Immigrati digitali

Piccola città, esterno, giorno. La ‘povna, di ritorno da scuola, si gode il pomeriggio di inaspettato sole e la presenza di Ohibò, in transito verso la Lanterna – tutti e due seduti comodi al tavolo di un baretto, davanti al grande murales. Improvvisamente, il telefono: numero ignoto, ma la ‘povna risponde.
“Pronto…”.
“Pronto, ciao, parlo con la ‘povna?”
“Sì, chi…”
“Sono la tua collega Salto-della-Quaglia, ci siamo viste venerdì al collegio dei docenti”.
La ‘povna recupera un’immagine nel retro della fila e della lista.
“Certo, dimmi”.
“Ti chiamavo perché, sai, sono passata nella vostra scuola solo quest’anno, direttamente dalla scuola di infanzia: so che tu non insegni al Prefabbricato, ma all’Altro Plesso, ma il vicepreside Mambrino mi ha dato il tuo numero; sai, a proposito del progetto Comunità del Libro”.
La ‘povna si mette in modalità help-desk:
“Volevi qualche dettaglio in più, immagino. Io purtroppo sono per…”
“Perché io non l’ho mai fatto, nell’altra scuola”
["Effettivamente, alla scuola di infanzia" - ma la 'povna ha già capito che in questa telefonata ci sono molte osservazioni che non si può permettere di fare ad alta voce. Ohibò, intanto, di fronte, la guarda esterrefatto].
Salto-della-Quaglia procede, impavida:
“E dunque non so come procurarmi i libri”.
La ‘povna ci riprova:
“Se è solo per questo, ti sollevo subi…”.
“Perché la collega Wishes mi ha detto che per i libri normali ci vuole il rappresentante, ma per questi io sono andata sul sito, e il numero del rappresentante di Comunità del Libro non c’è, e allora non so come fare e mi chiedevo se tu potessi aiutarmi, e…”
["E dagli"].
“Come ti stavo dicendo, per la questione dei libri ti posso sollevare da ogni ambascia” – (la ‘povna sente la voce di Quaglia che monta, e questa volta accelera) – “nel senso che i libri, tutti i libri, per gli alunni e tutti i docenti del progetto, li ha già ordinati il collega Hal9000 a giugno, e arriveranno venerdì prossimo”.
“E io allora come faccio a ordinarli?”.
["Santa pazienza" - Ohibò, impietrito, è una statua di sale a tutti gli effetti].
“Come ti spiegavo, non devi ordinarli, perché Hal9000 lo ha già fatto per tutti e…”.
“Ma a giugno come faceva a sapere che sarei arrivata proprio io, col trasferimento?”.
["Purtroppo non lo sapeva, se no venivamo ad accopparti" - le parole premono per uscire, categoriche, ma la 'povna stringe i denti].
“Ovviamente non lo sapeva, ma sapevamo il numero di docenti, alunni, e classi, dunque…”.
“Ma allora mi stai dicendo che sono già ordinati!”.
["Alleluja"].
“Eh, già, e dunque…”.
“Ma, per quanto riguarda come caricarli sul tablet, e poi le specifiche tecniche, e poi le prese, la corrente, posso chiedere a te, se ho dei dubbi, in classe, ti chiamo all’Altro Plesso, tanto tu lo porti sempre dietro, vero, il cellulare?”.
“Ehm, no Quaglia, il cellulare in classe lo tengo spento e comun…”.
“Davvero? E come mai?”.
["Perché lo dice il buon senso, collega incapace di ascoltare, se non il regolamento"].
“Ehm, perché credo che ci sia un tempo per tutto, ma non è questo il punto; ti stavo dicendo…”.
“Ma io allora come faccio se non riesco ad accendere i libri elettronici”.
La pazienza della ‘povna è pericolosamente al limite, il tono della voce sta diventando angelico, Ohibò le rifà il verso, aggiungendo all’esasperazione burla.
“Quaglia, se provi a lasciarmi finire una frase, forse, lo capisci”. E, questa volta, le parole, ad alta voce, le scandisce.
“Come provavo a dirti, per la parte tecnica del progetto non ti devi rivolgere a me, che sono responsabile organizzativa per l’Altro Plesso e, sì, dei contenuti, ma di lettere [ovviamente]. Ma tu hai la fortuna di avere Hal9000, che è il responsabile di tutto, ed è pure di Informatica, nel tuo consiglio di classe. Ed per tutte le questioni di questo genere è da lui che devi andare”.
“…”.
“Come?”.
“Effettivamente Mambrino me lo aveva detto, e ho anche chiamato Hal, prima di telefonarti. Ma lui mi ha detto che stava andando a prendere i figli a scuola, e che mi richiamava tra un’ora. Secondo te che cosa significa?”.
["E secondo te? E meno male che insegnavi alla materna"].
“Significa che ha dei figli piccoli, e che li deve ritirare da scuola, e occuparsi di loro, e poi ti richiama”.
“Dici?”.
“Dico”.
“Allora per ora ti saluto, però…”.
La ‘povna anticipa:
“Per qualsiasi cosa relativa alle nostre materie, sentiamoci, scambiamoci idee, consigli, materiali”. [Il che tradotto significa: "Se non sai dove sbattere la testa, ti passo volentieri tutto" - ché lei, visto che sa la differenza tra scrittura critica e didattica, quando si tratta di lavoro scolastico non ha certo fisime da proprietà intellettuale]. – “Hai da scrivere?”.
“Sì, perché?”.
“Ti lascio il mio indirizzo mail, io sono per strada: così tu…”.
“Non potrei lasciarti io il mio indirizzo, anche?”.
“Quaglia, ci stavo arrivando: sono per strada, e non saprei dove appuntarlo. Se invece tu mi mandi un mail, io poi quando arrivo a casa lo vedo e ti rispondo, e così siamo in contatto”.
“Ah”.
“Sei pronta? lapovna…”
“Tutto minuscolo?”
["Le maiuscole e le minuscole negli userId della maggior parte dei provider sono inessenziali"].
“Sì, tutto minuscolo”. (Ohibò ora ride proprio a crepapancia) – “AT”.
“Come?”
“Chiocciola”.
“Chiocciolina?”.
“Sì” – [sospiro] – “chiocciolina; gi mail punto com”.
“Punto dopo gi mail?”
["Per forza, è un dominio"].
“Sì, punto. Bene, allora siamo a posto, ti saluto, riprendo i miei passi”.
“Sì, un’ultima cosa…”.
“Certo, Quaglia”.
“Ma… il nome vero me lo dici, per favore, non so come mai il vice-preside Mambrino ti ha chiamata ‘povna”.
“Per esempio perché è il mio nome di [non] battesimo?” – la voce questa volta esce gelida.
“Ah, scusa”.
La ‘povna festeggia la liberazione rubando a Ohibò un sorso del suo frullato alla menta. Per chi lo domandasse, Quaglia ha ampi otto anni meno della ‘povna. Ed è di ruolo, inamovibile, nella scuola di stato.

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Le ricette del Cannolo #1 – Crème Caramel e Bonèt

Lo aveva annunciato (anche se in una parentesi) mentre cantava, arruffata, l’elegia alla loro settimana, sulla strada del ritorno. Ed ora è il tempo di sciogliere gli enigmi. Al paese-che-è-casa, quest’anno – insieme alle molte attività, varie o immutabili – si è celebrato anche un food-contest. La cosa è nata così, per necessità e per caso insieme (un po’ come molte delle loro, peraltro). Perciò, la prima sera, nel passaggio a cena dopo l’aperitivo nel tramonto, l’idea ha fatto capolino, e poi ha preso rapida, una forma: “Faremo tra di noi uno scontro tra ricette; come squadre, ci dividiamo per piani e appartamenti, il luogo, qui (è ovvio), le contraintes, le studiamo domattina, il tempo, martedì sera a cena”.
E così fu, perché, quando cominciano, la ‘povna e gli amici del nord non si ritrovano a metà guado, ma a tre quarti. La domenica mattina, dunque, nella sterminata colazione in cantinello, l’Onorevole ha steso una prima bozza, poi, insieme a BibCan, l’ha limata e lustrata, quindi l’ha fatta approvare da Canta-che-ti-passa (il loro ministro dei cordoni della borsa), una sbirciata l’ha data pure la ‘povna. Infine, lunedì (mentre lei faceva, mattiniera, le sue vasche) ne è stata data pubblica lettura, e il “Cannolo – Food Contest – Estate 2014″ è ufficialmente cominciato. Le regole essenziali erano chiare, e semplici: ogni squadra un piatto, importanza data a gusto e presentazione, necessario un tetto per la spesa (25 euro) che incide sul voto finale in termini di possibile risparmio, giudizi (da motivare) espressi sia come squadra, sia singolarmente, premio speciale “BibCan” per la miglior sgluto-pietanza, partecipazione, a grande richiesta, e fuori concorso, aiutati da Bertina, con la loro strepitosa ricetta di biscotti, del gruppo degli Oompa Loompa in cucina.
Dopo, è stato tutto un affar di segreti sussurrati e di progetti. In teoria, per le pietanze, il regolamento non poneva limite di scelta; le quattro squadre in lizza (tante erano) avrebbero potuto decidere, ciascuna in autonomia, di presentare tutte un dolce. Ma lo sceneggiatore (e un poco anche loro), come è noto, è sottile, ma anche saggio: e dunque il lunedì notte, svelandosi quel tanto che bastava a divertirsi, tutti quanti si sono potuti rassicurare che andavano a comporre, (quasi) casuali, un armonico banchetto: dolce, antipasto, secondo e primo.
Il martedì mattina, armate di portafoglio, le squadre se ne sono andate per le spese, un po’ alla spiccia. E poi, durante le ore che passavano, è stato tutto un aggirarsi di profumi e di segreti, dentro l’agriturismo. La ‘povna ci ha messo del suo (e ne darà conto a suo tempo), così come tutti gli altri, di gran lena.
Tra vapori e cotture, le 21 sono arrivate presto (e senza mettere troppo in discussione tutte le loro attività canoniche: il King, la pallavolo, i film in dvx, le passeggiate alla ricerca di uva e fichi, per i campi): giurati e commensali, tutti alla stessa tavola, prego, signori, a cominciare. L’ordine delle portate è quello prevedibile, dall’antipasto al dolce. Tuttavia, non sarà quello con cui i piatti saranno presentati qua su Slumberland, per una serie di ragioni organizzative e tecniche (che vogliono dire, in buona sostanza: poiché, col ritorno, settembre li ha già risucchiati, e sono tutti un po’ dispersi, la ‘povna comincia con le ricette già arrivate). A partire da questa settimana, dunque – e a cadenza semi-casuale – sotto la voce “Le ricette del Cannolo”, i piatti che si sono sfidati nel paese-che-è-casa, a fine agosto, sfileranno anche qui, in tutta la loro opulenza. Ovviamente è prevista la rivelazione del vincitore, al termine. E anche di tutti i premi e cotillons che sono stati assegnati in quella notte. Nello stesso tempo la ‘povna non nasconde la speranza che, sia pure sulla fiducia della carta, anche chi passa di qui abbia voglia, a tempo e luogo, di votare.
Ma ora basta chiacchiere, è tempo di banchetto. E si parte dal dessert, con la squadra degli Archi (Flipper, Bertina, Daisy e Imperatore, Canta-che-ti-passa, il signor M. e Le Hero, un gruppo agguerritissimo). La ricetta (che poi, sono due) è di Flipper, i dolci, meravigliosamente al cucchiaio, una Crème Caramel e un Bonèt (come da titolo) da leccarsi labbra e mani.
La ‘povna ricopia fedelmente le ricette così come gliele ha mandate Flipper (che ne è il custode segreto). Non ne ha salvato immagini. Ma continua a pensare che – tutto sommato – come nel vecchio Artusi, nel Talismano, o nel Cucchiaio d’argento – una parte non piccola del gusto si può, molto meglio, liberamente immaginare.

Crème Caramel
– Ingredienti: 13 cucchiai di zucchero, buccia di 1/2 limone, 8 uova (e non si dica che non siamo generosi!), 250 ml di panna e 450 ml di latte.
– Preparazione: In un pentolino scaldare 4 cucchiai di zucchero umidificato con acqua fino a quando non diventa quasi nero e inizia a fumare, a questo punto versarlo nello stampo.
In un mixer mettere le uova, 9 cucchiai di zucchero, la panna, il latte e la buccia di limone grattugiata, frullare il tutto e metterlo nello stampo.
Mettere tutto a cuocere in forno a bagno maria per circa 1/2 ora. Per capire se è cotto, muovere con attenzione lo stampo la crema deve risultare gelatinosa, non ferma.

Bonèt
– Ingredienti: 4 cucchiai di zucchero, 100 g di amaretti, 50 g cacao amaro, 250 g di cioccolato al latte, 700 ml di latte, 6 uova e essenza di mandorle amare (nel contest abbiamo usato quella di Rum perché quella di mandorle non l’abbiamo trovata)
– Preparazione: In un pentolino scaldare 4 cucchiai di zucchero umidificato con acqua fino a quando non diventa quasi nero e inizia a fumare, a questo punto versarlo nello stampo.
In un altro pentolino sciogliere il cioccolato a fuoco lento, in una tazza stemperate bene il cacao con pochissimo latte per evitare grumi, a questo punto unire il cioccolato fuso, il cacao sciolto, gli amaretti sbriciolati, il latte, le uova e pochissime gocce di essenza in un mixer, frullate il tutto e versate nello stampo.
Per la cottura vale quanto detto per la Crème Caramel.

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Prima dell’alba

E ci siamo per davvero, questa volta. Se lunedì scorso si poteva aver scherzato, e quello dopo srotolava perentorio la strada del rientro via da Neverland, domani – quanto meno nella regione della ‘povna – si ricomincia. Ed è primo giorno di scuola. Primo giorno per i Merry Men, che sono in quinta, senza Oxford e Sornione, che si sono persi per via, nei mesi tra giugno e settembre (ma la ‘povna ricorda una locale di Praga, a media notte, dove Mr. House beveva una birretta, l’Ingegnera un succo di frutta e la ‘povna una tisana menta e ginger – tutti e tre ad aspettare l’ora di suonare, per la truppa, la fanfara del rientro – e ricorda, dal vetro, la visione di un gruppo di ragazzi, chi c’era, e chi non c’era, e chi seguiva chi, soprattutto, e ricorda di avere mormorato a mezza bocca: “Chissà se Oxford e Sornione si rendono conto, proprio ora, che stanno per essere bocciati dai compagni, e il loro destino di scolari si sta compiendo qui e adesso, prima che sui banchi di scuola”), però (è probabile) con alcuni nuovi alunni. Per loro la ‘povna ha preparato letture varie (questa e questa, a citar le meno ovvie, e pure questa), una materia nuova (“ItaStoria” – e sarà tutta una scommessa), un corso pomeridiano per imparare a editare in maniera dignitosa i testi, e il tema del nuovo cineforum. Rebecca, dal canto suo, ha aggiornato la copertina del gruppo, sul canale telematico (si era di luglio), con una foto ad hoc (e tutte le loro facce, in classe), il nome già da “quarta” in “quinta”; ed è lassù che la ‘povna si è fatta viva, oggi, regalando loro questa, e annunciando, senza fallo, che martedì, già che hanno due ore, fanno il tema.
Primo giorno per le Giovani Marmotte, che passano in seconda; e, se il pomeriggio si vede dal buon giorno di un mattino lungo un anno, daranno delle gran soddisfazioni. La ‘povna con loro (e la loro istruzione di poesia) ha deciso di cominciare così, portando questo. Dopo il primo impatto ignoto, è ovvio, lo leggeranno tutto. Una parte dei Marmottini già l’ha vista durante gli esami di settembre, e si sono fatti notare un po’ da tutti: per come erano, nonostante il momento, educati e sorridenti.
“Ma hai visto quei ragazzini che salutano a ripetizione, ogni volta che incontrano un adulto? Chissà chi sono, sono buffi”.
“E’ facile, sono le Giovani Marmotte” – la ‘povna ha un’aria ovvia – “l’ho ben detto, io, che sono strani”.
Primo giorno per la nuova prima, che non si sa come sarà. La ‘povna li conoscerà subito (ovviamente), al loro ingresso. E già è curiosa, fin da adesso, della specie futura con cui avrà a che fare. Con loro la ‘povna lavorerà sulle case, a partire dalle fiabe (e insieme all’Ingegnera Tosta, che le sarà collega per Disegno). Partiranno, in maniera prevedibile, da questa – ma declinata in un modo cooperativo che (si spera) li porterà lontano.
Primo giorno anche per la consultazione on-line della Buona scuola, cui la ‘povna si è iscritta. Non perché la riforma proposta la convinca (anzi, tutt’altro – e una parte di ragioni si possono leggere qui, in maniera ineccepibile); nello stesso tempo, crede che, se c’è da dire la propria, sia questo il momento di schierarsi – per non dover avere in seguito il rimpianto di chi subisce tutto, in silenzio, sul suo capo.
Comunque vada, sarà un anno tosto. La ‘povna, per non sbagliare, ha comunque prenotato un po’ di treni per l’autunno; la porteranno a nord, e nella città rossa. Propositi per il futuro non ne fa (o non ne lascia scritti), se non il consueto (e irrinunciabile): lasciarsi prendere, all’occorrenza modificandola a suo piacere ed esigenza, dalle meraviglie inaspettate della trama.

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Dimmi cosa leggi…

Il gioco-sfida gira da settimane sul canale telematico. La ‘povna è rimasta fuori – per caso, scelta altrui, non saprà mai – dai vari richiami all’ordine (anche se si è divertita a prendere parte ai dibattiti che le liste hanno di volta in volta scatenato). Oggi, allora, approfitta del venerdì del libro, e anche di un invito della sua amica Noise (che propone i suoi best books ever) e, sulla scia anche dei suggerimenti di Annika (qualche giorno fa), e pure di un post tutto sommato analogo, #nonditeloaigrandi, pubblica (barando un po’ sulla quantità, ma pazienza) la sua propria e motivata lista (che gabella anche come occasione di finta recensione e di suggerimenti di lettura).

1) Mario Lodi, Cipì e Topolino (inteso come le storie Disney, preferibilmente di paperi e Carl Barks, peraltro) – intorno ai 6 anni, l’introduzione alla lettura come mondo dell’evasione individuale (e silenziosa);
2) Lucy Maud Monrgomery, Anna dai capelli rossi (tutta la serie) – intorno agli 8 anni, scoprire per la prima volta (e poi per sempre) il make-believe e l’identificazione in un alter-ego di eroina; e poi Robert Louis Stevenson, L’isola del tesoro – stessa età grosso modo, terza o quarta elementare, giardini e isole, come insegnava lui, mirabilmente: dalla lettura al gioco passando per le passioni condivise;
3) Jane Austen, Orgoglio e pregiudizio – 13 anni e 3/4, il primo libro sul quale la ‘povna ha fatto l’alba, in un lettino di mansarda, ad Ashburnham, e la luce che arriva da sotto il battiscopa;
4) J. R.R. Tolkien, Il signore degli anelli – dai 6 ai 16, tanto tempo è passato dalla prima conoscenza della storia, integralmente, alla lettura individuale diretta: la prima esperienza, personalissima, di che cosa significhi epica orale veramente, perché alla ‘povna questa storia l’han raccontata (separati) mamma ‘povna e Mr. Mifflin, e lei conosce Frodo, e Bilbo, e Gandalf (ne è la prova il suo orsacchiotto) da molto, molto prima di quando li ha incontrati, sulla carta, come agnizione di lettura;
5) Tutti i gialli di Agatha Christie – tra i 14 e i 19 anni, perché con loro la ‘povna esplorò per la prima volta le potenzialità delle parole “opera omnia” e anche il significato, specialissimo, di accoppiare un libro a un treno;
6) Thomas Mann, I Buddenbrook – 19 e 1/2, scoprire in un libro la storia della propria famiglia, niente di meno, e tutto qui;
7) J. D. Salinger, Il giovane Holden (ma forse ancora di più Franny e Zooey) – 20 anni, e la famiglia Glass, e la signora grassa, e i sogni, e le conversazioni critiche sotto le stelle, con E.T.;
8) Fenoglio, tutto quanto – 23 anni, e capire che una scelta di vita può virare, e bruscamente, per colpa dell’incontro con un autore o con un libro;
9) George Eliot, Il mulino sulla Floss e Jonathan Coe, La casa del sonno – 25 anni, e rinunciare a una festa per restare attaccati alla rivelazione della trama, pagina voltata dopo pagina, mentre fuori fa buio;
10) J. K. Rowling, Harry Potter – dai 31 ai 35, banalmente, perché sì.

Ne restano fuori, lo stesso, tanti: tutto Calvino, La regina delle nevi di Andersen, La storia infinita, Dickens e David Copperfield, gli albi di Asterix e di Linus. Ma per chi, come lei, dei libri ha fatto dannazione eterna, il gioco va fermato di principio, o non esiste. C’è sempre la possibilità, comunque, di integrarlo, attraverso le liste, volontarie, di chi passerà di qui.

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Sulla soglia

Al ritorno da Neverland la ‘povna ha trovato da fare un mucchio di orali e di consigli di classe, ai quali ha iniziato ad attendere con buon umore e buona lena. Giovani Marmotte e Anatri si sono dunque alternati al suo cospetto, parlando di storia e narrativa con alternata competenza, cercando di ottenere il sospirato nulla osta per il passaggio alla loro classe nuova. Ma, in tutto il circo, una presenza collettiva mancava ancora, incredibile, all’appello. Ché, tra prima e dopo Neverland, e fino a ieri mattina, sotto una torrenziale pioggia, la ‘povna non aveva ancora avuto modo di reincontrare i Merry Men.
Succede ieri, ed è subito bello. E’ anche buffo e incredibile, se è per quello, ché alla ‘povna – che si era segnata orari ed incombenze ancora prima di volare là sull’isola – era rimasto in mente, per il mercoledì, un impegno delle 8. Impegno che non c’era, ovviamente, ché la scuola richiedeva le sua mansioni a partire dall 9.30; e dunque, tanto per cambiare, il ritorno settembrino nell’anno della quinta coi suoi uomini del bosco è avvenuto all’insegna di quella sintonia che è solo loro.
Già che c’era, la ‘povna ha partecipato ai loro orali attivamente, ha spronato, consolato, si è fatta dare aggiornamenti; si è prenotata per la partita della città della scuola con la sua Juventus (“I patti sono patti, e mo’ mi portate allo stadio, è una promessa!”). Poi loro si sono congedati, più o meno in preda all’ansia, e la ‘povna è andata, in attesa che gli scrutini, alle 14, cominciassero, a preparare il loro primo tema (“Lo facciamo martedì 16 settembre, abbiamo due ore, mi hanno detto” – e loro non hanno nemmeno protestato più di tanto; “Tanto oramai siamo scrittori fatti” – ha commentato il Panda – e gli altri giù a scuotere la testa, a ridere, a annuire).
La ‘povna prepara effettivamente il tema, blindata nell’aula di Sistemi (dove ha ottenuto, potenza delle frequentazioni tecnologiche, una serie di privilegi informatici), che è poi pure quella del Consiglio. All’ora convenuta, si fa trovare pronta. Si esordisce, peraltro, coi Merry Men. “Ti faccio da segretario” – si offre a Ottusa, spontaneamente. Trattiene la rispostaccia che le sale in bocca quando lei (che non sa nemmeno fare “Acc” e “Spegn”) le ribatte un: “Se proprio insisti”; sorride e acconsente mentre Voglio-la-mamma salta su: “Allora dopo lo fai pure per me, eh, che cosa sono queste ingiuste preferenze”; si rassegna all’idea di avere partecipato a tre scrutini totalizzando il record di tre segretariati e due coordinamenti e mezzo, e – poiché non si è offerta per bontà, ma convenienza – atteggia la faccia a una distesa compiacenza, e si procede.
A parte le consuete lamentele (“questa classe non mi studia”, “questa classe è arrogante”, “Orlando è caratteriale” [!], “la Pesciolina è vagabonda”), tutto scivola via, tranquillamente prevedibile. La ‘povna, da dietro la cattedra, sorride a Esagono e all’Ingegnera Tosta, alternativamente. Del resto, mentre una serie di colleghi ha deciso di scappare e – approfittando degli accrocchi delle cattedre – mollare i Merry Men nel bel mezzo della quinta (se ne vanno così Ottusa, Voglio-la-mamma, Patty Albione e pure Cincinnato, che ha avuto il trasferimento per un anno), loro tre viceversa hanno passato un pezzetto dell’estate ragionando, e, al collegio del primo giorno, Esagono ha vinto il coordinamento in pectore, affidato dalla ‘povna e l’Ingegnera attraverso questo libro. Il caso di Sornione (che purtroppo non ha recuperato niente, e si annuncia già insalvabile), la ‘povna lo lascia per ultimo. Sfilano sotto le forche il Panda, Earnest, Riccia, la Pesciolina, Orlando e Stuffy. E poi è la volta di Weber. Un accenno oscuro di Voglio-la-mamma (“Lasciamolo in fondo, preferisco”), mentre era affaccendata a riempire le tabelle, aveva preavvertito la ‘povna che poteva esserci maretta. Weber dal canto suo è rimasto Robin Hood fin dai giorni di seconda: generoso, idiosincratico e arrogante: pronto a prendersi le colpe, e ad aiutare i compagni alla bisogna, ombroso e indisponente con coloro che non ritiene degni; complessivamente una persona dalla gestione assai difficile che, nel migliore dei casi, a tempi alterni non si aiuta. Una parte del consiglio, poi, ci aveva messo del suo per tutto l’anno, e va detto che – quando persone piùcherette si trovano a stringere inusuali sodalizi basati sul diritto a lamentarsi – la situazione, come è, come non è, sfugge di mano.
Weber agli esami di settembre avrebbe potuto fare meglio, e questo è un fatto; non ha fatto peggio di Riccia, o di Orlando, o di Stuffy, per i quali si è decisa una promozione a maggioranza basata su una serie di motivi che sono stati discussi civilmente. Lui, rispetto a loro, presenta una situazione se possibile più limpida, poiché – mentre i compagni proponevano, a giugno, sul resto della scheda una serie di sei onesti, ma assai netti – lui può offrire, sulla sua medesima pagella (insieme alle due materie di rimando), un otto, tre sette, e persino un dieci. Eppure Ottusa prima, e poi Voglio-la-mamma prendono la parola con veemenza: Weber è da bocciare, Weber è un ragazzo ribelle, è antipatico [!] non merita di stare in quinta, Weber ha avuto sei in condotta (“a maggioranza, per i vostri due voti” – vorrebbe ricordare la ‘povna, ma poi si morde la lingua e tace). Tace e basta, perché la situazione si fa spessa. Di fronte a lei gli occhi dell’Ingegnera Tosta le telegrafano la lunghezza d’onda. “Tutto quello che dite forse è anche vero, in parte” – interviene con pacatezza, a voce bassa – “ma una bocciatura sarebbe una punizione eccessiva, comunque; sia per la situazione del ragazzo, sia rispetto agli altri casi con cui possiamo confrontare”.
Esagono dall’altro lato annuisce: “E’ chiaro che Weber deve imparare a contenersi, e a non scegliere di studiare ciò che vuole in base a criteri suoi, personalissimi” – (“Leggi: se ti stima o meno”, pensa la ‘povna; ma poi di nuovo sta zitta) – “però mi pare che la sua intelligenza, e i risultati di questa pagella dimostrino che ce la può fare”.
Si arriva a un punto morto: “E allora votiamo e basta” – la ‘povna lo dice, ma dentro di sé frigge. Perché i voti consapevoli a confronto si stallano su una parità perfetta, e molto dipenderà da che cosa decidono di fare i colleghi che suppliscono gli assenti; e poi c’è Cincinnato. Lui non è un cattivo insegnante, peraltro, ma cambia idea a ogni soffio di vento, la ‘povna lo ha visto supportare vigorosamente, in discussioni sui Merry Men, ora lei, ora Ottusa, senza soluzione di mobilità di collo. Si tratta dunque di riuscire a intercettare la sua mente al punto esatto in cui dovrà votare.
“Chiamiamo Byker e Mickey Mouse”, che sono nell’altra classe. Arrivano, l’Ingegnera Tosta spiega, chiedono chiarimenti. E poi, in una di quelle strane pause di silenzio che ogni tanto capitano senza una scelta consapevole, la ‘povna coglie l’occasione al volo (“ora è il momento”):
“Quanti di noi rimaniamo più con questa classe, l’anno prossimo?”.
Ed è ancora silenzio. Le risposte imbarazzate dei colleghi, i visi rossi, la ‘povna le butta a priori nel retro della testa, ma fa in tempo a registrare lo scintillio negli occhi dell’Ingegnera Tosta, così come il sorrisetto ironico di Esagono.
“Votiamo, allora” – fa lui, senza dire altro.
“Chi è per…” – l’Ingegnera Tosta ha preso la parola, ma il momento è troppo importante per rischiare, e la ‘povna le si cala sulla voce, con apparente noncuranza:
“… per la bocciatura?”.
La mano di Ottusa scatta, tesa, militare, subito. La segue quella di Voglio-la-mamma; Patty Albione è già pentita, la alza buona ultima, borbottando un “Per coerenza”.
Tutto il resto è promozione e storia.
Due ore più tardi, fingendo di andare in bagno, nello scrutinio degli Anatri (durante il quale dovrà effettivamente segretariare pure Voglio-la-mamma), la ‘povna si concede uno scambio di battute in corridoio con Esagono:
“Spero che non sia pentito della scelta” – e lo spera veramente.
“No che non lo sono, ‘povna, stai tranquilla. Anche se…”.
Pausa.
Pausa.
“… anche se?” – fa lei con aria innocente.
“Anche se sei stata abilissima, e un po’ perfida” – allude lui.
La ‘povna ride: “E’ vero, hai ragione, d’altra parte…”.
“D’altra parte…”.
E i giorni passati in estate a lavorare sulla commissione tosta, e i messaggi al provveditorato, i conti, le caselle assumono, improvvisamente, un’aura di pedagogia irreale.

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Tutti a casa

Questa volta l’aveva presa, per principio, molto scialla. E durante i mesi di avvicinamento al 1 di settembre, autunno, inverno, primavera, estate, la ‘povna ha tenuto la prospettiva su Neverland consapevolmente sghemba. Perché, nonostante tutte le ottime notizie (un grant favoloso dall’America, la possibilità di non far morire una cosa così bella, la prospettiva di rivedere amici carissimi e menti strabilianti e condividere con loro il privilegio di una settimana in una bolla), si trattava comunque, almeno in parte, di una fine e un nuovo inizio. E poi anche lei, si sa, è cambiata.
Così, lunedì scorso, dopo essere tornata dal paese-che-è-casa, avere fatto le lavatrici in tutta fretta, la ‘povna se ne era andata a scuola con decisione, incontro al suo dovere quotidiano, assai tranquilla, lasciando che a prendere possesso dell’inizio degli eventi fossero Viola, Noisette, ErreEsse (lei per la prima volta); intanto, lei se ne stava, bella bella (e pure, va detto, abbastanza soddisfatta) a casa. Il martedì c’erano gli esami scritti. La ‘povna ha messo insieme una valigia. ci ha infilato i vestitelli giusti, ma anche caldi (adatti a quel clima da cui già veniva, e così ben conosce), ha preso lo zaino del computer (perché doveva, per via, finire il power point del suo intervento), qualche costume del teatro (ma non troppi); poi è andata nella città della scuola, ha lasciato al bar del dopolavoro, come sempre in questi casi, il suo bagaglio, ha consegnato le prove alle Giovani Marmotte e agli Anatri, ha aspettato per due ore e mezzo che finissero, ha salutato, ed è andata a nuotare con l’Ingegnera Tosta. Quando hanno finito, i capelli puliti, l’aria rilassata e soddisfatta, l’Ingegnera l’ha depositata in stazione. E la ‘povna a quel punto ha ripreso la valigia, e anche il treno per la provincia più bella del mondo. E si è avviata a Neverland quasi come casualmente, così, da casa a casa.
“Avvertimi, quando arrivi” – le aveva detto Bigas Luna – “così ti vengo a prendere”. Ma la ‘povna invece quando è scesa non ci ha pensato due volte, e ha preso un taxi. E, mentre le curve la portavano tra le colline e quegli ulivi che conosce come le tasche di un pensiero ricorrente, ci è arrivata come voleva in quel momento: da sola e inaspettata.
Nel chiostro era il Coffee Break, e c’erano proprio tutti: Viola, la Regista Appassionata, lo stesso Bigas, FairChild, Ariel e Colonnello; Noisette ed ErreEsse, come ha detto, e tanti altri. La ‘povna ha gettato lo sguardo familiarmente circolare tutto intorno, ha ricevuto sorrisi, e sorriso di rimando. E ha capito che aveva fatto la cosa giusta: e in sordina, ma consapevolezza, la sua quattordicesima Neverland è iniziata.
Va detto che è stata molto bella – di quella bellezza miracolosa e arrogante (come ha riassunto Molly Bloom, a un certo punto) che non si sa bene perché esista (e che descrivere è impossibile) – affettuosa, emotiva, coinvolgente. La ‘povna ha goduto, la mattina, delle lectures di una qualità pazzesca, ha frequentato (da ospite onorato) un seminario conosciuto e assai scolastico (e dall’atmosfera assai piacevole), ha discusso di teatro, approfondendo temi e tecniche, parlato a sua volta la sua propria conferenza. Ha chiacchierato la sera, ai vari tavoli, picking up pieces e frammenti che aspettavano due anni, ricevuto Ohibò per una visita; è stata homeless una notte, salvata da Ariel e Mother Coolness (di cui ha condiviso il letto). Ha fatto, insomma, tutto ciò che normalmente avviene a Neverland di strano, pazzo, idiosincratico. Ma in mezzo, questa volta, ci ha seminato altro. Perché quella bolla impenetrabile – che normalmente ti lascia, alla fine della settimana, nello stesso tempo appagata e svuotata di ogni energia per il futuro prossimo – è stata fatta dialogare con tutti i suoi altri mondi con conscia leggerezza. Così la ‘povna ha fatto tutte le cose che ha descritto (e pure molte altre), parlando quel pidgin multilingue che come sempre appare a Neverland; ma, in mezzo, è andata in piscina (ebbene sì, con Colonnello!), saltando il pranzo; in mezzo ha sentito Amica, Nanà, il Narratario e la Professoressa (per gli auguri a Gegè); ha dialogato con BibCan (che le ha guardato il powerpoint, creando paralleli in melodramma) e pure con l’Amico Mostro. In mezzo ha organizzato attività per la settimana che l’avrebbe vista tornare a casa, e l’ha trovato solo facile. In mezzo ha praticato, mai per meno di cinque ore e mezzo a notte (e pur senza negarsi niente), il sonno e l’equilibrio che cercava.
Alla fine della settimana, oggi, la ‘povna vola via con calma insieme ad Ariel, dopo aver salutato tutti (niente taxi in mezzo agli ulivi, per fortuna, questa volta). Lungo il tragitto del ritorno, anticipa il futuro, ripensa alle immagini più belle. Poi, mentre lo scambio del treno scandisce lo scambio di provincia, la coglie la telefonata di Esagono:
“Pronto, ‘povna, come stai? Ci sarebbe un’emergenza”.
“Sto che sto tornando, Esagono, e come promesso sono pronta”.
E i due mondi si amalgamano, senza piegature o salti, Da casa a casa, uniti da lei stessa: la ‘povna non ha bisogno di dormire così tanto (andrà a nuotare, questo è ovvio). E il nuovo settembre può, denso di aspettative, cominciare.

“Quel passato che non passa viene aiutato finalmente a passare […]; ma questa eterna giovinezza viene finalmente disancorata dai suoi riferimenti narcisistici, smette i panni di una monumentalità compiaciuta o sofferta ma sempre autoriferita, per essere raccontata con il distacco necessario per renderla percepibile, trasmissibile, e, forse, compiutamente, storicizzabile”. (G. De Luna, La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo)

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52 settimane

Un anno fa, praticamente esatto, sul piazzale del Prefabbricato, la ‘povna rispondeva a una telefonata di Esagono. “Vuoi candidarti a funzione strumentale?” – le domandava lui, ex abrupto. “Mentirei se dicessi che non mi piacerebbe” – rispondeva la ‘povna, ma poi aggiungeva, subito, a fondamentale glossa: “però io devo andare in piscina”.
Sono passate 52 settimane piene, da quel giorno. 52 settimane che la ‘povna si è nuotata con puntiglio, una dopo l’altra. Non c’è stato nessun vuoto, in questo tempo; e non si parla di statistica. Per quella, a voler essere precisi, le volte a settimana sono state 3 (di media), quasi 4, con punte di 7 (durante tutta l’estate, sostanzialmente), di 5 (durante i giorni di #fugadamaggio), e anche di una, tristemente, nello sfortunato periodo in cui aveva chiuso la sua vasca. Qui però la ‘povna vuol dire in realtà altro: e cioè, che non c’è stata settimana nella quale, per diritto e per rovescio (persino nella settimana della gita e del convegno, persino a mezzo agosto), la ‘povna non sia entrata in una piscina regolamentare e pubblica e abbia fatto allenamento. Il che significa, anche (e pure soprattutto), che non c’è stata settimana dell’anno nella quale la ‘povna non abbia saputo anteporre, almeno per un’ora e spiccioli, quello che voleva fortemente, e il suo benessere, a qualsiasi altra possibile richiesta, seduzione, rottura di palle, gioia, tristezza, cosa.
Così oggi la ‘povna – courtesy di una Barbie che mette il collegio dei docenti al pomeriggio, anche quest’anno – ha approfittato della riapertura della piscina comunale (che non è la sua, che aspetta inizio ottobre, parrebbe, ma è pur sempre meglio del treno fino a Tràscina), si è alzata, ha fatto colazione ed è andata a chiudere il suo cerchio. L’anno finisce – “nella mia fine è il mio principio”, eliottianamente – proprio là dove incomincia.
Se tutto questo ha un senso (e per la ‘povna la risposta è sì, senza alcun dubbio), adesso comincia il gioco duro, paradossalmente (come ha già accennato mentre raccontava il paese-che-è-casa, sabato scorso). Ma non è questo il tempo di pensarci. Adesso, è il tempo di terminare di limare il suo talk, per la Neverland di settembre (che apre oggi i suoi battenti, anche se la ‘povna vi planerà con 24 ore di ritardo), preparare la valigia, vestirsi bene per il gran rientro.
Oggi è il 1 settembre, e ricomincia tutto: un’altra sfida, un’altra cavalcata, un altro anno. Ci sarà il seguito del progetto Comunità del Libro, la maturità dei Merry Men, la nuova classe. Ci sarà la funzione strumentale (che riprenderà, se gliela danno), il coro, il cinema scolastico. Ci sarà un convegno universitario molto bello, a dicembre, nella città rossa. Ci sarà il nord, e una gran festa che si annuncia, alcuni nuovi arrivi tra gli amici (e sarà bello). Ci sarà questo, e chissà ancora che altro, imprevedibile. Ma la ‘povna, mentre si appresta a spiccare il volo, ancora una volta, sa che, tra tante variabili, sicuramente ci saranno, incastrate tra i mille impegni, e i treni, e gli orari, e cambi-mondo, le sue inderogabili nuotate.

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Figli delle stelle

E’ difficile, sempre, definire un superlativo di bellezza. E questa regola, di per sé soltanto ovvia, diventa se possibile più forte quando si parla di quella speciale settimana a fine agosto, della ‘povna con gli amici del nord, tutti insieme nel paese-che-è-casa. Eppure – come si sono dette la ‘povna e Canta-che-ti-passa, incrociando orari sui loro passi in sincronia, insieme ai punti di vista, stamani, sulla curva degli addii (che arrivano sempre troppo presto) – i giorni di questa estate sono stati ancora “più” di sempre: più perfetti, più armonici, più belli. Ed è con questa provvista di grazia infinita e irraccontabile (unita a qualche tonnellata di punture di tafani in tutto il corpo; e pazienza se fanno male, e prudono, e la rendono, al ritorno, un pochino impresentabile – se questo è il prezzo da pagare lei è disposta a sottoscriverlo, ora e sempre) che la ‘povna è salita oggi sulla prima littorina dei tre cambi, da un capolinea all’altro, nella provincia più bella del mondo, mentre – in camicia da notte, il cloro ingrommato nei capelli, l’aria arruffata di chi torna alla quotidianità (e non ne ha nessuna voglia) – si apprestava al familiare assalto di nostalgia e ricordi, durante il ritorno (solitario) nella piccola città.
Il sabato prima, alla stessa ora, viaggiava nella direzione opposta; a prenderla in stazione ha trovato (ovviamente) Canta stessa, Le Hero e il signor M., perché ci sono cose che possono accadere solo come sono scritte, anche se cambiano gli orari. “Non abbiamo la colonna sonora, quest’anno” – le ha subito detto Le Hero, perché le tradizioni sono importanti.
“Ma dai, non è possibile” – ha ribattuto la ‘povna. Ma poi si sono tutti resi conto che bastava aspettare il tono giusto, perché quest’anno (di giovedì) la colonna sonora se la son cantata loro. Ed è così che, insieme alle pizze, nel forno vero e a legna, accompagnati dall’amico Tegame, e dalla sua bella voce spiegata, la ‘povna e gli amici del nord sono saliti a uno a uno sopra il palco, a proporre, scelta pensata dopo scelta, il repertorio del loro amore, unico e sostanziale. La ‘povna aveva scelto questa, tra le molte possibili; ma poi si è ritrovata ad accompagnare le Canterine in una melodia che fu già dei Merry Men l’ultimo giorno prima delle vacanze, e pure alcune altre; e poi a ballare e ascoltare, prima e dopo, tanti pezzi che, insieme alle stelle, già scandiscono rituale.
Prima di quella serata, intanto, avevano avuto modo di consumare il già molto di quel che deve essere: le partite di King, in diurna e notturna (e la ‘povna, si sa, non è tipo da farsi sfuggire un’ora piccola), il Grass Volley, il Badminton, una partita a tennis. Ovviamente le vasche (che la ‘povna ha nuotato, precisa, ogni mattina prima di colazione – sottraendo tempo al sonno per non toglierlo al resto), la raccolta dei fichi, i giochi con le carriole e con i gatti, la ricerca, in notturna, dello sperso cane Snoopy. In mezzo, le cucce sistemate nei diversi appartamenti; i risvegli a scacchiera, e i rientri con la pila, nella notte (ma sul letto ti aspetta, nel buio, sorridente, il profilo allungato del gatto Semolino). In mezzo, un contest di cucina, divisi per squadre e appartamenti (della quale la ‘povna riparlerà a tempo e luogo, ché il progetto vuole quello), nel quale si sono cucinati, tutti, prelibatezze squisitissime (e pure sgluto, c’è da dirlo?), unendo voglia di giocare, sfide e affetto in quella alchimia che è solo loro.
La ‘povna ha fatto cose che non pensava avrebbe fatto. Non ne ha capite altre. E’ stata lupo nella notte (perché lo sceneggiatore sa essere sottile all’occorrenza), insieme a Piton (perché comunque resta saggio); ha parlato di mondi possibili; si è fatta tatuare sopra un braccio un pesce-buffo (ma anche un cuore infilzato alla caviglia); ha fatto spaccio di libri (e se ne ritorna con un carico che basterà per sette vite e mezzo), e si è spacciata per vice-preside. Tutti insieme, sono usciti per una sera, di spade in fiamme e griglia (ed è stato un grande evento); ma poi hanno, sopra e innanzi tutto, scommesso su di loro. Il mattino dell’ultimo giorno è stato così veloce da lasciarli senza fiato, come sempre. E i saluti si sono sbriciolati nel sole di un cielo blu, dopo la prima luna a spicchio (era crescente).
“Bisogna leggere tra le righe della trama” – ha detto la ‘povna a BibCan (che quest’anno le ha fatto un po’ da narratario; e in qualche modo pure in questi giorni, a dirla tutta), prima che salisse in auto. Anche se lei stessa non sa bene che trovarci. E quest’anno dovrà contare una quantità di decisioni sulla scia di un cambiamento lungo un altro. E poi è solo treno, e nostalgia, e pensieri impertinenti (ma felici) tra le rotaie e nel tramonto.
Quel che doveva è stato fatto. Ora, non basta quel che può.

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Gli anni fulgenti di Miss Brodie (e una ‘povna in partenza per il paese-che-è-casa)

Thelma è partita questo pomeriggio, direttamente da Tràscina, dove la ‘povna ha annegato finalmente nel cloro e non nel sale le sue vasche. Una volta tornata a casa, la ‘povna – in attesa di un incontro da “ci si vede in giro“, questa sera, con lo sceneggiatore in spolvero – si dedica alle lavatrici e a un po’ di ordine; raduna i libri, prepara i tablet e le pennette usb, ammassa una valigia di abiti adatti a un clima che di sera recita quasi freddo, o almeno “fresco”. Come ogni anno, infatti, il tempo è giunto, e domani il familiare treno dei tre cambi attraverserà lemme lemme la campagna della provincia più bella del mondo, in un tragitto del cuore che la ‘povna sa a memoria e ha già descritto, e che la porta, come sempre col sorriso sulla faccia, alle porte del paese-che-è-casa. Arriverà più o meno insieme a tutti: Ginger e Cugino (che rivede dopo il matrimonio dell’anno); lo Stropicciato, Canta-che-ti-passa, LeHero e il signor M; Flipper e Bertina con i loro cuccioli, la Professoressa con Gegè, Amica, il Duca-Barone, l’Onorevole, Piton e BibCan, ovviamente Thelma, e alcuni altri la aspettano all’agriturismo dello zio Matto, dove comincia, puntuale come ogni fine agosto, la loro settimana.E la ‘povna, che pensa, da tanti anni, che non ci siamo modo più bello per chiudere un’estate di vacanza, saluta tutti e dà appuntamento, come sempre, un po’ per quando capita. Ché da lì, ovviamente, legge e scrive, ma quando le va, senza regole. Poi, domenica prossima, insieme all’estate che finisce, sarà tempo di riparlare di Neverland di settembre, e di scuola che comincia, e un altro anno. Ma è, appunto, un’altra storia.

Per partecipare al venerdì del libro sceglie una recensione un po’ cursoria, degli Anni fulgenti di Miss Brodie, un libro molto bello, che già anticipa l’autunno. Un libro che le è servito per lavorare a quello di cui parlerà a Neverland, e anche per ripensarsi a scuola, peraltro; un libro noto, e famosissimo; ma, per chi non lo avesse ancora letto, la ‘povna lo consiglia. Parla del potere della scuola, del valore di parole come “insegnante” e “insegnamento”, ma anche del potere manipolante del pedagogo, necessario, pericoloso e splendido. E anche del potere segreto della scrittura, a dirla tutta, che – da Platone in poi, Socrate insegna – è l’unica forma di vendetta che il tempo si prende, inesorabile, sulla pedagogia.
1961-1963. Muriel Spark e Mary McCarthy pubblicano due romanzi di scuola a distanza di due anni e ambientati negli stessi anni (Trenta) del mondo. Dentro, a tema, un gruppo di ragazze, e l’insegnamento (o apprendimento) come via all’anticonformismo, culturale ma anche (o soprattutto) di costume. Ma anche una riflessione sull’influsso del potere dell’educazione, dei maestri, e/o delle istituzioni, e sui modi narrativi di affrescare certi spaccati. Da questo punto di vista (in due sensi), i due romanzi non potrebbero essere più lontani, così come stilisticamente. Eppure respirano, e restituiscono, una stessa aria, degli anni in cui sono scritti, così come di quelli che incorniciano. E restano entrambi, se si vuole riflettere di letteratura e scuola come via al proprio essere nel mondo, assolutamente necessari.
Ce ne è per riflettere a tempo e modo. Su quello che a tutti gli effetti costituisce uno strepitoso sotto-tema letterario.

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Socialità

“Non vedo l’ora di arrivare da te. E ben vengano momenti di socialità” – aveva scritto Thelma alla ‘povna mentre lei si trovava ancora al campeggio della Rapa con l’Ingegnera Tosta. E la ‘povna (che, si sa, per certe cose è svizzera) si è data all’uopo un gran daffare. Il mare in giornata c’è sempre, è ovvio – e hanno scelto il posto vicino alla piccola città, in un luogo (il bagno Forrest Gump) che alla ‘povna è caro per molte e variegate ragioni (pur anche romanzesche); ma, intorno a questo, c’è tutta una geografia di momenti emozionali da costruire con impegno, dentro e intorno alla piccola città.
Si è cominciato con la visita alla Città Bianca, la domenica: con Piton e BibCan a fare da anfitrioni perfetti, uno spettacolo di lirica bellissimo (Le nozze di Figaro – la ‘povna lo ha già scritto), e un duomo finto e una piazza chiusa medievale da scoprire. Hanno continuato il martedì, con la visita alla Città del Carcere. Lì, insieme all’Ingegnera Tosta e a Gamma (in quella che sta diventando una gita fuori porta di fine estate che è già tradizione, e fa sostanza), hanno ammirato dal vivo uno dei quadri della Maniera più belli di tutti i tempi, insieme ad altri musei, e piazze, e palazzi comunali, e torri medievali. Poi è stata la volta dell’aperitivo con la Venexiana e suo marito, al bar del popolo, una chiacchiera che è proseguita ulteriormente, quando si sono trovati oggi, sul mare. Domani sarà il turno dell’Anziana di Ginevra e dello Storico Saggio, con L. e G., che sono tornati questa notte dalla Puglia; e Thelma, che non li vede da dieci anni (quando erano presenze fisse nel paese-che-è-casa, da nonna ‘povna), è molto felice di poterli reincontrare.
Ma alla ‘povna, se deve dire, resta nel cuore la serata di oggi. Quando, dopo una organizzazione millimetrica (che ha visto, al suo attivo, gran copia di sms dispiegarsi), si è consumata (finita proprio adesso), una cena insieme alla Pellona, al Dr., al Pelloni e al Dedde. Sono andati in un posto che alla ‘povna è caro (ci ha festeggiato l’abilitazione, per esempio), e sono stati molto bene, e hanno mangiato altrettanto. Si sono anche trovati (o confermati) spiriti affini, peraltro, ma non è questo il punto. Il punto è nella malia di un capire orizzonti esistenziali anche nella diversità delle esperienze; una coincidenza emozionale che sta nel condividere non già necessariamente le scelte di vita, ma affetto e intelligenza. La ‘povna torna a casa felice da questa serata con questa amica che, come lei, è solo e tanto pazza. E, certo, si sono conosciute qua sopra, ed è una cosa divertente e bella; ma, a costo di sfatare tanti miti che lei stessa ha sostenuto e detto, sia chiaro che qui non si parla di magia del blog, ma di affinità elettiva di individui in carne e ossa; non caratteri on-line, ma vita vera.

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