Seconda stella a destra

Approfittando della compiacenza di Woodstock (perché ci sono volte in cui tutto ha un senso, e non ci si può negare nulla), la ‘povna lascia il rotolo con il suo messaggio al centro della cattedra dell’Onda, poi chiama Calvin, glielo affida in custodia con poche parole dense (“Eccolo, allora: leggetelo quando siete tutti”) e poi corre in classe, dove si appresta a trascorrere due ore di scritti di autocoscienza, varie e musica coi suoi bravi Merry Men.
Il ritmo della loro canzone subito la prende, e quando, alle 8.30, inizia a sentire un rumore che cresce da lontano, roboando, non ci fa nemmeno caso. Poi, di sorpresa, un toc toc leggero alla porta.
“Avanti”. E se li ritrova tutti in classe. Alti. Grandi. Sorridenti. E, soprattutto, muti. La guardano. Li guarda. Le parole non escono. Calvin fissa un punto altrove, con gli occhi lucidi. Corto le scintilla davanti, con quell’aria da: “Ma guarda te se dovevi farmi prendere da collettiva commozione”. Persino Nana resta zitta. E così Peter, Lupin, Nino-non-aver-paura, il Carabiniere, Giglio Tigrato e gli altri. Alla fine, a stento, la voce del Coccodrillo: “Noi, volevamo ringraziarla…”.
Non dice altro, che se no scoppiano tutti in lacrime, ridenti, davanti ai Merry Men. Così, come era arrivata, l’Onda si ritira, armonica, ché tanto “Poi ci vediamo con calma, alla sesta ora”.
La ‘povna ritorna sulla terra, i Merry Men la guardano.
“Noi saremo come loro…” – azzarda Soldino dal fondo.
“Noi siamo meglio”, rincara puntiglioso Weber.
“Non sarete come loro, sarete diversi” – attacca subito, consapevole, la ‘povna (alla quale sembra che anche il fatto che l’Onda sia venuta a salutarla proprio mentre era in questa classe abbia un suo bel perché) – “però siete l’unica classe per la quale vedo segnali per costruire un mondo nostro, come loro”.
Poi ciascuno torna alle proprie occupazioni con impegno. La ‘povna termina la giornata in una bolla, e poi la sesta ora. E infine, per chi ha voglia di farsi male fino in fondo, un intero pomeriggio di tesine.
“Carina la lettera, scritta benino” – le fa Corto a un certo punto, mentre la ‘povna si è avvicinata a dirgli che cosa scrivere sugli scritti-di-autocoscienza-Merry-Men (che Corto si è offerto di correggere). La ‘povna gli stritola la mano sotto un pugno, e intanto se la ride.
“E a te è piaciuta, Calvin?”.
“L’ho letta io” – risponde quello, come a dire tutto.
E, in fondo, non c’è davvero altro da dire.

Tre anni fa, la ‘povna e l’Onda – in nome di un’antica promessa – passarono gli ultimi due mesi del biennio giocando a Peter Pan, a Neverland – vivendo un’esperienza un po’ (parecchio) folle, che avrebbe segnato loro tutti per la vita. Oggi, in ricordo di quel giorno (e di molti, molti altri) la ‘povna parla appunto dei testi di Peter Pan per il venerdì del libro.

Uscito dalla penna magica di James Matthew Barrie, Peter Pan può essere considerato, a buon diritto, uno dei pochi esempi di mito contemporaneo. Quando infatti l’autore lo tira fuori dal cilindro (1902, nelle pagine a lui dedicate dell’Uccellino bianco, il primo romanzo in cui Peter fa la sua comparsa, l’unica opera scritta su di lui a non essere specificamente per ragazzi), lo rifornisce di una storia che narra la sua origine; e poi, a partire da quella, immagina per Peter, altre avventure. Non a caso una parte del suo nome, “Pan”, rimanda a una divinità antica, il dio dei boschi (e infatti Peter vive all’inizio, come un uccellino, nei Giardini di Kensington). Proprio per questo Peter può, per statuto, incontrare ogni bambino che creda in lui e abbia voglia di identificazione romanzesca, perché quelle vissute con Wendy, John e Michael sono solo un esempio delle avventure che qualunque ragazzo può vivere a Neverland, in sua compagnia.
Dopo l’Uccellino bianco, Barrie decide di sviluppare la figura di Peter in una pièce teatrale destinata a divenire celebre, Peter Pan, appunto, che vede nel 1904 la sua prima rappresentazione. Nel 1906, si risolve – visto il successo clamoroso del suo nuovo personaggio – a pubblicare in volume separato (con il titolo Peter Pan nei giardini di Kensington) i capitoli 13-18 dell’Uccellino bianco. Il 1911 è la volta del romanzo (basato sulla pièce), Peter e Wendy. Nel 1928 viene pubblicato per la prima volta il testo teatrale.
A tutte queste cose, dunque, si fa riferimento quando si pronuncia il nome di Peter Pan alla leggera, un poco impunemente. E anche ad altre: per esempio i musicals, i cartoni animati della Disney (basati sostanzialmente su Peter e Wendy), le canzoni di Bennato, Ruggeri, e ancora tante, Hook di Spielberg e Finding Neverland: perché la capacità di vita autonoma rispetto ai testi che le ospitano è ciò che caratterizza, appunto, le figure del mito.
Di tutto questo, e molto altro, parlarono la ‘povna e l’Onda ai tempi di quella folle corsa. Quando Neverland divenne il loro punto di riferimento nei fatti e pure in codice: una porta chiusa, soprannomi che hanno scavallato il tempo, riferimenti, immenso amore.
Tutto questo, e molto altro, la ‘povna si porta dietro al termine di questa cavalcata pazza. Che varrebbe, da sola, ora e per sempre, il senso del suo fare scuola.

Informazioni su 'povna

La 'povna: corro da un mondo all'altro, di solito in treno. Temo Bianconiglio, ma non sono in ritardo. Rispetto lo sceneggiatore: di fronte a una buona trama, mi inchinerò sempre. Fermo posta: lapovna AT gmail.com
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25 risposte a Seconda stella a destra

  1. vnnvvvn ha detto:

    Non gli hai stritolato la mano che usa per scrivere vero? Lui deve diventare il mio scrittore preferito :-)
    Un abbraccio a tutti voi :-)

  2. kemate ha detto:

    Peter PAn l’ho riscoperto leggendolo sotto tutta un altra prospettiva alcuni anni fa dopo aver visto il film Neverland con Johnny Depp, fino ad allora lo avevo considerato solo un libro per l’infanzia.

  3. pensierini ha detto:

    Commossa. :’-)

  4. maris ha detto:

    Che meraviglia…i testi su Peter Pan, certo….ma soprattutto IL RESTO… :)

  5. linda ha detto:

    “Diavoletta” di una prof., ci fai commuovere tutti, anche da lontano…

  6. ToWriteDown ha detto:

    Non lo pronuncerò mai più alla leggera, promesso.
    Buon we!

  7. ilmondodici ha detto:

    Oggi sbircio solo, tra puntate a prendere francobolli per importi che nessuno ha e le ultime cose da fare prima di andare un po’ in vacanza. Il tuo post però è troppo intenso, mi spiacerebbe non commentare: il senso del tuo fare scuola da’ senso al mandare a scuola i propri figli. Parola di unschooler (per ora) e impunita che leggeva alla figlia i libri per bimbi di Peter Pan senza rifletterci su più di tanto… :) Grazie di avermi edotta. Ciao!

  8. Palmy ha detto:

    Come ti capisco oggi, giorno in cui con la mia colega di tecnologia abbiamo dato vita a una mostra dei lavori svolti durante l’anno: string art, bellissimi orologi da muro e libricini fai da te con carta colorata… negli occhi di qualche genitore che veniva accompagnato a vedere la mostra dal figlio, negli occhi della preside e dei ragazzi delle altre classi ho visto il frutto di tutta la fatica di un anno…

  9. Palmy ha detto:

    Uffa avevo scritto un commento… ma non c’è!!! Puoi controllare nello spam?

  10. Cri ha detto:

    Io adoro Peter, regalai Peter e Wendy a quello che sarebbe diventato mio marito insieme ad un ditale d’argento… non ci arrivò subito ma poi capiì la mia dichiarazione d’amore.
    Grazie per il bel post che mi ha riportato alla mente bei ricordi.
    Cri

  11. muchoperros ha detto:

    Ma, allora c’è, l’Isola che non c’è! E può stare anche dentro a una scuola.
    Ma, come dico sempre, ci vuole anche l’altra metà. E l’Onda è una gran bella metà…
    Grazie, ‘povna.

  12. annikalorenzi ha detto:

    mi conquisti sempre quando parli dei tuoi ragazzi..

    sappi che l’isola che non c’è sarebbe stata la canzone finale del mio spettacolo con i bambini

  13. melchisedec ha detto:

    Immagino quegli occhi lucidi, che azzerano ruoli e cantano un inno alla umanità nostra e degli allievi.

  14. labiondaprof ha detto:

    In questo periodo, di grandi complicazioni a scuola (come sai…), le tue parole mi restituiscono il senso di cosa è “fare scuola”…
    E le canzoni di Bennato su Peter Pan le ho adorate, soprattutto quella sulla Fata (C’è solo un fiore in quella stanza…)
    A presto!

  15. 'povna ha detto:

    Viv: Ehm, veramente sì, ma mi pare ancora sano!

    Kemate: Peter Pan è davvero un mucchio di forme e di codici, tutti belli e pieni di significati!

    Pens: pensa io!

    Maris: eh lo so… l’Onda è l’Onda. Per sempre e per me.

    Linda: mi ripeto: pensa io, che mi vengono in classe per strapparmi le lacrime davanti ai piccoletti!

    Grazia: ;-) (e buon we a te!)

    Cì: innanzi tutto, buone vacanze. E poi: “impunemente” in senso scherzoso, ovviamente. Però è davvero un personaggio/tanti libri. E una storia che vale sempre la pena di approfondire. Sul resto, incontrare un’Onda è uno di quei privilegi che ti capitano una volta nella vita…

    Palmy: so che sai. E uno torna da scuola. E’ stanco. Eppure ride.

    Cri: mamma mia, quanti ricordi anche per me, tre anni fa. Inserirò uno stacco di quindici-annite per asciugare le lacrime. Leggevamo con l’Onda. Prova a leggere di fronti a ventisei quindicenni la frase: “Lo vuoi un bacio” / “”Ti do un ditale”. E poi vedi…;-)

    Muchoperros: noi la trovammo. E, bisogna dire, in questi anni ci siamo stati proprio bene…! (L’Onda era un privilegio, lo so).

    Annika: Anche loro mi conquistano! ;-) (bella, la canzone finale)

    Mel: i ruoli, con l’Onda, si sono azzerati in un giorno ben preciso, che poi era proprio un anno fa oggi. Quando, dopo aver parlato con Stordita, la loro prof. di lettere, ebbi la conferma che non era vero che voleva mollarli, e che li avrebbe portati in quinta lei. Quel giorno fummo – prima io e Calvin, poi io, Calvin e Corto, poi io, Calvin, Corto e Nana, poi io, Calvin, Corto, Nana e tutti glia ltri – tutti consapevoli che non sarei stata *mai più* la loro professoressa. E ci concedemmo consapevolmente di lasciar dilagare tutto il resto che era lì pronto ad aspettare.

    Bionda: so che cosa dici. E so che per te, come per me, il senso del fare scuola è così tante cose che quando ti sembra che non ci sia stai male, e soffri. Pensa ai tuoi ragazzi di terza, che sono la tua Onda, e so che riuscirete a trarre dai vostri reciproci sguardi tanta forza insieme… (La Fata io la regalai – ovviamente! – come canzone personale di Campanellino, ai tempi della prima lettera di addio). Un abbraccio!

  16. Aliceland ha detto:

    Ma che bei libri, ma che belle storie!!! Sembrano un film, di quelli commoventi che ti scaldano il cuore :-)

  17. Pingback: Homemademamma » Venerdi’ del libro… silenzioso!

  18. profpalmy ha detto:

    Aggiungo un altro commento (giusto per provare… no, scherzo: avevo in mente anche ieri di ri-commentare, anche questo una scelta che riservo a pochissimi post): questa intertestualità che suggerisci nel lavoro che avete fatto su Peter Pan, l’interpretazione che ne dai come di un mito moderno con tutte le conseguenze che ne derivano, compresa la capacità generatrice di altre vite, è per me molto interessante… vedo che, a livello didattico, lavorare su un nucleo tematico da diversi punti di vista è molto proficuo… mi piacerebbe che ne scrivessi qualcosa in più, aspetto un approfondimento sul tema… grazie!

  19. Anonimo ha detto:

    Che belli che sono i tuoi ragazzi!!
    Comunque, anche io adoro Peter Pan, meno Wendy…ma lui è eccezionale! Mi hai fatto venire una gran voglia di rileggerlo!

    Seya

  20. ohibò ha detto:

    ma l’onda ritorna per natura, giusto dopo un po’ di risacca.
    ohibò

  21. 'povna ha detto:

    Aliceland: o sono i film che ci ricordano che queste cose accadono nella realtà?! ;-)

    Palmy: la mia storia di Peter Pan insieme all’Onda è la dimostrazione di quanto ricerca e didattica si possano integrare al meglio. Peter Pan è stato da sempre uno dei miei oggetti di studio nell’altro mondo. Quindi quando ne ho iniziato a parlare con loro (ripeto: in nome di una promessa che datava all’utopia e all’okkupazione) ho potuto scardinare una serie di pre-.concetti proprio grazie al fatto che era un argomento che avevo studiato in maniera critica. Inoltre, come tu accennavi, è stato utile anche poter mostrare loro in embrione che la critica tematica è una cosa seria, e non basta citare a caso una serie di libri che parlano di cipolle per dire che si è fatta una ricerca sulla cipolla nella letteratura!
    Lavorarci sopra insieme a loro, a sua volta, mi ha permesso di tornare a studiarlo in maniera hegelianamente sintetica, sempre e di nuovo anche dal punto di vista saggistico alto. E così sono nati un paio di altri saggi (e il nucleo di un altro capitolo del prossimo libro), che se vuoi ti posso segnalare in pvt. Il concetto di mito contemporaneo non è mio, ma è stato trattato ultimamente dalla mia collega di altro mondo e amica Viola in un suo saggio. Io ho semplicemente proposto la sua rielaborazione teorica anche per Peter Pan.

    Seya: rileggerlo, ma… quale?! ;-)

    Ohibò: toh, tu. Bentornato, è sempre un piacere averti qui (e poi sospetto tu abbia bene idea di quali saggi accennavo a Palmy!). Già. Hai ragione, ne parlammo, ricordo, anche qualche anno fa. L’Onda torna sempre, è la sua caratteristica principale (lo dicono anche i Nomadi: “E voi intellettuali non avete mai discusso / di come torna l’onda alla fine del riflusso”!). Quando passi da queste parti? C’è da mostrarti una nuova casa!

  22. seya ha detto:

    l’unico che ho a casa e’ “Peter Pan nei Giardini di Kensington”. quindi partiro’ con quello..nel frattempo mi procuro gli altri….XD

    Seya

  23. 'povna ha detto:

    Bello, è uno dei miei preferiti. Ovviamente su gutenberg li trovi tutti. E in Italia c’è un’ottima edizione Feltrinelli del testo teatrale.

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