Questione di stile

Di ritorno dal consiglio di Istituto che l’ha eletta al comitato di Valutazione, così come annunciato da dicembre (e che ha visto pertanto la rimozione della collega Compressa, che non era in possesso dei requisiti legittimi), la ‘povna aggiorna Esagono e l’Ingegnera Tosta, che sapevano dall’atteso evento, mandando loro il seguente, e identico, sms:
“Sono nel comitato di valutazione. Situazione scivolosa e abbastanza tirata nell’atmosfera, ma abbiamo gestito con Mr. Higgs in maniera dignitosa tutto. Alla fine, dopo intervento strappacore e puntigliosetto di Compressa, sono stata eletta all’unanimità”.
L’Ingegnera Tosta è la prima a rispondere:
“Non avevo dubbi! Adesso goditi la tua zuppa e riposati (meno male che abbiamo nuotato…)” – scrive tutto di getto.
Poi, mentre la ‘povna è finalmente arrivata a casa, verso le 21.30, arriva il messaggio di Esagono:
“Bene” – è la sua laconica risposta.
E la ‘povna, che finalmente si trova a tirare il fiato dopo dodici ora di scuola esatte, semplicemente, ride.

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“Non è peccato”

27 gennaio 1945 – 27 gennaio 2016.

“Il 27 gennaio del 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono nella città polacca di Oświęcim, nota con il nome tedesco di Auschwitz. La scoperta del campo di concentramento e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono per la prima volta in modo completo gli orrori del regime nazista.
Con la legge 211 del 20 luglio 2000 «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio (…) “Giorno della memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati»”. (Treccani.it)

Come ogni anno, oggi, si ricorda il Giorno della Memoria: istituzione (del 2000) giusta, se commisurata al momento storico in cui avvenne, e in risposta a un intento serio e di buona volontà. La ‘povna, che è un pubblico dipendente, prima di altro, a scuola si fa punto di onore di rispettare questa data in maniera se possibile precisa e intelligente e, ogni anno, prepara qualche cosa che sia agile, e di impatto, per tutta la sua scuola. Ma sempre di più, ogni anno, cerca di fare riflettere i suoi alunni, specie a partire dalla seconda, sul valore attivo che la memoria deve avere, sempre, situazionale, qualcosa che prima di essere ricordato deve essere vissuto come esperienza – del presente, si intende, non del passato. Perché altrimenti – lo aveva già spiegato l’anno scorso – la memoria monumentale si fa solo scarico di coscienza e alibi, un chiudere gli occhi sul presente mentre ci si commuove e indigna doverosamente con vittime e carnefici del passato. Come ricordano, del resto, nella maniera lucida e perentoria che gli è propria quasi sempre, i versi (di cui al titolo) di Voce giunta con le folaghe di Eugenio Montale.
Ciò detto, sia chiaro, anche imparare è importante. Per questo la ‘povna oggi, per chi è interessato, propone attraverso Slumberland tre strumenti di approfondimento.
Il primo, più generale, è il link a un articolo che spiega il significato della Giornata della Memoria dal punto di vista storico-critico.
Il secondo è l’articolo di oggi sulle Parole e le cose sul Genocidio come oggetto culturale tra mediazione e consumo.
Il terzo invece riguarda tutti, ma in specie i suoi colleghi insegnanti, e si tratta della notizia di una Spring School che si terrà a Parigi, con metodi innovativi, dal 29 maggio al 3 giugno 2016; si chiama Pensare e insegnare la Shoah, è gratuita, e le iscrizioni sono aperte fino al 2 febbraio.

Memoria
non è peccato finché giova. Dopo
è letargo di talpe, abiezione
che funghisce su sé.

(Eugenio Montale, Voce giunta con le folaghe)

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Senza sovrastrutture

La nuova collega di Chimica, Marcy, colei che è arrivata in sostituzione di Mafalda (e uno dei pochi nuovi acquisti che pare in grado di fare lezione in maniera autonoma, normale e soddisfatta) la scorsa settimana ha avvisato che sarebbe stata malata per tutti e cinque i giorni. Poiché siamo già in periodo di pre-influenza, la notizia non ha destato troppa sorpresa o interesse, e tutte le sue classi hanno progredito serene nelle loro consuete attività.
Capita però che Asya, la sorella di Parvati, che abita, felicemente, e con profitto, la classe degli Extraterrestri, giovedì pomeriggio si rechi in ospedale per trovare la neo-nata cuginetta e che, una volta lì, senta fare dall’infermiera il nome della professoressa Marcy. La sua indole attenta la spinge a seguire la traccia, e scopre così che l’insegnante è ricoverata in ospedale. Il giorno dopo, mentre all’intervallo mostra alla ‘povna e ai compagni la foto della bimba nuova di zecca, racconta anche quello che ha scoperto. La ‘povna si preoccupa, raccomanda a Asya di portare tantissimi saluti alla collega, quando tornerà in ospedale di pomeriggio, poi la campana suona, la ‘povna vola dai Mowgli e della questione non capita di riparlare.
Ieri sera, di ritorno dalla ScuolAperta, la ‘povna apre finalmente il computer, aggiorna e-mail e notizie dal canale telematico; ed è dal gruppo dei classe degli Alieni che la raggiunge la scoperta, sotto forma di un messaggio pubblico di Marcy. Finalmente dimessa, Marcy ringrazia i ragazzi “per la forte emozione che mi avete provocato con il vostro pensiero. Gesti come il vostro” – aggiunge “fanno sembrare il dolore fisico e la debolezza più accettabili”. La ‘povna intuisce, e poi si informa. Quello che è successo, banalmente, è che, una volta scoperta la malattia della loro professoressa, gli Extraterrestri, in medias res, e senza consultarsi con gli insegnanti, né andare in giro a pettegolare la situazione di Marcy in altre classi, si sono attivati, hanno preso un foglio bianco, ne hanno fatto un bigliettino al volo, con gli auguri di pronta guarigione. Poi lo hanno affidato ad Asya, che, nel pomeriggio, lo ha portato all’insegnante, insieme a un fiore.
Al sentire questo racconto, la ‘povna sorride, ovviamente, come farebbe chiunque. Ma, ancora di più, riflette compiaciuta sulla natura autonoma, completamente priva di sovrastrutture e di dinamiche, aliena appunto, che caratterizza, da sempre, gli Extraterrestri. Classe variegata quante altre mai, per provenienze e appartenenze, loro accettano tutto, tranquillamente, con la serenità della naturalezza. Così Asya vi porta il suo velo, tutti i giorni, e nessuno lo trova strano, il Mio Amico fa battute “sui neri che dovrebbero essere bravi negli sport” (lui è abbastanza un brocco) e tutti ridono. I due nuovi sono stati accolti con un sorriso, senza tante domande. Eliot, da che hanno iniziato a postare foto della lavagna sul canale telematico, quando la ‘povna finisce di spiegare scatta e manda, senza parlare e senza interrompere, come se fosse ovvio. Persino un episodio nato da babbioneria, ma potenzialmente brutto, che avrebbe potuto minare l’attitudine amichevole di Precisetti, si è risolto in una stretta di mano e un chiarimento – “Può capitare, a posto” – e subito dimenticato.
La ‘povna, mentre racconta tutto questo a Mr. Higgs, riflette sull’indole singolare di questa classe, e si ripromette di guardarli nei prossimi mesi (che poi per lei saranno con loro gli ultimi) attentamente. Perché il rischio di tutta questa semplicità che loro mettono nella capacità di relazione con il mondo, lei lo sa, è che poi la loro intrinseca originalità e bellezza ne risulti, irrimediabilmente, sottovalutata.

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Qualcosa si muove

Gennaio caracolla nella sua seconda metà, con il freddo che gli compete e l’ordinaria amministrazione tutta. Però l’applicazione combinata di Mazzini e Kant, pazientemente, ottiene qualche risultato giusto, nella direzione non di meno lavoro (non è tecnicamente possibile), ma almeno di una vita più ordinata. E così lo sceneggiatore ogni tanto fa capolino, e regala appuntamenti.
Appartiene a questa piccola lista di regali un’occasione sognata a settembre (quando quel romanzo fu oggetto di una lettura ipnotica e compulsiva da parte della ‘povna), poi diventata più solida nel mezzo dell’autunno (quando, approfittando di una presentazione non troppo distante della piccola città, la ‘povna ebbe la fortuna di conoscere direttamente Ilaria Gaspari). Da allora, l’acqua che è passata sotto i ponti ha lambito le rive di una intesa istantanea e molto bella, che già si fa amicizia. All’interno della quale suggerire la proposta (visto che organizzare iniziative è una cosa che le riesce bene un po’ da sempre) è stato solo naturale.
Così, durante uno degli incontri-aperitivi in piazza, la ‘povna chiede a Ilaria:
“Ma… Tu con le presentazioni in zona hai chiuso, o ne faresti altre?”.
“Perché…” – fa lei che capisce al volo.
“Sì, con Scovolino ne stavamo parlando, ci piacerebbe tanto organizzarla per il nuovo anno, alla libreria di città della scuola”.
Detto e (quasi) fatto. Piano piano, una fitta schiera di caratteri si è dipanata tra la ‘povna, Scovolino, la casa editrice Voland e la libreria di riferimento, fino a individuare una data adatta. A quel punto, il dado era tratto.
“Scovo, che ne dici se sentiamo Barbie e le chiediamo se le va che l’iniziativa risulti co-organizzata dalla scuola? ” – la ‘povna domanda dopo averci nuotato sopra la domenica.
“Dico: bellissimo!” – fa lui, che è sempre un entusiasta.
La ‘povna non ci pensa due volte, e scrive a Barbie. E anche la sua risposta affermativa (“Mi pare un’idea ottima, parteciperò anche io, anzi”) non tarda ad arrivare.
Oggi dunque, dopo un corso di aggiornamento (su questo film, che la ‘povna consiglia) la ‘povna e Scovo sono andati alla libreria, così come da progetto.
“Ciao, piacere, sono la ‘povna”.
“Piacere, ‘povna, sono contenta finalmente di conoscerti. Se passata per Etica dell’acquario, giusto?”
“Effettivamente, sì, volevo farti una proposta”.
Scovolino la precede: “Ci chiedevamo se possiamo esplicitare che la presentazione è co-organizzata dalla scuola e da voi, sai, per meri motivi di propa…”.
Scovolino è un tesoro, ma su certe cose è clamorosamente sdatto. La ‘povna sorride, interviene, e stoppa:
“In realtà quello che volevamo proporti era una co-organizzazione dell’evento, visto che da noi quest’anno pensavamo di invitare almeno un paio di scrittori con cui siamo in contatto, e potrebbe essere un buon modo per iniziare a collaborare”.
“Non chiediamo di meglio!” – risponde la Libraia. E si gettano a pensare al format.
In una certa data di febbraio, dunque, al pomeriggio, la ‘povna sarà felice di accogliere la sua (adesso) amica Ilaria Gaspari davanti al pubblico della libreria, ai colleghi e agli studenti. Lei e Scovolino, insieme, condurranno il dialogo (ricreando così, con la diversità delle loro esperienze universitarie, la differenza messa in luce nella sua recensione dalla ‘povna tra narratario e narratario).
SaiMon ha accettato, per l’occasione, di prodursi in una locandina delle sue, da grafico provetto; Ilaria (avvertita per mail, da una ‘povna esultante) ha mandato una sua foto con libro in mano, apposta per l’evento.
“Penso che ci divertiremo un sacco!” – scrive alla ‘povna un messaggio in diretta.
“Sono elettrizzata” – digita lei all’unisono.
E in questo concerto così naturale e armonico si nasconde, oltre anche a tante cose ovvie, la bellezza, profonda e ineludibile, di questo incontro di carne e sangue, reso possibile solo, ed esclusivamente, grazie a quell’oggetto fuori moda come un libro.

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Crostata di frolla di castagne alla crema di ricotta e marmellata ai tre agrumi

Prima di partire per il sud, lo aveva raccontato, la ‘povna ha organizzato una cena finale a casa di Thelma, presenti e attivi partecipanti il gatto Semolino, ovviamente, che l’ha ben aiutata a cucinare tutto, Thelma stessa, lo Stropicciato, Val-di-Non, BibCan e Piton. Poiché la ‘povna era l’unica in vacanza, quel giorno, ha scelto il menu e cucinato lei sostanzialmente tutto. Tra le varie pietanze, che sono venute tutte bene, spiccavano sia il gateaux di zucca e radicchio rosso (di cui, se mai, a un’altra ricetta) e poi una crostata sgluto che è venuta proprio buona.
La ‘povna ha preso un mix di farina di castagna (largamente prevalente) e riso (meno di 1/3), e vi ha adattato la ricetta del Talismano della Felicità della pasta frolla (per lei, l’unica possibile), e a ha organizzato le sue dosi così:

220 grammi di farina di castagne
80 grammi di farina di riso
3 tuorli
150 grammi di burro
100 scarsi di zucchero
(niente scorzetta di limone, rispetto all’originale, perché con le castagne ci dice pochissimo)

Ha impastato velocemente una frolla (che a lei viene molto bene anche con le farine sgluto, senza bisogno di particolare additivi o trucchi), e l’ha messa a riposare in frigo per una mezz’oretta.
Nel frattempo, ha preparato una crema pasticcera di media consistenza, sempre ricetta del Talismano:

2 tuorli
2 cucchiai di zucchero
2 cucchiai scarsi di farina (uno riso e uno castagne)
mezzo litro di latte

Ha montato molto bene i tuorli con lo zucchero, ha aggiunto la farina, mentre, nel frattempo, faceva bollire il latte. Lo ha aggiunto piano, piano, ha rimesso sul fuoco e ha fatto addensare fino a cucchiaio velato e comunque fino alla desiderata consistenza. Poi ha spento il fuoco e l’ha messa a raffreddare (non senza averne data un poco a Semolino, per assaggio).
Poi ha recuperato la pasta, e l’ha stesa con le mani, bella spessa, in una teglia di silicone da crostate. L’ha messa in forno a 180° senza ceci né biglie (ché lei, a tutti i paraphernalia, crede assai relativamente) per minuti tra i 6 e gli 8 (poi si guarda). Intanto, ha approfittato per aggiungere alla crema pasticcera tiepida 125 grammi di ricotta e un pizzico abbondante di cannella.
Quindi ha tirato fuori, ha schiacciato un poco la pasta là dove si era sollevata, e ha cosparso il fondo di una strato sottile di marmellata ai tre agrumi (pompelmo, mandarino e arancia) che per il nuovo anno aveva regalato a tutti loro Thelma), quindi ha versato la crema sopra il tutto.
Ha rimesso in forno, e ha fatto andare, sempre sui 180°, per mezz’ora al massimo.
Il risultato è stato tirato fuori, fatto freddare, e poi mangiato con gusto in quello stato di grazia appena dopo il tiepido da tutti loro, con un po’ di rhum.
E la ‘povna, assai contenta dell’esperimento, lo ripeterà venerdì prossimo (visto che ha ancora con sé un preziosissimo vasetto di agrumato nettare) alla cena con gli Amicolleghi, Connie e (forse) l’Anziana di Ginevra, il prossimo venerdì.

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“But I never wave bye-bye”

E si arriva così alla prima, attesa, giornata campale del 2016. Il menu prevede lezione dalle 8 alle 12, poi una pausa di due ore (che la ‘povna sa già come occupare, dal 22 dicembre), poi una riunione con la preside Barbie, i vicepresidi e le commissioni Offerta Formativa e Valutazione di Istituto al gran completo, quindi due ore di collegio docenti in cui è prevista l’illustrazione del Piano di Miglioramento e del Piano Triennale dell’Offerta Formativa. La ‘povna (che a queste due cose ha molto lavorato, da sola e in compagnia, per tutto l’autunno del suo personalissimo scontento), sa bene che cosa deve aspettarsi, e cioè una bella parte attiva in tutti quanti gli eventi, perché l’illustrazione del Ptof davanti a tutti i colleghi è sua esclusiva competenza, e anche sul resto è facile che le si chieda di dare una mano.
Fedele al buon proposito del 2016 (prima metà), in apnea sorridente fino a giugno, si è preparata all’evento con attenzione e anticipo per tutte le tre settimane precedenti, facendo quello che le riesce in realtà meglio di qualunque altra cosa, e cioè darsi regole e portarsi avanti. Rientrano in questo schema la caparbia decisione di correggere le verifiche nuove di gennaio per tutto il weekend scorso, il lavoro capillare giornaliero alle cesellature del Ptof, la cucina di piatti sani per quando tornerà a casa (per non farsi prendere dalla tentazione di ingolfarsi di schifezze), alcuni buoni libri in lettura, un atteggiamento di default totalmente conciliante verso tutti e l’amica piscina.
Nonostante questo, la sera della vigilia la trova, abbastanza inquieta, imbrandata già alle 22.30: il libro che sta leggendo, un romanzone vittoriano, le tiene buona compagnia, ma fuori soffia il vento. E lei, che pure, leggendo i segni, è anche un bel po’ ottimista, si lascia prendere dalla scaramanzia. La notte le regala i sogni del suo semiconscio capriccioso e censorio, maliziosetto, e poi all’alba delle 6.20 è sveglia come un picchio e pronta. La mise scelta (perché si va in scena, e i costumi hanno importanza), dopo lunga meditazione, è un po’ da Trinity (anche in omaggio al Duca, per la verità), ma molto tosta. I files necessari sono già in cartella, lo zaino per il nuoto anche. La ‘povna ingurgita un caffè veloce e si butta sulla bici, pedalando verso la stazione e la scuola. Fuori, il vento, soffia da nord, e il cielo è limpido limpido. La ‘povna sorride, lo sceneggiatore non si smentisce.
La mattinata corre via veloce con lezioni che le vengono bene in tutte le sue classi. E poi si comincia. Il programma prevede di correre a nuotare tra mezzogiorno e le due, poi alla riunione, con l’Ingegnera Tosta. Lei non guarda in faccia nessuno, non risponde alle domande e si butta sulla bici che il solerte Factotum le fa trovare pronta. Alle 12.15 è in vasca, corsia sgombra. Nuota 74 vasche, si asciuga i capelli con la piega bella, si ritrucca un po’ dark e poi ritorna a scuola.
Quando entrano nel Prefabbricato subito incontrano DaddyLongLegs ed Esagono. “Quanti ingegneri!”, fa la ‘povna. Poi un caffè rubato e convenevoli, e poi l’Ingegnera la avverte per messaggio (“Devi tornare!”): la riunione inizia. Si tratta di decidere come suddividere l’orario dei nuovi docenti del potenziamento, e le proposte sono tante. Oltre ai progetti stabiliti, e alle necessità di nelle singole materie, l’idea di Barbie è di mandare il più possibile, quando possibile, i nuovi colleghi nelle classi, e non per delle supplenze brevi. Si profilano così, come annunciato (ma finché non lo vedeva scritto la ‘povna restava comunque un poco scettica), i sospirati esoneri brevi per DaddyLongLegs ed Esagono, e quelli per Hal9000 che lascia una sua prima per dedicarsi per tre ore alla settimana ai bandi, e poi si apre il dibattito.
Sulla questione degli esoneri brevi la ‘povna ha avuto modo, nell’ultimo mese, di meditare parecchio: molto semplicemente, e riassumendo all’osso, si tratta di questo: poiché tutti nella sua scuola la chiedono e la vogliono, proprio come Figaro, lei stessa, parlando con Hal9000 e con Esagono, ha valutato la possibilità concreta di chiedere anche lei due ore a Barbie, lasciando storia in una classe in cambio del suo impegno per le attività aggiuntive per la scuola. L’idea ha alcuni lati positivi abbastanza autoevidenti, ma ci sono anche degli elementi che non la convincono (per una serie di ottime ragioni, dovrebbe lasciare storia con i Mowgli e non le va del tutto). Per questo, un’ora prima, ci ha piazzato sopra una lunga meditazione natatoria.
Quando arriva il suo turno (“E lei che pensa, professoressa ‘povna?”), la ‘povna è dunque pronta. “Mi chiedevo se due ore per le attività aggiuntive…” – butta lì con noncuranza. La faccia di Hal9000 si illumina. Ma questa è in realtà solo la prima fase del suo piano. Bisogna sapere, infatti, che negli ultimi mesi si è fatta sempre più strada, sgomitando, la sua collega di italiano Bravissima, persona di indubbio valore, ma altrettanto evidentemente carrierista, alla quale l’età che avanza quanto meno non fa bene, per usare un eufemismo. La ‘povna sa, da lei stessa, che lo ha scritto in uno degli scambi e-mail degli ultimi giorni, che medita di chiedere quattro ore di esonero breve per il prossimo anno scolastico, per occuparsi della formazione dei docenti. Però la ‘povna conosce anche il suo pollo, e dubita fortemente che possa accettare la proposta di un ‘premio’ (?) a una collega di materia, che lo riceva prima di lei, senza colpo ferire. E infatti: “Beh, allora anche io ne voglio due per occuparmi della formazione”. La faccia di Barbie è un po’ perplessa: “Ma non diceva dall’anno prossimo, professoressa Bravissima? In questo modo non rimangono più ore a sufficienza per il supporto”.
Bravissima parte in una lunga, accartocciata e in definitiva immiserente argomentazione in difesa della sua propria richiesta. L’Ingegnera Tosta, fedele al fianco della ‘povna, solleva non uno ma due sopraccigli. Hal9000 è pronto a intervenire a crociata, ma la ‘povna lo blocca con lo sguardo.
“Non c’è problema” – interviene con uno di quei sorrisi irenici che le vengono così bene, quando vuole e sa (e adesso è quel momento) – “faccio io un passo indietro, ovviamente, visto che la collega ne sottolinea l’esigenza”.
“Ma no!” – Hal9000 è costernato, ma la ‘povna, ancora una volta, lo ferma. Di fronte a lei, intanto, Galileo ha capito tutto, e le sorride di rimando.
Finisce che Bravissima si becca le sospirate due ore, e si appoggia alla sedia con un sorriso tirato (non ci ha fatto una bella figura, e lo sa anche lei, non è una sciocca). La ‘povna, invece, che è stata signora dentro e fuori, si trova un bel gruzzolo di credito da spendere, e procede all’incasso con prontezza inusitata.
“A questo punto” – prende la parola di nuovo, quando tutti hanno finito – “però devo sottoporre un’esigenza” – spiega con voce persuasiva e pacatissima – “senza le due ore di esonero breve, con il Ptof, il PdM, il NIV – li cita tutti uno per uno, i suoi impegni, e tutti per sigla, volontariamente, a rendere l’effetto più straniante – il PNSD, l’organico, il tutorato, l’alternanza scuola/lavoro, il comitato di valutazione, l’Erasmus +, i tre coordinamenti io onestamente non credo di riuscire a fare altro, e la mia collaborazione per i bandi futuri e la stesura dei progetti non potrà che essere, necessariamente, molto, molto limitata”.
L’Ingegnera Tosta le stringe un ginocchio sotto banco (ha capito dove mirava la ‘povna), Galileo annuisce sempre di più, telepaticamente, la Querula di fronte a lei ha un moto di sgomento.
“Ho capito, lei ha tutte le ragioni, professoressa” – la rassicura Barbie, per poi pronunciare le parole magiche – “è esonerata da qualunque altra collaborazione in questo senso: lei per questo anno ha dato”.
Bravissima, dal suo angolo, impallidisce (perché sa perfettamente che tutti i bandi e tutti i progetti, il suo per primo, quest’anno, sono stati scritti integralmente, o rivisti, dalla ‘povna), Hal9000 la guarda con vera tristezza. Ma la ‘povna fa finta di niente, e liquida con un sorriso le proposte che corrono sul tavolo: “Ma forse, per quest’anno, Bravissima, potresti ripensarci… Forse potremmo rinunciare alle ore di supporto…”.
“Ma no” – frena gli animi la ‘povna – “il supporto ci vuole, è ovvio. E la Formazione è una priorità della legge 107, è perfettamente giusto che, dovendo scegliere, lo abbia la collega. Pensiamo alla questione dell’Alternanza Scuola/Lavoro, piuttosto: a questo proposito, secondo me Galileo avrebbe bisogno di essere alleggerito notevolmente…”. E così, con mossa lesta, infila la proposta di tre ore di esonero.
Poi, le quattro arrivano volando. I partecipanti alla riunione sciamano in corridoio, diretti alle scale che portano in cantina (dove si tiene il collegio, tradizionalmente). La ‘povna, all’uscita, ha una faccia che scintilla e gli Amicolleghi la intercettano: “E dunque?”.
“Dunque ho giocato una mossa del cavallo con doppia uscita A+, A+” – spiega la ‘povna. E poi Galileo arriva e la travolge in un abbraccio: “Complimenti, sei stata grandissima!”.
Al collegio, come prevedibile, l’illustrazione del Ptof passerà tra le acclamazioni dei colleghi, e i complimenti alla ‘povna vuoi per il lavoro, vuoi per l’aplomb con cui risponde a soliti due facinorosi, specializzati in interventi dal fondo. Ma oramai lei sa che non può succedere niente di brutto: una giornata come questa è di quelle semplicemente perfette.
Suona la ritirata. “Io devo scappare, ti spiace se non ti accompagno?” – l’Ingegnera Tosta le strizza l’occhio. La ‘povna saluta l’amica, e poi si intrattiene a chiacchierare con Mr. Higgs, con Hal9000 e Galileo stesso.
Quando prende il treno, all’alba delle sette, ha il suo famoso sorriso ebete stampato sulla faccia. Consapevole che tante cose possono nascondersi, impalpabilmente impertinenti, tra le pieghe di una trama.

God and Man no confessions
God and Man no religion
God and Man don’t believe
in Modern Love
.

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“Just for one day”

La morte di David Bowie lascia la ‘povna – come tutti coloro della sua generazione – sufficientemente sconvolta. Lei lo scopre questa mattina, appena aperte le notizie; prevedibilmente, diventa l’argomento del giorno, dalla segreteria, all’acquario, ai corridoi, alla sala insegnanti, ovunque tra colleghi e bidelli, a scuola. Poi la ‘povna arriva dagli Extraterresti, e fa una scoperta che non la stupisce, eppure in ogni caso la turba.
“Impenetrabile, oggi è un giorno triste” – esordisce rivolgendosi all’unico alunno rockettaro della classe.
“David Bowie?” – risponde lui, sicuro, ma comunque con un punto di domanda. E un rapido sondaggio rivela che, a parte lui e (più o meno) Bravo Ragazzo, nessuno di loro ha mai sentito parlare del Duke.
Non c’è tempo per approfondire, che devono fare la verifica. Ma la ‘povna ci rimugina sopra sulla via di casa, e poi nuotando. E alla fine partorisce un piano.
Bisogna sapere, per capirlo, che uno dei motivi di fatica di quest’anno scolastico, così sfiancante, è stato l’arrivo, come già la ‘povna aveva detto, di una serie di nuovi colleghi su cui tacere è bello (e che confermano che, se si fa statistica degli ultimi dieci anni, l’unico canale ad avere immesso in ruolo solo persone davvero eccellenti è il vituperato concorso di Profumo, se interessa meditare sul valore di una vera selezione pubblica), tra i quali figura la nuova collega di inglese (arrivata al posto di Patty Albione), Leonessa.
Non fancazzista, ma irremediabilmente piùcheretta, attraversa il suo stare nella scuola con un misto di inadeguatezza e arroganza dai risultati micidiali. Il fato l’ha portata sulla strada della ‘povna in due classi su tre, con conseguenze faticosissime. In particolare con i Mowgli, classe spettinata di natura, e che ha bisogno di una gestione a polso fermo, la situazione si è rivelata molto spesso imbarazzante (complice anche un coordinamento di Mickey Mouse volonteroso, ma inadeguato alla bisogna). Per questo, come si ricorderà, la preside Barbie ha deciso di correre ai ripari, ma ovviamente non basta.
Nel senso che, pur in assenza di motto, il 2016 si è aperto per la ‘povna su una linea di ottimismo della volontà che si ispira a “fa’ ciò che devi” più che a ogni altro imperativo categorico. E sono oramai parecchi anni che la ‘povna ha imparato a lavorare con rigore su se stessa, distinguendo con chiarezza i momenti di sfogo (dei quali, come un cinghiale maremmano che si spurga, lei ha sempre un gran bisogno) dalla presunzione di credersi nel giusto, oppure eroe solitario, nel luogo dove deve lavorare.
Date tutte queste premesse, l’idea le arriva all’improvviso, come una ispirazione, e decide di darle immediatamente seguito. Così, mentre riascolta una compilation delle canzoni per lei più belle del reuccio inglese, apre un nuovo messaggio di posta, digita l’indirizzo mail della Leonessa e scrive: “Leonessa, ti va se organizziamo una lezione trasversale su David Bowie per i Mowgli? Potremmo fare che io spiego un po’ di storia a partire dalla canzone che scegliamo, e facciamo analisi del testo, e tu fai la parte di lingua, ascolto, etc… Due volte a settimana abbiamo anche le ore di seguito: domani è troppo presto, ma il prossimo, forse, o quello dopo, potremmo riuscirci, che te ne pare?”. Subito clicca invio, senza rileggere.
La risposta le arriva in tempo reale, ed è positiva e grata, nel contempo. E se tra le righe trapela una certa superficiale conoscenza del Duca Bianco, la ‘povna ha l’accortezza di lasciare stare.
La prossima settimana, dunque, dopo aver passato il weekend  a programmare tutto, congiuntamente, la ‘povna e la Leonessa racconteranno ai Mowgli un pezzo di storia della musica, e dunque del costume, e della cultura, dell’intero primo mondo. Resta, a questo punto, solo da mettersi d’accordo sul testo. Le due colleghe sono rimaste d’accordo di mandarsi una rosa di preferenze, tra ciò che ritengono più adatto, e poi far uscire da questa piccola selezione la canzone da commentare.
Per questo, oltre che per ricordare, a modo suo, il grande cantante, la ‘povna decide di raccontare la storia qui su Slumberland, chiamando a raccolta, per consigli di playlist, tutti i suoi lettori.

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Storia di una plafoniera

La scuola è ricominciata, intensa (perché le scadenze amministrative sono molte, e perché la ‘povna quest’anno non potrà contare nemmeno un po’ sul lungo marzo, e dunque a partire già da ora si organizza), e insieme sciolta (perché le Giovani Marmotte sono in stage, e dunque lei deve seguire sì i suoi quattro tutorati – Babe, Palinuro, Hipster e Sing Sing – negli studi tecnici, ma uscire, camminare per le vie della città, scambiare biglietti da visita e una mezz’ora di conversazione amabile, più un mail al giorno per lei non è lavoro). Resta così, a casa, dopo la piscina e la correzione dei primi nuovi pacchi di verifiche (che martedì, e pur senza Marmottini, saranno in tutto sette) il tempo per avvantaggiarsi (vista la previsione di molti pomeriggi di coast to coast, futuri). E’ con questo spirito che la ‘povna giovedì sera è in cucina, intenta a preparare il pasticcio di verze e zucche; ed è con spirito invece malevolo che la lampada centrale, e unica, della stanza, dopo un lieve sfarfallio di avvertimento, improvvisamente boccheggia e muore.
La ‘povna guarda in su, e subito bestemmia. Bisogna sapere infatti che le lampade fisse in dotazione in via dei Ciliegi, fornite dalla proprietà  sono, senza distinzione, tutte, delle plafoniere da soffitto, legate al loro supporto con il classico sistema a tre cerniere. Che si trattasse di un accrocchio complesso la ‘povna lo aveva già intuito anni fa, al momento del trasloco, quando aveva chiesto ai gentili operai di provvedere all’apertura e messa in opera. Loro lo avevano fatto veloci sì, ma non troppo. E la ‘povna aveva pensato tra sé: “Appena una di questa si fulmina saranno con evidenza cazzi amari”.
I quali si propongono, appunto, alle nove di sera di giorno feriale, senza lampadine in casa e con poche risorse. La ‘povna, suo malgrado, per principio, prende comunque lo scaleo, prova ad arrampicarsi; prende atto che, quanto meno con l’attrezzatura sua propria, non è caso che riesca, scende, appronta una luce di fortuna e racconta tutto in chat, agli Amicolleghi.
“Ma no, la plafoniera, è facilissimo!” – interviene SaiMon, che le fornisce in diretta non uno ma due possibili tutorial di smontaggio.
“E’ tutto molto bello, grazie” – la ‘povna gli sorride sincera (si sta molto divertendo) – “ma io sono su una scala, peraltro troppo bassa, con una mano mi tengo, con l’altra non posso fare tutte queste cose che tu dici”.
Seguono un altro paio di scambi, SaiMon, che è didattico dentro, vorrebbe convincerla, al di là di ogni stereotipo, che ce la può fare.
Per fortuna interviene Mr. Higgs, di ritorno dalla palestra: “Lascia stare, ‘povna, è una cosa da maschi!”. (Non a caso hanno parlato, nelle classi, per due giorni, contro gli stereotipi di genere – la faccia che strizza l’occhio è d’obbligo).
“Infatti io pensavo di comprare il rimmel, domani, e bussare al vicino con la mia richiesta” – confessa la ‘povna.
E la conversazione si chiude in una risata generale.
L’indomani mattina, a scuola – si sa che la ‘povna è narrativa, e l’occasione è ghiotta – la storia della plafoniera è di dominio pubblico. Dicono la loro l’Ingegnera Tosta, poi Scovolino (che in chat aveva latitato, viceversa), la segretaria Stronzetta. Poi nei locali dell’acquario (il front office dell’ingresso) fa capolino Esagono.
“Quante risate, che sta succedendo?”.
E si becca così in diretta la storia dal principio.
Lui subito prorompe: “‘povna, ma hai detto che erano le nove di sera?”.
“Sì, ma che differenza fa?”.
“Che era buio”.
“Ben per quello che la luce era accesa” – ribatte lei come a sottolineare l’ovvio.
“E nessuno ti ha detto che per prima cosa dovevi staccare la corrente? Qui qualcuno ti vuole male”.
La ‘povna scuote la testa, e gli concede suo malgrado che ogni tanto essere ingegneri serve. Poi anche Esagono si fa mostrare la foto dell’oggetto, dice la sua e aggiunge: “Che cosa pensi di fare?”.
La ‘povna ribadisce l’utilità del metodo rimmel. Nel frattempo ha scritto all’amministratore del condominio, che gestisce anche i tuttofare del palazzo. Si aspetta, onestamente, che lui le offra di aiutarla, o di chiamarle il tuttofare medesimo. Grande è la sua delusione quando invece le arriva, come mail di risposta: “Non si preoccupi, ho comprato a questo scopo una scala bella alta, è in cantina, quando torna da scuola, domani perché oggi sono via, le do le chiavi”.
“Ha funzionato il rimmel?” – le domandano gli Amicolleghi in chat venerdì pomeriggio.
“Macché” – commenta la ‘povna.
“Abitassi più vicino verrei io ad aiutarti” – commentano a una a una le amiche di cui c’è bisogno.
La ‘povna, intanto, si adegua alla seconda serata di cucina a lume di candela, consapevole che non le resta che attendere e sperare.
Sabato verso le 13.15, di ritorno da scuola, la ‘povna sta preparando la borsa per la piscina. L’amministratore non si è fatto vivo, e l’ufficio è spento. Invece, all’improvviso, suona il campanello.
“Eccola qua; se per lei va bene andiamo in cantina a prendere la chiave”.
La ‘povna ringrazia e segue, aiuta per benino e la scala la porta comunque lei, per il piano necessario, per far vedere che non è proprio Clarabella. Sia questo il gesto dirimente, sia la cortesia di fondo, sia il famoso rimmel (che la ‘povna ha messo per andare a scuola, ma non più del poco di sempre) qualcosa spinge l’amministratore a domandare, all’improvviso: “Non è che vorrebbe una mano per effettuare il tutto?”.
La ‘povna si gira, fa un sorrisone, e gli risponde sincera: “Se me lo chiede così…”.
Mezz’ora dopo ogni cosa in cucina è illuminata, inclusa la faccia della ‘povna. Che manda agli Amicolleghi in chat la prova della sua contentezza. “Vittoria!” – commenta sotto la foto.
“Hai seguito le mie istruzioni?” – domanda SaiMon tutto soddisfatto.
“Ha fatto la gatta” – chiosa Mr. Higgs (che la sa lunga).
La ‘povna, senza nessuna remora, annuisce: “Mi sono trattenuta a stento dal chiamarlo ‘mio eroe'”.

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Vacanze in cifre

Tempo di ritorni nella piccola città, dove ad accoglierla la ‘povna trova un cielo drammatico, sehr Romantisch, di quelli che smentiscono la parola “inverno” coi colori prima che coi gradi centigradi, e le fanno capire, banalmente (nonostante la nostalgia per gli amici del nord la attanagli prima ancora della partenza), le ragioni per cui sta bene (anche) dove sta.
Poi corre a casa, mette su una lavatrice, si cambia e si stira, tutta carina con il vestito bello, e se ne va al compleanno della Venexiana, che chiude le loro feste come da tradizione, da tanti anni a questa parte. Al nord lascia, oltre a tanta nostalgia, come ha ben detto, i suoi amici traslocanti, qualche film, tante cene (per le quali ha cucinato una serie assai notevole di manicaretti – tra i quali spicca la crostata di frolla di castagne con crema pasticcera alla ricotta e cannella, e marmellata ai tre agrumi, limoni, pompelmi e arance), due ristoranti etnici buonissimi, le sue nuotate (ovvio, alla Solari e alla Cozzi), ma soprattutto la quiete riposante della casa di Thelma, dove le due cugine sono state accompagnate, giorno dopo giorno, dalla cura accudente e sfusacchiante del gatto Semolino.
Mentre scendeva a sud, sul treno folle, per farsi passare lo strunguglione, ha chiacchierato un sacco, con BibCan, con Thelma stessa, con gli Amicolleghi e con chi c’è (nel) bisogno, stendendo pezzi di un bilancio delle due settimane di vacanza che, cifra per cifra, fa così:
– 4 piscine
– 4 case
– 4 letti
– 3 cinema
– 2 pranzi di gala (natale e capodanno)
– 2 cene strutturate (quella di fine anno, e il 28, per il post-natale con Mr. e Mrs. Mifflin)
– 13 sere conviviali su 14
– 11 giorni di piscina su 14 (saltate solo le feste comandate: 25, 26, 1)
– amici visti (una o più volte): una trentina secca (Connie, Streghetta, Robocop con la loro micro-figlioletta Anarchia, l’Anziana di Ginevra, Scovolino con a sua volta moglie e figlia, Thelma, Chandra, l’Ingegnera Tosta, Spersa, Piton, BibCan, Bertina, Flipper, e figli, l’Onorevole, Von Kant, Norma, Patty, Ghiaia e il Quasi Acrostico, il Berlinese con moglie, l’Ingegnere e l’Ingegnera, lo Stropicciato, Val-di-Non, Viola, con l’Altra, la Venexiana con il marito e Regina, la Cugi, Otto – a fare solo il conto a spanne)
– tendenti a zero le rotture di coglioni.

Si tratta di un bel bilancio, senza dubbio, anche perché tutta questa quantità, che di per sé potrebbe dire pure poco, si è fatta qualità, sempre, il che vuol dire scelta; e cioè che la ‘povna, dopo un autunno passato quasi sempre a sentirsi tirare per la giacca, ha goduto il privilegio di fare, giorno dopo giorno, proprio quello che voleva fare.
Sono mancate un po’ di letture – i libri si fermano a tre e un pezzo, in tutte le due settimane di vacanza, ma pazienza. E anche qualche colpo di sceneggiatura imprevedibile, se proprio la si vuole dire tutta.
Ma si tratta in assoluto di finezze. Proprio per questo la ‘povna, mentre stende lavatrici, e si prepara a una giornata, domani, di spesa e di lavoro soltanto, non può che dirsi assai contenta dei doni che le ha lasciato, in questa ricca calza, la sua personalissima befana.

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Senza motto

Mentre trascorre i giorni al nord nella maniera che più la convince (i.e.: facendo il pieno degli amici per la seconda delle sue settimane intoccabili dell’anno, e che le importa del resto del mondo), la ‘povna ha avuto modo, nel mezzo, di scollettare un capodanno, e dunque di riflettere sul motto da applicare al 2016 bisesto (e, no, certo, lei non è superstiziosa, essendo atea, per contratto, e però l’ultimo paio di volte bisestile ha disegnato tragedie varie e morti, e dunque…), così come da tradizione. L’anno scorso, in maniera contraria un po’ al suo solito, si era data come bussola il “fa’ ciò che vuoi” agostiniano, oppure di Auryn, ed era stata una ardita scommessa. Perché a lei in realtà, kantiana per formazione, le regole, specie se autoimposte, piacciono (anche molto); e perché è in fondo (ma anche in cima) convinta che sia sempre assai rischioso giocare con la volontà.
L’anno che ne è seguito, se il tempo è di bilanci, è stato sghembo quanti altri mai, di non facile lettura, difforme. La ‘povna qualche mese fa lo ha definito “disonesto”, in risposta all’onestà di un 2013 nel quale tutto era stato non certo bellissimo (e come si poteva, dopo un 2012 di tale fatta?), ma sicuramente assai chiaro ed essenziale.
Molte cose positive, nell’anno appena passato (di alcune ha appena detto; altre sono scritte nella storia dei suoi uomini del bosco; altre rispondono all’esigenza di narratari altri); ma anche molta confusione, troppa. Nel capire l’orientamento della trama (troppo spesso stramata) e dunque nel farla; così come nella troppa ostentata indefinitezza nel decidere, in certi punti cruciali della rotta, da che parte andare.
Sarà per questo, oppure perché i narratari si sono appunto moltiplicati, e questo non facilita, che la ‘povna (che pure ha dedicato all’argomento tempo e tempi), arriva alle soglie del nuovo anno con le idee ancora in alto mare, sensibilmente. Ed è così che, alla fine, in una serata di cura e dedizione molto bella, decide infine di inaugurarlo, consapevole, facendo di necessità virtù, e dunque scelta.
La freccia del 2016 viaggerà dunque, esplicitamente, sotto insegne “senza motto”. Lo sceneggiatore, dal canto suo, conferma immediato la tendenza (ché, durante la loro tradizionale cena del 1 gennaio, si asterranno dai buoni propositi, per la prima volta in dieci anni). Per il resto, a voler guardare il passato, prima di puntare dritti verso il nuovo (che recita, già nei soli primi tre mesi, viaggi, decennali, feste), la ‘povna ha risposto così al gioco che hanno fatto tra gli auguri di buon anno, segnalando (a richiesta di Piton), come ciò che terrebbe o butterebbe del 2015, le “novità” e le “novità”, rispettivamente. Come Best Of dell’anno ha risposto invece “lo scatolificio“, senza incertezze. Quanto invece all’augurio irrazionale (quello cioè che non dipende dalle azioni proprie, ma solo dalla fortuna, e niente altro), la sua risposta è chiara, e già da tempo. Ma non è quello, ancora, di parlarne qui.

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