Brexit

E poi dalla Svezia si ritorna, e la ‘povna si trova a gestire la Brexit, ché andarsene da una scuola che ti ha ospitato quindici anni non è per nulla semplice, sotto molteplici aspetti.
Così, piano piano, la ‘povna ha iniziato a diramare i primi messaggi, già mentre era ancora scandinava: agli Amicolleghi, ovviamente (che sono stati i primi a saperlo), all’Ingegnera Tosta (che se lo aspettava già da quando era stata alla Rapa), a Galileo (che l’ha giuggiolata enormemente, rincuorandola); ad Hal 9000 (che le ha mandato in risposta una faccetta che piange). E poi ovviamente a Esagono. Il suo (ex) vicepreside, il 13 di agosto, era in vacanza in Corsica. La ‘povna lo sapeva da tempo (perché si erano organizzati per stare dietro, a turno, alla commissione tosta), così come aveva da tempo messo in conto che, qualora la comunicazione fosse uscita, avrebbe viaggiato lungo un asse europeo franco-scandinavo.
Preso atto che l’accesso a internet di Esagono è, per usare un eufemismo, limitatissimo, la ‘povna, sempre in quella stessa mattina, prende il coraggio a quattro mani, e tippetta il suo sms:
“Ciao” – scrive – “sono in Svezia. So che siete ancora in Corsica, ma volevo dirtelo subito, il giorno stesso. Stamani sono usciti i trasferimenti, mi hanno trasferito al Tanzi di Trascina, sempre sulla A050, è un comprensivo che ha Scientifico, Linguistico e Sportivo. Non so come mi sento, ma spero di dormire quei sonni tranquilli che non ho fatto dal 18 maggio. Ma ovviamente mi mancate già. Ti chiamo il 16, ai nostri rientri”.
Rilegge, spedisce e attende. Non passano dieci minuti, che il be-beep la coglie in autobus. Esagono, benedetto ingegnere, è stato raggiunto dalla notizia, e risponde con la parola totem che lo contraddistingue:
“Ok”.
“‘Ok’ e poi?” – domanda Tuttotace, cui la ‘povna sta facendo la telecronaca su C’è Bisogno.
“Ok e basta” – scrive la ‘povna. E – se pure il buon senso le fa sapere che non c’è di che restare male (Esagono ha fatto quello che fa sempre, da persona pratica: se c’è di che parlarne di persona, il 16, se ne parla di persona, il 16, tutto il resto può attendere) – la tentazione di aggiungerci una faccetta triste preme per venire fuori.
Si arriva così al giorno 16. La ‘povna si trova a Città della scuola. E’ appena stata a Trascina, dove si è fatta vedere al Tanzi, e ha conosciuto la professoressa ViendalMare, sua nuova dirigente scolastica. Ma i passi ora la conducono da Barbie, per portare di persona la notizia, al Prefabbricato.
Approfitta così per rimandare un primo nuovo messaggio in bottiglia a Esagono: “Sei tornato in Italia, sei chiamabile?”. Ma  un prolungato silenzio (che si allungherà ben oltre la visita a Barbie, per tutto il pomeriggio) le conferma che si trova ancora in mezzo al mare.
In realtà, non è che si preoccupi davvero, la ‘povna. Per quanto sappia che il suo (ex) vicepreside “deve metabolizzare la notizia” (come le ricorda l’Ingegnera Tosta), sa bene che non si sottrarrà al farsi vivo, e che se non lo fa è perché non gli è possibile. Pur tuttavia, inizia a provare, sotto traccia, qualche cosa che somiglia a un filo di ansia. Perché per lei Esagono è un po’ come la coscienza, e parlarne con lui a voce, oltre che una scelta, è anche un atto che assomiglia abbastanza a una idea di assoluzione. Poi la serata va altrove, e la ‘povna se la gode con due amiche che sono venute in visita. E poi è tempo di dormire quel sonno che non ha avuto per una stagione intera, nei mesi scorsi.
Ma poi, infine, arriva all’alba. La ‘povna apre mezzo occhio, prende il telefono, e scorre i messaggi arrivati buoni ultimi. E in prima fila, un mail datato ore 05.12, c’è anche quello, non si sbaglia. “Saluti” – dice l’oggetto. E poi le parole si snocciolano, visto il mittente, fittissime:
“Sono rientrato stasera a casa. Ti scrivo per dirti che domani non sono molto connesso (internet) ma ci possiamo sentire. Ho visto che la preside ci ha premiato con il bonus. Ho visto anche che ha pubblicato la circolare sulle disponibilità per ambito: ha tenuto conto dei trasferimenti (?). Ma ormai questi non sono tuoi pensieri. Ti auguro un buon inizio con i ragazzi di Trascina. Ovviamente mi dispiace del tuo trasferimento anche perché non sono a conoscenza se a Trascina c’è una buona piscina.
ciao, ci sentiamo
Esagono”
La ‘povna sorride, un po’ commossa, su quello che le pare un poema.

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Per poter vivere…

Il lungo (ed estenuante) rosario che ha accompagnato la ‘povna dal 18 maggio trova la sua conclusione, annunciata e insieme inaspettata, all’alba del 13 agosto. La ‘povna si trova in una casa in Svezia, vuota (perché è quella nuova della sua amica Arya, da cui si trova in visita). Nell’altra stanza, sull’altro materasso gonfiabile, Connie e il suo meraviglioso figlio Decluttering dormono il sonno dei giusti. La ‘povna ha passato l’ennesima tra le notti inquiete che l’hanno accompagnata in questi ultimi tre mesi – tutti i giorni, tutti i giorni, tutti i giorni. Questa ultima, però, è stata consapevolmente di vigilia, e lo sapeva anche il suo proprio semiconscio. Così, dopo le consuete pause per pisciare, la ‘povna verso le 4 si addormenta. E (tanto per cambiare) sogna. Sogna che si è alla vigilia del primo giorno di scuola (per gli insegnanti, cioè il 1 settembre), e che il ministero si è degnato di comunicare l’esito delle domande di mobilità, finalmente. La ‘povna è stata trasferita, e lascerà, dopo sedici anni, la città della scuola. Le è stato assegnato, sempre su Italiano e Storia, l'(inesistente) Liceo “Tanzi”, un linguistico di Monastera (città nella quale la ‘povna, in virtù delle nuove regole, non ha potuto fare domanda). Il giorno dopo però, prima di ogni altra cosa, si reca a città della scuola per partecipare al collegio dei docenti, e salutare tutti. E con questo si dimentica il collegio che la attende nella nuova scuola. E mentre è lì che parla con Esagono, e dice che le mancheranno, improvvisamente si rende conto che la aspettano a Monastera, al Tanzi. Arrivare in tempo sarà impossibile. Esagono allora, con la tranquilla ovvietà che lo contraddistingue: “Ti do un passaggio?”. Ed è scortata dal suo oramai ex vicepreside che la ‘povna si presenta sulla soglia della nuova vita di lavoro.
Mentre Esagono la lascia al parcheggio del Tanzi, la ‘povna si sveglia. Sono le 7. Dalla finestra il sole canta l’alba del nord, dalla luce sfolgorante. E lei si sente, improvvisamente, molto calma. E anche molto simile a Harry Potter nei Doni della morte, al momento in cui vede la cerva d’argento (che lo guiderà a prendere la spada di Grifondoro, nel laghetto). Si alza, prende il telefono, e si avvia verso il soggiorno, luminosissimo e deserto – muri bianchi, vetri, e assi di legno. Intorno, nulla; tranne il router con la connessione wi-fi.
Il telefono si aggancia, è un attimo. Su gmail, la notifica di due nuovi messaggi. La ‘povna apre l’applicazione. E’ tranquillissima. Ed è così che la notizia la raggiunge, infine, dopo tanto attendere: “Le comunichiamo che ha ottenuto il trasferimento, sulla classe di concorso A050 (Italiano e Storia), presso il Liceo di Trascina, Scientifico, Sportivo e Linguistico”.
Non c’è stupore, mentre legge (anche se, dopo, inizierà la samba).
La ‘povna si sente un po’ strega.

Altr’amor, altre frondi, et altro lume,
altro salir al ciel per altri poggi
cerco, ché n’è ben tempo, et altri rami.

(Francesco Petrarca, Canzoniere, CXLII)

post. scriptum: Romolo Giacani le aveva proposto di aderire alla replica dell’iniziativa “Un terno per ferragosto”. Alla ‘povna l’idea piaceva, ci sono delle volte, però, in cui la narrazione va per proprio conto, e non si può interrompere. Dunque, con un giorno di ritardo, aderisce, ma a modo suo, all’iniziativa. Con questo stesso post che ha annunciato un cambiamento tra i suoi mondi. Al quale lega, prevedibilmente, altri due preziosi resoconti dei suoi addii.

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Tutte le Onde del nostro destino

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Belgravia

La ‘povna ha ripreso a leggere. Non quanto avrebbe voluto (ma questa estate va così, e si prende come viene, per l’appunto), né esattamente tutte cose di altissimo profilo, a essere onesti, ma è comunque meglio che niente. Durante la seconda metà di luglio, rosicchia rosicchia, si è portata a casa sei romanzi e un (bel) saggio di Sergio Luzzatto. Poi, ovviamente, è stata la volta di Harry Potter. Quindi, agosto è iniziato all’insegna di Belgravia. Di questo progetto di Julian Fellowes (del quale la ‘povna aveva già parlato qui, e che è noto al mondo soprattutto come lo sceneggiatore di Downton Abbey), la ‘povna aveva sentito parlare all’inizio dell’anno, e si era riproposta di sottoscrivere l’abbonamento. Poi (si sa) il tempo ha preso tutta un’altra stringa, e alla fine non ne ha potuto fare niente. Resta il fatto che trama, ambientazione, esperimento parevano scritte apposta per la sua tazza di tè, senza alcun dubbio. E così, approfittando della pubblicazione integrale di Neri Pozza, la ‘povna ne ha fatto un suo divertimento dell’estate. In buona sintesi, si tratta di questo: con Belgravia Fellowes ha inteso prodursi, in una forma di tablet tale digitale, in una replica fedele delle pubblicazioni a puntate dickensiane e ottocentesche; così, dopo un primo capitolo di assaggio (per sua natura gratuita), il lettore digitale, che già si era iscritto al portale come utente, per ricevere l’omaggio, poteva sottoscrivere l’abbonamento alle uscite successive del romanzo, che sarebbero state corredate di possibile lettura audio e contenuti speciali.
Non si tratta del primo caso (basti pensare a quello di After), certo; ma di uno di scalpore, altrettanto ovviamente. E di sicuro il talento narrativo di Fellowes si dispiega da par suo in questo nuovo esperimento, che ha tutti i requisiti per essere etichettato come un new-Victorian novel.
Ambientato tra il 1815 (alla vigilia di Waterloo, strictu sensu), e poi nella Londra che cresce nei nuovi quartieri chic, di concerto con la principessina Victoria, appena venuta al mondo, quindi salita al trono, nel 1837, il romanzo si concentra sulla storia di due famiglie: i borghesi Trenchards, il cui capofamiglia è autore e sovvenzionatore del boom edilizio che ha cambiato la fisionomia di Londra (costruendo prima la ricca Belgravia, e poi la City nell’East End, progetto dopo progetto) e i nobili Bellasis, della vecchia aristocrazia – due mondi apparentemente distanti, i cui destini però sono, sia per motivi pubblici (il boom delle costruzioni proietta Trenchards al di là del confine di quel mondo in cui ha sempre desiderato porre piede), sia privati. Tra descrizioni di palazzi di città, accenni di residenze di campagna, un tocco di East End e uno di cotonifici a Manchester, la narrazione si svolge in realtà soprattutto negli interni (poco Dickens, in questo caso, cui si preferisce Trollope), sezionati, come già in Downton Abbey, per verticale, attraverso la descrizione dei loro abitanti dalla bisnonna ai domestici, piano per piano.
Non mancano colpi di scena, intrecci proibiti, romances e cliffhanger (del resto, il dio della puntata domina) – tutto però costruito con leggerezza, attraverso l’uso magistrale di una serie di dispositivi narrativi che sono offerti in veste perfettamente ottocentesca ma a un lettore che si presume compiutamente del XXI secolo, dunque agguerrito, consapevole del gioco di specchi. Così le peripezie sono là, e tengono incollati alla pagina; ma, nello stesso tempo, come in un bel melodramma leggero che si rispetti, si può star certi della piena soddisfazione del finale.

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We are Family

La ‘povna, come ha già accennato a più riprese, a fine luglio (per la precisione, la settimana scorsa) è andata e tornata da Atene, dove si svolgeva, presso una scuola molto bella, il secondo meeting di un progetto internazionale Erasmus +, di quelli scolastici, c’est à dire un coordinamento tra scuole di paesi diversi che, per un tempo dato, ricercano e producono per l’Unione Europea una serie di argomenti pedagogici e didattici – nel loro caso l’indagine scientifica, quindi la ricognizione sul campo, poi la produzione in proprio in vista di moduli di formazione mista, in classe e online, in una piattaforma apposita, di buone pratiche atte a migliorare l’attitudine di lettori riluttanti nei confronti della lettura.
Del loro gruppo fanno parte, oltre all’Italia (rappresentata dalla scuola della ‘povna), Cipro, la Grecia stessa, la Romania, l’Irlanda e il Portogallo, come dire, Pigs and Dogs, in qualche modo (che sono spesso le scelte di preferenza della UE nel concedere fondi) e, dopo la riunione iniziale a Cipro, nel novembre scorso, la ‘povna e Scovolino (che rappresentavano il loro paese e la loro scuola, al tavolo del grande progetto per la prima volta) avevano concordato che, stanti le caratteristiche del loro istituto, si potevano accomodare convintamente nel ruolo di ultima ruota del carro e di cani. Le ragioni di questa valutazione erano ampie, ma facevano agio soprattutto su un paio di innegabili caratteri. Il primo legato in maniera insindacabile alla conoscenza della lingua: id est, in Italia, come ognuno sa, purtroppo la componente glotto-xenofoba è sviluppatissima, il che, fuori di metafora, significa che praticamente nessuno (in ogni caso una percentuale davvero minima di docenti) è in grado di muoversi con agio in un contesto in cui la lingua veicolare sia altra dalla nostra. Seduti al tavolo del meeting cipriota, a fine 2015, mentre tutti gli altri rappresentanti degli altri Pigs parlavano almeno due lingue con perfetta competenza, attiva e passiva, ed erano in grado di costruire discorsi, ragionamenti, testi scritti con facilità tranquilla, nella scuola della ‘povna, tutta intera, questo pacchetto di competenze era detenuto in maniera esclusiva dalla sola ‘povna, con ciò escludendo dalla capacità di scrivere un e-mail, ma anche un report, o un articolo accademico semplice, in tempo reale gli stessi docenti di lingua inglese. La seconda questione riguarda invece la capacità di fare ricerca, con ciò intendendo non necessariamente l’essere in grado di produrre un articolo in grado di essere selezionato e pubblicato per una rivista scientifica, ma anche, in maniera più semplice e banale, di condurre una ricerca bibliografica, strutturarla e trarne un saggio compilativo ragionato di qualche pagina: e anche in questo caso, la ‘povna e Scovo hanno verificato sul campo che il numero di colleghi in grado di ricordarsi le operazioni fondamentali che hanno consentito loro (si suppone) di prendersi una laurea si riduce comunque a una scarsa percentuale.
Sic stantibus rebus, le prime fasi della ricerca Erasmus +, che hanno accompagnato la ‘povna e Scovo per tutto l’anno scolastico, si sono rivelate, come è prevedibile, faticosissime. Se sono riusciti a portare a termine la parte di compito loro assegnata, è stato soprattutto grazie a parecchia forza di volontà di loro due e a tanto, tanto lavoro extra. In ogni caso, previa anche la rinuncia a parecchi giorni di vacanza, sono riusciti a consegnare per la scadenza un lavoro che pareva loro dignitoso.
E’ con questo spirito, e la consapevolezza di un certo complesso di inferiorità nazionale, che la ‘povna è salita sull’aereo, la settimana scorsa, mercoledì, il giorno prima del meeting previsto. E’ arrivata ad Atene, ha raggiunto l’albergo, si è sistemata e ha aspettato la mattina seguente. A colazione, ha iniziato a reincontrare i partners: le due irlandesi, i ciprioti, i portoghesi si sono piano piano seduti ai tavoli. Poi i greci sono passati con il pulmino della scuola e li hanno caricati tutti quanti; i rumeni, non pervenuti, alloggiavano in un altro hotel, vicino al mare. A questo primo dettaglio (che molto ha sdubbiato la ‘povna), se ne è poi aggiunto presto un altro: una volta seduti alla tavola rotonda, le irlandesi hanno infatti dichiarato la loro proposta di comprimere l’agenda della riunione da due giorni in uno e mezzo, perché, inspiegabilmente, Ryan Air aveva spostato il loro volo a venerdì pomeriggio, dal sabato mattina. La ‘povna avrebbe considerato questo un dettaglio trascurabile se non ci fossero stati due elementi a renderlo quanto meno bizzarro: il primo era il fatto che le irlandesi medesime erano arrivate in Grecia il martedì, con ciò garantendosi un giorno e mezzo di turismo prima dell’incontro di lavoro, il secondo, che questa stessa procedura era stata applicata a Cipro nella riunione di novembre, questa volta a causa dell’anticipo del volo dei rumeni.
Poi, è iniziata la riunione, e tutti i partners hanno esposto le proprie risultanze e osservazioni, ciascuno con le proprie capacità e stile, al meglio. Ed è allora che alla ‘povna si è aperto un mondo di rivelazioni, squadernatosele davanti: perché man mano che sentiva parlare le irlandesi, i rumeni, i ciprioti non poteva evitare di respirare, nei loro discorsi scientifici, un’aura, più o meno smaccata, di provincialismo. Persone che sanno tanto di procedure europee, ma di lettura assai meno, non si parli di teoria di mondi possibili, make-believe, reader-response e tutte le altre ovvietà che, se si parla di un progetto di lettura, andrebbero sapute all’indietrina. Portoghesi e greci si portavano meglio, specie quando il secondo giorno hanno preso la parola i coordinatori della scuola ospite, rivelando – e questa agnizione geo-socio-cultural-politica la ‘povna se la porta via come importante – tutte le ragioni per le quali i Greci, così come sono, caotici, chiassosi, e comunque intelligentemente consapevoli, proprio perché sempre rischiano di starne fuori, anche per loro colpa, dall’Unione Europea non devono uscire mai, a nessun costo. Ma complessivamente l’Italia non si portava proprio niente male. Così, al termine dei due giorni, la ‘povna è risalita sull’aereo molto sollevata, con la legge morale dentro di lei che risplendeva intatta (perché, di certo, lei, non ha approfittato nemmeno di un minuto extra per qualcosa che non fosse lavoro). E anche con una certa sorridente gratitudine nel vedere le affinità mediterraneo-atlantiche, nell’asse Atene-Lisbona, che scintillano comuni sul mare.

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Intervallo

La ‘povna interrompe per qualche giorno le attività scolastiche (sì, con le assunzioni imminenti loro sono ancora, e fino a tutto agosto, di commissione tosta), che rimanda alla settimana prossima. Anche perché ieri, a fronte di preciso appuntamento preso lunedì scorso con lei e con la preside Barbie, la segretaria amministrativa ha pensato bene di prendersi un giorno extra di vacanza, determinando così l’arrivo della ‘povna (dalla piccola città), di Scovolino (dal mare) e della preside (da casa sua), per parlare del progetto Erasmus, in una mattina che se non è stata inutile è stato solo perché loro sono molto bravi nell’arte di non prendersela. Ci sarebbero, e ci sono, ancora tante cose, da dire e fare, in questa estate in cui il concetto di vacanza si allunga così tanto lontano da essere miraggio.
Però il tempo è arrivato per quella pausa che, dal 2013, si celebra oramai ogni anno. E dunque lei prende lenzuola, costumi, scarpe da corsa e butta tutto in uno zaino. Pronta a raggiungere l’Ingegnera Tosta, il Maratoneta e i loro figli, Alfa, Beta e Gamma, al campeggio della Rapa.

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Harry Potter and the Cursed Child

La ‘povna è andata e tornata da Atene (“don’t call it holiday” ha scritto, e a ragione, sul canale telematico), e ne ha ricavato in ogni caso un tempo interessante, alcuni momenti di autentico benessere, la scoperta di un nuovo quartiere e una serie di osservazioni geo-socio-culturali notevoli (per tacere della parte lavorativa pura e semplice), che potrebbero essere oggetto, prima o poi, di una pubblicità specifica. Tuttavia, così come lei sapeva che sarebbe stato, ora non è più tempo. Perché, mentre lei volava, tranquilla, sulla strada del ritorno, il tempo scorreva avanti, inesorabile, portandola verso il 31 luglio. A mezzanotte ora di Greenwhich (l’1 italiana), dunque, un gufo ha bussato, lieve, alla finestra; consegnandole sul kindle quel libro tanto atteso, quasi un anno. Harry Potter and the Cursed Child è nelle sue mani, adesso. La ‘povna si è svegliata questa mattina consapevole, ha mandato un messaggio a Piton (of course) e parecchi alle amiche di C’è Bisogno (la maggior parte delle quali si è unita in una maratona sincrona). Adesso beve il caffè, e poi si parte. A dire la verità è già partita, anzi, leggendo i primi due atti che si riallacciano a quel finale tanto discusso dei Deathly Hallows (e che la ‘povna invece aveva pubblicamente anticipato ben prima che uscisse, e tanto piacque), quello del binario Nove e Tre Quarti, e 19 anni più tardi. “Albus Severus, you were named after two headmasters of Hogwarts…”: quando ha riletto quella frase, si è commossa. Poi la storia è andata avanti, Albus è salito sul treno e la ‘povna l’ha seguito, prontamente.
Perché – e a chi resta babbano, poveretto, non resta che scuotere la testa – è un privilegio poter salire, una volta ancora, sull’Hogwarts Express.

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Call for Reading

Tra le molte cose scombiccherate di un anno che è stato faticosissimo anche perché (per la ‘povna, troppo) lasco, uno spazio che, decisamente, sarebbe potuto andare meglio è quello delle letture di diletto. E dire che l’anno scolastico era cominciato bene assai, con Marco Balzano e Ilaria Gaspari, ed era proseguito poi sulla scia di una serie di scoperte (per esempio questo) o di rassicuranti continuità (Coe e la Rowling su tutti). Invece, nel 2016, il dramma. Se si escludono le ovvietà (cioè i romanzi a puntate, lunghi, inglesi e ottocenteschi) la ‘povna ha trovato, nell’inverno e nella primavera, in pratica poco, o nulla, che l’abbia davvero convinta, finendo per inanellare – perché non si può passare tutta la vita a dragare Wilkie Collins – una serie di delusioni senza pari. Così, se le letture di lavoro sono state tante, specchio di un anno che, da questo punto di vista, non si può che etichettare come produttivo e sorprendente, i libri di svago hanno cominciato, in primavera, insensibilmente a diradarsi – ché già il tempo era sempre meno, figuriamoci poi se si incontrano schifezze. E, fatti salvi gli ultimi due – rispettivamente questo e questo, già in angolo di estate (ma meno del solito), la ‘povna è restata, e resta ancora, priva di punti di riferimento chiari.
E’ per questo che la ‘povna, oggi – mentre piano piano l’estate, finalmente, le inizia a incollarsi addosso (anche se ancora la prossima settimana recita impegni di scuola, cinque giorni su sette) – chiede aiuto ai blog-amici, con un call for reading che è anche appello per consigli. E domanda loro se ci siano libri, immortali, ma anche intelligentemente da spiaggia (quanto tempo è, per esempio, che la ‘povna non si imbatte in un buon giallo?) che, in attesa dell’uscita, il 31 luglio, del prossimo Harry Potter, si sentano in vena di segnalare.

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Litania

Genova mia città intera.
Geranio. Polveriera.
Genova di ferro e aria,
mia lavagna, arenaria.

Genova città pulita.
Brezza e luce in salita.
Genova verticale,
vertigine, aria scale.

Genova nera e bianca.
Cacumine. Distanza.
Genova dove non vivo,
mio nome, sostantivo.

Genova mio rimario.
Puerizia. Sillabario.
Genova mia tradita,
rimorso di tutta la vita.

Genova in comitiva.
Giubilo. Anima viva.
Genova in solitudine,
straducole, ebrietudine.

Genova di limone.
Di specchio. Di cannone.
Genova da intravedere,
mattoni, ghiaia, scogliere.

Genova grigia e celeste.
Ragazze. Bottiglie. Ceste.
Genova di tufo e sole,
rincorse, sassaiole.

Genova tutta tetto.
Macerie. Castelletto.
Genova d’aerei fatti,
Albaro, Borgoratti.

Genova che mi struggi.
Intestini. Caruggi.
Genova e così sia,
mare in un’osteria.

Genova illividita.
Inverno nelle dita.
Genova mercantile,
industriale, civile.

Genova d’uomini destri.
Ansaldo. San Giorgio. Sestri.
Genova in banchina,
transatlantico, trina.

Genova tutta cantiere.
Bisagno. Belvedere.
Genova di canarino,
persiana verde, zecchino.

Genova di torri bianche.
Di lucri. Di palanche.
Genova in salamoia,
acqua morta di noia.

Genova di mala voce.
Mia delizia. Mia croce.
Genova d’Oregina,
lamiera, vento, brina.

Genova nome barbaro.
Campana. Montale, Sbarbaro.
Genova dei casamenti
lunghi, miei tormenti.

Genova di sentina.
Di lavatoio. Latrina.
Genova di petroliera,
struggimento, scogliera.

Genova di tramontana.
Di tanfo. Sottana.
Genova d’acquamarina,
area, turchina.

Genova di luci ladre.
Figlioli. Padre. Madre.
Genova vecchia e ragazza,
pazzia, vaso, terrazza.

Genova di Soziglia.
Cunicolo. Pollame. Trilia.
Genova d’aglio e di rose,
di Pré, di Fontane Masrose.

Genova di Caricamento.
Di Voltri. Di sgomento.
Genova dell’Acquasola,
dolcissima, usignuola.

Genova tutta colore.
Bandiera. Rimorchiatore.
Genova viva e diletta,
salino, orto, spalletta.

Genova di Barile.
Cattolica. Acqua d’Aprile.
Genova comunista,
bocciofila, tempista.

Genova di Corso Oddone.
Mareggiata. Spintone.
Genova di piovasco,
follia, Paganini, Magnasco.

Genova che non mi lascia.
Mia fidanzata. Bagascia.
Genova ch’è tutto dire,
sospiro da non finire.

Genova quarta corda.
Sirena che non si scorda.
Genova d’ascensore,
paterna, stretta al cuore.

Genova mio pettorale.
Mio falsetto. Crinale.
Genova illuminata,
notturna, umida, alzata.

Genova di mio fratello.
Cattedrale. Bordello.
Genova di violino,
di topo, di casino.

Genova di mia sorella.
Sospiro. Maris Stella.
Genova portuale,
cinese, gutturale.

Genova di Sottoripa.
Emporio. Sesso. Stipa.
Genova di Porta Soprana,
d’angelo e di puttana.

Genova di coltello.
Di pesce. Di mantello.
Genova di lampione
a gas, costernazione.

Genova di Raibetta.
Di Gatta Mora. Infetta.
Genova della Strega,
strapiombo che i denti allega.

Genova che non si dice.
Di barche. Di vernice.
Genova balneare,
d’urti da non scordare.

Genova di “Paolo & Lele”.
Di scogli. Furibondo. Vele.
Genova di Villa Quartara,
dove l’amore s’impara.

Genova di caserma.
Di latteria. Di sperma.
Genova mia di Sturla,
che ancora nel sangue mi urla.

Genova d’argento e stagno.
Di zanzara. Di scagno.
Genova di magro fieno,
canile, Marassi, Staglieno.

Genova di grige mura.
Distretto. La paura.
Genova dell’entroterra,
sassi rossi, la guerra.

Genova di cose trite.
La morte. La nefrite.
Genova bianca e a vela,
speranza, tenda, tela.

Genova che si riscatta.
Tettoia. Azzurro. Latta.
Genova sempre umana,
presente, partigiana.

Genova della mia Rina.
Valtrebbia. Aria fina.
Genova paese di foglie
fresche, dove ho preso moglie.

Genova sempre nuova.
Vita che si ritrova.
Genova lunga e lontana,
patria della mia Silvana.

Genova palpitante.
Mio cuore. Mio brillante.
Genova mio domicilio,
dove m’è nato Attilio.

Genova dell’Acquaverde.
Mio padre che vi si perde.
Genova di singhiozzi,
mia madre, Via Bernardo Strozzi.

Genova di lamenti.
Enea. Bombardamenti.
Genova disperata,
invano da me implorata.

Genova della Spezia.
Infanzia che si screzia.
Genova di Livorno,
Partenza senza ritorno.

Genova di tutta la vita.
Mia litania infinita.
Genova di stocafisso
e di garofano, fisso
bersaglio dove inclina
la rondine: la rima.

Giorgio Caproni

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Tramezzini al tonno e guacamole (per un’altra commissione di maturità)

Gli esami di stato sono stati, lo si è intuito, particolarmente impegnativi per la ‘povna. In maniera emotivamente meno coinvolgente di un anno fa, è ovvio, perché non c’erano i Merry Men in campo, ma, nello stesso tempo – come ricordava Mel (e anche il buon senso) – quando si è membro esterno di commissione subentra un altro tipo di impegno, quello che fa agio alla necessità di fare il proprio dovere al meglio, incontrando una realtà diversa, e alunni sconosciuti, in poco tempo, poiché tutto si svolge nell’arco di sì e no tre settimane.
Anche quest’anno, fedele a un’abitudine, la ‘povna aveva fatto domanda in qualità di presidente. E a quella domanda, a giugno, ha ricevuto positiva risposta, concretizzata in una commissione di 58 alunni da esaminare nella scuola di via Gentile, detta anche, in idioletto, il “Tecnico tra i due Licei”, uno dei più prestigiosi della piccola città. La’povna, al vedere la nomina, prima ha sorriso, grata che non l’avessero mandata un’altra volta su una doppia commissione a metà con Centoguance, e poi si è dedicata a capire a fondo il suo destino. Il quale recitava, appunto, 58 esaminandi, di cui tre esterni; radunati in due popolose classi quinte la cui carta di identità faceva presagire una situazione che complicata è dire poco.
Uno stato dell’arte che è stato poi, giorno per giorno, confermato dai fatti. La ‘povna e i suoi otto compagni di viaggio (che per molto tempo sono stati sette, perché il commissario esterno di inglese si è palesato solo alla quinta nomina, tutti malati, gli altri) hanno affrontato i marosi di un viaggio lungo e affaticante. Per la qualità delle peripezie cui sono andati incontro (tra le quali, la ‘povna lo ripete: una ispezione, una possibile denuncia ai sensi del 341 bis del codice penale, “oltraggio a pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni”, per chiarire in modo debito, e un problema relativo a una certificazione di disabilità a sensi della legge 104 – e si citano soltanto i casi più eclatanti), per la lunghezza oggettiva del percorso (hanno concluso dopo 23 giorni, facendo sempre gli orali pure il sabato), per la collocazione peculiare del Tecnico tra i due Licei, che richiama sempre parecchia attenzione su di sé, qualunque cosa faccia, infine, ma non ultimo, per i caratteri, estremamente forti, complicati, quando non egocentrici, dei commissari implicati.
Con questa ciurma, e queste provviste di viaggio, la ‘povna si è imbarcata per la navigazione sotto costa, consapevole che non avrebbe fatto scali, ma che questo non avrebbe impedito a chi stava a riva di provare a manifestarsi in vari mezzi (così come puntualmente è poi successo). Ed è stato un percorso dentro un mare che era all’apparenza placido, ma nel quale, appena sotto il pelo d’acqua, affioravano scogli appuntiti e squali. Per fare fronte a tutto in maniera conforme a un ruolo pubblico e istituzionale che la ‘povna, in una parola sola, venera, ci si è dovuti munire di santa pazienza, molta molta abilità politica, un pizzico di furbizia e tanto Principe di Machiavelli. Ma poi, alla pausa delle 11, una cosa che si sa, funziona sempre, è riunire tutti quanti intorno a un tavolo a mangiare. Così la ‘povna ha seguito immediatamente la vague, inaugurata da Dolores-Minerva, la commissaria albionica, di celebrare degnamente l’intervallo all’insegna dell’ognuno porta qualcosa. Perché un commissario pieno di sé è già parecchio impegnativo di default; uno pieno di sé impossibilitato a esprimersi a causa della pienezza di quegli altri inizia a palesare segni di malumore assai evidenti, ma un commissario pieno di sé che mangia diventa in ogni caso più trattabile. E la ‘povna ha capito dunque subito che, tra quella ciurma, c’era comunque sempre parecchio da imburrare.
Imburra di qua, imburra di là, sul desco si sono succedute focaccine farcite di un ottimo panettiere, madeleines, un flan alla crema magico, ventaglini di sfoglia, plumcake ai frutti misti. E poi la ‘povna, una domenica che sapeva di dover preparare qualche prelibatezza degna, ma non aveva voglia di accendere il forno, si è inventata questi tramezzini di tonno al guacamole, davvero ottimi, che hanno ricevuto richiesta di bis e grandi applausi. E che anche lei ritiene effettivamente giusto collettivizzare.
Si prende dunque, innanzi tutto, del tonno. Diciamo due scatolette grandi. Si mettono in una ciotola insieme a un po’ di acciughe e capperi. Si uniscono a questo punto due cucchiai grandi di yogurt bianco liquido, e poi, e qui sta il trucco, una generosa porzione di guacamole dello zio Matto. A questo punto si frulla bene bene, finché non resta di consistenza morbida, e poi si spalma in generosa quantità sul pane. Tutto qui, eppure buonissimo. La ‘povna ne ha fatto omaggio alla sua commissione ben due volte. Con grande vantaggio per il buon umore di tutti, inclusi i candidati.

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Verbali

Il giorno 13, 14, 15, 16, 17, 18, 20. 21, 22, 23, 24, 25, 27, 28, 29, 30 giugno; 1, 2, 4, 5, 6, 7, 8, 11, 12, 13 luglio, alle ore 8.00, si riuniscono il consiglio di classe dei Mowgli/il consiglio di classe degli Extraterrestri/il consiglio di classe delle Giovani Marmotte/l’assemblea di incontro genitori-insegnanti/la commissione di maturità per la seduta di insediamento/il consiglio straordinario dei Mowgli/il primo comitato valutazione docenti neo-assunti/il consiglio di Istituto/la Giunta di Istituto/la conferenza di servizio/la commissione di maturità per la prima prova/la seconda prova/la terza prova/la correzione delle prove/la preparazione dei colloqui/i colloqui/la ratifica dei risultati/le operazioni finali/il secondo comitato di valutazione per docenti neo-assunti…
La ‘povna ha passato gli ultimi 34 giorni a valutare persone e riunirsi in procedure di tipo assembleare. E a fare verbali: tanti verbali, continui verbali, ossessivi verbali, redatti con l’immediatezza del tempo reale che la contraddistingue e che la porta, dunque, a essere eletta, in ogni circostanza, per questa necessaria mansione.
Nel mezzo, ci sono stati gli Europei, il matrimonio di Scovolino, qualche scampolo di mare la domenica, degli aperitivi serali e degli incontri. Ma tutto quanto è stato, in realtà, fagocitato a tempo permanente dal suo impegno nelle due scuole di provvisoria appartenenza: quella sua propria e quella dove svolgeva le mansioni di presidente di maturità. Un’esperienza che si è rivelata, ancora una volta, pervasiva, forte, istruttiva, massacrante (se una ispezione ministeriale, un ricorso al 341 bis del codice penale e alla 104 valgono da soli per descrivere).
Nel frattempo, a scuola sua, si sono dipanate questioni della commissioni tosta, comitati di valutazione, criteri del bonus docenti e la consegna del progetto Erasmus.
E la ‘povna si è dedicata pure a questo, sottraendo tempo al tempo (ne ha fatto le spese il cambio dell’armadio, ancora fermo sulla lana, ma per fortuna lei è freddolosa, e poi non è una novità).
Poi, l’altro ieri, finalmente, l’ultima firma da facente funzione di segretario (sull’atto che attesta il passaggio in ruolo di Scovolino, con grandi feste). Di sicuro ci sono alcuni scampoli di cose all’orizzonte (tra le quali un viaggio ad Atene per un incontro del progetto Erasmus che la ‘povna attende con la stessa gioia di un calcio nei ginocchi); in ogni caso, finalmente, il più è fatto.
Constatato l’esaurimento dei punti all’ordine del mese, la ‘povna si lancia nell’estate con rinnovata velleità.

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