminata la ricetta)

Fare bollire il latte insieme al riso e alla buccia di limone a fuoco basso. Mescolare a tratti, perché non si attacchi. A metà cottura aggiungere lo zucchero e l’uvetta, precedentemente ammollata nell’acqua tiepida, e il burro. Proseguire la cottura fino a che il latte verrà assorbito. Togliere la buccia di limone. Dato che bisogna far intiepidire il tutto prima di proseguire, si può ritirare dal fuoco un po’ prima, tanto il riso assorbirà freddandosi tutto il latte. Aggiungere la vanillina, 3 tuorli d’uovo e il rum, che contribuisce a freddare il tutto in modo che le uova non cuociano e poi, con il solito metodo (cioè piano piano, mescolando sempre dalla stessa parte), le chiare d’uovo montate a neve ben ferma. Riempire lo stampo precedentemente caramellato – circa 4-5 cucchiai di zucchero, ma dipende dalla grandezza dello stampo – e cuocere a bagno maria nel forno a 180 gradi, dai 35 ai 45 minuti a seconda del tipo di forno. Verificare la cottura con lo stecchino e togliere dal forno quando è cotto, così non si asciuga troppo. Rovesciare su un piatto quando è tiepido. Lo stampo conviene caramellarlo mentre cuoce il riso, così è pronto quando serve.

Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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18 risposte a ‘Budo’ di riso alla maniera di mamma ‘povna

  1. pensierini ha detto:

    Ben severo, il tuo “non-chiamarmi-babbo” Mr. Mifflin! Ma, bisogna ammettere, con occhio più che attento al corretto uso del linguaggio: la ‘povna non poteva venir fuori che rigorosa e dispettosa così com’è! ;-) Grazie della ricetta, la metto da parte e la proverò quanto prima!

  2. laGattaGennara ha detto:

    io mi son presa della ziona da pochissimo, eran meglio i vezzeggiativi…ahò per la ricetta e le dediche son già gelosa ahahahahaha! il budo di riso mi sa che non mi piace, ma si sa io sono un po’ creta.

  3. ildiariodimurasaki ha detto:

    L’ennesima ricetta di budino di riso, sempre mutevole e sempre uguale a sé stessa, nella bontà. Ahimé, che mi toccherà provare anche questo, che io davanti a qualsiasi variante dei budini di riso non so resistere, né in verità provo minimamente a farlo…
    Ah, questa continua, interminabile ricerca del Budino di Riso Ideale, e ogni volta pensi che l’ultimo che hai provato sia il migliore, e forse è vero, perché ognuno a modo suo è il migliore, se proprio non bruci lo stampo o cose del genere…
    Ma in fondo lo scopo del viaggio è il viaggio stesso, o almeno così devo aver letto da qualche parte, tra una porzione mega di budino e l’altra.
    (P.S.: ma che impiastro, Mr. Mifflin!)

  4. Aliceland ha detto:

    Grandissima ‘povna, ma quanti anni avevi all’epoca dei fatti?
    Il budino di riso non l’ho mai provato, e a quanto dice murasaki devo assolutamente rimediare!
    OT: ora che sei tornata dalle terme ti scrivo in pvt per la “questione Dexter” ;-)

  5. 'povna ha detto:

    Pens: Mr. Mifflin è una persona con un umorismo nero e graffiante micidiale. Anche allora. E come può essere estremamente lasco su molte cose, ce ne sono altre sulle quali è (o decide di essere) sostenitore di una sola possibilità. E’ buffo perché in realtà si coniuga con un certo relativismo di fondo, molto liberalismo e una decisa ironia. Anyway… Sicuramente hai colto nel segno, comunque, ho preso da lui molta parte del mio amore per il rispetto delle regole attraverso la conoscenza (quello anche da mamma ‘povna, per la verità) e un certo lato dispettosetto, affilato! Il ‘budo’ è davvero buono, vedrai!

    GG: Mr. Mifflin direbbe che va benissimo il grado zero! ;-) Non essere gelosa, era una promessa a The Pellons’ dopo le frittelle! E poi hai detto pure che non ti piace!

    Murasaki: Noi.Abbiamo.In.Comune.Il.Budino.Di.Riso. Oltre ad altre cose, ça va sans dire. Urge consulto di ricette e di luoghi in cui si trovano gli esemplari migliori. Il budino di riso è una delle cose per cui valga la pena vivere. (Mr. Mifflin in quell’occasione fu un po’ impiastro, sì. Si dimentico un dato essenziale: con la sua propria figlia non era ovvio avere la meglio a forza di humour – buon sangue non mente…).

    Aliceland: poiché vivevo ancora nella città della stazione nota, sicuramente non più di tre. Il budino va prima mangiato, e poi adorato! (Aspetto il pvt, allora!).

  6. vnnvvvn ha detto:

    Non ho ricette da offrire ma è uno dei pochi dolci che mangio e se mai decideste di organizzare una convention per la prova delle differenti ricette mi offro come giurata :- D (sono tornata :-P)

  7. linda ha detto:

    Sono troppo imbranata per cucinare questa meraviglia.
    Ti confesso, però, che quando vado a cena nel ristorantino indiano sotto casa (per festeggiare compleanni, diplomi o ricongiunzioni familiari) chiedo sempre il budino di riso, con cardamomo… una vera delizia!

  8. cinas ha detto:

    non sono per i dolci. però il riso dolce mi piace.

  9. Gaia ha detto:

    son d’accordo:
    aspettiamo l’autunno.. oppure semplicemente il prossimo fine settimana al clima della campagna e non a quello afoso e irresistibile della città..

  10. paluca66 ha detto:

    Bentrovata cara Povna dovrei lasciarti un salutINO per rimanere in tema ma visto il tempo che non passo da queste parti per stavolta ti lascio un salutONE.
    E visto che tra me e il cucinare esiste un muro invalicabile, mi limito a consigliare a tutti coloro che passeranno dall’Enoteca “La Fortezza” di Portoferraio, di concludere la cena con la “schiacciunta”… deliziosa, me la sogno ancora la notte!

  11. ahahaha fantastica, mi piacciono le vendette sul filo dell’ironia :) tipo singolare tuo padre
    sul budo di riso, mai assaggiato; prima o poi dovrò approfondire!

  12. ildiariodimurasaki ha detto:

    Il budino di riso E’, in quanto non può non essere (mangiato).
    Per ovviare al problema del forno acceso, ci sono tante buone pasticcerie, tutte meritevoli di un esperimento.
    Ma, forse ho capito male, ci sono zone dove è un dolce meno consueto che qui in Toscana?
    @’povna
    D’accordo su tutto, naturalmente ^__^

  13. 'povna ha detto:

    Viv: bentornata, intanto! E poi sì, dovremmo organizzare una convention di assaggi ad hoc!

    Linda: ho capito il genere, che mi piace (ogni dolce di riso mi piace). Questo è meno speziato, più tradizionale e ottimo tiepido. Ma insomma, ci siamo capite!

    Cinas: riso dolce, poesia!

    Gaia: assolutamente, ora sarebbe da incubo! Però sono contenta che ti piaccia, la ricettina!

    Paluca: bentornato a te, carissimo. Aspettiamo racconti della vostra vacanza, e per intanto mi segno l’indicazione della schiacciunta. L’occasione verrà! A prestissimo, allora.

    Soleil: minchia, Mr. Mifflin, singolare sì… Però negli anni ho imparato a comprendere (ci è voluto un po’, eh) e a rispettare molto certi suoi aspetti più peculiari! Quando vorrai approfondire vieni da queste parti, e partiamo in tour!

    Murasaki: concordo. Il budino di riso è, in ogni sua forma. (Questa variante per esempio è senza la crosta di pasta frolla, che come tale si presta di più secondo me a porzioni dei singoli budini che non a un grosso budo familiare). Concordo anche sulle pasticcerie, anche perché è bene diffidare da certe varianti troppo gnucche e dure. Hai capito benissimo: il budo ha una diffusione ad estrema macchia di leopardo, e al nord, per esempio, non lo si trova praticamente mai. Ricordo infatti una pasticceria storica, molto vicina alla mia scuola, dove andavo a mangiarne talvolta con reverente soddisfazione. Ma della variante ‘sfoglia di riso’ che ne pensi, invece? Io amo molto anche lei!

  14. In certo senso il Mr non aveva torto, tut mir leid di prendere la sua posizione. Anche qui diciamo il pannolo, perchè pannolino mi fa un po’ ridere quando è misura 6 e pieno zeppo…:-)

  15. P.S. Varianti all’uvetta, che non mi garba?

  16. 'povna ha detto:

    Pellons’ M.: certo che no, se no invece di dargli una lezioncina nel corso di un pasto mi sarei rifiutata di averci a che fare anche per il resto della vita! Diciamo che all’epoca, e per parecchi anni ancora (per quanto lo vedessi poco, dopo il trasferimento al nord) non aveva ancora capito come suonare la sinfonia nel modo giusto. Ma – se sei Mr. Mifflin – prima o poi ci arrivi!
    Sull’uvetta, secondo me le due ‘varianti’ possibili sono due: a) non le metti, e morta lì (nel budino con l’involucro di pastafrolla non ci sono, del resto); b) ne metti poche e di buona qualità e poi lo scansi (per il profumo)!

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