Alla rovescia

Nei due anni che è stato suo alunno, la ‘povna si è scontrata – e non una, ma più volte – con colleghi di ogni razza. Perché trovava che l’atteggiamento di Steerforth fosse troppo spesso arrogante, e non pensa che la media del nove ti possa garantire, in nessun luogo e in nessun tempo, il diritto impunito alla maleducazione. Le fu risposto che “no, si sbagliava, era eccessiva, ingiusta; e che “certo non potevano rischiare di perdere uno studente così bravo“. Così Steerforth salutò il biennio con un immeritato sette di condotta, combattuto fino all’ultimo voto dalla ‘povna e da uno sparuto gruppo, e si avviò per le strade del triennio con il consueto sguardo da “nessuno mi può giudicare”.
In terza Steerforth si fece notare subito, insieme a molta parte della sua complicata classe; ma – vuoi perché alla fine pagano un po’ sempre, gli occhi di angelo; vuoi il padre (che si era fatto furbo) rappresentante di classe; vuoi un po’ tutto, oppure niente – riuscì sempre a scansare le punizioni forti comminate alla sua banda (per esempio: dall’Ingegnera Tosta) all’ultimo secondo. E – nonostante in sala professori fosse tutto un lamentarsi: “mamma mia, che alunno supponente” – giugno lo accolse con il finale già scritto: nel mare dei consueti sei al resto del gruppo, per lui sette in condotta (un’altra volta), arrivederci e grazie. E il messaggio che la presunzione furba paga.
Quest’anno – come la ‘povna ha già avuto modo di raccontare con dovizia – Steerforth sembra cambiato moltissimo. Non solo con lei (ché, nell’economia della condotta a scuola, tutto sommato poco importa), ma in generale. Lo confermano mille episodi spiccioli, ma netti; e pure i racconti della Testarda; e alcuni pacati atteggiamenti anche in momenti complessi, nei quali, invece di concedersi, come è(ra) suo costume alla polemica, si è chiamato – cercando di portare insieme a sé un gruppo di altri – garbatamente fuori dal coro.
Proprio per questo, dunque, Steerforth sorteggia alla lotteria dei voti dati a minchia (e, no, non è esagerazione narrativa della ‘povna: basti pensare che mercoledì si deve riconvocare uno scrutinio di urgenza per gli errori di valutazione in pagella fatti non da uno, ma da ben due professori) il suo primo cinque di comportamento.
E la ‘povna sa benissimo che lei in quella classe non insegna, e che per giustificare un sette non basta certo che lui l’abbia aggiunta tra “gli amici” del telematico network. E però questo episodio piccolo, tra tanti, le sembra il simbolo (minimo, ma forte) della distanza profonda (“non ti illudere, sarà così per sempre” – le dice Ohibò con consapevolezza) che la separa da quasi tutti i suoi colleghi.

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Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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22 risposte a Alla rovescia

  1. lagaiaceliaca ha detto:

    davvero cinque? ma con quale percorso (il)logico?
    boh…

  2. 'povna ha detto:

    Collega di Snape: come dice saggiamente Ohibò, mai addentrarsi nei meandri delle menti piùcherette. Avrai la certezza di perderti. E nessuna Arianna che ti tiri fuori. :-(

    (ps. quel che so, te lo racconto a voce!)

  3. vnnvvvn ha detto:

    Un 5 in condotta a minchiam fa molti più danni di una sufficienza regalata…

  4. Aliceland ha detto:

    Non c’entra con l’episodio in particolare, ma con il cinque in condotta. Nella mia scuola la dirigente non ha permesso di metterlo a un ragazzo perché non ci sono stati 15 giorni di sospensione e perché non si può sospendere se non c’è una commissione apposita che la delibera, con (pare) anche dei rappresentanti dei genitori. Voi avete tutto questo?

  5. rosenuovomondo ha detto:

    beh non è una bella cosa..

  6. 'povna ha detto:

    Viv: assolutamente sì, perché viene meno la fiducia nella scuola come ente educativo (anche nell’altro caso, però è più recuperabile, di solito).

    Aliceland: la questione dei 15 giorni di sospensione è questione di lana caprina interpretativa che in molte scuole del regno e in ogni caso (e giustamente, dico io, che i 5 in condotta nel caso li do eccome) nel I quadrimestre è stata interpretata con la possibilità di darlo (ovviamente con ragioni). La commissione non è una commissione di delibera coi genitori, la tua preside o non sa o (come più probabile) gioca a non sapere o si è spiegata male. E’ la commissione di tutela e appello, che è stata istituita dai decreti delegati e le cui competenze sono richiarite dal testo unico e (ovviamente) c’è, perché ci deve essere, in tutte le scuole, e viene eletta a scadenza triennale (ma non sovrapposta) dal consiglio di circolo o di Istituto. Ed è una commissione cui ci si può appellare dopo i provvedimenti, non prima (e che non li può comminare, perché i provvedimenti disciplinari rientrano nella libertà di insegnamento e non ci possono entrare i genitori).
    Sulle ragioni, la questione è più sottile. Nell’Orda che non è più sola Orda (accorpata a un’altra classe), che è la classe di Steerforth è stato stabilito il pugno di ferro e di dare 5 se si verificavano una serie di condizioni. Ovvio che in Steerforth si sono verificate (ed è quello che ho cercato di spiegare a Educatissimo che mi chiedeva spiegazioni di come si possa arrivare a questo), così come negli altri che hanno preso 5. Il problema, come sempre, è più sottile (se no non sarebbe ad minchiam, ma ingiusto). Figlio di un voler guardare, interessarsi, pensare con sistemi di riferimento differenti. In una parola, figlio dell’eterna fretta di pensare poco e abbandonare la scuola velocemente dopo la fine delle lezioni.

    Rose: no, non lo è, purtroppo. Soprattutto perché (come sempre, o spesso) come dicevo sopra, non è questione di ingiustizia, ma di ad minchiam, concetto diverso e più scivoloso. O, chiaro, di talento per il proprio lavoro. E in ogni caso mi fa capire sempre di più il mio essere a legal alien (I’m an Englishman in New York…)

  7. pensierini ha detto:

    Tristezza e rabbia. :-(

  8. sportelloutenti ha detto:

    Ai tempi fu una tragedia perchè mi beccai otto in condotta e finii dal preside perchè avevo questionato con la mia Prof di lettere (che era una testa di m…a) E adesso sette è un bel voto?
    Mi sono persa qualche puntata.
    Noi abbiamo le pratiche distribuite a minchiam, vale uguale?
    Elisa

  9. vnnvvvn ha detto:

    Elisa dal preside per un otto??? Ci avrei preso la residenza in presidenza… :-P
    (comunque sì ora è un bel voto… Mariastar non riusciva a capire il sette in condotta è l’ha equiparato ai voti normali :-P)

  10. lagaiaceliaca ha detto:

    una piccola chiosa. secondo me c’è anche un progressivo adattamento da parte dei docenti al nuovo sistema dei voti di condotta. ricordo il primo anno che fu istituita la possibilità di dare l’insufficienza, che tutti erano timorosi, e già a dare 7 sembrava di aver osato. poi negli anni c’è stata una maggiore propensione a voler usufruire delle possibilità offerte dalla nuova normativa, e adesso si dà l’insufficienza in condotta (nel primo quadrimestre) con più facilità. insufficienze nel secondo non le ho viste dare, invece, perché si preferisce sempre evitare problemi, e quindi bocciare un allievo per il profitto e non per la condotta. cosa che sinceramente, a meno che uno non abbia incendiato la scuola, mi sembra anche giusta.
    comunque io sono contenta di avere, come insegnante, anceh lo strumento del voto di condotta, perché secondo me è giusto che si rendano conto che ad azioni scorrette corrispondono conseguenze negative. accade ad ogni livello, perché nella scuola no?

  11. cinas ha detto:

    ma che voti date? a miei tempi se avevi otto – io, ahimè – rischiavi tanto.

  12. laila78 ha detto:

    Il mondo davvero va all’incontrario! Sigh!!

  13. 'povna ha detto:

    Pens: già. E soprattutto, come dice Ohibò, la consapevolezza di essere, io, a “legal alien”.

    Elisa: allora, nella riforma Gelmini, come dice Viv, la condotta è stata equiparata come valutazione agli altri voti e fa media. Dunque con il 5 on condotta si boccia (una variante del vecchio: con il 7 in condotta si è rimandati in tutte le materie), 6 corrisponde al vecchio 8 e 7 è un voto… medio. Esattamente come valuti un 7 nelle altre materie. A me, che con i miei alunni sulla condotta costruisco parecchio, piace la possibilità di poter spaziare nelle valutazioni. Rispetto a prima secondo me la contraddizione oggettiva insita nel nuovo sistema è che passa il concetto che un comportamento sufficiente è sufficiente per essere un cittadino accettabile (cosa che a me non piace). Mentre prima l’idea era che con un comportamento anche solo discreto si era rimandati in tutte le materie (cioè: se sei discreto in condotta sei un pessimo cittadino, e per ‘redimerti’ devi studiare così tanto ma così tanto che poi non lo sarai mai più). Le altre due cose che non funzionano sono, sempre secondo me: a) che in realtà le persone che sono attente alla condotta sono pochissime, dunque in realtà la condotta è stata usata nelle sue possibilità di valutazione ampia solo nelle scuole di frontiera (professionali e simili), mentre nelle scuole almeno discrete, come la nostra, o buone, da un lato nella maggioranza dei casi i colleghi continuano a dare nei fatti i voti come prima (dunque pochissimi o nessun 6, 7 come voto già cattivo e 8 a tutta randa), dall’altro tendono a dare pochi 10 (con il risultato che, visto che la condotta fa media, specie al triennio poi diventa quasi impossibile anche per persone bravissime in tutti i sensi prendere il 100); b) che ovviamente nessuno ascolta quello che viene detto in collegio docenti, e quindi da una classe all’altra – siccome è un sistema che si è fatto proprio solo superficialmente – ci sono delle inaccettabili deformità; c) (che è poi il caso esemplificato qui) normalmente alla condotta si pensa solo nel momento in cui si è davanti al tabellone dei voti, e non prima (guardando i ragazzi, essendo consapevoli dei meccanismi che si creano e di quello che tu devi aiutare a creare prima, ben prima di sanzionarlo o premiarlo a posteriori con la condotta). E dunque trasformi una possibilità di agire prima del voto all’eterna banale valutazione ex post. Spesso, va detto, (anche e più del resto, visto il disinteresse medio degli insegnanti), appunto ad minchiam).
    Infine, il rapporto con i voti di condotta dei ragazzi attualmente dipende da una media ponderata tra la formattazione che hanno avuto e come sono fatti. Ho visto gente piangere per un 7 e anche per il rischio di non prendere 9 (il Cucciolo Felice). E gente che faceva le capriole per un 6. Raramente ho visto insegnanti riflettere sulla condotta (e sulle sue potenzialità, lo ripeto, prima, non dopo) prima di arrivare davanti a un tabellone (e già sono la minoranza), più spesso li ho visti riflettere solo dopo aver visto le conseguenze nei ragazzi di un voto dato con noia e casualità (e specifico: non è questo il caso, in realtà, ché qui ci hanno pensato, ma il problema è più sottile).

    Collega di Snape: ecco, ne parlavo appunto con Elisa! In parte ti rimando a quello che ho scritto a lei. Sul resto: concordo molto, anche a me piace poter spaziare di più sui voti (prima di fatto si spaziava tra l’8 e il 9), anche se, come dicevo, non mi piace l’idea che per essere cittadino basti un comportamento sufficiente. Il mio ideale sarebbe far valere solo per la condotta i mezzi voti, partendo dall’8. Non farei fare media al voto di condotta, invece, mentre ripristinerei tutte le materie a settembre con il 7 (in qualche modo è una formula per dire: te la giochi e, se devi studiare così tanto, dovrai comportarti in maniera così specchiata che poi capisci). Sotto il 7 si boccia (ma a quel punto non si darebbe, anche secondo me giustamente, tranne casi estremissimi). Questo nel mio sistema ideale. Più perplessa, come dicevo ad Elisa, sull’adattamento dei colleghi (a parte nelle scuole professionali, dove l’incendio no, ma i petardi in classe sì, e dunque è stato più facile secondo me percorrere velocemente la nuova scala). A me sembra che nella maggioranza delle scuole superiori (ma anche delle classi – pensa nel tuo caso nella classe coordinata da Pane&Maionese: Mafalda mi ha detto che i voti erano tutti al rialzo) quanto meno ‘discrete’ (come la nostra) si continuino a dare pochissimi (o nessun) 6, qualche 7 e una valanga di 8 politici. E che in ogni caso moltissimo dipenda dal consiglio, nonostante le tabelle di valutazione. E così per i 5, che in una classe della prof. Pane&Maionese, per esempio, non daranno nemmeno se bruciano la scuola…

    Cinas: vedi quanto dicevo a Elisa: con la riforma Gelmini (A.S. 2008/2009) i voti in condotta come scala di valutazione sono stati equiparati al resto dei voti. Si danno dal 6 (che corrisponde al vecchio 8) al 10. 7 è più o meno un vecchio 8,5, 8 il vecchio 9 e via a salire. Per le osservazioni civiche e scolastiche rimando alle risposte a Elisa e gaiaceliaca.

    Laila: Sicuramente io vado al contrario rispetto alla scuola… :-( In questo caso, come dicevo, non si tratta nemmeno di un consiglio che non ci ha pensato (qualunque consiglio che, in una scuola discreta, sceglie di dare 5 in condotta ci ha pensato), anzi. Aggiungo che ha agito in buona fede. Proprio per questo parlo di ad minchiam. E mi pare la dimostrazione che la “buona fede” per l’appunto non basta. Gli è che in Italia siamo talmente abituati alla sua mancanza (di buona fede) che ci scordiamo che quella deve essere scontata, un requisito minimo necessario, non un dato che giustifica. Al limite, la buona fede mi consente di mantenere un’amicizia. Ma certo non di negare l’errore di un pubblico ufficiale, a qualsiasi livello. Ti faccio un esempio mio. Anni fa mi sono accorta che dare 9 in condotta in prima a un solo alunno, specie se donna, specie se in una classe complessa, rischia di scatenare un meccanismo per cui non la aiuti abbastanza (le dai un peso senza che ci siano sufficienti strumenti perché lo possa portare bene, anche perché in quel caso l’aiuto e l’appoggio degli insegnanti fanno peggio che meglio). Ottimo. Dunque, tendenzialmente (avverbio fondamentale a scuola, perché ogni situazione è la sua, e può darsi che sia già nata la classe che smentirà la tendenza!) in prima se voglio dare un 9 in condotta ne cerco un altro da dare. Anche a tavolino. Possibilmente per atteggiamenti diversissimi dal primo 9. E se non lo trovo, quell’unico 9 non lo do. Questo si chiama valutare con la condotta non ex post. E essere consapevoli che un insegnante non è lì, specie dal punto di vista della condotta, per valutare e basta. Ma per fare accadere o non fare accadere certe situazioni. Ma presuppone di pensare molto, osservare molto, stare molto a scuola e non solo davanti al tabellone. Ecco, secondo me nella classe dove ora è l’Orda è successa una cosa del genere. Era necessario innescare un cambiamento. Dunque giusti i 5 (e le differenziazioni). Quello che è sfuggito secondo me è che in quella classe c’è un problema di guerra civile dovuta all’accorpamento di due metà. Che sta portando guai seri. Dunque era necessario inventarsi dei criteri, quali che fossero, che rimescolassero le carte dal punto di vista delle divisioni. Dovevi avere chiaro l’obiettivo, prima ancora del criterio. Invece è stato applicato un criterio onesto in tutta la sua piùcherettitudine (piùcheretto = ottuso, ma un ottuso che parte dalla convinzione di fare bene). Un criterio (di cui il 5 in condotta a Steerforth è l’iceberg ma non l’unico episodio) che ha rafforzato, sottolineato, inciso, incorniciato la divisione da grande fossato tra le due ex-classi. Con in più la sfiducia totale di una mezza classe il comportamento sapientino (di cui prof. MrHouse si è già lamentato a scrutini finiti, che strano!) dall’altra. E il paradosso è che non è figlio di mancanza di buona fede. E’ il figlio di una onesta e volonterosa mancanza di sguardo, che è concetto più sottile, ma indispensabile, a scuola.

  14. cautelosa ha detto:

    Rimango sempre desolata di fronte a situazioni simili. La superficialità di giudizio di certi insegnanti (e, come genitore, ne ho avuto diretta esperienza) è deleteria, soprattutto se accompagnata ad un manifesto disinteresse per lo studente, nel suo essere ‘persona’.
    E chissà perché la ‘condotta’ di uno studente è quasi sempre direttamente proporzionale al tipo di rapporto che ha con i singoli insegnanti…

  15. shylock ha detto:

    Quand’ero studente ho sempre sognato di avere insegnanti in grado di cogliere i movimenti del mio animo, di interpretare le mie inquietudini adolescenziali. A distanza di tanti anni ho capito perché solo in pochissimi erano in grado di farlo: semplicemente perché sono pochissime le persone in grado di capire (e “sentire”) gli altri. Nel caso dei docenti, magari c’è pure qualcuno che non ha voglia di prendere in considerazione quel proprio sesto senso!

  16. 'povna ha detto:

    Cautelosa: hai usato proprio la parola che – prima della scure che si abbattuta sulla classe dell’Orda – hanno usato molti di loro (Testarda, Timida, Steerforth, Educatissimo, Cespuglione, Gighen e altri – e nota che tra loro a parte Testarda e Steerforth sicuramente non sono polemici, ti dico solo che il soprannome di Gighen è “fidanzato-ideale-di-mia-figlia!): disinteresse. Quella che io chiamo mancanza di sguardo, quella che, volere o volare, si ottiene solo in un modo: guardandoli, appunto. Una cosa che bisogna sapere, volere, imparare a fare. E la cosa paradossale, che già dicevo, è che in questo caso non parlerei di superficialità, ma di disinteresse, di goffa buona fede.

    Shylock: penso anche io. Anzi, sono pure più pessimista. Nessuno di noi è sempre in grado di sentire gli altri. E questo sta nel naturale attrito (come io dico sempre ai miei studenti) di tutte le relazioni umane. Diciamo che a un insegnante si chiederebbe quanto meno la consapevolezza della questione. E di essere in grado di provarci. In questo caso, invece, credo che oltre alla presenza di chi non sa sentire, ci sia stato, purtroppo, anche quello che ricordi alla fine. Il Consiglio di classe dell’Orda si è impegnato, è chiaro. Ma come dico spesso la questione è che un insegnante le cose le fa accadere, anche, non si limita a ‘valutarle’ dopo!

  17. Da alunna, ho visto che le punizioni talvolta piombavano in completa discordanza con quel che era realmente successo. E questo avveniva con i professori che reputavo peggiori… non avevo certo paura dei docenti severi e competenti, però venni sbattuta fuori dalla classe ad minchiam per mano una insegnante che io giudicavo scarsissima e che faceva dogma del poco che ricordava della materia.
    Mi dispiace per Steerforth, fa tristezza che la mannaia sia caduta appena iniziava a riprendersi dagli abissi della sua stronzeria. Perché sotto sotto son convinta, da come ne parli, che sia una persona intelligente.

  18. mimimetallurgica ha detto:

    Speriamo che ora Steerforth non si…. sminchi ! :-(

    mimì-peccato-mavafangala!

  19. 'povna ha detto:

    Soleil: sì, quello che spesso risulta oscuro ai ragazzi sono appunto i motivi; e quello che a me mette tristezza in questo momento è che l’Orda sembra non avere più voglia (loro, che facevano della polemica fin eccessiva il loro marchio) di chiedere un perché. “Non c’è ragione di chiedere spiegazioni all’indifferenza”, ha detto Steerforth l’altro giorno. Ma anche io spero che il new deal non smetta. Lui è molto in gamba, non è un caso che mi sia scontrata con lui per due anni. Perché una testa come la sua la ‘arrendi’ difficilmente…

    Mimì: per ora non sembra (son passata oggi in classe loro, e lui non mi ha detto niente, ed era sereno). Aspetto il prossimo scuolacinema per capire meglio, che in quelle occasioni si parla di più.

  20. Pingback: Disarmonie | Slumberland

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