L’erba brilla al sole

25 aprile 1945 – 25 aprile 2015

Perché ciò che l’Italia di oggi è, una “Repubblica fondata sul lavoro”, nasce da qui.
Per quella Carta Costituzionale, che sapeva comprendere, senza tante parole (parecchie mediazioni) e molti fatti, la differenza tra memoria comune e condivisa.
Per la libertà che viviamo, oggi, grazie a quelle scelte, quegli uomini, quei venti mesi.
Perché sì.

La ‘povna festeggerà la ricorrenza nella città rossa, prima con la Paramica, Nanà, JCamp e alcuni altri. E domani recandosi, insieme a tutto il gruppo degli amici del nord, al Brunch di inaugurazione della casa di Ginger e Mio Cugino. Tornerà la sera, stanca ma felice, e con la consapevolezza che lo sceneggiatore le ha regalato, ieri, una giornata di semplice compunzione cosmica.
Qui, nello spirito di #ioleggoperché, lascia, per l’anniversario della Liberazione, un racconto di Fenoglio. Si tratta dei due capitoli centrali di un romanzo minore, L’imboscata, che Fenoglio non arriverà mai a pubblicare, perché deciderà invece di metterlo da parte (a favore del neonato progetto di Una questione privata). Proprio per questo, la storia di Matè (che rappresenta il partigiano reale Dario Scaglione detto Tarzan, morto il 24 febbraio 1945 a Valdivilla) viene allora pubblicata a parte, come racconto autonomo, sulla rivista Secondo Risorgimento nel 1961.
La ‘povna è molto affezionata all’Erba brilla al sole, per una serie di ragioni che partono dal biografico spinto. Ma qui (se pure anche quelle romanzesche) non vale la pena di accennarle, per lasciare la parola all’oggettivo letterario.

Beppe Fenoglio, L’erba brilla al sole

Alla memoria di Dario Scaglione detto Tarzan

Erano una quarantina. Sceriffo che faceva l’andatura marciava agli otto all’ora. Molti già si premevano una mano sulla milza e i portamunizioni dei bren avevano la schiuma alla bocca. Ma Leo non concesse soste, si limitava a segnalare a Sceriffo di rallentare leggermente ogniqualvolta vedeva la fila troppo sgranata.
Finalmente videro biancheggiare a mezza costa lo stradone per Santo Stefano. Erano le 15,15 all’orologio di Leo e il tratto era all’incirca a metà strada fra Valdivilla e San Maurizio.
Si arrampicarono verso la strada. Proprio sotto la scarpata stava a lavorare un contadino di più di cinquant’anni. Come li vide alzò appena la schiena e agitò una mano con le dita unite: — Vi è andata bene, — disse.
— Come? — fece Leo.

— Dico che vi è andata bene. Se capitavate venti minuti prima vi sbattevate in loro sulla strada.
Leo annaspò. — I fascisti?
— Sono passati quassù venti minuti fa.
— Ma sei sicuro…?
— Vi sembro ubriaco? — protestò l’uomo. — Non ho straveduto.
— I fascisti di Canelli?
— Già, non potevano essere che di Canelli.
— Quelli che tornavano da Neviglie?
— Questo non lo so.
— Ci siamo scoppiati per niente, — disse Jack.
Disse ancora il contadino: — Nascosto dietro quella siepe venti camion ho contati. Ma una parte andava a piedi. Gli ultimi venivano a piedi e non mi spiego il perchè.
— La retroguardia era a piedi?
— Tu sai come chiamarla. Io ho visto gli ultimi passare a piedi. Erano una cinquantina.
— Una cinquantina? E quando sono passati?
— L’ho già detto, venti minuti fa. Ma adesso i venti minuti sono diventati venticinque.
— Diamo addosso a questi cinquanta! — urlò Smith.
— Addosso! — confermò Leo e gli uomini acclamarono confusamente.
Ma il contadino disse: — Non sognatevi di riprenderli. Hanno troppo vantaggio e camminavano forte. Ridevano e scherzavano tra loro ma camminavano forte.  Continua a leggere

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“Quella era una trama…” (#ioleggoperché)

“#ioleggoperché a scuola costruiamo trame” – ha scritto ieri la ‘povna nella nota stampa di commento alla consegna del totem letterario dei post-it significativi (perché Cita-un-libro, nei fatti, ha cercato semplicemente di portare in rete e in una modalità che Iome definirebbe “di community” quello che la ‘povna fa, a scuola, tutti i giorni da quindici anni a questa parte), raccolti per due mesi dagli Extraterrestri e dalle Giovani Marmotte, alla Biblioteca Comunale della Città della Scuola, alla presenza del direttore della biblioteca medesima, della responsabile della sezione ragazzi, dell’assessore alla cultura e di tutto l’ufficio stampa del gabinetto del sindaco.
Ed è questa frase che, a ben guardare, riassume il senso di questi due mesi e mezzo passati a fiancheggiare il progetto nazionale di lettura. E non solo, o non tanto, perché la lettura apre la porta ad altri mondi, e l’identificazione, la scoperta, il make-believe e bla e bla – tutte cose, tutte vere, che ora poco le interessano; ma molto più semplicemente perché questo lei fa, sempre, in ogni modo, dappertutto: leggere l’esistenza come un intreccio che, più si è bravi a interpretare gli indizi, e meglio si costruisce, e si dipana. Che èpoi quello che prova a insegnare, anche, ogni giorno ai suoi alunni, esattamente in questi termini.
Una cosa che probabilmente non corrisponde (grazie a dio) a nessun protocollo di didattica – ma solo alla voglia di mettere in una relazione che sia insieme privilegiata, esclusiva, ma anche di ruolo (e quindi a suo modo gerarchica) la disponibilità a percorrere insieme, ciascuno dal suo lato e con la sua particolarità competente, insegnante e alunni, un pezzo di strada.
Significa affidarsi, dunque, reciprocamente; prima e dopo qualsiasi altra cosa si possa considerare imprescindibile; e significa anche, soprattutto, imparare piano piano a comprendere, e divertirsi con, le pieghe della trama.
E’ qualcosa che, nell’esperienza della ‘povna, accade in ogni classe; anche se in intensità e misura diversa. A seconda del grado di fiducia che si riesce a mettere in gioco, alla personalità del gruppo; ma soprattutto – ed è qualcosa che troppo spesso viene invece sottovalutato, quando si parla di insegnamento – del grado di ‘risolutezza’ delle persone coinvolte. Il che non significa che alunni e insegnante debbano essere sicuri di sé e granitici, ma più semplicemente “risolti”, una qualità la cui latitanza, in specie, con ogni evidenza, negli adulti, è causa di molti mali – a parere della ‘povna – nella sfera della relazione sociale.
Ma quando invece questo avviene, quando cioè per una serie di alchimie impreviste (o forse invece intessute attentamente), si arriva a portare la relazione su quel tipo di livello, allora il percorso insieme si fa solo entusiasmante. Ed è lì che inizia davvero il paziente lavoro di tessitura della trama.
E le trame, è noto, non perdonano. La ‘povna lo sa, e non ha bisogno di conferme. Ma, se avesse avuto, per qualche motivo, un dubbio, sarebbe bastato a fugarlo il dispiegarsi degli eventi di giovedì scorso, #23aprile, giornata mondiale del libro e culmine di #ioleggoperché – che la vedeva impegnata, come ha già raccontato, su più fronti: a casa, in treno, a scuola. Ed è proprio a scuola che, dopo aver consegnato due libri agli ingegneri (che si sono impegnati ufficialmente a leggerli), la ‘povna sta tranquilla, rintanata coi Merry Men, in classe. All’esame mancano 55 giorni, e non c’è tempo da perdere. La ‘povna spiega a tutta randa, fino al suono dell’intervallo. “Pausa veloce e poi continuiamo” – annuncia, aprendo la scalcinata porta rossa. La sorpresa che la coglie è bella e grande: seduto su uno dei banchi che costituiscono il loro breakout space di fortuna da due anni, Calvin la aspetta.
“Tu!” – fa lei.
Lui, intanto, se la ride soddisfatto. Seguono saluti, baci, abbracci e aggiornamenti. Arriva la Pesciolina, ovviamente; e ben presto la conversazione va a planare sull’esame.
“A questo proposito, prof. volevo chiederle: sarei venuto anche per offrire ai ragazzi il mio aiuto al pomeriggio, se hanno bisogno per le materie tecniche. Io, ovviamente, i disegni non glieli faccio: ma sono disposto a seguirli e rispiegarglieli, se vogliono una mano”.
La ‘povna si gira, lo guarda, e nemmeno si stupisce. Si limita a un: “Che meraviglia, Calvin, andiamo subito a dirglielo!”. Perché quello che lui propone, in realtà, è soltanto inevitabile: la trama che lega lei a lui, all’Onda, e l’Onda ai Merry Men ha corso le sue spire in questi anni, inesorabile – per portare a un punto, questo, che non può essere in altro modo.

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Fuori casa (Cita-un-libro #ioleggoperché10)

Il titolo, in realtà, si presta alle interpretazioni più diverse. Al tempo che la ‘povna passa altrove rispetto al suo proprio letto (tanto da totalizzare una quantità di ore di sonno talmente ridicola da farle sembrare persino a lei poche); a quello che trascorrerà, sempre fuori, nei prossimi giorni, impegnata nelle varie attività di (rispettivamente): partita di calcio del torneo scolastico (venerdì 24, e c’è un titolo di campioni in carica, da difendere) e svariate iniziative, il #23aprile, come ha detto, in margine a #ioleggoperché e gli inviti alla lettura; ma anche a quello, per fortuna, di una serata di compleanno trascorsa con l’Amica Vicina, oggi – terminata però abbastanza presto, sul calare del buio vero, in tempo per un ritorno casalingo non troppo tardivo. La ‘povna, mentre parcheggia la bici, anticipa con gioia le successive operazioni del rientro, all’apertura della porta: dalla pisciata che l’attende fino a una veloce preparazione della cena. E’ così che prende di impeto le scale, infila la chiave nella toppa. Un giro, due, e… niente.
“Ohibò, che stordita: ho chiuso con la yale e basta” – pensa la ‘povna, e intanto tira la maniglia. Ma la porta, ahimé, rimane muta. Muta così come rimarrà per il paio di ore successive, senza appello: a nulla valgono le buone, le cattive, le mezze – così come gli aiuti dei vicini.
Alla fine, come in tutte le storie, il lieto fine arriva, inaspettato e in battere: del resto, lei, che resta sempre un poco Alice, conosce ancora qualche trucco per tenere dietro, nella tana, al Bianconiglio.
Però, mentre finalmente arriva, nell’ordine, felice alla sua tazza e poi al desco, la ‘povna riflette che, sia come sia, lo sceneggiatore in queste settimane la parola “quiete”, proprio, non gliela vuole dare.

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#23 aprile -3 (Cita-un-libro #ioleggoperché10)

Mancano 3 giorni al 23 aprile, la giornata nella quale, in diretta da ogni luogo di Italia, avverrà la consegna dei libri ai lettori da parte dei messaggeri, una grande cavalcata su e in nome della lettura, scambio di libri, incontri, chiacchiere e molte altre cose. Tutto in diretta su Rai Tre (nella trasmissione su #ioleggoperché condotta da Favino) e in varie piazze di Italia.
La ‘povna farà la sua parte in diversi luoghi della penisola. Per lo più a casa sua, prima sulla via della scuola, sul treno regionale che da Grosseto va a Firenze, poi, con le sue classi, consegnando il totem con le citazioni raccolte in questi mesi alla Biblioteca della scuola, quindi nella piccola città, nella sua iniziativa serale al Caffè letterario.
E poi, a livello nazionale, in piazza Gae Aulenti, a Milano, alla Festa dei Messaggeri, sarà presente virtualmente, ma ‘come se’, di fatto, visto che una parte di questo evento sta contribuendo (in uno slalom di contatti che le sta portando via la testa) a organizzare.
In carne, ossa e tastiera saranno presenti, invece, alcuni amici blogger: lei, lei, lei, lui, lui e forse anche lei. Ed è da loro che la ‘povna invita ad andare, in questi giorni, e poi la sera di giovedì, per partecipare, almeno virtualmente, a questa orgia di lettura e letteratura, tutti insieme.

Intanto, e sempre assai di fretta, la citazione sulla lettura di oggi. Perché quando il gioco si fa duro (come lo è in questi giorni), arriva il momento di citare Peter Pan.

“Non so se tu abbia mai visto la pianta della mente di una persona. A volte i dottori disegnano piante di altre parti di te stesso, e la tua pianta può diventare profondamente interessante; ma sorprendili mentre tentano di disegnare la pianta della mente di un bambino, che non è solo confusa, ma si muove continuamente. Ci sono linee a zig zag, come quelle che segnano la tua temperatura su un grafico e queste sono forse strade dell’isola; perché il Paese-che-non-c’è è sempre più o meno un’isola, con sorprendenti macchie di colore qua e là, e banchi di corallo e navi al largo, e selvagge tane isolate e gnomi che per lo più fanno i sarti, e caverne attraverso le quali scorre un fiume e i principi con sei fratelli maggiori, e una capanna che va in rovina, e una piccola vecchia col naso a uncino. Se tutto fosse qui, sarebbe facile disegnare quella pianta; ma c’è anche il primo giorno di scuola, catechismo, genitori, la Vasca, ricami, assassini, impiccagioni, verbi che reggono il dativo, il giorno del budino al cioccolato, i primi calzoni, contare fino a cento, tre pence per strapparsi un dente da sé, e così via; e tutte queste cose sono parte dell’isola oppure un’altra pianta che si mostra attraverso quest’altra e tutto fa una certa confusione, anche perché non c’è niente che stia fermo.

Peter

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Cita-un-libro #ioleggoperché 10 (Fuori Concorso)

Quando, durante le scorse vacanze di natale, la ‘povna era stata informata dei dettagli di #ioleggoperché, l’offerta le si era fatta subito spontanea sulle labbra: “Oltre alle altre cose che si è detto, fatemi sapere come posso supportare il progetto con il blog”. La questione era meno semplice di quanto potesse sembrare a prima vista, perché il suo tipo di lettori, di condivisioni, di contatti richiama (tendenzialmente) persone che la lettura la conoscono come attività normale e che la praticano, e questo non era precisamente, rispetto all’iniziativa in atto, la tipologia di narratari. Al primo post di lancio dell’iniziativa, infatti, fu subito evidente: se le parole ‘povniche contribuivano, sin da subito, a reclutare un bel po’ di messaggeri appassionati, i non-lettori, viceversa, anche in privato, continuavano a latitare. E’ nel contesto di questo dilemma, mentre la ‘povna si chiedeva come fiancheggiare l’iniziativa on-line, che i post di Ellegio iniziarono a comparire a cascata ricorrente, riportando i post-it gialli e rossi sulle pagine del blog. Era, finalmente, l’input giusto: la ‘povna lasciò un pensiero ai link di FB, si disse che avrebbe funzionato anche in versione colta, avvertì i responsabili di #ioleggoperché, scelse come giorno la domenica, e nacque Cita-un-libro. Il gioco ha tenuto compagnia a loro tutti, ma anche al wall della campagna, per dieci settimane esatte (che sono poi due mesi e mezzo), contribuendo (soprattutto nelle prime due, anche se poi un po’ sempre) ad aumentare in maniera vertiginosa i contatti sul portale. E – altra cosa importante – è stato occasione di riflessioni socio-esistenziali e letterarie, incontri, conoscenza, che è poi ciò che dalla letteratura uno si augurerebbe di ricevere (“La poesia non è di chi la scrive, è di chi gli serve”, riassumeva mirabilmente il grande Troisi nella versione cinematografica del Postino di Neruda di Anton Skarmeta).
Così, domenica dopo domenica, in parallelo con #ioleggoperché, si è arrivati a questa: alla vigilia della consegna dei libri da parte dei messaggeri, il prossimo #23aprile, nelle diverse iniziative organizzate su e giù per l’Italia, come una splendida corrente. Come aveva anticipato l’altra volta, che il gioco delle citazioni sarebbe finito con il 23 aprile era stato chiaro da subito, per i motivi che ha già detto: perché un gioco, pur bello, ha senso se dura il giusto, e poi si evolve; perché, per quanto divertente, è comunque un impegno (visto che è buona norma, di educazione prima che di regolamento, che, tutti i partecipanti, se è possibile, ma almeno il giudice settimanale e l’organizzatore di certo, si rechino a commentare le citazioni in gioco una per una, con applicazione e pertinenza, senza limitarsi al “grazie”, o magari neanche a quello; e questo ha voluto dire, per la ‘povna, che per dieci settimane, anche quando era a una commemorazione funebre, malata, o a Valencia, ha dovuto prevedere questo tempo complesso nella sua già incasinata settimana) e la ‘povna per questi due mesi sarà impegnata in altro; e perché, last but not least, lo scopo per il quale il gioco nasceva (fare da volano al portale, portando contenuti e contatti) è stato raggiunto ampiamente e, dopo la consegna dei libri, nel contatto tra messaggeri e non lettori la relazione si evolve nella vita reale.
Le piaceva però che Cita-un-libro si concludesse in una festa, ad accompagnare quella in diretta su Rai3, dalle 21.05 (condotta da Favino) virtualmente: ed è così che nasce la versione non competitiva di Cita-un-libro di questa settimana, che prevedeva un ritorno della palla del gioco in ogni caso qua su Slumberland, a prescindere dalla citazione cui il loro giudice in carica, Wolkerina di Good Intentions, avesse voluto assegnare la vittoria della tornata sui sensi di colpa. Lo sceneggiatore però, si sa, in questi casi è sottile. E dunque Wolk ha decretato, come vincitrice dell’ultimo turno competitivo, proprio la ‘povna, la quale, molto onorata, e un po’ a sorpresa, si trova prima di tutto, con convinzione, a ringraziare. Per poi passare, di gran corsa, a pubblicare il nuovo post con la nuova modalità di gioco per tutti.
Le nuove regole (che aveva anticipato nel suo post, la settimana scorsa), sono dunque queste:
1) il tema della settimana dal 19 al 26 sarà la lettura (intesa nel senso letterale, ampio, metaforico, con tutta la ricchezza di immagini che ne ha dato Ernst Robert Curtius, in un volume che resta l’Urlibro, per la comparatistica, per la critica tematica: Letteratura europea e medioevo latino): sono valide dunque immagini di lettura, del libro, della scrittura, di lettura solitaria, collettiva, di ripudio della lettura, di amore folle – basta che al centro ci sia quella “pratica del leggere” (la citazione è da un altro caposaldo, un saggio di uno degli studiosi italiani che, su questo tema, a livello non nazionale, ma mondiale, ha aperto il campo) alla quale è dedicata la giornata mondiale del libro del 23 aprile.
2) Le citazioni potranno essere postate tutti i giorni, da oggi a sabato 25, anche se si chiede di concentrare lo sforzo prima del 23 aprile, per poterle aggiungere alla festa; dovranno essere al solito su post-it del wall di #ioleggoperché, e con il link al portale dentro il post, ma, se una citazione è molto lunga, è prevista una deroga (nel senso che la citazione può partire o finire sul post-it, ma continuare nel mezzo) – per dare agio a chi la sceglie di presentare l’immagine di lettura in tutta la sua ricchezza.
3) I link alle citazioni, per avere la sicurezza di essere presi in considerazione (sia nel riassunto finale della ‘povna, sia per eventuali citazioni il 23 aprile, e non necessariamente solo su Slumberland), andranno comunque segnalati qui in calce (anche perché per la ‘povna si annuncia una settimana che è a dir poco delirante, e non avrà tempo di andarle a cercare).
4) Non è previsto un limite al numero di citazioni.
5) La ‘povna stessa, in un momento compreso tra domenica 26 aprile (quando non scriverà, perché sarà via, lo annuncia già da adesso) e il 30, provvederà a fare un post riassuntivo della settimana della lettura e dell’iniziativa nel suo insieme.

E’ tempo dunque di dare il via alle danze. Non prima però di avere segnalato un evento per il quale consiglia di stare non solo ai milanesi, ma a tutti i suoi lettori, pronti. Perché è probabile che della Festa dei Messaggeri di piazza Gae Aulenti in queste pagine (ma non solo su queste) si tornerà presto a parlare.

GaeAulenti

Per quanto riguarda la sua citazione di esordio, la ‘povna sceglie il Vangelo di Giovanni, perché, se si parla di lettura, e scrittura, e relazione tra leggente e scrivente, molto semplicemente, è bene cominciare dal principio.

Giovanni

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Cestino-Valigia-Comodino

“Se c’è una cosa che mi dispiace veramente” – aveva detto il collega Pluto all’ultimo consiglio di classe – “è di non riuscire ad accompagnare in gita le Giovani Marmotte: perché sono sicuro che sarà uno spettacolo vederli alle prese con la magia dell’Appennino”.
Era stato buon profeta e, dunque, detto e fatto. Lunedì scorso, alla guida di una classe quasi unanime (e con il consueto inserimento di pochi sparuti altri secondi), la ‘povna e Mickey Mouse si sono imbarcati sui cinque cambi treni lungo la strada che scalano oramai da dieci anni. Dietro di loro, la lunga teoria dei giudiziosi Marmottini, ciarlieri, puntigliosi e fiduciosi come sempre; davanti a loro quella prova della verità che si chiama il confronto coi fantasmi del proprio vero io, nell’esperienza fondativa che si vive in Appennino.
Ci sono delle volte in cui l’Appennino inizia a scavare, incisivo, un tunnel carsico – andando a individuare contraddizioni e complessità nelle dinamiche di gruppo – intrecciando legami (fu il caso dei Bufali dell’Orda, e poi dei Pesci) che continuano a lavorare sotto traccia, negli anni, piano piano. Altre volte va come deve andare, e resta bella, ma senza salti (come con gli Anatri). Altre volte invece l’Appennino porta alla luce ciò che non si vedeva, e diventa un’esperienza di verità preziosa e insieme devastante, che tradisce rivelazioni inaspettate (fu il caso dei Matti e anche, incredibilmente, dei Maculati).
E poi ci sono quelle volte, rarissime, di compunzione cosmica, nelle quali l’Appennino suona la sua musica in armonia con la colonna sonora della dinamica del gruppo – ed in quel caso, se si ha la fortuna di poter prendere parte a tutto questo, non resta che lasciarsi portare dallo spartito, e fermarsi con gratitudine a guardare.
Successe con l’Onda, ovviamente, con la quale la gita in Appennino segnò l’inizio della danza degli addii, che suonò poi per due mesi la sua musica, a partire dal ritorno. Successe coi Merry Men (la ‘povna lo ha rievocato di recente). Ed successo, una volta di più, nei tre giorni scorsi che si sono dipanati all’insegna di un irrituale che suonava solo ovvio, coi Marmottini.
La lunga fila dei loro zaini si è inerpicata volentieri per le strade ignote, con piglio di scoperta. Senza dire bah hanno guardato la casa di pace, e la comodità rustica molto poco canonica che li avrebbe ospitati per due giorni; hanno salutato l’obiettore e gli istruttori con il loro atteggiamento educatissimo; si sono dimostrati curiosi, partecipanti, attenti. Insieme si sono divisi nelle camere e anche nei gruppi di lavoro, senza bisogno di una guida, facendo per se stessi; insieme hanno giocato, ascoltato, interloquito, parlato di discriminazione e pregiudizio, colpendo gli educatori per il livello attivo – quasi fosse una ovvietà – di educazione civica. Insieme hanno sporcato pantaloni, giacche e scarpe (“quelle vecchie, ‘da fuori’, professoressa”) calciando i loro tre palloni per i colli, e rotolandosi felici tra le margherite, per i prati. Insieme si sono aiutati, hanno aiutato, hanno mangiato a quattro palmenti. E insieme, con i visi coloriti da un sole che li ha baciati sempre, da tanto che son belli, sono risaliti, infine, sulla navetta, portando con sé solo il rimpianto che fosse “tutto già finito”, come unico elemento da buttare nel “cestino”.
In “valigia”, invece, tengono le cose giuste, quelle toste (la storia, la memoria, la crescita); sul “comodino” il divertimento, come è giusto, e il confermarsi, ancora più forte, gruppo. Ed è quello che raccontano oggi, a classe aperta, alla ‘povna e a Mr Higgs in qualità di special guest, all’ultima ora, durante la restituzione.
La ‘povna li ha guardati e li ha amati, come capita solo con certe classi. Mentre intanto pensava alla bellezza di uno sceneggiatore che sorride, e a riempire manciate di barattolo. E mentre un sogno tornava – a lei, che la maturità non l’ha mai sognata, neppure per errore mezza volta – a visitarla, ossessivo, notte agitata dopo notte, e la portava giusto in mezzo all’orale di esame per Scrittura del Territorio.
“Bentornata, prof.!” – la salutano stamani i Merry Men (e sono i primi che incontra) – “Come è andata in Appennino?!”.
“Molto bene”, spiega lei “i Marmottini sono così diversi da voi, che, a completare il giro, vi somigliano”.
Soldino annuisce consapevole. E così pure Rebecca e Piccolo Giovanni. La chiosa appartiene ad Earnest: “Beh, prof., ora che ce andiamo, ci dovrà ben essere qualcuno al nostro posto”.
La ‘povna fa cenno di sì (tre anni fa, era un concetto che apparteneva all’Onda): dopo giorni così, non resta altro da fare.

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Cita-un-libro #ioleggoperché 9

L’evento più divertente di un sabato un po’ pieno, ma rasserenante, accade alle 10.23 della mattina scolastica. La ‘povna è in classe delle Giovani Marmotte. La Pesciolina è con lei, sta eseguendo il suo ruolo di messaggero con anticipo (perché io non-lettori volontari di quella classe, che sono tanti, hanno chiesto il maggior numero possibile di giorni per portare a termine questo grande compito). Legge la prima pagina dei libri del progetto: “Caro lettore, se stai leggendo queste parole, vuol dire che uno dei nostri romanzi è arrivato nelle tue mani”. La commentano tutti insieme, fioccano le domande; la ‘povna la paragona (ovviamente) all’esordio di Se una notte di inverno un viaggiatore di Calvino. Arrivano le prenotazioni: Pony Berrettina, Gustavo, Armadietto e Faline decidono per L’ordine delle cose di Capriolo; Palinuro (nomen omen) sceglie di mettersi alla prova con Oceano Mare.
Si passa poi alle Storie che non conosci (la ‘povna ha deciso di farci sopra una lezione di poesia e analisi del testo). Tende tirate, luce spenta, si ascolta la canzone e si guarda con attenzione il video. La ‘povna, ovviamente, lo ha già visto. Ma, come sempre in tutte le cose che fa in questo periodo, insieme sta finendo di preparare uno schema di storia per i Merry Men, e lessando il cavolo; dunque le immagini le guarda con un occhio solo e (un po’) di sfuggita. Così, quando, il giorno dopo, in aula, sui versi “Finito di stampare nel mese di agosto”, compare il viso di una giovane donna che legge, il grido le scappa di bocca: “Ma quella è la mia amica Gina!” – urla.
La Pesciolina e le Marmotte la guardano con occhi stupiti, ma non troppo. Il messaggio inespresso è sempre il solito: “Prof., ma lei conosce tutti”.
Ed è con questo regalo virtuale, inaspettato, eppure così tanto prevedibile, che la ‘povna va incontro al fine settimana. Weekend che fornisce, anche, dopo l’invenzione di una ricetta di Orange Tarte inventata step by step insieme a mamma ‘povna, e una cena assai carina dall’Ingegnera Tosta, l’ultima domenica di gara con Cita-un-libro (la prossima, e ultima, sarà non competitiva e in modalità diversa, la ‘povna spiega sotto), con la vittoria di Wolkerina, affidata dall’inappuntabile Effe. Il loro nuovo giudice, anche per farsi perdonare del ritardo, decide come tema “senso di colpa” (aggiungendo il suo timore che non sia un tema, dice alla ‘povna). La ‘povna, dal canto suo, prima rassicura Wolk, che il tema è tale, ed è pure fortissimo. E poi partecipa con una citazione fondativa, che, per molti versi, le piace molto. La figura di Caino, infatti, è fondamentale nella mitografia universale sulle origini delle relazioni umane dentro il mondo (contribuisce, insieme a molte altre cose, a spiegare il senso primordiale di “guerra civile”, per esempio). Ma per la ‘povna è importante anche per motivi personalissimi, perché la risposta di Caino a Dio è di quelle che lei si sente sulla punta della lingua, sempre più spesso, tutte quelle troppe volte che a scuola la chiamano in causa per mille e una ragione sulla cui competenza avrebbe parecchio da recriminare.

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Infine, una postilla sul gioco, che arriva all’ultima curva. Con la settimana che inizia oggi, si conclude la fase direttamente competitiva, che ha visto la blogosfera attiva per nove lunghe settimane, instancabile. Sabato sera o domenica prossima, come sempre (e come da regolamento), Wolkerina proclamerà il vincitore di questa tornata di colpa. A quel punto, per domenica 19 (che sarà anche l’ultima), il format cambia leggermente. Al vincitore in questo caso, resterà solo la gloria, infatti. Nel senso che il tema della settimana dal 19 al 26 sarà la lettura, e le citazioni potranno essere postate tutta la settimana fino a sabato 25 (con particolare riguardo al 23, in modo che chi fa eventi intorno a quella data possa usare i molti passi che, auspicabilmente, emergeranno, per arricchire i propri totem reali di citazioni nei vari spazi degli eventi). I link alle citazioni andranno segnalati dunque direttamente nel post di domenica 19 aprile, qui a casa della ‘povna. Lei stessa, poi, in una data compresa tra il 26 e fine aprile, farà un post riassuntivo della settimana non competitiva e dell’iniziativa nel suo insieme.
Il motivo è semplice: tutto finisce, e un gioco di questo tipo ha senso senza divenire snob solo se è a tempo. Senza contare che nasce e si sviluppa a sostegno esplicito di un portale e di una iniziativa (#ioleggoperché) che dal 23 in poi non ha bisogno tanto di giochi individuali collettivizzati (molto intellettualistici, per quanto divertenti), ma di impegno a 360 gradi verso i non lettori: serio, costante, spesso invisibile, artigianale.

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Le storie che non conosci

Rientro col botto, questa settimana, per la ‘povna. La tabella excell che sta diventando allo stato attuale la sua vita non perdona, e recita impegni millimetrici, tutti, e tanti, che basta un niente per mandare il calendario a gambe all’aria.
Tempo di gita di Appennino con le Giovani Marmotte – che se ne andranno nella (quasi) totale unanimità a scoprire il loro proprio specchio di Galadriel a partire da lunedì prossimo. Sarà una storia ignota, come sempre quelle che regala in Appennino; e, se i segni dicono il vero, sarà bella. La ‘povna insieme a Mickey Mouse è pronta alla partenza, e non vede l’ora, insieme a loro, di saggiare.
Tempo di riscossa per gli Extraterrestri, che, dopo essere stati bacchiati comme il faut all’ultimo consiglio, stanno provando a impegnarsi per non passare tutta l’estate sui libri (o anche da ripetenti): e per la prima volta la ‘povna vede i segni di un miglioramento sensibile e fattivo.
Tempo di #ioleggoperché, come si diceva, su tutti i fronti; e la ‘povna organizza, spiega, coordina, e – grazie all’aiuto dei Merry Men – durante la compresenza a Scrittura del territorio, con il plotter, stampa pure le sue brave locandine. Per l’occasione, prima Cirillo Skizzo le presta il suo personale cordino per legarle e portarle a casa in un bel rotolo (“Te lo ridò domani, se non lo perdo”; “Prof., non dica così, se no, non glielo presto mica!”), poi il bidello FacTotum le trova e le regala un bel tubo portaprogetti. E la ‘povna si sente sempre più assimilata agli ingegneri che popolano la scuola dove insegna (“Chissà se una maturità con il minimo riesco a prenderla, quest’anno” – scrive all’Ingegnera Tosta; “Certo che sì”, ribatte lei, “oramai lo sei ad honorem”).
Tempo di secondo giro di simulazioni per gli esami di Stato, coi Merry Men, mentre al primo la ‘povna si ritrova a dare il suo secondo 10 della sua carriera, a Orlando (“Se penso che rischi l’ammissione, ti prenderei a sberle” – e lui pian piano impara a uscire dal suo dolore grande, e le sorride).
Tempo del grande torneo di calcio che si avvicina (il prossimo 24), dove la ‘povna e i Merry Men dovranno difendere il titolo con una squadra e una sezione mutilata.
E tempo di insulti, anche, come non capitavano da quasi due anni, per la ‘povna e per Esagono. Questa mattina, infatti, per il loro ricevimento (che un caso assoluto ha voluto in contemporanea, stessa ora, stesso giorno), si presenta la mamma di Jago. Jago è un elemento aggiunto alla classe dei Merry Men da quest’anno. Viene da una scuola molto costosa e privatissima, dove ha recuperato, in un anno solo (e al modico costo di circa quindicimila euro) ben tre anni. Per l’ultimo ha deciso, bontà sua, di ritornare alla scuola pubblica, che ha però continuato a frequentare modello albergo e/o ristorante: che si traduce nel nobile e molto maturo atteggiamento: “faccio i fatti i miei se sono in classe, questo quando ovviamente non rispondo, e a scuola vengo quando mi pare”. Per questo la ‘povna ed Esagono, insieme a tutto il consiglio, hanno mandato una serie di lettere e convocazioni alla famiglia, che però, per lungo tempo, si è fatta di nebbia. Poi, a marzo, improvvisamente, la mamma di Jago si è resa conto che all’esame mancherebbero tre mesi scarsi, e ha iniziato, settimana per settimana, a venire a scuola a tampinare. All’inizio, chiedendo scusa e anche consigli; poi, con storie sempre più lacrimevoli da condividere. La ‘povna e il suo amato vicepreside hanno, di volta in volta, spiegato, consolato, fatto la voce ferma, parlato con lei, con lui, insieme e separatamente; hanno fatto risottoscrivere il patto educativo, chiesto e ricevuto milioni di promesse. Nei fatti però Jago ha continuato a fare i propri comodi, e la situazione non ha di certo cominciato a migliorare.
Oggi, nuovo round del dopo pasqua. La mamma di Jago parte con la ‘povna, racconta l’ennesima storia lacrimevole (nella quale prima si ammalano, poi muoiono, poi risorgono nella confusione del racconto, lei stessa, lui, una nonna e un nonno); poi, al momento di chiamare Esagono, la metamorfosi. Se prima la cifra del colloquio era stata la pietas, adesso i toni, all’improvviso, si infiammano: accuse alla scuola, a loro due, a tutti di “non capire, non impegnarsi, pensare solo allo stipendio”; minacce sparate variamente (avvocati, carabinieri, medici, e chi più ne ha, ne metta) in un crescendo di violenza che è difficile raccontare. Sono queste le situazioni nelle quali la ‘povna (che coi genitori in quindici anni ha avuto non pochi problemi, ma pochissimi) si congratula con se stessa per aver chiesto a Esagono di guidare la baracca, perché lui è un incassatore formidabile; resta pacato, come un foglio excell, ma non accomodante. E, dopo aver ascoltato, replica parole serie, giuste, e incontrovertibili, che sono difficili da smontare.
La mamma di Jago infatti ribatte, ma pochissimo. E alla fine la tempesta si placa (anche perché non ha appigli). La ‘povna corre in laboratorio per Scrittura del Territorio con un’ora di ritardo: “Eccola, prof., iniziavamo a preoccuparci!” – la accoglie Soldino col suo sorriso storto. “Scusatemi, ragazzi” – ma gli occhi cercano l’Ingegnera Tosta, telegrafandole, di lì a due ore, sulla strada delle vasche, una lunga storia da narrare.
Così si arriva alle 12 (due ore dopo la fine del suo orario di servizio) in sala professori, quasi volando. Esagono è lì anche lui, ma sa che non può disturbarle. Ma c’è il tempo per uno scambio rapido: “Ho detto all’Ingegnera del nostro istruttivo colloquio” -abbozza la ‘povna. Lui alza le spalle mesto. “Ma che cosa è la storia che raccontavi alla mamma di Jago, che uno dei nostri ragazzi ha avuto un attacco di panico? Chi, tra i Merry Men? Possibile che non mi sia accorta di nulla?”.
Esagono sorride, sornione, il suo sorriso largo: “Ma no, ‘povna, in un’altra classe”. Pausa. “Per i Merry Men, tranquilla, di qui a giugno, di panico, basta il tuo caso”.
La ‘povna ride, di rimando, e poi si ferma per via a comprare camomilla. L’arrivo a casa è all’alba delle quattro, con svariate incombenze ancora da portare a termine. Il tempo per il venerdì del libro, questa settimana, non esiste. Ci sono troppe storie nella vita di carne, in questa fine di pentamestre, da vivere, scoprire e raccontare.

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#Piazzaunlibro, ovvero: verso il 23 aprile (#ioleggoperché)

Archiviato il (non) racconto delle vacanze di pasqua (oramai superate dalla storia, ma che sono state, come già accennava, di notevole soddisfazione, e pure riposo, che non guasta), è tempo di tornare a parlare di #ioleggoperché con una certa urgenza. Perché il 23 aprile, data della giornata internazionale della lettura, si avvicina, e quella data è stata scelta anche a simbolo concreto di tutta l’iniziativa. Quel giovedì, infatti, in vari luoghi di tutta Italia: piazze, librerie, biblioteche, scuole, treni, circoli culturali, bar – ma anche luoghi impensati che saranno valorizzati dall’iniziativa singola, i cosiddetti messaggeri della lettura consegneranno i libri che hanno ricevuto a partire dallo scorso 28 marzo (a proposito: se non siete ancora andati a ritirarli, che cosa aspettate a farlo?) ai volontari ‘non-lettori’.
Poiché anche la ‘povna è messaggero (da prima della prima ora, a dirla tutta), anche lei si è dunque organizzata per portare a termine il suo compito, che la vede impegnata su una serie di fronti diversi, con varie iniziative.
Quello che segue dunque, più che un racconto, è una chiamata alle armi: perché, se fino a oggi il cazzeggio colto on-line, tra persone che se la cantano, poteva essere sufficiente, adesso si tratta, per davvero, di impegnarsi – ché non è certo consegnando libri (che sono distribuiti gratis, e dietro i quali si celano lavoro e impegno) a casaccio, durante un evento qualsivoglia, sia chiaro, che si ottempera il proprio ruolo di invogliatori alla lettura. Da questo punto di vista, una cosa alla ‘povna è stata chiara da subito: e cioè che – se non voleva che il suo compito fosse equiparato a quello di un trimestrale delle poste – quello che chiede (a lei, come a tutti) il progetto non è di limitarsi a consegnare un pacco-dono a caso, arrivederci e grazie, ma di costruire sopra l’evento un percorso, solido, di iniziazione. In altre parole, quello che #ioleggoperché chiede a lei e agli altri messaggeri non solo le mani e le gambe (per quello, davvero, bastava un DHL), ma la sua propria competenza. Perché consegnare un libro in sé e per sé vuol dire nulla, visto che poi è quando si arriva ad aprirlo, leggerlo, trovarlo bello, che il processo si inizia a viralizzare.
Di conseguenza, lei, negli ambiti in cui si muove, agirà così – e chiede a chi è interessato (nei modi che andrà a spiegare) di seguirla.
A scuola sta già lavorando da tempo nelle classi; la Pesciolina (che su #ioleggoperché fa la tesina di esame di Stato) la aiuta e tutto procede a pieno ritmo. La ‘povna si riserva di aggiornare nei racconti, se ci sarà da raccontare.
Nella vita reale – e qui il call for help inizia a farsi concreto, poche parole e molti fatti – il 23 aprile mattina lei percorrerà libri in mano un certo treno pendolari, alle 8.30. Chi fosse interessato, o pensa di muoversi sulla sua tratta, la contatti. Sia che si tratti di messaggeri come lei, sia soprattutto di non lettori che abbiano voglia di ricevere un omaggio. La ‘povna precisa che, oltre alla consegna, si vincerà il diritto di far parte di un gruppo di lettura che, con tre scadenze (la sera stessa, a metà maggio e a metà giugno) si riunirà in un certo bar per fare un aperitivo culturale e il punto tutti insieme alla lettura.
Il 23 aprile sera, come già anticipato, sarà invece presente, insieme all’Anziana di Ginevra, e a Connie, in un certo bar della piccola città, per l’evento #piazzaunlibro made in ‘povna. Dalle 18.30 in poi, aperitivo culturale, presentazione di messaggeri e lettori che si saranno fino ad allora annusati alla distanza, consegna dei libri e primo invito alla lettura. Proprio per questo, da questa settimana e fino al 23, nello stesso bar, collegato con la libreria di fiducia della ‘povna, sarà presente un totem, nel quale sarà possibile lasciare: citazioni del proprio libro del cuore, prenotazioni per ricevere uno dei libri, offerte di collaborazione in quanto messaggeri, e chi più ne ha più ne metta. Inoltre, da distribuire non ci saranno solo i libri dei messaggeri prenotati, ma anche un grande #crossaunlibro generale (chi ha voglia di portare un proprio libro da affidare a un altro, lettore o non lettore, lo metterà a disposizione nel bar, finché il 23 aprile ci sarà la ridistribuzione generale).
Non bisogna dimenticare il blog, e infatti la ‘povna non lo dimentica. Lo stesso appuntamento da gruppo di lettura la ‘povna lo organizza infatti on-line, per chi vorrà partecipare. In questo caso, l’appello è dunque ai lettori di Slumberland non messaggeri, magari poco commentanti o lurker, perché si facciano vivi e anche si offrano. Se le scriveranno in privato (lapovnaATgmail.com), o si paleseranno nei commenti, la ‘povna provvederà poi a mandare loro le istruzioni per partecipare.
E’ tutto, per ora. Anzi, quasi. Manca il pezzo forte. Alla ‘povna non resta infatti che segnalare i libri, prima di congedarsi. Lei – privilegi dell’organizzatore, della piccola città e di uno sceneggiatore ironico – in realtà ha potuto scegliere. E, dopo una serie di ragionamenti che sarebbe troppo lungo esplicitare adesso, ha deciso per La verità sull’alligatore di Massimo Carlotto e Galeotto fu il collier di Andrea Vitali.
Per chi fosse interessato all’evento del 23 aprile sera, nella piccola città, precisa che gli altri quattro titoli messi a disposizione, rispettivamente, dall’Anziana di Ginevra e da Connie sono Non avevo capito niente di De Silva, Come un romanzo di Pennac e Quando sei nato non puoi più nasconderti di Maria Pace Ottieri e Una canzone per Bobby Long di Ronald Everett Capps
E, a questo punto, esaurite le comunicazioni di servizio, alla ‘povna non resta che iniziare a prepararsi per i diversi gruppi di lettura, divertendosi a spiegare a un pubblico che, spera, sarà variegato e ignoto (ed è bellissimo) le sue ragioni di #ioleggoperché.

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Cita-un-libro #ioleggoperché 8

Molte cose da raccontare: di treni, di viaggi al nord, di incontri postulati, casuali, improbabili e impossibili. La ‘povna ne voleva parlare giusto oggi, prima di prendere un altro treno e andare a festeggiare la sua molto poco ortodossa santa pasqua. Poi però arriva la vittoria di Effe, del Gonnellino di Eta Beta a Cita-un-libro, e la ‘povna è subito sedotta dalla sua proposta splendida, di parlare di infinito. Il pensiero le corre, istantaneo, ad alcuni concetti, innanzi tutto fisici, perché dall’infinito all’entropia, così come è usata, malamente, nel discorso quotidiano e metaforico, il passo è in sostanza brevissimo. Calvino arriva celere alla mente, nelle Lezioni americane, innanzi tutto, e in quella sul concetto di Esattezza, là dove la poesia, cioè il fare letterario, cioè il riordinare la vita sotto forma di racconto, resta per lui la sola sfida vincente al perturbante disordine cui sottopone l’uomo, finito per definizione, ma con la mente aperta ad andare oltre ogni limite, il concetto stesso di entropia. Di fronte al crescente disordine del cosmo, scrive infatti, “all’interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d’ordine, porzioni d’esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva. L’opera letteraria è una di queste minime porzioni in cui l’esistente si cristallizza in una forma, acquista un senso, non fisso, non definitivo, non irrigidito in una immobilità minerale, ma vivente come un organismo. La poesia è la grande nemica del caso, pur essendo anch’essa figlia del caso e sapendo che il caso in ultima istanza avrà partita vinta”. Si tratta di una citazione splendida, alla quale è possibile legare anche alcune spiegazioni di divulgazione alta rese, a proposito del secondo principio della termodinamica, dal fisico Robert Gilmore nel suo libro Il quanto di natale: “«Un’inversione temporale su larga scala» – ricorda a un incredulo Scrooge (specchio nel testo di un qualsiasi lettore non esperto) lo “Spirito dell’entropia” – “è molto improbabile che […] accada nella realtà”. Nello stesso tempo, però, è necessario tenere sempre in mente che “non c’è una qualche legge fondamentale tra quelle che governano l’Universo che proibisca all’energia di lavorare per disfare un processo catastrofico. […] È solo improbabile. […] È così improbabile che puoi essere del tutto certo che non accadrà mai, ma solo perché è improbabile. Che una cosa non accada non è una prova che non possa accadere; ma solo che è improbabile e quindi non si verifica”. Per concludere, pratico: “in fin dei conti, cosa distingue l’impossibile dal limite ultimo, estremo, dell’altamente improbabile?”.
Ma c’è qualcosa che, malgrado tutto, continua a non convincere la ‘povna (non della bontà del ragionamento, ci ha scritto sopra pure un saggio, ma della sua migliore pertinenza per l’ambito proposto). Nonostante la sua passione per la fisica, e l’innegabile interesse che suscita, a suo avviso, la relazione tra infinito e l’entropia come concetto metaforico (che si è imposta nel discorso pubblico con una frequenza inversamente proporzionale alla sua reale comprensione in ambito scientifico), le sembra infatti che eliminare dall’orizzonte ermeneutico la nozione di infinito matematico resti comunque una decisione pesante e – per come vede lei i rapporti tra letteratura e scienza – in fin dei conti intrinsecamente sbagliata.
Se dalla fisica la relazione metaforica tra infinito e pensiero umano si sposta all’ambito della scienza più pura di tutte, però, la questione si fa ancora più complessa. Il rapporto con la filosofia, con Eraclito, ma anche con Archimede, coi tre problemi di cubo, angolo e cerchio, e dunque con Aristotele, con Dante e la fine del Paradiso diventa ineludibile (del resto, di derivazione filosofica è anche, come è noto, la scelta del suo simbolo – e sul concetto di infiniti mondi la filosofia moderna, da Descartes, passando per Galileo, a Leibiniz, a Hume, che furono insieme pensatori e scienziati, avrebbe parecchio da parlare). L’intreccio, come sa bene Snoopy, a questo punto si infittisce. Bisognerebbe parlare di Bolzano e di Cantor, e la ‘povna non ne ha la competenza. Perché, di citazione in citazione, si arriverebbe a Russel, a De Giorgi, a Cook: e bisognerebbe considerare nel quadro anche l’avvento dell’informatica (con una parziale chiusura del cerchio, visto che il concetto di entropia informatica si è sovrapposto, in epoca contemporanea, a quello dell’entropia fisica anche in campo letterario, basti citare, tra i molti, un romanzo come Rumore bianco di De Lillo). La tentazione di citare, allora, da Uno, due, tre, infinito… di George Gamow si fa forte, perché il suo lavoro di divulgazione, così come la sua figura, tutta quanta, si prestano allo scopo mirabilmente. La ‘povna si avvia così a compulsare un testo che le è caro, anche per tradizione di famiglia. Ma è a quel punto che qualcosa la blocca sulla via della libreria, e la riporta a un altro tempo. Un’estate lontana, la vasta e ombrosa biblioteca di nonna ‘povna, l’atmosfera immobile del paese-che-è-casa. Lei è una adolescente quindicenne, con un amore folle per la matematica, in quei mesi è in visita da loro l’Ozio, direttamente dall’America. Lavora nello studio inglese, a qualche suo problema di teoria dei numeri: il pomeriggio, quando è immerso nelle carte, tutti hanno ordine di non disturbarlo. Ma la ‘povna può entrare, forte di una tacita deroga. Si mette in un tavolino a fianco, si fa i fatti suoi, e guarda. E ogni tanto l’Ozio alza la testa, le passa dei piccoli problemi da risolvere, le spiega qualcosa.
La citazione sull’infinito arriva sull’onda di questa memoria preziosa e recita così, semplicemente:

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Per Cita-un-libro, nell’ambito di #ioleggoperché, numero 8, da una conferenza divulgativa dell’unico ‘premio Nobel’ matematico italiano.

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