In-sediata

La ‘povna è arrivata in anticipo, godendosi il tragitto in bicicletta ché, sul territorio dello stesso comune, è come dire nulla (e dovrebbe vietare, per legge, la lamentela a qualunque insegnante insegni dietro casa). Piano piano, si sono raggruppati, alla spicciolata, tutti gli altri – commissari esterni e interni di una commissione assai complessa. Non solo perché li hanno messi tutti su due sedi a distanza di 25 km, non solo perché tra loro ci sono persone che non hanno voglia di far niente, ma anche perché le due classi abbinate non potrebbero essere più diverse; e come gruppo di alunni, e come scuole.
Quella di Monastera, infatti (preside: Linus Pauling, che la ‘povna conosce dai tempi di Hogwarts, ma anche come amico di una collega di filosofia, e infine anche come collega di Barbie, con la quale corre una reciproca stima), è il prototipo della scuola modello: ben diretta, talentuosa, efficiente. Le carte necessarie sono state pubblicate on-line, all’albo telematico, per tempo, la cortesia del personale è di livello altissimo, la preparazione degli studenti anche. E, a coronare il tutto, alla ‘povna è toccata in sorte la classe eccellente: quella in cui, pur in un tecnico, sono un buon terzo ad aspirare al 100; e ,a giudicare dal percorso scolastico, nessun voto o quasi sotto 80 pare una buona stima.
Quella della piccola città, in compenso (preside: Ottusangolo, per ogni altra aggiunta, sia data licenza), è una nota scuola di frontiera, in piena decadenza. Un tempo fiore all’occhiello (per la peculiarità della sua preparazione specifica) dell’istruzione tecnica, passando di mano in mano a incapaci dirigenti, è stata fatta, progressivamente, andare a rotoli. E la conferma, anche in questo caso, si poteva leggere nel documento di classe con congruo anticipo: a proposito del quale, per usare un eufemismo, la ‘povna conviene di buon grado che non ne hai mai visto uno altrettanto stupido, menefreghista e sciatto, in tanti anni di carriera.
Forte di queste premesse, l’accoppiamento della Bella alla Bestia (questi i nomi in codice, da ora in poi, delle due classi) promette scintille. E, soprattutto, esige una notevole testa da parte degli esaminatori tutti – ed è su questo fronte che la ‘povna ha intenzione di giocare, specialmente, il suo ruolo presidenziale. Il quale, peraltro, finora ha avuto modo di dispiegarsi solo sommariamente. Perché – per incompetenze della segreteria della Bestia (ma anche del Provveditorato della sua provincia) – un errore informatico aveva omesso di accoppiare alla loro commissione una delle classi. Con il risultato che, esaurite le prime operazioni di lettura e analisi della situazione di partenza, nonché quelle che riguardano la decisione di calendari e competenze, sono rimasti tutti e dieci due ore a girarsi i pollici. Soltanto all’alba delle tre del pomeriggio il software ha finalmente deciso, bontà sua, di elargire quanto dovuto da tempo. Ma oramai per la ‘povna era tempo di correre a Monastera, prendendo un treno in corsa – perché anche in quella sede avesse luogo la cerimonia di consegna delle chiavi.
La prima giornata di esami vede così, ancora, una quantità assai scarsa di racconti – che potrebbero essere alimentati, viceversa, dalla riconvocazione parziale di questo pomeriggio. Per intanto, la ‘povna anticipa che hanno fatto scalpore (come sempre) il suo sesso (“Dove è il presidente?”; “Piacere, eccomi”; “Ah, sei una donna”) e la sua aria molto giovane. Tanto che, per interrompere il flusso paternalistico, ha dovuto ricorrere a qualche battuta gelida: “Sì, la mamma mi ha fatto giovane; ma mi ha fatto, soprattutto, molto brava”.
Per ora va così, anche se (specie nella squadra di Monastera) qualche spirito affine sembra emergere (e anche l’esterna di Aritmanzia, commissaria TuttaTonda, sembra burbera, ma intelligente). Intanto, la ‘povna approfitta di ore ritagliate in qua e in là, sottratte al poco tempo, per chiudere le tesine delle sue splendide bimbe. E sono parole e nostalgie che si susseguono. Perché da domani, a tutte loro, prof. e alunne, comincia, in luoghi diversi, il grande esame.

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Ultime cose

Sono quelle che si sono snocciolate per via, in questa settimana di attesa e di scrutini, che ha coinvolto la ‘povna per larga parte del suo tempo, quantificabile in sei giorni su sei trascorsi a scuola. Perché oltre agli impegni di fine anno (i consigli di classe, le riunioni delle commissioni, la compilazione dei registri, dei programmi e dei cosiddetti “adempimenti”), e a quelli legati alle proteste, c’era in arrivo qualche tesina dell’Orda. E, se quest’anno la ‘povna non fa il servizio completo come fu (e poi mai più) per la sua Onda, ci sono Campanellino, la Testarda e la Timida (con le loro ricerche così belle e militanti) da seguire con passione e per scelta. E poi almeno anche Giovanna d’Arco e Wendy (e pure Steerforth) che richiedono (e ottengono con somma soddisfazione della ‘povna) la sua consulenza in tema. Ma, se si parla di Orda, bisognerà almeno accennare ai tabelloni coi voti degli ammessi, che anche quest’anno, come quello passato, fanno scandalo. E consegnano alla rassegnazione e alla sfiducia negli adulti gli sguardi di adolescenti originali e disponibili – certo, a patto di avere occhi per guardare. Non è stato il caso di Mr. House, il loro coordinatore di classe. E l’aspetto triste di una vicenda che è nata storta, e si chiude pure peggio, è che la maggior parte dei professori del consiglio, malamente piùcheretti (del resto, sono gli stessi dei Maculati grandi, con i quali la ‘povna ha combattuto, quest’anno, per un anno), non se ne sono nemmeno resi conto. E vivono nella beata certezza di avere centrato, e pure a pieno bersaglio, il loro ruolo educativo generale. La ‘povna è pronta a consolare, ma quasi non ce ne è bisogno (“Perché da loro, prof., non ci aspettavamo niente”). Conviene allora dedicarsi alla scrittura, al futuro, ai progetti.
Intanto però, oggi pomeriggio, prende un treno, e scappa nella città della stazione nota, senza quasi confessarlo. Si ferma a un dormi-’povna, fa un giro (il primo, praticamente dall’inverno) serio per negozi. E si compra un vestito blue marin, da presidente. Perché i giorni si sgranano veloci, uno sull’altro. La ‘povna, intanto, si è letta e sottolineata l’ordinanza. E lunedì alle 8.30, insieme all’Italia maturanda, in collettivo unisono, è pronta a cominciare.

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Sentenza capitale

Doveva capitarle. La fine degli scrutini regala alla ‘povna la prima autentica contestazione della sua carriera di coordinatore di classe, di quelle che profilano, inespressa (e anche inutile), alla minaccia di ricorso. Di quelle che si arriva al colloquio con Barbie, perché nella scuola della ‘povna non si nega il diritto di replica. Anche quando hai torto marcio. Anche quando chi ti ascolta si domanda (legittimamente) che cosa hai da protestare.
Il fattaccio accade (e come ti sbagli) con i Pesci, nella persona di Ninja, ex dei Merry Men prima che diventassero uomini del bosco, e poi cascato, l’anno dopo, come studente della ‘povna, in una nuova prima. Con i Pesci Ninja si è trovato benissimo per tutto il corso dei due anni – portando il suo contributo alla generale opacità in maniera rilevante, ma non per questo sottraendo il proprio impegno, a luogo e tempo debito, alla confusione generale. A studiare, certo, non si è impegnato troppo – anche a causa di un atteggiamento di accentuata sufficienza, che veniva perdonato solo perché nascondeva (come purtroppo spesso capita) una difficoltà di applicazione generale. Sia come sia, tra due pianti, un lamento (e una bella corona di rapporti), Ninja è passato in seconda con un solo debito (Trasfigurazioni, a settembre). E poi quest’anno, quello in cui doveva affrontare un programma nuovo per la prima volta, si è adagiato sugli allori della nullafacenza: nonostante suppliche, preghiere, stimoli a far qualcosa in ogni ambito (nonché reiterati colloqui con la famiglia), è arrivato ai pagellini di primavera con sufficienti Religione e Ginnastica.
“Se fossimo a giugno, io glielo devo dire, il nostro Ninja boccerebbe” – ha detto la ‘povna al padre, durante l’ultimo ricevimento.
“Gli dico di studiare, professoressa?!”.
“Sarebbe anche ora” – aveva replicato la ‘povna – “lui deve provare a rimediare il rimediabile. E’ molto, molto difficile, lei lo capisce. Però l’alternativa è rinunciare”.
“Grazie, faremo il possibile” – aveva risposto lui, salutandola.
Ai primi di maggio, constatata la sostanziale assenza di progressi, la ‘povna, per non saper né leggere né scrivere, ha protocollato e inviato un’altra lettera (rinnovando la sua disponibilità anche fuori ricevimento). Poi si è dedicata a seguire chi aveva deciso di provare a salvarsi, pur se tardi. E a Ninja – che continuava a preferire le buffonerie alla lezione in classe – ha lasciato la facoltà del libero arbitrio, da comprendere e usare.
Allo scrutinio, la sua situazione, appare subito critica. Ninja avrebbe, rispetto alle 10 originarie, ancora 8 materie sotto. Anche a salvar Disegno (con un generoso cinque e mezzo), restano tutte le altre. Davanti al tabellone Barbie guarda la ‘povna, e non ha dubbi: “Alzategli i mezzi voti all’unità superiore, che non dica che gli abbiamo voluto male per puntiglio. E poi dategli la ripetenza. La scuola pubblica è brava pure a far miracoli, ma qui c’è poco da fare”.
Ultimate le scartoffie, alla ‘povna resta il compito di avvertire i bocciati e i rimandati per telefono: conquistato il suo angolo di Vicepresidenza, si appropria di un telefono, e inizia la trafila dei numeri.
Con l’eccezione (prevedibile, e prevista) di Calciatore Provetto (che prova a protestare, ma poi abbozza: “Mio figlio me lo aveva anticipato, che poteva avere Scienze, e vorrà chiedere spiegazioni, professoressa”; “Mi sembra un’ottima idea: quando le chiede, gli dica di domandare anche come mai non ha avuto Aritmanzia da Voglio-la-mamma, che in nome dei [vaghi] progressi ha deciso di graziarlo”), il rituale scorre triste, ma tranquillo. Piovono per lo più rassegnazioni, gioie insperate (per una bocciatura che è sospesa, così come il giudizio), e tanti ringraziamenti. Quando compone il numero di casa Ninja la ‘povna è convinta, a buon diritto, di portare una notizia annunciata.
Così non è, e lo si capisce subito.
“Non ci credo. Se Ninja fa una pazzia, e si ammazza, sappiate che la colpa della scuola, tutta quanta” – è il sobrio inizio della mamma.
Al quale fanno seguito venti minuti di recriminazioni e insulti, che terminano con il consueto:
“E poi è come una doccia fredda: qualche comunicazione in più, tra scuola e famiglia, non ci sarebbe stata male”.
“Qualche comunicazione in più?! Tu non sai con chi parli!” – vorrebbe risponderle la ‘povna. Ma si limita a elencare, con cortese fermezza: “Mi scusi, signora, ma 6 lettere a casa protocollate in tutto l’anno sul profitto, due sulle assenze e ritardi, più quelle sui rapporti disciplinari – senza contare i pagellini e le pagelle e i colloqui, di persona e telefonici, con me e con i colleghi tutti non mi sembrano un modello di silenzio. L’ultimo è a inizio maggio”.
“No, io non volevo dir questo. Però, ecco…”.
A questo punto si sentono rumori in sottofondo. La mamma che balbetta: “No, amore, non fare così”. E poi, dura, alla ‘povna: “Ninja è tornato a casa: la devo salutare”.
La ‘povna attacca, assai perplessa. Finisce il suo dovere, e si avvia in segreteria a portare i faldoni al loro posto. E’ allora che il cellulare squilla:
“Mi scusi, sono il babbo di Ninja, posso parlarle?”.
Altro giro, altra corsa. La ‘povna ripete (se pure a un interlocutore più cortese), una per una, le cose che ha già detto. Poi lo saluta, saluta Barbie e si avvia finalmente verso casa.
Ma non è finita ancora (no di certo). Perché il suo cellulare suonerà ancora una volta, e poi un’altra. Per farla breve: il babbo di Ninja chiede a gran voce un colloquio con la Preside – e non sabato, come previsto già per tutti, ma da solo (e ben prima, aggiunge la ‘povna, della pubblicazione dei risultati).
Così oggi, a mezzogiorno, Barbie e la ‘povna hanno ricevuto Ninja e suo padre in Presidenza.
“Non vogliamo protestare. Siamo sicuri che avete deciso per il meglio” – esordisce l’affannato babbo.
“Però volete confrontarvi per avere dei chiarimenti ulteriori, va benissimo” – prosegue Barbie, che in queste cose è bravissima. E giù parecchi minuti di motivato ascolto.
Ninja (che è voluto venire a tutti i costi, nonostante il parere contrario della ‘povna) già tiene gli occhi di bassi. Ma al babbo non basta, e riparte convinto:
“Perché lui ci aveva detto che i voti erano migliorati molto: se potessimo sapere le insufficienze nel dettaglio. Mi chiedevo se non si potesse chiudere un occhio, e rimandarlo a settembre…”.
Ma la ‘povna non è coordinatore per caso, e nemmeno per sbaglio. L’occhiata di Barbie è eloquente, lei sfoglia gli appunti, e parte:
“Certo, ora vi dico tutto”. Comincia l’elenco non solo dei voti, ma anche delle performances di Ninja tra maggio e giugno.
“In Legge hai avuto gravemente insufficiente, e hai sbagliato, il giorno tale, l’ultimo compito di recupero; in Aritmanzia, quando Voglio-la-mamma ti ha chiamato a rimediare, ti sei rifiutato di uscire alla lavagna; in Inglese l’ultimo voto era un 3, il penultimo un 4; in Pozioni eri gravemente insufficiente, e il professore di Laboratorio, Pluto, ti aveva cercato di far capire, il giorno tale, che rifiutandoti di fare le relazioni – che normalmente servono ad alzare il voto un poco a tutti – rischiavi ancora ulteriormente di bocciare…”.
L’elenco, imbarazzato e imbarazzante, prosegue ancora per un paio di minuti. Il babbo ascolta (palesemente per la prima volta) questi punteggi da schedina con il viso che si fa sempre più bianco; le guance di Ninja sono color del fuoco, viceversa.
La ‘povna e Barbie si scambiano uno sguardo triste. Perché è evidente che questa famiglia non avrà più niente da eccepire a quello che è successo. Ma questa ‘vittoria’ (più che mai di Pirro) è stata ottenuta al prezzo dell’umiliazione pubblica, davanti alla sua Preside, di un ragazzo che non aveva bisogno di compassione, protezione, e difensori civici. Ma solo, al momento opportuno, di qualcuno che sapesse sgridarlo; o almeno dargli, con buona grazia, una sana e antiquata dose di vergate.

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Verso il mare

L’ultima settimana si è snocciolata densa, portando infine, caldo, un po’ di giugno, e contribuendo a disegnare, nella percezione di tutti, il senso di fine della scuola.
La ‘povna, dopo la notizia della sua nuova presidenza, l’ha trascorsa soprattutto a fare saluti, ultime cose, e feste (perché quando si arriva al 5 giugno, non si deve più parlare di interrogazioni, spiegazioni e compiti), come da tradizione e da rituale.
Così il mercoledì, insieme ai Merry Men (e continuando un’abitudine inaugurata, con loro, l’anno scorso), ha preso un treno, e sono andati al mare. A dirla tutta, la meta originaria doveva essere un’altra (e dovevano andarci insieme all’Ingegnera Tosta): quella dell’anno scorso (perché ogni classe ha la ‘sua’ gita – e la ‘povna è molto attenta a non sovrapporre le appartenenze emozionali). E poi al mare c’era stata con l’Onda – e i Merry Men (che la conoscono), pur se desiderandolo, avevano preferito lasciar stare. Ma poi le cose sono andate diversamente: la meta dell’anno scorso era chiusa, o comunque indisponibile, l’Ingegnera Tosta si era fermata a scuola per aiutare le Quinte; loro, così, avevano improvvisato un cambiamento dell’ultimo minuto utile:
“Troviamoci in stazione e andiamo nella piccola città comunque” – aveva detto la ‘povna – “poi vediamo il da farsi. Al limite, prendo e vi porto in spiaggia, ci si arriva con dieci minuti di autobus. E lì ci divertiamo!”.
Loro avevano aperto la bocca, quasi increduli; ma poi avevano taciuto, saggiamente, perché quando un tabù viene sfatato così, come per dire niente, nella collettiva e corale consapevolezza, quel che resta da fare è seguire la trama come viene, e pedalare.
E così è stato fatto. E sono andati verso il mare, cicalando il loro educato buon umore in un bus pieno di gente. Si sono fermati in un posto, poi hanno deciso per un altro. E lì, giocando sulla sabbia, hanno composto la loro giornata sorridenti, portandosi dietro sempre il sole. Laggiù li ha raggiunti la telefonata di Esagono, che ha detto alla ‘povna le novità sull’assegnazione organico che era riuscito a ricomporre (e che recita, per i Merry Men, due bellissimi nomi per le materie tecniche). La ‘povna ha sorriso moltissimo, dentro i buchi del telefono: “Adesso glielo dico subito!”.
“E se poi succede qualcosa? Meglio di no!” – consigliava, da ingegnere, Esagono.
“Io preferisco essere felice una volta di una cosa che non succederà, piuttosto che non esserlo del tutto” – obiettava la ‘povna, citando a modo suo un libro del 2007.
Esagono ride. “Fai come vuoi, ‘povna, tanto lo fai sempre lo stesso. Però almeno di’ loro che non è del tutto certo”.
La ‘povna esegue, e tutti, alla notizia, si lanciano in una danza tribale.
Sulla strada del ritorno, i segni del sole sulla pelle, la ‘povna li guarda con amore, e pensa che sono sgarrupati e splendidi. Grazie a loro quest’anno – e glielo ha pure detto – è stato migliore di come poteva essere. E a chi volesse chiedere corsi e ricorsi, la ‘povna risponde che, no, non sono, né saranno mai, in nessun modo un’altra Onda (e come potrebbero, del resto: questi qui sono alunni che lei si è caricata sulle spalle, o viceversa, e si porta appresso come suoi studenti, ai quali spiega cose, mette i voti, insegna ufficialmente dentro un’aula; quegli altri erano suoi, e basta). Ma, nello stesso tempo, mentre sorride e li saluta (“A domani, allora, ciao belli!”), non esita a far proprie le parole di Rebecca:
“Via, prof., le siamo entrati nel cuore”.

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For President

L’anno scorso, al termine degli esami dell’Onda, lei lo aveva annunciato, e sottoscritto:
“Con la fine del part-time, dovrò fare domanda per gli esami di Stato, come tutti. E allora mi piacerebbe mettere a buon frutto tutto quello che ho imparato questa volta – in maniera così paradossale e sghemba. Ho deciso: farò la Presidente. In fondo, è meglio. E poi così – prima di avventurarmi sul terreno scivoloso della correzione di elaborati ex novo, scritti da alunni che non ho mai visto – avrò l’occasione di vedere all’opera un numero più ampio di colleghi”.
“Sei pazza?” – le avevano domandato in tanti.
“Contenta te, che con Italiano interna potresti startene buona e zitta zitta, la quasi certezza di non venire estratta” – avevano sentenziato i piùcheretti.
“Non sarai, mia ‘povnina, troppo stanca?” – le aveva detto chi le vuol bene, con affetto.
Ma l’Anziana di Ginevra aveva approvato senza incertezze: “Che bella idea, lo volevo fare anche io, appena rientro a tempo pieno, l’anno prossimo”.
E poi: “Ovvio che sì, un funzionario amministrativo deve fare domanda per la qualifica ispettiva cui gli consente di accedere la sua progressione di carriera, sempre” – ci aveva pensato Mr. Mifflin, a tagliar la testa al toro.
Così la ‘povna (che di suo è testarda – e avrebbe deciso ugualmente in questo senso) aveva compilato e spedito la domanda. E poi si era messa ad aspettare.
L’attesa si è conclusa ieri, con una bella notizia. Per la Maturità 2013 la ‘povna è stata, infatti, nominata Presidente. Nella piccola città (in un aeronautico) – e in una sezione collegata a Monastera.
“Poveri commissari, non li invidio di certo” – ha commentato il Vice Preside DaddyLongLegs – “scommetto che sarai terribile”.
“Non più di tanto” – chiosa la ‘povna con un sorrisetto – “per ora mi limito a teorizzare la necessità, per entrambi gli scritti, di una correzione integralmente collegiale”.
“Lo sapevo” – Mr. House si mette le mani nei capelli – “sarai un incubo”.
“Tutt’altro” – replica lei, placida – “solo, vorrei mettere in pratica, pur se per poco, la visione ideale della scuola dei miei sogni”.
La discussione si scioglie così, come per accidente. Ma la ‘povna è felice, molto. Ed è ben contenta di rinunciare a un po’ delle lunghissime vacanze, pur di essere pronta a fare il suo dovere, e cominciare.

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Paura di chi?

La vita va veloce. Troppo. Anche se si sono chiuse le urne: anzi, se possibile, persino più che in campagna elettorale. Ci sarebbe da parlare dell’effetto SEL (significativo, e irreversibile), della scuola (coi Merry Men che sono pazzi, e splendidi; gli Anatri che tornano tranquilli; i Pesci che stanno a bocca aperta, e i Maculati che continuano a perdersi); delle incombenze della Commissione Tosta (con il ritorno in grande stile del mobbing); del giorno in cui a scuola sono arrivate, una dopo l’altra, tre ambulanze; dello sceneggiatore che ritorna (e la lascia assai perplessa); e di cento e più altre cose. Ma, per l’appunto, quando la vita va veloce non resta altro che viverla.
La ‘povna rimedia al suo silenzio stampa tippettando questo scarno aggiornamento. E aggiungendoci un aneddoto scolastico, ringraziando gli Anatrini.
Lunedì, seconda ora: dagli Anatri si corregge la verifica, che era sull’argomento più tosto di tutto il primo anno, ovvero quei bastardi, difficilissimi, di focalizzazione e narratore. Visto che il risultato è stato un’ecatombe, alla correzione si affianca quella degli esercizi di recupero: 30 brani da analizzare uno per uno, con puntiglio; ai quali la ‘povna ha aggiunto, per movimentare il tutto, anche la ricerca casalinga di titolo e di autore.
“Leggi tu, Piccoletta”.
Piccoletta esegue, con la sua voce bella.
“Allora, il narratore è così, perché in prima persona, ed è il protagonista. La focalizzazione è interna. Per quanto riguarda invece il titolo si tratta di Io non ho paura“.
Toto non ha sentito bene, dall’altro lato della classe. Alza la mano, e poi domanda:
“Come ha detto che si chiama, prof., questo romanzo?”.
Io non ho paura di Niccolò Ammaniti” – risponde la ‘povna veloce, mangiandosi la virgola.
“Di chi?!” – esclama Toto con un po’ di meraviglia.
La ‘povna, dal canto suo, ricompita:
“Niccolò Ammaniti, con una sola “n”".
E Toto – l’espressione allibita gli si disegna sulla faccia:
“Prof., io sono ignorante: ma mi spiega perché dovrei avere paura di ‘sto tizio?”.
E la ‘povna, finalmente, si illumina. E capisce.
“Scusami, Toto, c’è stato un fraintendimento. Quando mi hai fatto la domanda ti ho risposto citando (in maniera evidentemente troppo rapida) sia titolo, sia autore”.
Toto finalmente sorride: adesso tutto torna.
La ‘povna appronta, con validità istantanea, una bella deviazione di esercizi su voce e punteggiatura.

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Love is…

Tra le cose accadute in Appennino, durante la gita con i Pesci (che si è segnalata per amministrazione ordinaria e tranquilla, anche se non strappacuore come fu per i Merry Men e l’Onda), una almeno meritava però di salire agli onori della cronaca, e cioè l’innamoramento repentino, ricambiato (!) – e travolgente – di Scugnizzo (il mastino napoletano che, da due anni, è segretario fedele in classe della ‘povna), per AcquaCheta, una delle bimbe dell’altra seconda che li accompagnava.
“Che bella cosa!” – avevano esclamato all’unisono la ‘povna e Mickey Mouse, trasognati e un po’ commossi (come due vecchie nonne), nel vederli a mani intrecciate sul treno del ritorno. Aggiungendo poi, prosaicamente:
“AcquaCheta ha la media del 7, dai che è la volta giusta, e Scugnizzo si mette a studiare”.
Così – nonostante le fosche previsioni di Mafalda, cui si erano precipitati a raccontare il tutto (“AcquaCheta è una scalda mutande, Scugnizzo,casca male, poveretto”) – il consiglio di classe dei Pesci, al gran completo, si era dato al guardonismo spinto.
“Dai che si amano!”.
“No che non lo lascia!”.
“Fallo studiare, mi raccomando” – diceva a lei Patty Albione, che li ha entrambi come alunni.
“Forza, Scugnizzo” – le faceva eco la ‘povna, incontrando il suo alunno a fine scuola – “mentre lei finisce la sesta ora, e tu l’aspetti, già che ci sei, puoi pure ripassare”.
Il risultato è che Scugnizzo – che prima non chiedeva mai di andare in bagno, passava l’intervallo a giocare a carte coi compagni, e non era mai in ritardo – ora arriva trafelato, al suono della campanella, il volto di un bel color rosso rubizzo – e un sorriso che va da orecchio a orecchio, del tutto rincitrullulito.
In classe, però, poi sta attento. E segue come un pazzo, e prende appunti.
La ‘povna ne aveva già potuto apprezzare i risultati a storia, dove ha strappato, la settimana scorsa, una prima sufficienza. Ma è questa sera, mentre approfitta del silenzio elettorale e corregge (secondo copione) le verifiche, che l’exploit di Cupido si manifesta in tutta la sua bellezza.
E fa prendere a questo alunno grande e grosso (cui l’amore allarga il petto, finalmente, a cuor contento) un 7 pieno a poesia lirica. La ‘povna sorride quanto lui, mentre lo scrive a penna rossa. E incrocia le dita perché AcquaCheta, qualunque cosa voglia, aspetti almeno gli scrutini tutti, prima di volare, eventualmente, a un altro fiore.

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Un bilancio

Sono state settimane deliranti (perché maggio, si sa, a scuola è un mese al cardiopalma), specie se all’ordinaria amministrazione si aggiungono vari tipi di imprevisti (come quelli, di Franti e Zuccherosa, cui ha accennato ultimamente, e molti, molti altri); specie se si fa parte di commissioni serie e toste (per le quali arrivano decisioni da prendere, che non sono né evitabili, né semplici); specie se, per contratto con la vita, si è deciso di non rinunciare comunque all’esistenza (il che significa, nei fatti, ritagliarsi, sempre e comunque, uno spazio di svago o di vacanza); specie se si è ripresa la tosse; specie se a tutto questo si aggiunge il peso di una campagna elettorale. Una cosa che non è – la ‘povna lo sa, perché da sempre è multi-mondi e multi-tasking – paragonabile a nient’altro: arriva, e ti travolge. E ti rimangono allora due strade, per ribattere: rinunciare, e resisterle (ma allora: avrebbe senso farla?); oppure seguire la bufera con consapevole entusiasmo, e farsi trascinare.
La ‘povna ha scelto la seconda opzione, convintamente. E così, dal ritorno dalla gita in Appennino, la sua vita è diventata un tangram: incastri sopra incastri; la mattina a scuola, a fare il suo dovere con gli alunni; il pomeriggio in giro per la piccola città, a fare cassettaggi, discussioni, comizi; distribuire volantini o tenere aperta la sede al pomeriggio; un pomeriggio che si fa spesso notte: con le manifestazioni, le feste di auto-finanziamento, le millemila iniziative. Nel mezzo, una giornata (e un pomeriggio a settimana, a scelta) da dedicare alla funzione docente, pancia a terra: i video per le lezioni di storia, da costruire con anticipo; le schede auto-prodotte di italiano, per le ultime poesie da dare ai Pesci; il decimo tema dell’anno da propinare ai Merry Men, perché “ragazzi, ci ho pensato, è molto meglio” (e quelli, che sono pazzi furiosi, non protestano). E poi le correzioni: per tenere testa al crescente caos che la politica porta nella sua vita di ogni giorno, Kant aveva infatti deciso che era necessario darsi, inflessibile, una regola: mai un pacco di verifiche più di due giorni e mezzo. Così la ‘povna – che, come ha già detto, è pazza – ha distribuito volantini dopo aver valutato le performances storiografiche dei Pesci; ha incontrato Nichi Vendola uscendo dal compito di Epica degli Anatri; o, ancora, si è portata per via, per un intero pomeriggio, i temi su Richelieu dei Maculati.
Il risultato, dal punto di vista scolastico, è che per ora il ritmo si è mantenuto incredibilmente alto. E lei, altalenando tra le corse, si è trovata (imprevisti) persino certi pomeriggi liberi (perché un incontro aveva cambiato, repentino, orario all’ultimo momento; e lei aveva già terminato, precisetta, lezioni e correzioni).
Le capita così di uscire all’improvviso, in mezzo al blu del pomeriggio, per fare un altro cassettaggio. Oppure di dedicarsi, rapida, a una torta. Nel mezzo, la chiamano i genitori degli alunni (“Allora, come va, professoressa ‘povna?”); oppure, anche più spesso, i suoi compagni (di lotta e di governo): “Chi si offre volontario per questa notte? Ci sono i manifesti da attaccare!”.
La ‘povna dice di sì, appena possibile. E si gode l’atmosfera di SEL, che è sempre quella: intelligente, aperta, curiosa verso il mondo.
Ragione forte – e bella di per sé, senza altri orpelli – per rendere il bilancio della sua partecipazione attiva, e del suo maggio, solo e infinitamente positivo.

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Per sms

Sms arrivato al telefono della ‘povna, tutto in lettere maiuscole, alle 22.45 dello scorso venerdì:

From: Mamma di Zuccherosa
To: Me
Buona sera la ringrazio ancora tanto sinceramente x quello che a fatto x aver dato di nuovo fiducia a Zuccherosa in questo periodo e un po colpa mia la sto stressando x domando sempre la scuola la scuola in continuazione e piu forte di me se lascio perdere ho paura che lei sorvoli comunque vedo che Zuccherosa ce la sta mettendo tutta a studiare ed e molto stanca e nervosa con me volevo sapere se Zuccherosa a scuola la vede tranquilla e serena mi scusi ma io mi preoccupo sempre mi sono anche arrabbiata con lei x quando io gli parlo di sigarette lei diventa seria e non ne vuole parlare con me x forse sa di sbagliare e di non poterne tornare indietro non so che pensare comunque la ringrazio x la sua disponibilità a gia fatto tanto per Zuccherosa se non avessi avuto il suo aiuto come avremmo fatto? Cordiali saluti e mi scusi se lo disturbata (scusi anche il mio italiano se mi leggesse mia figlia!).

Se la ‘povna, a maggio, presa tra mille cose, e gli ultimi atti scolastici, e la campagna elettorale, e i colleghi stupidi e la fine di tutto, avesse bisogno di una motivazione e un senso, questa potrebbe bastare per i prossimi dieci anni. Se poi qualcuno le volesse chiedere – come talvolta capita – “ma come mai tu, tra i primi al concorso, potevi scegliere quel che volevi, il liceo figo, i certamina in giro per l’Italia con gli alunni, i premi, la possibilità di usare la tua cultura al meglio… e invece ti sei rinchiusa al tecnico”, la ‘povna potrebbe citare questo sms – e i molti altri gemelli che, quotidianamente, le riempiono la posta. Perché non si fa lezione per i bravi, ma per tutti; perché il ruolo, pur vilipeso, si riconquista un po’ ogni giorno, con la propria presenza sociale in mezzo al campo. Perché – parafrasando Fenoglio – “insegnante” si conferma, ora e sempre, parola assoluta.

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Per quanto voi vi crediate assolti…

Come ha accennato qualche giorno fa in un commento, a scuola della ‘povna ne è successa una grossa. Giovedì della settimana scorsa Franti (degli Anatri: un non-cattivo che fa di tutto per sembrarlo) nel lasso di tempo che sta tra la fine dell’intervallo e l’ora di ginnastica (per la quale tutti loro devono stare nell’atrio ad aspettare il pullman), molto semplicemente, ha spinto la maniglia della porta, si è trovato da solo all’aria aperta, e se ne è andato fuori.
La ‘povna risparmia ogni discorso (la sorveglianza, i custodi, l’appello) e va diritta ai fatti. Che recitano, asettici, che nessuno ha fatto mostra di notarlo finché lei, in arrivo in servizio un’ora e mezzo prima per motivi variegati e soliti, non si è trovata in gruppo in mezzo agli Anatri e, tra una parola e l’altra, ha girato gli occhi intorno, e ha proferito, rapida: “Mi dite dove è Franti? Oggi non c’era? Si è ammalato?”.
Anche il panico seguente, la ricerca, la presa d’atto della fuga, le telefonate alla mamma, gli sforzi per farlo tornare sui suoi passi la ‘povna li tralascia a bella posta. Anche perché (sempre ancora senza essere in servizio) se li è gestiti tutti: da sola, e piena d’ansia. Mentre la collega di ginnastica caricava il resto degli Anatri sul bus, e partiva verso la palestra, e tutti gli altri facevano lezione.
Sia come sia, alla fine, Franti ha fatto ritorno. Ha pronunciato parole di sorpresa come pietre (“Non pensavo se ne accorgessero, professoressa ‘povna, anche perché lei di giovedì non ha noi per far lezione”), ed è stato portato davanti al vicepreside DaddyLongLegs, per prendere coscienza di quanto aveva fatto, e ricevere da lui la somma ramanzina.
Quello che si sono detti, in camera caritatis, non è dato saperlo. Fatto sta che Daddy – ingegnere appena convertito alla scuola di Don Milani (per la verità un po’ goffamente) – nel lasciare la decisione disciplinare vera e propria, come è ovvio, a uno straordinario consiglio di classe, ci ha aggiunto, di suo, un personale carico – di effettiva e complicatissima gestione.
“Il VicePreside” – ha spiegato Franti – “mi ha chiesto quali siano le mie passioni. E io gli ho detto il cinema. Allora ha deciso che io dovrò scegliere un film che mi piace, prepararci sopra una ricerca, e farlo vedere a tutti i miei compagni, spiegandogli perché lo trovo bello, e il suo significato”.
Come si può immaginare, questa singolarissima scelta (nonché le parole che l’hanno accompagnata, più volte: “Mi raccomando, colleghi, quando vi riunite: ricordatevi che non possiamo sempre frustare e basta; e che a me non sembrerebbe così utile tenere a casa, per punizione, uno che ha tentato di scappare”) ha creato non pochi problemi in sede di consiglio. Sia perché comunque – film o non film – qualcosa andava fatto; sia perché era necessario mettere agli atti un provvedimento che risultasse, anche per gli altri, adeguatamente conforme alla gravità del gesto; sia perché, e soprattutto, nel consiglio di classe degli Anatri ha trovato asilo l’insegnante di inglese Incompetente (“precaria”, come dice sempre lei, in senso sindacale; “è uno scandalo” – le commenta dal canto suo la ‘povna, intendendo con ciò la molta approssimata conoscenza di ogni principio sensato di didattica – nonché di una competenza accettabile della lingua di Albione).
Comincia la riunione. S(t)olida dà la parola alla ‘povna (“che è l’unica di noi che era presente ai fatti”). Lei comincia a raccontare. Termina con le parole di DaddyLongLegs, e aggiunge: “Credo dunque che quello che potremmo fare sia recepire questa cosa del film, inevitabile, ma inserirla in una settimana di lavori socialmente utili, che vadano a coincidere, disciplinarmente, con cinque giorni di sospensione con obbligo di frequenza. In questo modo dovremmo avere sia gli elementi che sottolineano la gravità del gesto, sia diverse e multiple occasioni di riflessione”.
Sono, con diversi gradi di consapevolezza, tutti d’accordo. Ma Incompetente prende la parola, ed esordisce in tono querulo:
“Io non capisco che cosa significhi con obbligo di frequenza: dobbiamo lasciarlo a casa, almeno questo! E’ inconcepibile che questa punizione si trasformi per noi in una fatica aggiunta. Che quanto meno per questi cinque giorni la finisca di rompermi le scatole, che io non lo sopporto, e se ne resti a casa!”.
“Non credo che le ‘punizioni‘” – la ‘povna calca sulla parola, mettendola tra virgolette – “siano pensate per risparmiare o meno fatica all’insegnante” – osserva placida la ‘povna (ma chi la conosce davvero sente il tono, e si prepara).
“Ma con me è insopportabile, fa confusione, e io non so più che cosa fare per gestirlo. Trovo intollerabile pensare di doverlo tenere con me in classe, è ingiusto, inaccettabile! E poi lui non è capace”.
“Sai, forse perché quella pagata per ‘gestire‘ sei tu, lui ha 14 anni” – la ‘povna è sempre più calma. Ma continua a scandire le parole.
“E poi” – aggiunge – “piaccia o non piaccia, abbiamo un’indicazione di DaddyLongLegs. E, certo, il Consiglio è sovrano. Ma tu capisci che, se lui ha detto questo al ragazzo, sconfessarlo pare un po’ brutto. E non per una questione di buona educazione” – (“che tu tanto non conosci” – vorrebbe aggiungere) – “ma perché, se lo facciamo, sarà ben difficile ricorrere al ‘Vicepreside autorevole’, per il prossimo futuro”.
Con mal riposta gentilezza (perché Incompetente se ne va, proterva come vive, e convinta di avere subito un torto), il Consiglio si prolunga a spiegare perché tutti gli altri insegnanti sono d’accordo con la ‘povna, in lungo e in largo (quando a votare sarebbe bastato un attimo). Vengono scelte le azioni di intervento per Franti, da portare avanti tutti (Incompetente, ovviamente si chiama fuori). La ‘povna vince (prevedibilmente) il compito di organizzare la cinematografica ricerca.
Così, il giorno dopo, si avvicina a Franti.
“Ascolta, dobbiamo decidere che film farai vedere ai tuoi compagni, perché tu ci possa lavorare prima in questi giorni”.
Si aspetta il titolo di qualche blockbuster. Ma la risposta di Franti è di quelle capaci di inchiodare la scuola per i prossimi cent’anni. E recita, prontissima e convinta:
Qualcuno volò sul nido del cuculo“.

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