Correva l’anno 1994. La ‘povna e tutta la sua brigata di amichetti vivevano a Hogwarts alacremente, cercando di trarre il massimo dal diritto allo studio pubblico che, un paio di anni prima, avevano, tramite concorso, sorteggiato. In mezzo, cercavano di interessarsi anche di politica, società, mondo. E quello di cui si parla era il periodo dell’occupazione. Della facoltà universitaria, certo (perché da queste cose Hogwarts era tenuta sempre fuori comunque), ma questo non impediva a lei e loro di passare le giornate accampati nelle aule, a discutere animatamente nelle varie commissioni. Va detto che era faticosissimo. Vuoi perché a Hogwarts erano comunque minoranza (e soprattutto la loro passione politica non diminuiva di una virgola il carico interno di lavoro), vuoi perché, come privilegiati studenti pagati di tutto, quando facevano capolino nelle assemblee pubbliche, marchiati già in anticipo, erano accolti con sguardi quanto meno strani. Loro comunque se ne fregavano, come sempre; e come sempre andavano a testa bassa avanti. E infine, tornati in collegio dopo pomeriggi massacranti, si riunivano tutti dopo cena nella stanza dell’Anziana di Ginevra, a fare il punto e a chiacchierare.
Fu in una di queste serate un po’ così, uguali a tante altre, che la ‘povna e lo Storico Saggio iniziarono a discutere di qualche inezia (che non è stata registrata negli annali). Discussero, discussero e discussero, accapigliandosi. Finché lo Storico Saggio – che per amore di battuta avrebbe sacrificato anche la mamma – se ne uscì con qualche affermazione volutamente ironica, a proposito della condizione femminile. Gli animi già erano caldi, la ‘povna anche.
“Ritratta!” – si infiammò subito lei con occhi ardenti – “ritratta subito, sai!”.
Quello nicchiava, tutto soddisfatto di essere riuscito nella provocazione e nel suo intento. Ma la ‘povna, indomabile, si trovò a ripetere (solo un po’) ridendo:
“Ritratta, ti ho detto! O ritratterai sui cocci di vetro”.
Lo Storico Saggio (comprensibilmente) non ci fece caso più di tanto. Questo sketch, tra loro, si era del resto ripetuto tante volte, senza conseguenze plateali. Bisogna sapere però che quella sera erano, tutti loro, davvero stanchi, e dunque – per quanto non avessero toccato un goccio di un bel niente – paradossalmente un po’ ubriachi. E bisogna poi sapere, anche, che alla mensa di Hogwarts venivano forniti di due bottigliette di acqua a pasto: una, di solito, la bevevano sul posto; l’altra la portavano in stanza, per esigenze conviviali. Così la ‘povna, nel pieno della foga, non se lo fece ripetere due volte. E, afferrata una bottiglia dal ripiano su cui l’Anziana l’aveva opportunamente messa, la spaccò a terra, davanti agli occhi allibiti dello Storico, parafrasando con parole sue il celebre motto: “Qui il vetro, qui ritratta”.
Silenzio. Stupore. Annichilimento.
“E’ pazza” – continuava a ripetere lo Storico.
“No, ha ragione, te l’aveva detto” – lo rimbeccava l’Anziana, dalla parte della ‘povna.
“Che succede? Ho sentito un fracasso…” – domandava El Mamo aprendo la porta, precipitatosi dal piano di sotto.
E nessuno, intanto, faceva caso alle parole di Zivago:
“Fantastico, meraviglioso, splendido” – diceva lui, meno al mondo e più a se stesso – “è puro Dostoevskij: sembra una pagina dell’Idiota“.
La storia finisce con loro tutti che si mettono a raccattare i cocci e a pulire il pavimento, e con pace fatta e ovvia stretta di mano. All’alba delle due di notte, consapevoli che l’indomani li aspetta un altro giorno, sciolgono l’assemblea e se ne vanno a letto. El Mamo, l’Anziana, lo Storico e la ‘povna. E anche Zivago.
Ma Zivago, in camera sua, prende il foglio di carta e la sua penna. E scrive, scrive, scrive. Il risultato è un raccontino allucinato sugli avvenimenti della sera precedente che – come molte altre volte – va silenzioso ad appiccicare alla porta della ‘povna, perché lo trovi la mattina, al suo risveglio. Ed è così che nasce il soprannome di Nastas’ja Filippovna (per gli amici ‘povna, con lettera minuscola e l’apostrofo), la (folle) protagonista femminile di un romanzo russo idiosincratico e splendido come L’idiota. Un alter-ego che la ‘povna si portò dietro per tutti gli anni universitari, e un poco oltre. Prima di sceglierlo, una volta approdata alla sua seconda vita telematica, come nom de blog.
Chi sono
Io sono la ‘povna: corro da un mondo all’altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com.
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